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28 GIORNI DOPO


Titolo originale: 28 days later
Genere: Horror
Nazione: Gran Bretagna/Olanda/Usa
Anno: 2002
Durata: 112'
Regia :
Cast : Cillian Murphy, Naomie Harris, Christopher Eccleston, Megan Burns, Brendan Gleeson
Produzione : Andrew MacDonald
Distribuzione : 20th Century Fox
Sito Internet :


Trama : Un virus sfugge al controllo di un ente di ricerca britannico. Si tratta di un virus devastante e trasmittibile con una sola goccia di sangue, che trasporta gli infettati in uno stato di rabbia omicida. In 28 giorni il paese è sopraffatto e una manciata di sopravvissuti cerca di costruire un futuro, senza rendersi conto che il virus non è la loro unica minaccia...

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il domenica 15 giugno 2003 )

Nella Londra di oggi, Jim, dopo un coma di svariate settimane, si sveglia improvvisamente. Ma intorno a lui è tutto cambiato: niente medici in ospedale, niente gente per strada: solo la città deserta. La risposta sta in un’epidemia spaventosa di rabbia, che ha quasi annientato la popolazione del Regno Unito negli ultimi 28 giorni. “28 giorni dopo” arriva in Italia in un momento alquanto delicato, mentre la SARS ancora imperversa in Asia (in Inghilterra il film è uscito nel Novembre scorso), caricato di molte ansie del nostro tempo, di questo presente che ci sfugge di mano. Se nella trilogia sugli zombi fondata da George A. Romero (composta da “La notte dei morti viventi”, 1968, “Zombi”, 1978, e “Il giorno degli zombi”, 1985), vetta della storia del cinema (e non solo di genere), la “zombificazione” era la metafora politica di un malessere sociale diffuso, quello dell’omologazione strisciante, gli zombi (perché tali sono) di Danny Boyle sembrano più il prodotto di una società malata, appunto, di rabbia. Girato con uno stile forsennato, nervoso, violento ed efficace, lontano dallo sguardo patinato delle ultime opere del regista, “28 giorni dopo” non possiede la radicalità romeriana (quel finale, che delusione…), ma ne sembra quasi un compendio: il discorso sull’ottusità dei militari, per esempio, viene direttamente da “Il giorno degli zombi”. La sceneggiatura di Alex Garland (autore di “L’ultima spiaggia”, il romanzo da cui era tratto l’ultimo film di Boyle, “The beach”) e lo sguardo della cinepresa sono quanto di più lontano si possa immaginare dalla morale di Romero: ne sono riprova i caratteri ridotti all’osso, la spettacolarità delle scene violente, l’uso del sonoro fatto apposta per far saltare sulla poltrona. E la scissione in due parti (il gruppo di Jim prima e dopo l’incontro coi militari) non giova alla compattezza di un film che sembra, alla fine, troppo indeciso su quanto a fondo andare nella sua provocazione. Resta il fatto che la prima parte è ottima, soprattutto visivamente, con una grande capacità di far parlare luoghi e non luoghi (piazze, strade, rampe di scale di palazzi), asservendoli ad una tensione altissima, con scene molto belle come quelle della chiesa iniziale o quella del tunnel. Lascia l’amaro in bocca la mancanza di polso fermo per i personaggi, che ne avrebbe fatto un autentico gioiello.


VOTO : ***

 




 
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