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MY NAME IS TANINO


Titolo originale: My Name is Tanino
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Anno: 2002
Durata: 100'
Regia :
Cast : Corrado Fortuna, rachel McAdams, Frank Crudele
Produzione :
Distribuzione : Medusa/Cecchi Gori
Sito Internet : http://www.mynameistanino.it


Trama : Tanino è un ragazzo ingenuo e un pò fobico, nato a Castelluzzo del Golfo, un paesino vicino a Trapani che a lui va piuttosto stretto. Perciò prima fugge a Roma all'univerità di Discipline dello Spettacol e poi a Boston, alla ricerca di una ragazza, Sally, arrabattandosi con il suo inglese da terza media...

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il mercoledì 4 giugno 2003 )

Il siciliano Tanino va negli Stati Uniti (a Seaport, Rhode Island) per inseguire Sally, una ragazza conosciuta al mare e di cui si è innamorato. Ma la Sicilia lo insegue, e Tanino compie un delirante viaggio fino a New York per sfuggire ad un assurdo matrimonio (e non con Sally). Si sentiva molto la mancanza di Paolo Virzì. Sono passati più di quattro anni da quando il suo ultimo “Baci e abbracci” è uscito, due dalle traversie che hanno allungato a dismisura la tormentata lavorazione di questo film, quasi uno dalla sua presentazione al Festival di Venezia (dove era più lungo di 10’ e dove si vociferava che non sarebbe mai uscito nelle sale per il crack di Cecchi Gori). Ne è valsa la pena: “My name is Tanino” è un originale road movie + romanzo di formazione, che ci mostra la fuga dalla quotidianità soffocante della provincia italiana, verso un’America inedita (vedere in che maniera è stato filmato il college per rendersi conto dell’intelligenza della regia), grigia, triste, dove qualche sogno si spezza. Ma non è un film triste, “My name is Tanino”: Virzì, da arguto erede della commedia all’italiana, non trova affatto patetico il suo protagonista, che gli serve per mostrarci un viaggio nella marginalità e nella “sporcizia” dell’Italia in America che sfugge dalla carineria o alla lagna per rifugiarsi in un umorismo acido ed eccessivo. Affermando quel che già sappiamo, e cioè che l’America di oggi non è più il paese dei sogni, ma mostrando anche quanto sia difficile non inseguirli questi sogni. Il tutto con uno sguardo sardonico e mai cinico, caldo e consapevole, amaro e disincantato. Ancora una volta va menzionata la bellissima fotografia di Arnaldo Catinari (che già ha ripreso, in questa stagione, “La felicità non costa niente” e “La leggenda di Al, John & Jack”), uno dei nostri migliori tecnici del settore.


VOTO : *** 1/2

 




 
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