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Messaggio di ruvido da commentare:
ehm meglio fare una premessa, quello che segue è un racconto per il laboratorio di scrittura che sto facendo. il tema era la carne (e tutto quello che ne concerne, macellazione, allevamento ecc ecc...), vista da vegetariani e da "carnivori" -passatemi il termine- in pratica un nostro giudizio universale sul perchè le persone mangiano o non mangiano carne....e siccome non avevo voglia di fare un racconto che andasse a parare in trattati scientifici o robe simili ho scritto come una fiaba... beh ditemi cosa ne pensate...


PER UN PEZZO DI CARNE (titolo provvisorio)


Una mucca entrò nella sala scortata da due pruni in fiore, assieme ad essa vi era un uomo che portava teco un pacchetto ed lungo coltello. Furono portati ai posti loro assegnati e fecero posare all’uomo su un lungo blocco di pietra, orlato da rigoglioso muschio, ciò che portava.
Dirimpetto ai due si elevava una rupe dalla cui sommità sgorgava un delicato velo d’acqua che finiva ad umidificare del terriccio raccolto in tre conche, una più grande delle altre, poste alla base della roccia.
Squillarono delle trombe e due giovani meli uscirono da dietro la rupe e si insediarono nelle due conche più piccole, uno a destra l’altro a sinistra.
“ Udite udite ”, esclamò uno di essi. “ Il Giudice sta per entrare nella Sala del Giudizio ”.
A queste parole tutti i presenti, giovani alberi, cespugli dai piccoli ma succosi frutti, piante di ortaggi ed uomini si alzarono in piedi. Un vecchio e maestoso melo fece il suo ingresso nella sala e tutti lo osservarono con stupore e meraviglia, poiché raramente e solo per i casi più gravi era richiesto il suo giudizio e pochi erano i fortunati ad averlo visto. Un’intricata foresta di rami adorni di fiori sormontava la sua testa, incorniciata da una nobile erica che scendeva a ricoprire gran parte del suo rugoso tronco. Una coppia di usignoli stava appollaiata, e cinguettava allegra, su uno dei rami che formava la sua corona.
Il Giudice prese il suo posto nella conca grande e si mise a scrutare con i suoi occhi luminosi e saggi tutta la Sala per posarsi infine sull’uomo.
“ Ebbene “, una voce sonora ed antica come la pietra empi la sala. “ Qual è il motivo per il quale sono stato chiamato? ” .
“ Vedete vostra Grazia, quest uomo ha infranto la legge! ”, interloquì uno dei pruni e dicendo ciò prese il pacchetto che era rimasto postato sul tavolo e lo aprì mostrandone il contenuto, un pezzo di carne bordato di nero. Nella Sala calò il silenzio. Persino gli usignoli smisero di cantare e parve quasi che la cascatella arrestasse il suo defluire prima di tornare a scorrere nuovamente lungo la roccia.
Gli occhi di tutti si spostarono dal pacchetto retto dal pruno alla mucca e notarono infine un piccolo buco rosso brillante sulla schiena nera dell’animale.
“ Dunque è di questo che si tratta. “, disse cupamente il Giudice, e sembrò quasi che la luce nei suoi occhi perdesse parte della brillantezza che aveva, per non tornarvi più, nel pronunciare queste parole.
“ Parla ora!”, e il suo tono si fece iroso e fu come se la collera della terra stessa si rivoltasse contro il giovane uomo.
Egli, che fino ad allora era rimasto a fissare il coltello sul tavolo alzò gli occhi ad incontrare quelli del Giudice e fu sorpreso; poiché quello che vi lesse era ben diverso dalla collera e dall’ira della sua voce, bensì ebbe la sensazione di leggervi un senso di rassegnazione e di muta comprensione.
“ Vostra Grazia”, esordì. “ Sono conscio di quello che ho fatto e vi chiedo perdono.”, la sua voce era così flebile che a fatica veniva udita dalle prime file e sembrava volesse rivolgersi solo al Giudice incurante del fatto che tutti gli occhi e le orecchie erano rivolte verso di lui.
“ Ma vi prego lasciatemi spiegare, nonostante possa essere difficile comprendere per voi che vi nutrite di Aria, Terra, Acqua e Luce, il perché del mio gesto.”, e dicendo ciò si volse a guardare gli astanti. “ Vedete”, tornò a rivolgersi al Giudice. “ Ho sempre vissuto in armonia con questa mucca e gli altri animali. Sono grato di tutti i prodotti che gli alberi, le piante, i campi e le api ci donano.
Dalle mele ne ricaviamo dolci nettari rinfrescanti, dai chicchi di frumento facciamo farine e pani, dall’industrioso lavoro delle api raccogliamo il miele per addolcire i nostri cibi. La terra e la roccia che la Madre Terra ci offre, assieme a tutto il resto, vengono usate per costruire case ed utensili. E noi uomini ci prendiamo cura di Essa e la rispettiamo.”, indicando la mucca disse “ Questi animali ricevono le nostre cure, si riproducono e si nutrono di ciò che la Madre Terra offre loro, come noi. Eppure solo quando gli animali più non sono possiamo servircene per ricavarne pelli e ciò che ci serve.”, tacque conscio che quello che stava per dire era assai pericoloso. “ E questo è uno spreco!”
Un brusio si levò dalla folla.
“ Un pazzo, è un pazzo!”, gridò un cespuglio di more.
“ E perché sarebbe un folle?”, gridò di rimando un uomo. “ Lasciamolo continuare e…”, ma le sue parole vennero sommerse da altre ed il brusio si trasformo in una cacofonia di voci e di urla con la stessa rapidità che ha una fiammella di divenire un incendio in un campo di sterpaglie.
“ Silenzio!”, tuonò la voce del giudice e tutti si acquietarono a tal punto che il ritmico sciabordare dell’acqua ed il canto degli usignoli furono gli unici rumori udibili nella sala.
“ Come se di un frutto prendessi solo la buccia ed i semi e lasciassi la polpa a marcire.”, continuò il giovane. “ Ditemi perché devo accontentarmi della pelle dell’animale senza poterne assaporare la carne? Essi mangiano ciò che mangiamo noi, non possono non essere commestibili!”.
Il gelo calò nella sala ma nessuno osò proferiir parola. Gli occhi di tutti correvano dal Giudice al giovane e viceversa, il pacchetto cadde dalle mani del pruno.
Per alcuni uomini queste parole furono come il sole che squarcia una cortina di nebbia e apre gli occhi su di un nuovo mondo rimasto a lungo nascosto, per altri fu la visione dell’inferno; uccidere.
Il Vecchio Melo sollevò lo sguardo dal giovane per osservare i volti degli uomini. Vide gioia e disperazione, incredulità e meraviglia, la fine e l’inizio di qualcosa totalmente nuovo e così lontano che esulava persino dalla sua più completa comprensione. Ma lui era il Giudice, doveva decidere.
“ Quello che è accaduto oggi in questa Sala è ciò che ho sempre temuto.”, disse rivolto alla folla. “Eppure nemmeno io posso prevedere appieno quali saranno le conseguenze delle mie decisioni.”. portò nuovamente gli occhi sul ragazzo. “ Io non colpevolizzo questo giovane per il suo atto, poiché chiunque di voi uomini avrebbe potuto compierlo. Egli non ha torto. Gli animali sono commestibili. E ora nelle vostre menti essi sono divenuti fonte di cibo. Io non posso far nulla per cancellare questa nuova immagine. Siete liberi di cibarvene, chi ne avrà il desiderio, ma dovrete continuare a rispettarli e a nutrirli come essi hanno sempre fatto altrimenti si ammaleranno e le loro carni diventeranno immangiabili e fonte di sventura per gli uomini.”
Così si concluse il processo.
Da allora trascorse molto tempo e tante sono le cose che cambiarono o scomparvero. Gli alberi dell’Antica Stirpe più non esistono e l’Uomo è divenuto il governatore di piante ed animali. Gli uomini impararono a sfruttare la natura a loro vantaggio, e col passare delle generazioni il loro numero aumentava. Svanì per sempre dalla memoria degli uomini anche il ricordo del Giorno del Processo, delle parole dette e della promessa fatta. Essi, infatti, iniziarono a rinchiudere gli animali e a nutrirli contro la loro natura, e gli animali si ammalarono e gli uomini che si cibavano delle loro carni si ammalavano anch’essi o perivano. Da quel momento in poi la carne non ebbe più lo stesso sapore, ma gli uomini continuarono a mangiarne, quando le epidemie venivano fermate e non vi era più pericolo alcuno, poiché si erano abituati a quel cibo e non volevano rinunciarvi.
E solo quando gli animali venivano allevati e curati come nel passato allora gli uomini potevano ritrovare nella carne il sapore e la bontà che aveva e la certezza che essa non avesse malattie.
Non tutti gli uomini scelsero di mangiare carne dopo il processo. Molti rimasero sconcertati dall’idea di uccidere e nutrirsi degli animali che erano sempre vissuti al loro fianco e preferirono continuare ad alimentarsi come avevano sempre fatto. Questo rifiuto della carne sopravvisse nelle generazioni future, un ricordo ancestrale dei tempi che furono.



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COMMENTI:


Autore: ruvido
( giovedì 30 marzo 2006, ore 14:47
)

Grazie narabedla... lo so che dovrei cambiare titolo... ma ormai il racconto è stato portato al laboratorio senza titolo...




Autore: Narabedla
( giovedì 30 marzo 2006, ore 14:13
)

Come promesso ho letto il testo e devo dire che scrivi proprio bene. La storia mi è piaciuta...però fossi in te cambierei il titolo




Autore: tiredbrain
( martedì 28 marzo 2006, ore 11:07
)

Per un pugno di rognoni...




Autore: ruvido
( lunedì 27 marzo 2006, ore 22:48
)

azz! mi è sfuggito!
è lo so ma non mi viene in mente nulla!
uff!




Autore: sortilegio
( lunedì 27 marzo 2006, ore 22:43
)

evocativo...un’unico errore grammaticale (hai usato "teco" anzichè "seco")...e se fossi in te cercherei un titolo + "lirico" e in linea con lo stile usato x il racconto




Autore: MUTTER
( lunedì 27 marzo 2006, ore 11:44
)

Meraviglioso




Autore: tiredbrain
( lunedì 27 marzo 2006, ore 10:22
)

Geniale. Bravo.




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