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NICK: enchicco
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CITTA': da anni padova...
COSA COMBINO: in banca e non solo...strano ma vero!
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STO LEGGENDO
inizio molti libri, poi li lascio, e dopo un pochino li riprendo, quindi sulla scrivania in questo momento ho: lasciamo stare, troppo caos...


HO VISTO
New York, Parigi, Vienna, Pola, Monaco, Insbruck, Salt Lake City, Londra, Poitiers, Marsiglia, Aix-en-Provence, Toulose, Milano, Roma, Firenze, Napoli, Messina, Panarea, Peschici, Venezia,....ma come disse qualcuno, tornato dalla cina dopo un lungo viaggio, ho visto più cose nell’aja di casa mia che nell’intera cina. Ho imparato a guardare.


STO ASCOLTANDO
....sarebbe davvero lunga iniziare quest’argomento...ma in questo preciso istante i battiti del mio cuore...a ritmo con il tempo...


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
...giacca camicia cravatta... t shirt pantaloncini e scarpe da ginnastica


ORA VORREI TANTO...
...alzarsi alla mattina avendo uno scopo..


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
come tenere il lavoro continuando tenendo anche i miei interessi...solo che sono molti molti molti....


OGGI IL MIO UMORE E'...
come la pioggia, scende, ma è necessario...poi arriva l’occasione in cui qualcuno si inzacchera nelle pozzanghere...qualcuno stramaledice, qualcuno si diverte..di solito si divertono i bimbi. ecco, il mio umore lo stramaledico e mi diverte allo stesso tempo...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)





“ebbene sì, ho deciso che sono anni che vengo e frequento spritz.it, a tempi più o meno alterni e tutto sommato ho conosciuto delle persone simpatiche, altre molto simpatiche, altre moltissimo simpatiche...e come sempre succede che ci siano delle volte in cui vorresti raggiungerle tutte in un abbraccio come cantava qualcuno che non so chi fosse... ecco il perché ed il perché mi sono deciso anche io ad entrare nel mondo dei blog.... ”

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lunedì 20 aprile 2009
ore 22:55
(categoria: "Vita Quotidiana")


per favore leggete e diffondete...
Ciao a tutti.

Oggi è il 20 aprile 2009.


Per molti Abruzzesi lo sguardo è congelato all’alba del 6 aprile 2009.

Io, fisso il mio sull’ennesimo sorriso paterno e rassicurante del nostro Presidente del Consiglio, che campeggia sul paginone centrale de Il Centro, quotidiano locale e che ancora una volta (pure quando un minimo di decenza richiederebbe moderazione), fa sfoggio di capacità ed efficienza facendo grandi promesse nella speranza che si dimentichi il prima possibile (si sa gli italiani hanno memoria moooolto corta), che fino al 5 aprile nel meraviglioso piano casa che si intendeva vararare a imperitura soluzione della crisi economica, di norme antisismiche nemmeno l’ombra..


Vi scrivo da Colle di Roio (AQ) uno dei paesini colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.
Il mio paese.
Trovo molto difficile fare ordine nel turbinio di pensieri che mi gonfiano la testa, ma ci proverò.
E scrivo questa nota perchè credo che solo uno strumento quale la rete permetta di conoscere altre verità, senza mediazioni se non dell’autore.

Il nostro campo è abitato da circa trecento persone, distribuite in una quarantina di tende.
Tornati da una vacanza mai iniziata, assieme a Pierluigi, abbiamo cercato di dare un contributo alle attività di gestione della tendopoli che, nel frattempo, (era passata già una settimana dall’inaspettato evento), era andata sviluppandosi.

Come sapete non sono un tecnico, nè ho una qualche esperienza di gestione logistica e di personale in situazioni di emergenza e quanto vi racconto può essere viziato da uno stato di fragilità emotiva (immagino mi si potrà perdonare). Il fatto è, che a fronte di uno sforzo impagabile profuso da molte delle persone presenti nel nostro campo, (volontari della protezione civile, della croce verde/rossa, vigili del fuoco, forze di polizia etc...) , inarrestabili fino allo sfinimento, ci siamo trovati, o sarebbe meglio dire ci siamo purtroppo imbattuti, nella struttura ufficiale della Protezione Civile stessa e nel suo sistema organizzativo.

La splendida macchina degli aiuti, per quanto ho visto io, poggia le sue solide e certamente antisismiche basi, sulle spalle e sulle palle dei volontari; il resto da’ l’impressione di drammatica improvvisazione. E non perchè non si sappia lavorare o non si abbiano strumenti e mezzi, ma semplicemente ed a mio parere, perchè si è follemente sottovalutato il problema fin dall’inizio.
Se vero che il terremoto non è prevedibile è altrettanto vero che tutte le scosse precedenti (circa trecento più o meno violente prima dell’inaspettato evento) dovevano rappresentare un serio monito. Perchè non è servito il fatto che due settimane prima del sisma alcuni palazzi presenti in via XX settembre a L’Aquila, poi miseramente sventrati, erano già stati transennati perchè le scosse che si erano susseguite fino a quel momento (la più alta di 4° grado, quindi poca cosa...) avevano fatto cadere parte degli intonaci e dei cornicioni...
Una persona minimamante intelligente, a capo di una struttura così grande quale la protezione civile, avrebbe dovuto schierare i propri uomini alle porte della città, come un esercito, pronto a qualsiasi evenienza.

Ed invece mi trovo a dover raccontare che le prime venti tende del nostro campo se le sono dovute montare i cittadini del paese (ancora stravolti del sisma), con l’aiuto di una manciata di instancabili volontari, che manca un coordinamento tra i singoli gruppi presenti, che la segreteria del campo (che cerchiamo di far funzionare), è rimasta attiva fino a ieri con un Pc portatile di proprietà di mia proprietà, acquistato "sia mai dovesse servire", e con quello di un volontario; che siamo stati dotati di stampante e telefono ma per la linea Adsl (in Italia ancora uno strano coso...) stiamo ancora aspettando e quello che siamo riusciti a mettere in piedi è merito dell’intelligenza di qualche giovane del posto e dei suoi strumenti tecnici; che abbiamo dovuto chiamare chi disinfettasse e portasse via mucchi di vestiti perchè arrivati sporchi e non utilizzabili; che che fino dieci giorni dal sisma avevamo un rubinetto per trecento persone, nessuna doccia, circa 20 bagni chimici e nessun tipo di riscaldamento per le tende. Vi ricordo che in Abruzzo ed a L’Aquila in particolare la primavera fatica ad arrivare e che anche in queste notti la temperatura continua ad essere prossima prossima allo zero. Non ci si può quindi stupire che molte persone, la maggior parte delle quali anziane (e non tutte con la dentiera...), cocciutamente ed in barba alle direttive che vietano di rientrare nelle case, contiunano a fare la spola dalla tenda al bagno di casa.
Potreste obbiettare che tutto sommato e visti i risultati raggiunti nel seguire più di quarantamila sfollati questi problemi sono inevitabili e bisogna solo avere pazienza.
Condivido il ragionamento.

Quello che mi lascia stupito, che la gente non sa e che gli organi di informazione si guardano bene dal dire è che tutta la macchina si basa all’atto pratico, sulla volontà ed il cuore di persone che lasciano le loro case e le loro famiglie e che non pagate, cercano di ridare un minimo di dignità e conforto a chi, a partire dalla propria intimità, ha perso tutto o quasi. La protezione civile che molti immaginano (alla Bertolaso per intenderci) non esiste nei campi, almeno non nel nostro. I volontari si alternano, perchè obbligati ad andarsene dopo circa 7 giorni.

Cosa comporta tutto questo?
Che ogni settimana si vedono facce nuove con la necessità di ricominciare a conoscersi ed imparare a coordinarsi, che il capo campo cambia anche lui con gli altri e quindi può avere esperienza o meno, che spesso, ed è il nostro caso, la gestione di alcune attività è affidata ai terremotati perchè non viene inviato personale apposito, con inevitabili problemi, invidie acrimonie e litigate tra...poveri.
Volete un esempio cristallino della disorganizzazione?
La nostra psicologa, giunta al campo per propria cocciuta volontà, è rimasta anche lei solo una settimana. Vi immaginate quale può essere l’aiuto ed il sostegno che una persona addetta può dare e quale fiducia può risquotere per permettere alle persone di aprirsi, se cambia con cadenza domenicale???
A questo si aggiungano l’inesperienza di molte persone (spesso e per fortuna sconfitta dalla volontà di far bene) e le tristi e umilianti dimostrazioni di miseria umana che ci caratterizzano e che risultano ancora più indecenti ed inaccettabili in casi di emergenza.

Qualcosa di buono però ragazzi l’ho imparato.

Ho imparato che per la richiesta di materiale devo inviare un modulo apposito e che a firmare lo stesso non deve essere il capo campo, la cui responsabilità, fortuna sua, è solo quella di gestire trecento vite, trecento anime, più tutti coloro che ci aiutano dalla sera alla mattina, ma serve il visto del Sindaco, oppure del presidente di circoscrizione oppure di un loro delegato (pubblico ufficiale). Noi dopo aver speso due giorni per individuare chi dovesse firmare questi benedetti moduli, sappiamo che dobbiamo prendere la macchina e quando serve (ovviamente più volte al giorno), raggiungerlo al comune.

Un’ultima noticina.
Due giorni fa la Protezione civile si è riunita con gli esperti, ed ha ritenuto che non vi siano motivi di preoccupazione relativamente alle dighe abruzzesi (la terra trema ogni giorno). Ora ricordandomi che analoga sicurezza era stata espressa all’alba di una scossa di quarto grado e pochi giorni prima che il nostro inaspettato evento facesse trecento morti e azzerasse l’economia e la vita di migliaia di persone...ho provveduto, poco elegantemente, ad eseguire il noto gesto scaramantico...

Però dei regali li ho ricevuti.
Sono le lacrime di molte delle persone che hanno lavorato alla tendopoli, trattenute a stento nel momento dei saluti; sono le parole e gli sguardi dei vecchi del paese, che mescolano dignità e paura, coraggio e rasseganzione, senza mai un lamento.

Un’altra cosa.
Vi prego chiunque di voi possa, prenda il treno l’areo o la macchina e si faccia un giro per L’Aquila e d’intorni. Le tendopoli non sono tutte come quelle a Collemaggio. Scoprirete il livello di falsità che viene profuso a piene mani dagli organi di comunicazione oramai supini e del livello di indecenza del ns presidente del consiglio che prima con lacrime alla cipolla e poi con sorrisi di plastica distribuisce garanzie e futuro a chi, vivendo in tenda e saggiando sulla pelle la situazione sa, che sono tutte palle.
I morti sono serviti subito per mostrarsi umano e vicino alle famiglie, ma ora è meglio dimenticarli in fretta..Via via..nessuna responsabilità, nessun dolo. I pm sono dei malvagi.. ricostruiamo in fretta.. forza la vità e bella, vedrete, tra un mese sarete tutti a casa...
Conoscete i nomi delle famiglie che doveva ospitare nelle sue ville?

Le virtù umane travalicano gli eventi, le sue miserie non hanno confini.

Se volete vi prego fortemente di inviare questa mail a quanti vi sono amici.
La stampa nazionale si è guardata bene dal pubblicarla.


Un saluto a tutti.

Laura








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domenica 22 febbraio 2009
ore 01:35
(categoria: "Vita Quotidiana")



riflessioni di getto, alla conclusione della 59esima edizione del festival della canzone italiana,

la vittoria di marco carta e la creazione del pensiero unico..

adesso ti spiego perché secondo me non è così irrilevante che si debba notare ancora una volta in più come anche nelle piccole grandi cose targate italia vi sia sempre e comunque la possibilità che si nascondano dietro messaggi politici...quasi che Aristotele non fosse mai andato a dormire... e che il suo zòon politikòn fosse sempre ben presente..
Ho avuto il piacere di guardare obbligato da un’influenza insistente la 59esima edizione della kermesse musicale italiana e solo ora, all’ultima sera mi vien voglia di scrivere due riflessioni velocissime, per tutti quelli che l’hanno guardato e per tutti quelli che no.
Stasera noto la singolare presenza della Sig.ra De Filippi. La "Signora" della maggior concorrente della tv avversaria, benché tutto sommato quest’anno non vera competitor, infatti la de filippi calca felice le assi del palcoscenico fiorito non preoccupata d’essere presenza ingombrante, in quanto invitata dal patron in persona, e si vede vincere l’edizione che ricorderemo come quella della rivendicazione della "propria polemica presessuale" un emerito figliolo appunto di se stessa....tal marco carta che le cronache dello spettacolo ricordano come partecipante ad un programma scopri talenti della de filippi. Il quale marco carta, appresa la lettura del verdetto (sempre vogliamo crederci non l’avessero preavvisato) ha chiaramente ed immediatamente voltato le spalle al pubblico e al mondo connesso per andare appunto a baciare la Maria nazionale...
ora perché dico che la cosa è buffa, non tanto perché io non sappia che il buon Bonolis ha pur sempre un ciao Darwin che l’aspetta per l’estate piuttosto che un neo matrix visto la vacanza del posto, ma piuttosto perché il modello di tv proposta è una sorta di "unicum unicellulare mononeuronale" a cui io in primis aderisco con popolare piacere, visto che cmq la febbre non mi permette di uscire e non ci trovo nulla di male a capire a quale livello sia il paese..che viene poi da quel sorridente paraculo raccontato - il Bonolis appunto - nella sua eccletticità e diversa sfaccettatura, si pensi alla citazione per gli operai fiat, al richiamo alla solidarietà lotteria collegato, all’appello alla normalizzazione della vita dei ricercatori....(certo 1mln 5 gg...sai ricerca...)
ed in questo allora anche i 30 minuti circa d’intervento del primo giorno ad opera del pluripremiato ipercitato soprastimato benigni, rientrano all’interno, forse anche se involontariamente, dello stesso identico ragionamento volto alla creazione del pensiero unico...perché il soggetto preso di mira era ovviamente ed inevitabilmente berlusconi, perché le battute sul di lui personaggio sapevano strappare una risata pur non toccando alcun tema che andasse al di là dell’ovvio, perché insomma i 350mila o i 6 milioni ancora non s’è ben capito, ma cmq sia, i soldi spesi rientrano comunque sempre nel grande progetto, ormai nemmeno più palesato, ma direttamente attuato, di creazione del pensiero unico.

Per la cronaca: sono consapevole, anzi, certo che molti di Voi il festival l’abbia forse visto di sfuggita, e ben venga, mancherebbe, da parte nostra in questi giorni abbiamo perso delle elezioni importanti, un leader fondamentale e ci guardiamo di nuovo per cercare di fare la conta e traghettarci fin oltre le europee ed arrivare ad ottobre, sperando di soppravvivere a quest’anno horribilis sotto tanti punti di vista;

pur tuttavia non dimentichiamoci che se presidente di una regione può diventare, (ecco una delle sole cose sensate dette da benigni), il figlio del commercialista del premier, beh la ragione può anche esserci in questo modo di condurre la tv popolar generalista che se ne sbatte altamente di guardare i vari "presa diretta" e "report", ma vive minuto per minuto le unghie tagliate in grande fratello o le sfide canore in un festival canzoniero...

detto tutto questo, mio malgrado ringrazio l’influenza che mi ha fatto rifare un tuffo dove l’acqua è più blu, cobalto forse, per svenirciarsi di dosso quell’aurea di radical chic che tanto ci allontana da chi poi vota e che comunque qualche momento di bella musica me l’ha regalato. Penso e condivido con voi l’invito a rivedere ad esempio la PFM saltellante o il Burt Bucharach con Mario Biondi e ugula annessa su youtube...

rosalba pippa direbbe..."sincerità!"...
il vostro malato in via di guarigione canora
*E*



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domenica 1 febbraio 2009
ore 22:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



hai scoperto come fare per fare qualcosa quando la tua giornata significa dormire per evitare di sentire che un altra settimana sta per iniziare e la musica che vuoi ascoltare grazie a quella fantastica radio non stenta ad arrivare e ripassano davanti ai tuoi occhi fiori e colori di persone di odori di sapori e ricordi che nel tempo pensavi sbiaditi e che invece una sola sequenza di note può far ripartire... sempre più spesso rifletto su ciò che sento su ciò che voglio, mi guardo attorno e vedo la solitudine che circonda il mondo di chi mi circonda, incapace di entrare davvero in contatto...
sono passati trenta giorni e forse più da quando in un attimo ho riscoperto che il solo stato in cui posso stare è quello che mi fa dire che andare, partire e tornare non è quello che fa per me...il solo stato in cui so stare è quello di correre veloce contro il tempo, contro i miei trentanni di solitudine, di sensibilità e di assenza.
dormire e passare senza nemmeno accorgersi tra un’estate in un isola isolata e una montagna innevata aspettando di capire quale piega prenderà la mia vita, sapendo che non sarà mai abbastanza caldo il ferro da stiro del cuore, che nessuno sarà mai capace di evitare le pieghe, le curve, il sudore e le lacrime che nella musica trovano la sequenza delle note, che nella giornata trovano il riposo del loro andare...in un tormento, fuoco interno e consapevole di un rito mai finito...quello che a guardarsi dentro si fa peccato, il contenitore è strisciato e il contenuto rischia di essere sparito..
*E*



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domenica 25 gennaio 2009
ore 16:48
(categoria: "Vita Quotidiana")



aiuto....come è mai possibile dormire dalle 3 del mattino alle 4 del pomeriggio?
e quando ci si alza non è vero un cazzo che si sta meglio...
devo organizzarmi la domenica in un modo diverso...
*E*


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giovedì 1 gennaio 2009
ore 21:05
(categoria: "Vita Quotidiana")



io crepo ogni volta....che lo vedo, mi fa morire!

http://www.youtube.com/watch?v=wb0qSFxPla8

*E*


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venerdì 26 dicembre 2008
ore 18:42
(categoria: "Vita Quotidiana")



se sei solo, sei in vacanza e la tua giornata non è esattamente la migliore che pensavi di poter vivere, beh, allora c’è solo una cosa che non devi mai, per nessuna ragione al mondo fare:

aprire i vecchi album di fotografie...

cacchio...

avrei bisogno di un’intera scatola di fazzoletti!!!!!!!

*E*


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giovedì 25 dicembre 2008
ore 23:10
(categoria: "Vita Quotidiana")



...e fu così, che venne Natale...arrivò anche la neve, un pochino in ritardo ma arrivò...alla tele riproponevano Nemo e tutti i suoi colori del mare, che a lui quasi tornavano in mente le escursioni nel blu di Sharm El Sheik, e la notte con la sua musica dolce e finalmente potente si accompagnava ad uno sguardo rimasto impresso come la punta di uno spartito in braille...
lo sguardo che in due giorni continuava a sovrapporsi...
in reltà uno sguardo alla vita e uno sguardo della vita...in un attimo si sovrapponevano nella mente di lui che quasi li confondeva...non fosse altro che uno era d’uomo, l’altro era di passione...o di stupore, o di candore di fronte alla realtà che in quel momento la vita aveva riservato di fargli vivere...
abbracciato a se stesso si guardava dall’esterno e con modi misurati decideva che poteva anche per quest’anno pensare che Natale era passato e che tutto sommato lui c’era di nuovo soppravvissuto...anzi...questo natale si era anche arricchito.


...E poi...
eppoi succede così...all’improvviso,
quando finalmente intorno a te si è fatto silenzio
e quando finalmente sei nella tua casa e decidi che affronti il tuo natale.
Fatto di una persona speciale e unica
che
in un gesto ti circonda e cancella la tua voglia di fuggire dal tempo.
Questa persona sei tu,
che mi fai ammirare con sguardo sopreso e felice
gli attimi ed i pensieri che mi hai donato.
Buon Natale,
che non è più solo un modo di dire.
Ti voglio bene,
piccola creatura,
che hai attraversato il cielo
e mi hai accarezzato il cuore, con tocco lieve e preciso.
Grazie.

*E*


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lunedì 22 dicembre 2008
ore 00:59
(categoria: "Vita Quotidiana")



sono giorni strani questi...giorni che mai nella mia esperienza sono riuscito ad amare, quando per forza, non si sa quale, devi concretizzare un pensiero in un oggetto... non è per me...infatti come procuratore di regali faccio schifo...spero un domani sia mia moglie, come è mia mamma oggi, la persona che tiene nota di tutto e si organizza sull’argomento perché io da solo...non mi piace..
sono giorni strani, perché alterno esperienze e conoscenze ad attese e speranze...
sono incuriosito di aprire un regalo che chiameremo destino e sono curioso di sapere se la carta che l’avvolge sarà il giusto involucro ad un prezioso dono che si chiama felicità.. oppure se non sarà così chissà cosa sarà...
ci sono regali che al santo stefano non ti ricordi di averli avuti e alla befana li hai già buttati.
ci sono regali che a capodanno sono la sola cosa che vuoi portarti nell’anno nuovo e la sola ragione per iniziare stupendoti di te stesso...
io non lo so cosa sarà...ma come cantava dalla, l’anno che sta arrivando è già una novità...io mi sto preparando, è questa la verità...
ah...ps: mai come quest’anno i bilanci non necessitano di rating..
*E*


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domenica 7 dicembre 2008
ore 15:41
(categoria: "Vita Quotidiana")



e poi,,,e poi ci sono giorni così, in cui ti alzi con un messaggio dolce e preciso che come una carezza ti percorre lungo la schiena sapendo che potresti farci una cento mille volte l’amore e sapendo che il sole si è deciso nell’alzarsi a scaldare un mondo che sorride all’alba dei trentanni...
e allora procedi, musica giusta, colazione abbondante, nessun mal di testa che incombe, ma solo voglia di andare, calzare le scarpe giuste e partire, scegliere il percorso del cuore, quello della mente e quello dei piedi seguiranno,
scoprendo che una persona non è più quella che pensavi fosse, o che hai provato una cosa che oggi non è più la stessa, anzi, quasi forse è meglio che così non sia più...la vita lascia spazio a mille nuove vite..
le esigenze della testa e quelle del cuore, la razionalità di un natale che sta arrivando non avendo ancora comprato nemmeno un regalo, e sperando di essere io il regalo migliore, impacchettato con un fiocco in cima e una vaga sensazione di voler scoprire qualcosa che ancora non esiste, ma che solo percorrendo una strada si può costruire...
e allora andare...e come cantava lorenzo...

Viaggiare partire viaggiare viaggiare partire Viaggiare partire viaggiare partire partire viaggiare viaggiare partire partire viaggiare non fermarsi mai chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai viaggiare, vedere tutti gli angoli della terra rincorrere le estati farsi rincorrere dalla guerra che hai nel cuore correre più veloce del dolore come un jet supersonico precedere il tuo stesso rumore e fare in modo che non ti raggiunga mai viaggiare al volante di una macchina scassata che per ogni chilometro in più é un gloria al padre e fare una telefonata a tua madre, dire é tutto a posto ritorno per Natale ad ogni costo partire viaggiare agosto dopo agosto ...
allontanare ancora un po’ le responsabilità come in una crepa in una barca che prima o poi ti allagherà e sarà forse troppo tardi per rimediare partire viaggiare non dimenticare fotografare il mondo in movimento che si ripeterà ma chissà dove chissà quando partire e vivere cercando e ballando si ritmiche diverse e su diversi accenti ballare sopra i fusi orari e sopra i mutamenti di clima scalare la cima e poi scendere a valle una dieci cento mille miglia coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia mangiare le cucine dei paesi più lontani con le forchette con i bastoncini con le mani i paesi più lontani, ma lontani da che lontani da cosa lontani da dove con le radici nel tuo cuore e i rami nell’altrove partire col sole sempre in faccia ad ogni costo agosto dopo agosto...
Viaggiare sentirsi Marco Polo sentirsi molto solo qualche volta sopra un treno dentro uno scompartimento pieno di facce che non sai che non saprai confini di solitudini che non cadranno mai, che tu non rivedrai mai scambiare quattro chiacchiere in lingue che non sai comunicare con un semplice sorriso o con un gesto solo scoprirsi Marco Polo e non sentirsi solo tra gli umani stringere milioni di mani in ogni posto agosto dopo agosto... Viaggiare attraverso il suono, buono, il basso che é un tuono viaggiare attraverso la musica attraverso la cultura la scoperta della natura e di sé, viaggiare nei perché viaggiare in Internet o sopra un jet o in bicicletta o a piedi e muoversi rimanendo fermi sul posto agosto dopo agosto...

*E*


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sabato 29 novembre 2008
ore 19:44
(categoria: "Vita Quotidiana")


"..vola come una farfalla e pungi come un’ape"
"quanto tempo ho?", chiese.
"non lo so con esattezza, ma dovresti farcela.."
si guardò di sfuggita di lato, un’occhiata al polso che segnava un orario indefinito, poi decise che si sarebbe spicciato. Non sapeva quanto tempo aveva ma sapeva che se faceva in fretta avrebbe dovuto farcela. Guardava fermo il serpentone blu, con le persone che iniziavano ad affluire, decise di provarci.
In fondo la domanda era semplice, se esiste un orario e una tabella da seguire qualcuno avrebbe dovuto sapergli rispondere. Ma il tempo da qualche tempo a quel tempo era diventato un concetto indefinito; da quando aveva visto di sfuggita con lo sguardo l’orologio con lo stesso identico movimento fatto qualche ora prima, di qualche giorno precedente su quel ring...
gliel’aveva sempre detto il maestro, manca dieci...muovi il busto, sfuggi..dai non mollare, manca dieci...
lui se lo ripeteva, gli serviva per avere un’idea di tempistica, come l’odore acre del sudore il suo e quello suo dell’altro che gli arrivava misto all’odore di tensione. quello che suo mamma gli diceva non essere capace di lavare dopo che aveva fatto gli esami. esami che avrebbe dovuto rifare dall’inizio perché mancava dieci ma non era stato capace di piegare il busto abbastanza velocemente e aveva fatto esatamente quello che non doveva fare. Aveva offerto preciso il viso ad un gancio che poteva non essere troppo forte se non fosse stato che l’altro perdeva e c’aveva messo gli anni di frustazione, gli anni di allenamento, gli anni in cui era passato per un violento perché amava la boxe, gli anni di urli e sudate. No, non sarebbe stato un gancio troppo forte se in quel gancio non ci fosse stato tutto quello. Quando lo sentì arrivare addosso si rese conto d’aver sbagliato completamente il movimento, si era avvicinato lui invece che sfuggire, manca dieci, ma non ci sarebbe mai arrivato. Era come se un intero anno passato su e giù dal tappeto verde fosse finito sotto un treno alto un metro e sessanta di cinquanta kili e trenta bisonti e trecento bestemmie.
"Quanto tempo manca?"..."se ti spicci ce la dovresti fare", parlava della vita come di una corriera pronta a partire, sul lungo marcapiede della stazione che avrebbero sicuramente abbattuto dove una, due, mille vite si erano incrociate, non curanti di quanta vita avrebbero avuto davanti...
*E*


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