BENVENUTI
dopo un tot di assenza dalla rete finalmente eccomi di ritorno..un ciao immenso a tutti i cumpagni di spritz e ai vari ed eventuali ospiti
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martedì 15 gennaio 2008 - ore 21.26
Quanto tempo è passato
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho viaggiato molto...é passato un biennio e riapro finalmente queste pagine..incredibile..quante cose sono cambiate...PANTA REI...anche marina rei...perchè charles nn ray? insomma tutto rei!!! W il REI!!
Un saluto a tutti..e chiediamoci..la vita è un viaggio o i viaggi aiutano a vivere meglio? mah...una cosa è certa..che se continuo così so io dove mi manderete!!
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PERMALINK
lunedì 3 aprile 2006 - ore 17.26
Ciaoooooo!
Oggi è il mio compleanno...e fuori il clima nn è proprio primaverile cm dovrebbe essere...MA NN PUo PIOVERE PER SEMPRE!!!
Baci!
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PERMALINK
mercoledì 29 marzo 2006 - ore 13.22
La Diversità fra i Popoli
una potenziale risorsa attraverso l’etnometodologia Dopo un tempo di declino viene il punto di svolta. La luce intensa che era stata scacciata ritorna. C’è un movimento, ma non è determinato per violenza...il movimento è naturale, sorge spontaneamente perciò la trasformazione di cio che è invecchiato diventa facile. Il vecchio viene rifiutato e ad esso subentra il nuovo. Entrambe le misure sono in accordo col tempo; perciò non ne risulta alcun danno.
Da “I CHING”, antico testo della cultura orientale.
Il nostro tempo è caratterizzato da un tumulto diffuso e globale, i popoli si incrociano sistematicamente (in maniera piu o meno diretta) persino al bar: quante volte un italiano come chi scrive entra in un locale di cinesi per comprare una bibita americana o a bere un caffè del nicaragua vestito “made in thaiwan”. Senza dubbio il progresso, palesato dalla capacità di ampliare i propri orizzonti spostando informazioni, merci e persone per tragitti di portata planetaria, porta quotidianamente all’incontro e troppo spesso allo scontro tra le civiltà di cultura diversa.
Purtoppo la capacità tecnica di viaggiare ha superato di gran lunga la capacità mentale di comprendere l’altro, a discapito della sostenibilità dello sviluppo di alcuni paesi ora chiamati del “3° mondo”..certo c’è da chiedersi se l’epistemologia e l’approccio scientista categorizzante sintetizzati in quest’etichetta (che ci fa immaginare un mondo al terzo posto nella gara dei mondi verso l’evoluzione e il progresso) sia la causa o la conseguenza di questo ormai evidente malessere; viene il dubbio che se fin dall’inizio il mondo fosse stato considerato come patrimonio unico e comune, avremmo riconosciuto in maniera lungimirante come il benessere altrui è indispensabile per il proprio. E’ emblematico come artisti del calibro di John Lennon nella celebre canzone “Imagine”* o Beppe Grillo (www.beppegrillo.it) nei suoi spettacoli siano stati in grado di concepire e divulgare questa idea di vera globalità che per gli addetti al settore (politici, gli economisti, grandi manager) non sembra ancora così chiara.
Di fatto tutti oggi pagano gli errori di un’atteggiamento poco umano e a mio avviso “antiglobale” verso l’alterita; atteggiamento di chi ha esportato il lavoro prima dei diritti dei lavoratori, di chi ha investito denaro forte in un’economia debole o semplicemente basata su altre forme di mercato, di chi per sopravvivere e ottenere quel denaro è disposto a rinunciare alla propria infanzia, alla propria umanità, alla propria dignità; di chi soggiogato dalla rabbia e dal malessere di una condizione insopportabile e opprimente a causa di una cultura diversa e incomprensibile (che quindi demonizza) è disposto a farsi saltare in aria, di chi nei paesi per così dire “sviluppati” vive nella paura che ogni vicino dai tratti esotici sia un potenziale delinquente, invasore o terrorista.
Ma solo cio che non si conosce può davvero spaventarci e per renderlo noto ci affidiamo a volte troppo acriticamente al senso comune, alla categorizzazione più rigida, ad attributi generici ed ai locus interni di responsabilità che ne spiegano gli atti allontanandoli dalla propria concezione di norma a cui alcuni vogliono a tutti i costi appartenere.
Le culture però sono creazioni dell’uomo per garantire agli uomini appartenenti allo stesso “ethnos” (gruppo culturale) un background mnestico comune, degli script (copioni) di comportamento, una identità collettiva con la quale identificarsi, dalla quale si sente di derivare, di cui essere la continuazione attraverso i propri discendenti.
Laddove i confini del proprio gruppo culturale non sono più dettati dalla impossibilità logistica di raggiungerne altri uomini radicalmente diversi ci si trova, nel migliore dei casi, ad affrontare i limiti della capacità di conoscere caratteristiche del proprio gruppo etnico e di conseguenza, ad essere consapevoli della propria ottica, a cercare il dialogo piuttosto che il conflitto al fine di preservare la Vita di ognuno, considerando il proprio metodo di conoscenza e metro di giudizio come uno dei possibili, sicuramente non meno importante degli altri ne tantomeno l’unico e l’assoluto.
Mantovani afferma che “ il rispetto per i mondi morali <<diversi>> è quasi impossibile se pensiamo che il nostro mondo sia superiore. Forse può sembrare ovvio che il nostro mondo sia non solo piu ricco e piu attrezzato sotto il profilo tecnologico, ma anche più giusto, più umano, più sensibile a valori come il rispetto per i bambini, delle donne, dell’ambiente. Tuttavia, se ci pensiamo un momento, dobbiamo ammettere che (..) nessun sistema di vita è tanto distruttivo dell’ambiente quanto il nostro: l’esile fanciulla vegetariana che passa la giornata fra docce calde e shampoo che esaltano la liminosità delle sue chiome usa – per mantenere la sua immagine botticelliana- una quantità di acqua potabile, prelevata da una falda acquifera, che basterebbe per un mese intero a un villaggio del terzo mondo...Le incongruenze che abitano la nostra vita quotidiana passano inavvertite salvo quando entriamo in contatto con mondi <<diversi>>.
(Giuseppe Mantovani, Intercultura, 2004 il mulino BOLOGNA).
L’indagine intercultulare condotta col metodo Etnografico può essere una risorsa per la consapevolezza, utile ad avvicinare i singoli senza uniformarli, per accogliere le diversità riconoscendosi come diverso. L’etnometodologia (ovv lo studio delle attività ordinarie) può evidenziare come le differenze possono tessersi in altre normalità, offrire riflessioni per riconoscersi in un mondo fatto di mille scale a intervalli piuttosto che come una lineare scala a rapporto, cioè senza nulla di assoluto, indagando anche ciò che nell’<<alter>> è apparentemente scontato, il quotidiano.
“L’etnografia guadagna “profondità” soggettiva attraverso ruoli, riflessioni, e rovesciamenti drammatizzanti... la tendenza a dare un nome e a citare gli informatori introducendo elementi personali nel testo, sta cambiando le strategie discorsive dell’etnografia, e le sue norme di autorevolezza. Gran parte della nostra conoscenza sulle altre culture ormai deve essere considerata temporanea, risultato problematico di un dialogo intersoggettivo, di traduzione e proiezione. E’ un argomento che solleva problemi rilevanti per tutte le scienze il cui percorso va dal particolare al generale, e possono far uso di verità personali solo come esempi di fenomeni tipici o come eccezioni rispetto a strutture comuni.
L’ etnografia post-moderna è un testo che si evolve cooperativamente, costruito con frammenti di discorso che fanno immaginare al lettore e allo scrittore la fantasia di un possibile mondo di senso comune: cioè in grado di provocare un’integrazione estetica dagli effetti terapeutici.
(...)
L’etnografia postmoderna privilegia il “discorso” al “testo”, dunque il dialogo al monologo, ed enfatizza la natura cooperativa e collaborativa della situazione etnografica in contrapposizione all’ideologia di un osservatore trascendentale. Infatti rifiuta l’ideologia dell’ “osservatore-osservato”, perchè non c’è niente da osservare e nessuno che osserva. C’è invece la reciproca e dialogica produzione di un discorso, di un tipo di storia”.
( Scrivere le culture p 167-170, a cura di James Clifford e George E. Marcus,1997 MELTEMI editore, Roma).
Attraverso un’ etica del discorso, con modalità simil-giornalistiche, l’etnografo attento può ottenere dei testi polifonici capaci di relativizzare la prospettiva dell’autore senza sgravarlo delle sue responsabilità, egli è parte del testo ma si avvale di strumenti quali il registratore, le note e il diario etnografico per riportare e condividere la propria esperienza trasformando così “il selvaggio” in “uomo tutto d’un pezzo” (Cfr .Scrivere le culture, a cura di James Clifford e George E. Marcus,1997 MELTEMI editore, Roma), la tribu in una società, la baraccopoli in un ambiente sociale con una una complessa rete di rapporti interpersonali mutevoli e unici esperibile indirettamente anche per il fruitore.
L’etnometodologia, di cui l’etnografia fa parte, si avvale proprio della possibilità offerta dalla scelta di considerare ogni fenomeno come prodotto di una realtà tra l’ipotetico(l’oggetto osservato esiste ma può essere esperito in infiniti modi radicalmente diversi) ed il concettuale (dove l’oggetto osservato è il suo significato, l’esperienza di esso produce la sua esistenza), e vi ci si avvicina per cercare di coglierla in un dato luogo e momento piu che per conoscerla in senso assoluto (cfr Etnometodologia, Giolo Fele 2002 Carocci Editori).
Lo psicologo che si avvale del metodo etnografico quindi interagisce direttamente con la cultura con cui entra in contatto, impara, opera e riporta il suo vissuto, i cambiamenti a cui ha assistito come ospite dei microcosmi nei svariati ‘ethnos’ ma con una precisa ‘etica’. Sfrutta così il gap culturale per spiare tra le culture, offrendo una personale visione transculturale, proponedosi come autore e potenziale sorgente di nuove prospettive per i fruitori del proprio testo.
Anche nell’htlab (human tecnology lab) dell’università di padova, so dal professor L. Gamberini e impegnato da anni in attività di assistenza internazionale, si è sentita l’esigenza di uno studio qualitativo formulato epistemologicamente e metodologicamente sulla sensibilità etnometodologica e transculturale; ciò è avvenuto nel momento in cui si è cercato di condividere la propria esperienza attraverso il media di concezione più nuova: Internet.
Per mezzo della rete l’htlab si propone di fornire un ponte tra la realtà in emergenza e la nostra, tra i bambini adottati a distanza e i genitori adottivi, tra le risorse e le necessità delle diverse culture.
I volontari del progetto sono docenti, studenti, laureati e laureandi di psicologia per i quali l’università degli studi di padova, in accordo con le università locali degli stati interessati fornisce la possibilità di un tirocinio all’estero per indagini e ricerche sul campo garantendo al contempo una collaborazione attiva, pratica, competente e quotidiana nelle strutture del Pime (pontificio istituto missioni estere) che già da anni forniscono assistenza agli orfani nelle baraccopoli di tutto il mondo. L’attività dell’htlab è quindi trasversale, va dal lavoro sul campo alla divulgazione delle informazioni, dalla raccolta fondi alla formazione degli attori sociali locali per una conseguente gestione autonoma delle realtà di cui fanno parte, punta a fornire informazione ‘di prima mano’ attraverso mezzi altamente ergonomici, dei prodotti tecnologico-informatici studiati ad-hoc e in continuo aggiornamento.
Si apre così, per coloro che desiderano una fonte alternativa di informazioni, una nuova finestra su un mondo coscientemente ‘alterato’ e sempre più consapevolmente nostro, un mondo poliedrico raccontato im maniera polifonica al servizio un pensiero che, secondo noi, può essere senza frontiere.
Riccardo Corinna
Fondazione tu cambio por el cambio: adozioni a distanza e assistenza umanitaria Bibliografia:
· “I CHING”, aavv è un testo della antica tradizione orientale, la sua funzione è predittiva secondo i più ortodossi sostenitori, proiettiva secondo chi scrive: nel leggerlo la fluidità dei contenuti e della forma permette una rielaborazione a volte sorprendente, spesso originale delle situazioni e dei vissuti.
· Giuseppe Mantovani, “Intercultura: è possibile evitare le guerre culturali?” (2004 Intersezioni, Il mulino BOLOGNA);
· James Clifford e George E. Marcus -a cura di- Scrivere le culture p 167-170 (1997 MELTEMI editore, Roma)
· Giolo Fele, Etnometodologia (2002 Carocci Editore S.p.A.);
· *Imagine
John Lennon
Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one
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PERMALINK
venerdì 24 marzo 2006 - ore 15.48
CIAO!!!
(categoria: " Pensieri ")
Un
Un salutone a tutti gli sprizzini....sono tornato nella comunity!!
Dai piu cattivi mi aspetto un :e chissene..!!! ..ma magari nn è così per tutti!!
Un BACIONE.
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PERMALINK
domenica 13 marzo 2005 - ore 22.18
I want to believe
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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PERMALINK
sabato 12 marzo 2005 - ore 13.19
» Stelle «
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ma guarda quante stelle questa sera fino alla linea curva d' orizzonte,
ellissi cieca e sorda del mistero là dietro al monte:
si fingono animali favolosi, pescatori che lanciano le reti,
re barbari o cavalli corridori lungo i pianeti
e sembrano invitarci da lontano per svelarci il mistero delle cose
o spiegarci che sempre camminiamo fra morte e rose
o confonderci tutto e ricordarci che siamo poco o che non siamo niente
e che è solo un pulsare illimitato, ma indifferente.
Ma guarda quante stelle su nel cielo sparse in incalcolabile cammino:
tu credi che disegnino la traccia del destino?
E che la nostra vita resti appesa a un nastro tenue di costellazioni
per stringerci in un laccio e regalarci sogni e visioni,
tutto sia scritto in chiavi misteriose, effemeridi che guidano ogni azione,
lasciandoci soltanto il vano filtro dell' illusione
e che l' ambiguo segno dei Gemelli governi il corso della mia stagione
scontrandosi e incontrandosi nel cielo dello Scorpione ?
Ma guarda quante stelle incastonate: che senso avranno mai, che senso abbiamo?
Sembrano dirci in questa fine estate: siamo e non siamo
e che corriamo come il Sagittario tirando frecce a simboli bastardi,
antiche bestie, errore visionario, segni bugiardi.
C' erano ancora prima del respiro, ci saranno alla nostra dipartita,
forse fanno ballare appesa a un filo la nostra vita
e in tutto quel chiarore sterminato, dove ogni lontananza si disperde,
guardando quel silenzio smisurato l' uomo... si perde...
F. Guccini
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PERMALINK
sabato 12 marzo 2005 - ore 12.48
CIRANO
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano
F. Guccini
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PERMALINK
venerdì 11 marzo 2005 - ore 16.31
Canzone Quasi D'Amore
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo...
O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi...
Queste cose le sai perchè siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perchè siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d' azione o di parola,
volando come vola il tacchino...
Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d' orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno...
Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell' energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato...
Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri... coglioni!
Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale...
D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare... grattarsi!
Francesco Guccini > Guccini Live Collection - Disc 1 (1998) >
All'essere piu importante che mi ha accompagnato, sopportato, amato e odiato..tutto allo stremo delle forze, sempre col cuore, sempre con l'anima. GRAZIE
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PERMALINK
giovedì 10 marzo 2005 - ore 17.15
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
(categoria: " Poesia ")
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro
Nazim Hikmet
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PERMALINK
giovedì 10 marzo 2005 - ore 15.37
Il più bello dei mari
(categoria: " Poesia ")
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
Nazim Hikmet
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