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E NON DIMENTICHIAMO I PREFERITI IN ASSOLUTO:














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Dr.House (il mio mito)

OVVIAMENTE NON SI POTREBBE STARE SENZA QUEST’UOMO:



E SENZA QUESTO PARGOLO:


"userò il vasino quando mi sentirò pronto! fino ad allora continuerete ad igienizzare il mio crepaccio sentendovi onorati dell’opportunità!!"

E NATURALMENTE, L’UNICA FAMIGLIA CHE SI PUO’ DEFINIRE UN’ISTITUZIONE:



E NON DIMENTICHIAMO MAI QUELLI CHE PREFERISCO:

































































E non posso non....
IL MIO FREAK PREFERITO:












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Finalmente in tutti i negozi di dischi, e su emule:



Cantanti del mese:

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-Regina Spektor-

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-The Shins-

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-Flogging molly-

Stuck in the middle with you
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-Pulp fiction Sndtck-

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-U2-

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-the Shins-


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Mi vesto come mia wallace per andare al lavoro....

ORA VORREI TANTO...

fare due passi...
daQUI a QUI...
insomma...in pratica, essere qui:



STO STUDIANDO...

si...hem...scusate? da dove si passa per...? dov’è che devo andare? per di qua dove vado a finire? scusate?...qualcuno!


OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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lunedì 30 ottobre 2006 - ore 17:54



(categoria: " Lavoro ")


UN ANNO FA...


Sono in fila. Le file. Come sempre aspetto. Mi guardo intorno. È uno di quei posti, sapete, per i giovani. Uno di quei posti pensati per aiutare i giovani ad avere informazioni su qualcosa di indefinito che riguarda il loro futuro incerto. Quindi, per alleviare le loro seghe mentali, dei giovani intendo, i muri sono tutti colorati e ragazzi con la faccia maledettamente felice ti fanno vedere i denti e quanto sono felici di fare il loro cazzo di Erasmus a Salamanca. E poi volantini. Volantini, tanti volantini. Numeri di telefono a cui nessuno risponderà mai. Siti internet che se fossero scritti in Swaili sarebbe lo stesso. Bandi. Concorsi. Borse di studio. Scadenze. Requisiti fondamentali. Mobilità. Comunità Europea. Curriculum vitae. Ufficio del lavoro. Socrates. Erasmus. Leonardo. Il risultato è che se non ce le avevi quando sei entrato, le seghe mentali, ci puoi scommettere che ce le avrai quando uscirai. Guardo i miei compagni di naufragio. Qualcuno si guarda intorno con la faccia che devo avere io in questo momento. Qualcuno invece ha l’aria di poter leggere queste stronzate appese al muro senza bisogno di un vocabolario. Qualcuno, sicuramente va ancora all’Università. Beati loro, penso. C’è un ragazzo seduto di fronte a me, che avrà la mia età, vestito con una giacca scura e con un paio di scarpe, che sono sicura ce le ha anche il mio babbo. Guardo le mie Convers bucate e mi sento improvvisamente deficiente. Mi chiamano. È il mio turno.
Mi siedo. La tipa seduta di fronte a me, avrà si e no uno o due anni più di me. Mi guarda. Visto che non emetto verbo, mi fa: “Come posso aiutarti?”
“Ah…emmm…io avrei bisogno di alcune informazioni” le faccio.
“Perfetto” perfetto? “Riguardo cosa?”
“Ah…emmm…io beh di preciso non lo so…riguardo al lavoro credo. O anche riguardo a qualcos’altro, forse. Non lo so.”
Mi guarda.
Si beh. Che ti devo dire scusa?
“Si. Ok. Vediamo, sei laureata?”
“Si” ho una laurea! Ah! È un punto di partenza no? Parto da qualcosa no?
“Bene. In cosa?”
“Ah…emmm…in cosa mi chiedi…in Lingue, ma non ne sono sicura. In realtà ho studiato arte, ma…si, insomma è una cosa strana.”
“Capisco”
Silenzio. Adesso mi alzo e corro via.
“Non so…vuoi informazioni sui Bandi di Concorso?”
Concorso in omicidio. Messa al bando. “Si, perché no?”
“Cos’altro, vediamo…vuoi fare un tirocinio all’estero magari?”
Tirocinio? “Si, perché no?”
“Vediamo…ti posso scrivere un po’ di siti internet della Comunità Europea dove puoi trovare informazioni, scadenze, bandi eccetera. Ok?”
“Ok”
“E’ tutto?”
“Si. Grazie mille.”
Esco. Butto le scartoffie in un bidone della spazzatura. Mi accendo una sigaretta. Me ne vado.


OGGI POMERIGGIO...


Con le solite Convers bucate, vado ad una specie di colloquio di lavoro. Cammino con il passo sicuro, di quella che pensa "ognuna di queste mattonelle mi appartiene". Mi siedo. Mi presento. Fisso il tipo. Il tipo mi spiega in cosa consiste il potenziale lavoro. Io cerco di mantenere l’attenzione su quello che sta svalvolando lui, ma lo sguardo e il conseguente vomito di pensieri in realtà si concentra su: la luce al neon che mi ha già fatto venire il mal di testa, i muri bianchi, la scrivania vuota con il computer (la MIA scrivania, penso, e mando subito via questo pensiero. Ecco ora posso di nuovo respirare. E’ importante respirare. Per la salute), ma soprattutto mi fisso sull’uomo seduto all’altra scrivania. Questo tizio ha un computer al posto della testa, nel senso che per la prospettiva in cui lo sto guardando ha un paio di scarpe da tennis, un paio di jeans, una camicia a quadretti e un computer al posto della testa. Non so perchè mi ricorda un quadro di Magritte. Comunque ormai sono andata. Riapro l’audio sul tizio, che mi ha appena ficcato in mano un foglio scritto in inglese. "...insomma ti terrei per prova due mesi...ora prova a leggere questo" mi fa. Lui tiene in prova me? Lui sta facendo il colloquio a me? Cosa devo leggere io? No...il tizio forse non ha capito.
Ho fatto un colloquio veloce al tizio, sono uscita, ho acceso una sigaretta e sono andata via.


QUINDI IN UN ANNO...


Non è cambiato un cazzo. Continuo ad aspettare e fumare sigarette. Lasciatemi tutti perdere, oggi sono nera.


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lunedì 30 ottobre 2006 - ore 12:01


IL GREZZO METTE UNA FOTO SUL SUO BLOG E IO...IN UN LAMPO SONO LA’...
(categoria: " Poesia ")


Butto un occhio a destra...la vetrina di Heritage of Scotland, dove sei Tony?, è alla cassa, che faccio? attraverso James Close, slalom fra i fusti vuoti di birra del retro del pub e passando dal Writers museum vado a guardarlo alla sua finestra?, uffa questi turisti, vi dispiace togliervi dai piedi?, sta iniziando a piovere, ok, niente, giro a sinistra, m’infilo in Fisherman’s Close, spero non ci sia l’uomo col mantello nero nascosto lì dietro l’angolo per spaventare i turisti perchè uno di questi giorni mi farà venire un infarto, mi godo il silenzio del vicolo per dieci metri, ritorno alla luce di Victoria Street, saluto il coinquilino Jan fuori dal negozio, gli urlo "ci vediamo dopo a casa", scendo le scale che puzzano di piscio, do un occhiata al Finnegan’s Wake, sento già il sapore della Guinness, faccio mentalmente il calcolo di che giorno è oggi, se è giovedì andiamo stasera che c’è la band irlandese col violinista pazzo, continuo la mia camminata, scendo veloce la strada, i turisti arrancano nella salita opposta, sorrido pensando che i primi tempi anch’io arrancavo, guardo il Negozio di Natale Aperto Tutto L’anno, c’è Meave che mi saluta dalla vetrina con il suo sorriso enorme, ricambio e continuo, giro a sinistra, un ultimo sguardo al Budget Backpackers, in un lampo un milione di ricordi, vedo Tony che mi da la buonanotte sulla porta, vedo io e i bimbi che saltiamo in mezzo alla neve che cade, e sorrido perchè so che stasera li vedrò tutti quanti, svolto a destra e...eccomi in Grassmarket, l’ultima meravigliosa fatica prima di buttarmi sul divano con caffè e sigaretta in mano, guardo i ragazzi fuori dai pub con le birre, ridono e scherzano, io e le mie mani in tasca sentiamo che va tutto bene, è spuntato di nuovo il sole, cammino e guardo in sù, il castello fa il suo pomposo ingresso annunciato dal verde della collina, rendo mentalmente omaggio e attraverso la strada, il bar Alba davanti a me, mi vedo seduta con lui al bancone, ma siamo impegnati in una conversazione e non ci vediamo che sbircio dalla vetrina, spingo il bottone del semaforo (tre, due, uno, bip, andiamo), guardo il Salvation Army-Women Hostel-College of Art, mi dico che una volta o l’altra mi decido ad entrare, e via con la salita, guardo in terra, sta arrivando la mia mattonella, è sconnessa e ci salgo sempre sopra, eccola, vedo i libri in terra della libreria di seconda mano, sento il profumo di carta umida dopo che ha piovuto, ecco il mio portone rosa, lo apro, l’odore di spazzatura, muffa, umido del giardino e del muschio m’invade e so che sono arrivata a casa.

Grazie Grezzo, e...
Laura, questa passeggiata mentale fra Royal Mile e West Port è anche per te...




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