Messaggio di ZorroBobo da commentare:
Premessa:
Questa è la mia personalissima esperienza di viaggio. La mia parola non è legge. Non vuol dire che un’altra persona che è già stata o verrà a visitare questa città possa riprovare le stesse esperienze, notare le stesse cose o ritrovare le stesse sfumature.
Questa è SF attraverso la mia mente.
Non è come fare il riassunto di un libro ma quasi.
Non è come fare la recensione di un film, ma abbastanza vicino.
Non è come cantarvi una canzone che conoscete perchè non sono molto intonato!
Credo sia piuttosto come descrivervi una pietanza o un vino. Dovrei usare filtri e ricordi solo miei per trasmettervi le sensazioni dati qualcosa che tutti conoscete ma dalle infinite variabili.
Mi spiego meglio: un film o un libro sono sempre quelli. chiunque lo vede ritrova le stesse parole e immagini, non si scappa. poi ognuno le interpreta come vuole, ma sono le stesse per tutti.
un cibo invece varia ogni volta. se dico di aver mangiato una bistecca, tutti capiamo di che parlo, tutti c facciamo un’idea. Però quella bistecca può essere più o meno cruda. più o meno salata. più o meno calda. più o meno stopposa. più o meno blablabla. infinite variabili. Spero di aver reso l’idea. e di avervi fatto venir voglia di una bistecca! (chiedo scusa a tutti i vegetariani-vegani-chipiùnehapiùnemetta ma nn riuscivo a far lo stesso esempio con una carota. potevo, ma è contro i miei principi morali.)
Fine premessa.


Dopo il viaggio eterno di ieri (di cui probabilmente scriverò nei prossimi giorni) ho ben deciso di evitare il jet lag e dormire assaje.
quindi, pur essendomi svegliato alle 9.30 (ora locali), me ne son rimasto sdraiato a letto a poltrire fino alle 11 e pica...
questo per dire che non posso iniziare la prima frase del mio "diario" cn una frase fika. avrei voluto iniziare dicendo "la città si sveglia tra forti afrori di..." ma in effetti non ho idea di come si sveglia la città, perchè quando s’è svejata io stavo bellamente a ronfare! quindi inizierò tipo...

Due sono gli odori della città, non sono romantici e non sono emblematici. Eppure sono forti e ti prendono a cazzotti inaspettatamente. Li trovi al mattino, in centro come in periferia. E alla sera, giusto per darti la buonanotte e ricordarti che si, vivi ancora qui. Durante la giornata sembrano quasi sparire, come se avessero anche loro un posto ben preciso dove andare, una occupazione da rispettare.
Al momento non abito in centro. probabilmente visti i prezzi non ci abiterò mai. Sto a sud, quartiere messicano, Mission. Esco di casa e lo spettacolo non è dei migliori. Spieghiamoci, non sto in una favela. Ma nemmeno nel sogno americano. E’ un cazzo di quartiere messicano, e non si scappa alla definizione. Maschere di quel cazzo di lottatore di wrestling, che conosco solo di vista e non di nome, vengono vendute ad ogni angolo. Più o meno originali, non importa. Negozi che vengono tacos. burritos, Si vedono scheletri con baffi e sombreri. una volta mi avevano spiegato il significato e il nome della festa etc, ora non ricordo. Murales con immagini sacre. ragazzi con carnagione leggermente più scura e baffi da adolescente. anche se c’hanno minimo trent’anni. Paraiso del masaje. e barboni.
Vado verso il Bart, che è una specie di metro, ma non è così semplice. insomma, prima o poi vi spiegherò. cmq mi piace chiedere alla gente dove posso trovare il Bart. ovviamente nella mia testa l’unico Bart esistente prima di ieri era giallo e cn i capelli a punta. per un po di giorni chiederò alla gente dove posso trovare il Bart.
cmq, vado verso il Bart e comincio a notare questi due odori. penso sia il quartiere, e vado avanti. arrivo da Bart e vado in centro. o meglio, quello che per ora reputo il centro. scoprirò se è davvero così.

Arrivo e chiedo info per capire come funziona la questione dei biglietti e dei mezzi pubblici. una donna di colore mi spiega molto gentilmente cosa devo fare. inizialmente è nella sua stanzetta con vetro e parliamo (in maniera molto buffa per me) attraverso un telefono. alla fine mi prende in simpatia (o forse mi prende per scemo) ed esce per fare assieme a me l’operazione giusta. in pratica come in ogni città esistono bilioni di biglietti possibili-immaginabili. il più conveniente è l’abbonamento. ma al 10 del mese nn conviene affatto. a questo punto meglio un settimanale. cmq, qui funziona che quando ti fai un biglietto, c’hai un tesserino d plastica che è ricaricabile. Se ti fai un abbonamento è di plastica più grossa e si chiama Clipper. e di volta in volta potrai caricarci quel che ti pare. mensile, settimanale, 10 corse, quel che vuoi.
l’altra cosa da sapere è che ci sono i mezzi Muni, che coprono tutto il centro della città, e quelli Bart, che sostanzialmente partono da fuori città. Con l’abbonamento Bart puoi prendere tutti i mezzi che vuoi quante volte vuoi. con i Muni sl i mezzi del centro città. fine.

fatto questo, esco e cammino per il centro. turisti. e barboni. e ancora gli odori di prima. comincio a pensare che forse sono io che ce li ho attaccati addosso, spero vivamente di no.
Secona missione della giornata, munirsi di cellulare americano. già il giorno precedente avevo chiesto info in uno dei negozi della Verizon, uno degli operatori grossi qui. Oltre ad aver ricevuto il numero della commessa, gentilissima e carina, mi faccio un’idea di massima. online vedo le offerte di altri operatori e conoscenze del posto mi suggeriscono svariate compagnie. da un rapido controllo, capisco che più o meno i prezzi sono uguali per tutti. con 50$ al mese hai chiamate, messaggi e traffico internet. poi ci sono le varie differenze. chi ti da il telefono ma nn internet compreso. chi il contrario. chi ti fa pagare 40$ ma con limiti di traffico. insomma, più o meno siamo sempre lì. becco il prima negozio T-mobile e chiedo info. la risposta è la stessa inizialmente. chiedo per qualcosa di più economico fingendo d aver visto un’offerta a 20$ e il commesso mi corregge dicendo che a 30$ c’è la possibilità di avere sim e 1500 minuti o messaggi. 1messaggio corrisponde a 1minuto. Dura un mese e poi posso cambiarla e passare ad altre tariffe. Visti i pochi contatti in zona al momento mi sembra più che onesto. proviamo la scheda sul mio cell e tutto funziona. 5 minuti e sono di nuovo per strada, con abbonamento mezzi e sim americana. mi avvio verso la banca, che sta più verso la zona ovest del centro. lascio i turisti alle mie spalle e mi ritrovo in un quartiere afro. vecchi seduti ai tavolini giocano a scacchi mentre i più giovani fumano, cazzeggiano e giocano a dadi accucciati a terra puntando soldi. Non sono in un film di Spike Lee solo perchè nessuno tira fuori "il pezzo" o mi urla contro incazzato.
continuo a camminare e di nuovo gli odori mi prendono a pugni. questa volta lo stomaco. non ho fatto colazione. ormai dovrei pranzare. catene di fast food si trovano sparsi qua e là. ristoranti con specialità cinesi. coreani. thailandesi. indonesiane. messicane. toscane. vietnamite. mi domando cosa mangiano in vietnam.
un ristorante scrive sulla porta " se siete a dieta questo posto non fa per voi". ottimo. guardandolo da fuori penso che non fa neanche per me. un antipasto costerà minimo quanto le mie scarpe.
arrivo alla banca e la donna di colore all’ingresso prende i miei dati e mi dice di attendere. detta così suona easy e impersonale. in realtà la cosa è stata molto divertente e la signora molto simpatica. abbiamo riso un sacco entrambi. ho notato che le persone di colore, soprattutto donne e anziani, mi stanno troppo simpatiche. Non so, forse è una sorta di razzismo al contrario. più che altro è la maniera in cui parlano. mi fanno venire il sorriso istantaneo e voglia di chiacchierare. penso sia questo che mi fa sembrare più tonto di quel che sono.
cmq sia, dopo poco una donna, credo messicana, cmq latina, mi "prende in consegna" e mi spiega che per aprire un conto in banca mi serve un social security number, che ancora non ho. lo sapevo, ma m’avevan detto che alcune banche riuscivano a fornirtelo direttamente all’apertura del conto. forse era una balla. forse questa banca nn lo fa. La signora mi spiega cosa devo fare e mi chiede dove ho comprato la maglietta che indosso, perchè al figlio piacerebbe. Budapest. no, troppo lontano,
le chiedo di suggerirmi un posto, possibilmente economico, dove mangiare. mi consiglia un ristorante a tale indirizzo. ho un sospetto. arrivo all’indirizzo. è quello col cartello simpa. no, troppo caro.
mi perdo nei dintorni spinto dalla fame. mi domando di nuovo cosa cazzo mangieranno di così tipico i vietnamiti. mi domando come si dirà riso alla cantonese. la sera prima ho scoperto che il formaggio verde qui è tradotto in formaggio blu. riso alla cantonese potrebbe essere qualsiasi cosa. decido di non rischiare. giro un angolo e la scritta pizza mi salva il culo. l’angolo è dei peggiori, ma nn voglio guardare, pizza si traduce pizza e vaffanculo il resto. la scritta pasta from Italy sotto non mi rassicura più di tanto. quando entro e vedo un messicano al bancone e il sosia di sasha baron cohen che impasta nn ho dubbi. la cosa più italiana dentro quel posto è la mia certezza che mangerò qlkosa di moooolto diverso da una pizza. ciò non mi spaventa. ordino una fetta di margherita, che si chiama semplicemente piazza cheese. sulla lavagna usata come menù è segnata anche una pizza roma, nn oso chiedere gli ingredienti. La fetta di pizza assomiglia in tutto e per tutto ad una fetta di margherita. e la forma è quella cara alle tartarughe ninja. la consistenza nello stomaco corrisponde alla cena di capodanno, frutta e dolce compresi. 2.50$ e sto apposto fino a sera.

comincio a girare la città aspettando che il mio unico amico a SF esca da lavoro. noto piccole stronzate, ma mi fan capire che si, sono negli stati uniti. Altrimenti nn me ne renderei conto. niente shock culturale. niente jet lag. niente paura o chissà che. sono in America e mi sento parecchio a casa. e questa è la cosa che mi spaventa.

cmq, noto che i barboni sono tanti. e ovunque. penso che il motivo sia il clima. Non fa troppo caldo o troppo freddo. chiedo il mio amico e dice che è una costante e che non si scende mai sotto lo zero. non nevica da anni. quest’anno nevicherà, lo rassicuro.
altra cosa, in centro ci sono i grattacieli e più ci si allontana più le case diventano basse e "perfettine". gli stili architettonici cambiano praticamente ogni metro e spiazzano per la loro strana armonia di insieme. Riflesso in un palazzo a vetri vedo il colosseo. in realtà sono tre palazzi di altezze diverse visti da una strana angolazione. faccio una fotografia mentale. Da noi di solito è il contrario comunque. in centro ci sono i palazzi bassi e "coordinati" per stile. quartiere barocco, quartiere neo classico, zona roccocò... attorno al centro palazzoni e mix fritto misto.

prendo un the per ripararmi dal vento. e smaltire la pizza. son passate due ore e il macigno persiste. passo davanti un posto molto stiloso. costerà un botto. mi innamoro di tutte le cameriere. decido di entrare. un the, 7 dollari. decido di salutare tutte le cameriere in compenso.
in uno schermo fanno vedere i Giants in trasferta a Cincinnati. ogni tanto qualche tifoso esulta. alla fine vinceranno portanto il complessivo sul 2a2. lo scoprirò più tardi, quando raggiungo il mio amico e vado con lui verso la zona chiamata Presidio. il mio amico si dimostra un ottimo cicerone e apprezzo moltissimo. Penso che se un amico venisse a Venezia farei fatica a spiegargli qualsiasi cosa. Mi vergogno come un cane. mi domando perchè un cane si dovrebbe vergognare. decido di vergognarmi e basta.

dalla macchina vediamo il Presidio, Alcatraz, il Golden Gate, l’Oceano, il Palazzo dell’Expò. torniamo a casa per cena. ci guardiamo un film e torno a casa. con i mezzi. attraverso la città di notte, da solo, per la prima volta. forse all’inizio ho un po paura. poi no. capisco che era paura di sbagliare strada. comincio ad orientarmi e torno tranquillo, come il ritorno a casa negli ultimi 15 anni di vita... (prima nn uscivo solo la sera...non c’era un cazzo da fare a campalto la sera a 15 anni...)

torno a casa e di nuovo, i due odori mi saltano addosso. per strada poche persone. giovani. chi esce da teatro. chi dai "pub". qualche barbone. molti ubriachi. arrivo e trovo la stanza vuota. i quattro coinquilini, che nn vedo da quando sono arrivato e mi sn presentato, o dormono o sono fuori. salgo in camera e annuso.
nessuna puzza, nessun odore.
Allora non ero io a puzzare di piscio e marijuana cazzo!

ps: mentre scrivo tutto sto popò di roba è rientrata la mia vicina di stanza. non l’ho vista, ma l’ho sentita da subito. ha aperto la porta singhiozzando e facendo cadere a terra tipo 12mila cose. e le nostre stanze sono al piano superiore... in quest’ora ha continuato a fare un bordello assurdo, sbattendo addosso a pareti, porte e facendo cadere di tutto. mi vien da ridere e spero d poter fare delle serate del genere qui molto presto. so che ci si può divertire benissimo pure senza bere e ridursi a delle merde. però chissà come cazzo parlo in inglese da urbiachissimo!?!? vado a nanna.
buona giornata. e se siete arrivati fino a qui, mi spiace per esser stato così prolisso. cercherò d asciugare la stesura. c ya.

ATTENZIONE:

Per commentare questo BLOG
è necessario essere iscritti
alla community di www.spritz.it

 

COMMENTI:


Autore: la_vale
( giovedì 11 ottobre 2012, ore 11:51
)

io fossi in te ci farei un pensierino sullo scrivere un libro!! "storia di un ragazzo prima veneziano, poi romano, poi sanfranciscano... "
cmq com primo impatto non sembra sia andato male, anzi!