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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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sabato 27 maggio 2006 - ore 12:39


The New World Order - Parte I - 9/11: Segnali di congiura
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Recentemente i media hanno riportato la notizia che il Pentagono si sarebbe deciso a pubblicare alcune foto dell’attentato dell’11 settembre 2001.
Da un po’ di tempo sto seguendo le varie teorie sull’attentato che ha cambiato gli equilibri geopolitici del pianeta, che ha portato ai successivi conflitti in Medio Oriente, e che probabilmente ha cambiato il destino del mondo.
Siamo stati abbondantemente bombardati di informazioni, quindi per controbilanciare mi occuperò solo di disinformazione, con una premessa: non so più a cosa credere, se non ad una teoria, cioè quella che esistano davvero gruppi di interesse economico il cui obiettivo è indirizzare la politica delle potenze occidentali affinché l’assetto economico, politico e culturale del pianeta prenda una certa direzione. Di questo sono convinto, e per questo motivo valuto sempre con un certo interesse gli spunti di cosiddetta controinformazione che sempre più numerosi utilizzano internet come veicolo per la loro diffusione. Peraltro, proprio mentre scrivo mi accorgo che sul blog di Beppe Grillo è stato riportato un post sull’argomento che sto per trattare.
Dunque, undici settembre, vorrei riassumere la versione “ufficiosa” ben esposta sul sito
Luogo comune
che a sua volta sposa la teoria di un giornalista investigativo francese, Thierry Meyssan, autore del libro L’Effroyable Imposture, tradotto in Italia come L’incredibile menzogna .
Uno dei Paesi in cui il libro ha trovato le maggiori difficoltà, prevedibilmente, è stato proprio l’America. Non appena se ne ebbe notizia, infatti, lo stato maggiore del Pentagono, con Rumsfeld in testa, convocò una conferenza stampa a seguito della quale il libro fu bollato su tutti i media come una piaga maligna e ridicola insieme. Il generale Meyers concluse dicendo che supportare una tesi del genere equivaleva ad offendere la memoria di coloro che erano morti quel giorno. Per quanto nessuno abbia mai capito bene il significato di quella frase, nessun grosso editore se l’è certo sentita di inimicarsi il governo, nel nuovo clima di caccia alle streghe che si era instaurato a seguito degli attentati. C’è stato, però, Internet. E sull’onda di quelle poche copie tradotte e vendute sottobanco, in America è fiorita una vera e propria selva di siti che denunciano con elevati livelli di accuratezza le responsabilità ultime di quegli attentati. Nonostante il vasto successo nel mondo, il libro ha anche incontrato una notevole dose di ostilità. Due noti giornalisti francesi hanno addirittura scritto un "controlibro" - questo sì, sostenuto da una forte distribuzione - intitolato Complotto, nel quale cercavano di smontare le tesi di Meyssan. La versione italiana del libro è corredata da un’introduzione di Lucia Annunziata, che la dice lunga sulla necessità, da parte di chi lo ha pubblicato, di affossare e screditare in qualunque modo le tesi di Meyssan. In risposta al contro-libro francese, infine, Meyssan ha pubblicato un secondo libro, Pentagate, nel quale ribadisce ed approfondisce gli aspetti sia tecnici che sociali del primo, apportando un ulteriore strato di documentazione che a questo punto risulta ben difficile da ignorare, per chiunque voglia dichiararsi contrario alla sua tesi.
Di seguito, a grandi linee e in modo essenziale, i principali punti di discussione

1)
Il quadro generale: non fermarsi a discutere sui singoli eventi ma considerarli per come essi sono collocati nel contesto generale. In particolare, viene da fare queste considerazioni:
Quante probabilità ci sono che quattro apprendisti piloti riescano, tutti nello stesso giorno, e nell’ambito della stessa operazione, a fare quello che avrebbe fatto ciascuno dei dirottatori dell’11 Settembre? Diciamo che è difficile, ma possibile.
Quante probabilità ci sono che l’intero apparato della difesa più forte del mondo vada tutto, contemporaneamente, in tilt, nella maniera inspiegabile in cui è successo? Chiudiamo per un istante gli occhi, e diciamo che è difficile, ma possibile.
Quante probabilità ci sono che non un passaporto qualunque, ma addirittura quello di uno dei dirottatori, sopravviva all’inferno dell’esplosione nella seconda torre, e venga ritrovato praticamente intatto, a quattro isolati di distanza, da un agente dell’FBI che passava di lì per caso? E va bene, chiudiamo per un attimo tutto quello che possiamo chiudere, e diciamo che è difficile, ma possibile.
Ma quante possibilità ci sono che dozzine e dozzine di incongruenze estreme come queste siano convenute tutte nello stesso momento e nello stesso punto dell’universo, mentre il tutto tornerebbe logicamente normale se solo si cambiasse il nome dell’assassino?

2)
Le tesi su cui si fonda la teoria del complotto.
Secondo questa versione, i presunti terroristi non avrebbero potuto fare ciò che invece risulta che abbiano fatto quel giorno. Va inoltre aggiunto che è inspiegabile che la difesa aerea più efficiente del mondo abbia sostanzialmente ignorato il passggio non di uno bensì di quattro velivoli. Oltre a queste considerazioni di buon senso, vi sono inoltre altre tesi: che edifici come le torri gemelle non possano crollare in questo modo a causa del solo impatto e degli incendi, ma che siano stati demoliti a comando; che non sia stato un aereo commerciale a schiantarsi sul pentagono, ma un altro velivolo; che all’epoca pare dimostrato che esistessero già dei piani di attacco all’Afghanistan ed all’Iraq; che, benché fosse possibile che Bush fosse all’oscuro di tutto, diversi personaggi della sua amministrazione fossero invece al corrente dei piani.

GLI INDIZI

Il discorso di Bush

È possibile che esista qualcuno che ha visto in TV lo schianto del primo aereo, fra le 8.46 di quel mattino (momento in cui è avvenuto) e le 9.02 (momento in cui il secondo aereo si è schiantato nella seconda torre)? esiste un filmato che riprende casualmente il primo schianto, ma questo ha cominciato ad essere mandato in onda solo nel tardo pomeriggio di quella giornata.
Ma vedere in TV quel primo aereo che si schianta nella prima torre, prima ancora che il secondo aereo colpisca la seconda, resta un’impresa a prima vista impossibile per chiunque.
E invece, pare che qualcuno ci sia riuscito, ed è George Bush in persona.

ESTRATTO DISCORSO BUSH 4 DICEMBRE 2001 - ORLANDO, FLORIDA

Ero seduto fuori dalla classe, in attesa di entrare, quando ho visto una aereo colpire la torre - la TV ovviamente era accesa. Io stesso ho volato, in passato, e mi sono detto, che cane quel pilota! Mi sono detto, deve essere stato un incidente terrificante. Ma mi hanno subito portato via di lì, e non ho avuto troppo tempo per pensarci. Poi ero seduto in classe, e il mio capo-gabinetto, Andy Card, che è ora qui seduto, è entrato e ha detto: "Un secondo aereo ha colpito la torre. L’America è sotto attacco."

Il discorso si può leggere sul sito della Casa Bianca

È abbastanza evidente quindi che qualcuno, nell’entourage del presidente, aveva fatto preparare un collegamento con New York con una telecamera già puntata sulla prima Torre, prima ancora che questa venisse colpita.

10 settembre

Dal sito della CNN. I piani di attacco ad Al Qaida pare fossero già pronti prima dell’attentato



I dirottatori

Verso il 1996, per motivi a noi non noti (al di là di un presunto, generico odio per l’Occidente), Osama bin Laden inizia a progettare, insieme al suo braccio destro Khalid Shaikh Mohammed, quelli che passeranno alla storia come gli attentati dell’11 Settembre. È Kalid ad occuparsi sin dall’inizio dell’organizzazione e della logistica dei medesimi. L’idea è quella di sequestrare aerei commerciali e di usarli come bombe volanti contro luoghi altamente simbolici del sistema occidentale, come le Twin Towers di Manhattan, il Pentagono, o la stessa Casa Bianca.
Vengono scelti 20 volontari, votati alla morte, che vengono divisi in 4 gruppi di cinque. Di ciascun gruppo, uno di loro si addestrerà a manovrare aerei di linea di tipo commerciale. Gli altri quattro si occuperanno del sequestro vero e proprio, che avverrà con il solo aiuto di coltellini tascabili.
Sempre per motivi che non conosciamo, Osama preferisce non approfittare delle mille conoscenze di cui dispone in medio oriente (Pakistan, Afghanistan, Siria, ecc.), dove potrebbe far addestrare comodamente i suoi uomini su dei veri aerei di linea, ma li manda in America – dove fra l’altro rischiano di dare nell’occhio - ad addestrarsi su piccoli aerei da turismo.
Gli aspiranti kamikaze faticano ad ottenere una qualunque licenza, e mostrano anzi notevole imbarazzo una volta sedutisi ai comandi dei simulatori di veri aerei commerciali. Ma il vero problema, rispetto a queste scuole di volo, è che almeno quattro dei futuri assi vengono addestrati direttamente nella base navale USA di Pensacola, mentre un quinto comparirà addirittura nei corsi tenuti nella base CIA di Monterey in california.
Nel frattempo, i 20 futuri martiri si stanno preparando per il loro appuntamento con la storia. Le istruzioni erano state chiarissime: dare il meno possibile nell’occhio, cercare di mescolarsi al tessuto sociale, evitare in ogni modo situazioni che possano portare ad un eventuale confronto con la legge. Nonostante ciò, molti di loro si fanno continuamente coinvolgere in litigi coi vicini, e vengono ripetutamente cacciati dai vari appartamenti in cui abitano. Mangiano e bevono inoltre usando quasi sempre la carta di credito, e si fanno vedere più di una volta a Las Vegas, dove vengono immediatamente notati per il solo fatto di essere musulmani (il gioco, l’alcohol e le donne sono rigorosamente proibiti dal Corano). Uno di loro riesce anche, tre sere prima degli attentati, a prendere una multa in autostrada per eccesso di velocità e guida con un solo faro. Anche lui fortunato, se la cava con una semplice multa, poichè il poliziotto che lo ha fermato non si accorge che il suo nome è fra quelli dei ricercati dall’FBI. Inoltre, non trovano di meglio che farsi “pizzicare” dalle varie telecamere ad usare il Bancomat, a fare benzina, e a farsi un giro di shopping ai grandi magazzini.
Come se non bastasse, due di loro il 10 settembre lo trascorrono in una città diversa da quella di partenza dell’aereo suicida, Los Angeles. Prenderano infatti un volo per L.A. la mattina dell’11, per poi partire da L.A. con una coincidenza talmente risicata da mettere a rischio l’intero piano. Perché? La valigia di uno di loro, Mohamed Attà, rimane a terra a L.A., non viene cioè reimbarcata durante il cambio di volo. E il suo ritrovamento ne “svela” il prezioso contenuto, cioè i piani dell’attentato (ma guarda un po’.. che culo per gli investigatori!)
Per finire, nonostante il fatto che nei mesi successivi il Ministero degli Interni, accusato di aver permesso con troppa facilità l’ingresso in America ai dirottatori, si sia difeso dicendo che almeno la metà di loro erano del tutto sconosciuti alle autorità, all’alba del 14 Settembre - a sole 48 ore dagli attentati - il direttore dell’FBI Mueller ha consegnato alla stampa mondiale la lista completa dei 19 dirottatori, completa di cittadinanza, età, indirizzi e alias conosciuti, ed una fotografia per ciascuno.

Le liste passeggeri

Non vi compare nemmeno un nome arabo

Il secondo passaporto

Oltre a quello di Attà nella valigetta, ce n’è uno che avrebbe resistito addirittura all’esplosione nella Torre Nord, e nonostante l’aereo si sia disintegrato per intero al suo interno, sarebbe finito a qualche isolato di distanza, dove l’ha poi ritrovato un agente dell’FBI. Era il passaporto di Satam al-Suqami, del quale l’FBI ci ha mostrato la fotografia bruciacchiata. La temperatura raggiunta dalla palla di fuoco iniziale, subito dopo l’impatto dell’aereo, è stimata sugli 800 gradi circa.

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