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Il_Caimano, 33 anni
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STO LEGGENDO

ho letto poco, e devo dire che quel poco che ho letto non mi è piaciuto affatto. non amo esere ipercritico, però voi me lo levate dalla bocca proprio.
così non va bene. non va bene per niente. cercate di essere piu chiari e sinceri, una buona volta ok?
guardate che vi tano eh?

HO VISTO

cose che voi umani...
vabbè, ho visto un bel tramonto giusto ora. non ci credete? be’, cazzi vostri, io l’ho visto, ed era azzurro turchino e non giallo canarino come potreste pensare.

STO ASCOLTANDO

sto ascoltando un cd di sinatra in cui inneggia all’ultraviolenza. il titolo dell’album è: strangolators in the night
bell’album


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

boxer e basta

ORA VORREI TANTO...

avere una pupa qui con me da spupazzare

STO STUDIANDO...

filosofia e fisica quantistica

OGGI IL MIO UMORE E'...

molto buono, come sempre.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

oh bene, adesso che ci sono posso anche dirvi cosa mi propongo di fare con questo mio simpatico blog. per prima cosa sconvolgervi le menti, naturale, ed assoggettarvi ai miei voleri più turpi e degradanti. secondo, si passa ai fatti e chiederò a ciascuno di voi (ciascuna donna di voi, ma anche uomini vanno bene) di dimostrarmi praticamente con i fatti la sua servile devozione.


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venerdì 15 settembre 2006 - ore 12:20


un viaggio chiamato vita
(categoria: " Amore & Eros ")


"allora, cosa bolle in pentola?"
così è solito chiedermi il mio miglior amico, un tipo dalla vita assai avventurosa, quando mi telefona a sorpresa da qualche sperduto angolo del pianeta (talvolta da un angolo polveroso e immediatamente sottostante ad un bel lettone matrimoniale, ed è, in tal caso il suo, un mero sussurro trafelato)
"cosa bolle in pentola, vecchio mio?"
ed io - lo debbo confessare - , io che sono riservato e reticente per natura, rispondo solitamente con un breve muggito introduttivo e poche parole di circostanza: "mmmmm solita roba, sai com’è…"
Mi sono accorto - questo col tempo, cioè, e con serie e lungimiranti riflessioni - che la domanda del mio amico non è così sciocca come la mia risposta potrebbe invece far supporre.
Voglio dire, vi siete mai chiesti - branco di luridi pezzenti - cosa sia EFFETTIVAMENTE la vita? cosa dia SAPORE alla vita, GUSTO alla vita?; cosa faccia di una vita un qualcosa di unico, succoso, profumato, nutriente, squisito, irripetibile? Insomma, deve pur esserci un trucco, dico io, una ricetta, un ingrediente segreto!
Quella pentola che teniamo sul fuoco, che si "suppone" che noi teniamo a bollire sul fuoco…be’, che cavolo contiene?
Progetti, piani bizzarri, losche manovre, obiettivi ambiziosi: cosa nascondiamo nel nostro pentolone segreto, rimestandolo giorno e notte, mentre là fuori - nel mondo- , tavole imbandite alla buona vengono prese giornalmente d’assalto da affamati e ubriaconi di ogni risma, con una voracità e una istintività che nulla hanno da invidiare ai pirana o agli appassionati di buffet.
La mia domanda non è affatto retorica. Io voglio DAVVERO che ora voi mi diciate cosa vi scuote l’animo e le budella, cosa vi assilla nei giorni di festa, cosa vorreste presto mangiare in una scodella, cosa insomma vi bolle in pentola.
Avanti, ditemelo. Senza paura, senza pudore, senza reticenza alcuna.
Lo sapete, io non riderei mai DI VOI, riderei semmai PER VOI.


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mercoledì 30 agosto 2006 - ore 22:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")


MIRABILI ZOTICONI, POVERI FESSI, ZERBINI MENTECATTI, sono qui per darvi un’informazione speciale, questa sera. vado subito al sodo, anche perchè non voglio farvi perdere tempo. quindi dirò solo tre parole ok? attenzione gente, dirò queste tre parole solo una volta, senza aggiungere altro, confidando nel fatto che la vostra intelligenza indovinerà da sola il seguito, quello che c’è dietro...
allora, le parole sono queste, le parole in questione sono... (prendetene nota):

dario87 e pisellino moscio

ecco, ho detto tutto quello che dovevo dire.
so che voi farete tesoro di questa scarna comunicazione di servizio.

buona sera, miei cari enfant topogigi

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mercoledì 30 agosto 2006 - ore 19:49



(categoria: " Vita Quotidiana ")


amici, paesani, stimabili colleghi! ho da farvi una segnalazione. una segnalazione importante, quindi ascoltatemi! correte in massa a vedere il blog di jamesgirl. correte, vi dico e possibilmente lasciate testimonianza del vostro passaggio in simili paludi di ignoranza e stupidità. vi assicuro, se credevate che le donne fossero essenzialmente troie dovrete ricredervi, e ritornare al vecchio detto: donna bloggata, donna menomata.

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mercoledì 30 agosto 2006 - ore 16:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quest’oggi anime perse, fogne frignanti, voglio indottrinarvi su un concetto che riveste per me una importanza basilare, importanza pari solo, forse, a quella che talvolta può assumere il concetto "del tronco di legno sistemato ad altezza spalle" per il boscaiolo innamorato.
dunque il concetto in questione è questo: L’ARRIVISMO COME PRELUDIO DELLA DIPARTITA.
molti di voi avranno già intuito le implicazioni di tale concetto, le sue ramificazioni nella realtà, il suo substrato sociologico. dove insomma io voglia andare a parare.
ma lasciatemi ugualmente spiegare meglio.
l’arrivismo, lo sapete tutti, è quel modo di essere, di pensare, di sentire, e soprattutto di agire, improntato ad un spiccato senso del successo e di un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, obiettivo perlopiù sterile e di dubbio valore.
Orbene, considerate che un simile atteggiamento, un simile "portamento mentale" finisca per condurre ad una effettiva conquista di una striscia di terra di confine, ad un per così dire approdo all’agognata meta.
Anche senza voler immaginare a tutti i costi il campo di battaglia, il teatro delle azioni del nostro eroe come una sterminata pianura erbosa e fangosa sospesa nel vuoto cosmico, è pur sempre ragionevole supporre che un solo passo compiuto oltre quell’ultimo limite di terra, quell’estremo punto d’arrivo delle umane aspirazioni, possa significare la clamorosa rovina e dipartita del soggetto medesimo.
Ebbene, io sono qui oggi per dire che è proprio cosi.
Voi direte che trattasi, codesto concetto, del solito triste caso dello yin e lo yang, per cui non si darebbe stanlio senza ollio, non sarebbe concepibile il freddo senza il caldo, non ci potrebbe essere hitler senza gli ebrei.
Ebbene, il mio compito è quello di aprirvi gli occhi e dimostrarvi - con dati alla mano - che ciò corrisponde all’evidenza dei fatti, dell’esperienza comune.
Prendete uno a caso. Prendete Berlusconi.
Un giorno il bambino Silvio capì che il monopoli era un gioco dalla ambizioni in gioco misere e asfittiche. Fu così che concepì il suo sogno: creare un monopoli tridimensionale. Acquistò con moneta vagante qualche palazzo, poi qualche altro, quando arrivarono a quattro li buttò giu e ci fece degli alberghi, poi altri palazzi, qua e là, e infine un intero campo da gioco, che lui chiamò milano 2. La sua ambizione, il suo desiderio di successo, il suo "arrivismo" erano però smodati, incontrollabili, tanto che presto volle inventare anche la versione tridimensionale del gioco dell’oca, cercando di raggiungere i 75 anni senza cadere preda di pescecani o giudici lungo il tragitto. per ora è decisamente a buon punto in questo gioco, ma è con risiko che il nostro ha sbaragliato tutti, riuscendo a crearne una avvincente versione tridimensionale in cui i carrarmati a disposizione dei giocatori erano tutti di un colore solo, e le nazioni da bombardate e conquistare venivano rese di proprio dominio con l’affissione di una simbolica trivella nel mezzo.
Ora, mentre potrebbe dirsi che la sua parabola umana sia arrivata quasi al punto piu alto della sua traiettoria ideale, (mancano ancora 4 o 5 anni e il gioco dell’oca lo vedrà vincitore), e che la sua bramosia di successo e di arrivismo sia stata soddisfatta fino all’ultima ragionevole goccia, si può ragionevolmente supporre per lo stesso un lento ma inesorabile declino, o una dipartita vera e propria. E ciò in considerazione di un semplice fatto: che l’arrivismo è il preludio della dipartita.
Credo di essere stato esauriente e comprensivo per i non addetti ai lavori.
Vi saluto, sperando che le vostre giornate siano insignificanti per molti e molti anni ancora.
Alle donne auguro solo un pene trivella di dimensioni ragguardevoli che abbia mire non necessariamente canoniche.


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venerdì 25 agosto 2006 - ore 19:52



(categoria: " Pensieri ")


siete fortunati luridi vermi, parassiti schifosi che la gironata sta volgendo al termine e che le vostre chiappe raggrinzite non sono più preda di bavosi superiori, venditori di fumo, o cioccolatini a caccia di donne bianche. adesso potete finalmente rientrare nelle vostre misere dimore senza corridoi e intimità, e lì semmai denudare le vostre chiappe bianche per qualche lavoretto di fino che il vostro partner vi farà prima dell’agognata cena.
bravi, siete proprio fortunati, vecchi bastardi.

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domenica 20 agosto 2006 - ore 12:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


buongiorno mentecatti. siete svegli, poveri idioti? non dico se vi siete alzati dal letto, dico se le vostre menti non sono ancora intorpidite dai fumi dell’alcool e dagli orgasmi multipli simulati in multiplex.
bene, se siete svegli, lasciate cocchi miei che vi racconti un aneddoto illuminante, una storiella che farà chiarezza, io credo, sulla sostanziale nullità delle vostre povere vite. trattasi di racconto zen pervenutomi giusto ora via piccione viaggiatore. il piccione ha sbattuto sulla mia finestra con una craniata taurina, e subito dopo, sbattendo le ali, si è lamentato dell’eccessiva calura della mia stanza, a suo parere meno tonificante delle refrigeranti montagne tibetane.

un giorno il Maestro decise che era troppo stanco e vecchio per continuare le sue lezioni pomeridiane di meditazione.
Chiamò a sè il suo piu fervente discepolo e gli consegnò un foglio con scritta la lezione per quel giorno. D’ora in poi, gli disse, sarai tu ad occuparti della evoluzione spirituale dei tuoi fratelli. Io sono troppo vecchio e troppo stanco per dedicarmici con la necessaria tempra. Bada che pongo la mia fiducia su di te, come anima ferma e risoluta, e con un’ encomiabile attitudine alla trascendenza.
Il giovane allievo si inchinò al Maestro e gli promise che avrebbe eseguito il suo compito con scrupolosa dedizione. Così facendo, distrattamente il suo occhio cadde su una pila di fogli poggiati a lato del Maestro. Questi, disse il maestro che aveva colto quello sguardo, questi sono i fogli delle lezioni dei giorni seguenti. Ogni mattina tu verrai da me a fare il rendiconto della lezione precedente, e se i risultati saranno positivi, io ti darò un nuovo foglio per la lezione successiva. Il discepolo si accomiatò dal maestro con un’ultima fugace occhiata a quei fogli, nella quale convivevano al contempo dubbio e curiosità.
La mattina successiva, come da convenuto, il discepolo si presentò nella stanza del Maestro.
Dunque come è andata la lezione, chiese questi rimestando il suo samovar.
Maestro, disse il discepolo con viso raggiante, la lezione è andata benissimo. I confratelli la salutano con devozione, e si rallegrano delle ottime lezioni che lei ha voluto lasciar loro per mezzo mio. Poi, sbirciando i fogli che giacevano nel solito posto per terra di fianco al tavolo da te, aggiunse: e sono così veloci nell’apprenderle, nell’assimilarle, progrediscono così in fretta, che mi chiedevo se non avrei potuto, ecco, farne due in uno stesso giorno.
Il maestro si fece pensieroso, guardò l’allievo e disse: ne sei certo, caro mio?
L’allievo tentennò appena ma poi, occhieggiando di nuovo le carte per terra disse: si, Maestro. Sono veramente ansiosi di imparare e assimilano tutto a gran velocità.
Va bene, disse il maestro, e gli consegnò quel giorno due fogli invece che uno.
Il giorno seguente l’allievo si ripresento alla solita ora dal maestro, e questa volta, assicurandogli il pieno successo della doppia lezione, osò chiedere se per caso non avrebbe potuto provare con tre lezioni in un giorno solo.
Il maestro lo scrutò fisso, sorbendo il suo te a piccoli sorsi. Ma certo, disse allegro, mi congratulo per il vostro fervore. Ecco qui altri tre fogli, tre nuove lezioni. A domani.
Il giorno seguente la scena si ripeté uguale, tranne che la richiesta fu ora di quattro fogli, quattro lezioni invece che tre. Anche a questa richiesta, seppur dapprincipio un poco incerto, il maestro rispose favorevolmente.
Un giorno il Maestro ricevette l’allievo sdraiato nel letto per una lieve indisposizione. Al di là del separè di bambù l’allievo poteva udire la sua fioca voce che lo invitava a prendere da solo i fogli necessari per le lezioni, quali che fossero.
L’allievo si avvicino al mucchio di fogli, vi si accovacciò accanto e disse a voce alta che avrebbe preso sei fogli, ed effettivamente ne prese sei; ma più forte di lui fu la tentazione di sbirciare quanti ne rimanessero ancora. Ve ne erano ancora centinaia, ad occhio e croce, più di quelli che potesse immaginare. Allora non ci pensò due volte, agguantò l’ultimo foglio in fondo al mucchio, quello che doveva essere l’ultima lezione, e lo infilo tra gli altri sei. Poi si congedò ed usci dalla stanza.
Il giorno seguente fece il suo ingresso nella stanza del Maestro, il quale si era prontamente ristabilito e giaceva con le gambe piegate sotto il corpo in profonda meditazione davanti alla tavola del te. Quando entrò si riscosse di colpo.
Ah, mio caro S. Che piacere vederti! disse questi invitandolo ad accomodarsi davanti a lui. Cosa mi dici della giornata di ieri? È stata proficua?
Maestro, titubò l’allievo, in effetti ero venuto per dirle che forse dovrei rallentare il ritmo delle lezioni.
Perché mai? esclamò il maestro sorpreso. E’ successo qualcosa? Non erano ben chiare le mie parole?
Oh no, si affrettò a spiegare l’allievo, no, non è questo, è solo che forse, vede, ho esagerato a voler mettere troppa carne al fuoco, ed ora, be’, temo che questo ostacoli una profonda e duratura assimilazione delle singole lezioni.
Molto bene, disse il Maestro, allora per questa volta puoi prenderne solo tre.
Oh, be, disse l’allievo, io pensavo, cioè, sa, che magari potrei per oggi prenderne solo una. Sa, come era previsto da Lei all’inizio.
Il maestro districò le gambe e si alzò in piedi. Scusami un attimo, disse, vado di là a prendere dei biscotti allo zenzero che mi hanno portato ieri sera e che vorrei offrirti. Si assentò per il tempo necessario affinchè il discepolo potesse avere il tempo di estrarre dalla tasca il foglio dell’ultima lezione e rimetterlo al suo posto in fondo alla pila dei fogli vicino al tavolo.
Quando il maestro tornò con i biscotti, l’allievo era già in piedi, che un po’ turbato in volto si scusava di doversi congedare per un’incombenza imprevista.
Niente di grave spero, chiese il Maestro.
Oh, no, stia tranquillo, niente di che.
Si inchinò in rispettosa riverenza ed uscì dalla stanza.
Il Maestro posò i biscotti sul tavolo e si accovacciò placidamente sul cuscino imbottito. Prese una sorsata di te dalla tazza bordata di blu, poi allungò una mano verso il mucchio di fogli che gli giaceva accanto, lo ribaltò, e ne trasse il primo foglio della colonna. Ne individuò i segni di uno stropicciamento e gli sfuggì un sorriso compiaciuto. Sul foglio vi erano scritte, in caratteri esili e quasi indecifrabili le seguenti parole: se siete giunti pazientemente fin qui, miei cari discepoli, non avete più bisogno di me, né delle mie lezioni, perché vuol dire che avete imparato tutto ciò che c’è da sapere per vivere la vita con mente saggia e illuminata. Pertanto, da ora in poi le lezioni consisteranno in una ripetizione di tutte le lezioni già imparate, dalla prima all’ultima (anzi penultima), in un percorso a ritroso del cammino effettuato, con la consapevolezza che la vita non è altro che un cerchio, e che sta a noi non perdervi mai il suo centro.



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mercoledì 16 agosto 2006 - ore 11:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")


non ho alcuna intenzione di dirvi che razza di temperatura ci sia qui da me, nè se le fottute nuvole nel cielo siano a pecorelle o pecorina, però una cosa ve la dico: mi fate schifo tutti, indistintamente.
avevo chiesto segnalazioni su aspetti ambigui di una certa persona di questo blog che celerebbero una sua origine meccanica o quantomeno androide, e invece non mi è arrivato nulla di tutto ciò, solo vile reticenza e omertà mafiosa.
tutto ciò è inaccettabile. siete una massa di pavidi e ignavi omuncoli, ecco cosa siete.

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martedì 15 agosto 2006 - ore 13:06



(categoria: " Vita Quotidiana ")


GROSSI IMBECILLI (e mo’ non vi offendete, che sapete benissimo di esserlo), ma come: IO VI DICO DI ANDARE A LEGGERE IL BLOG DI BIONDINA21 E VOI CHE MI FATE? ci andate e non lastricate le sue pagine di viscida melma, di fragranti escrementi?
io non so piu come fare con voi...non lo so più...
e dire che credevo di avervi istruito bene! ma lo volete capire O NO, che quella biondina va colpita nell’unica parte sua sensibile? lo capite O NO???
ma cosa mi sgolo a fare, COOOSAAA???

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martedì 15 agosto 2006 - ore 11:48


CONSIGLI AI MIEI FEDELI LETTORI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


volete una dritta per un blog inutile di una persona sommamente inutile?
vabbè, ve lo do perchè sono buono.
andate da glendida, abbreviazione di glande didietro.
andateci, e poi morite di sonno.

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martedì 15 agosto 2006 - ore 11:19


LEGGIMI, SE HAI LE PALLE!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


buongiorno esseri inutili e pure mortali.
spero che sia per voi tutti un ferragosto da dimenticare, come tutti gli altri giorni delle vostre inutili vite, del resto.
dunque, partiamo col dire che mai avrei immaginato di avere a che fare con un branco di parassiti timidi e inetti come voi;
gente che entra nel mio blog, e si permette di leggere primizie in fiore senza nemmeno versare una goccia di rugiada sui miei fragili e profumati steli.
tutto ciò è riprovevole e inammissibile; mi hanno detto che qui circolavano cervelli pulsanti, neuroni rotanti, ma io credo che siano state parole arrischiate e totalmente infondate.
non vi dico di dimostrarmi che ho torto, perchè io non ho mai torto.
cmq sia vi auguro di ritrovarvi un giorno a dover raccontare ai vostri nipoti di quando eravate ad un passo dalla rovina, dal baratro assoluto, e di come un fottuto giorno di ferragosto qualcosa si illuminò nella vostra testa, e all’improvviso capiste che dovevate salvarsi, e che per farlo era necessaria una sola cosa: un bicchiere di menta formato gigante davanti a voi e una gola a dsiposizione per farci i gargarismi.


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