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L'UOMO CHE NON C'ERA

Titolo
originale: The man who wasn't there
Genere:
Commedia
Nazione:
Usa
Anno:
2001
Durata:
116'
Regia
:
Cast
: Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini
Produzione
: Working Title Films
Distribuzione
: Medusa
Sito
Internet : http://www.themanwhowasntthere.com/
Trama
: Un marito tradito è l\'anonimo ricattatore dell\'amante di sua moglie.
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nel Forum: SEZIONE
CINEMA
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Recensione a cura di
JohnTrent
(
inserita il
lunedì 23 settembre 2002
)
Chi
si lamenta dell'idiozia dei film che ci sono in giro può
tranquillamente andare a vedere l'ultimo, grandissimo film dei
fratelli Coen, uno stupendo omaggio al noir degli anni '40,
meno Chandler e più James Cain. Immersa nella fotografia
in bianco e nero di Roger Deakins c'è una trama che rimanda
immediatamente a Cain (come già faceva il film d'esordio
dei Coen, "Blood Simple", 1984): l'aiuto barbiere
Ed Crane ricatta l'amante della moglie al fine di procurarsi
i soldi per gettarsi in un affare propostogli da un ambiguo
ometto.
A partire da questo spunto iniziale, i Coen (Joel alla regia,
Ethan alla produzione, insieme, come sempre, firmano il montaggio,
con lo pseudonimo di Roderick Jaynes, e la sceneggiatura) sviluppano
una trama che si avviluppa come un inesorabile cappio intorno
al collo di un gigantesco Billy Bob Thornton che, sigaretta
pendente tra le labbra, sguardo assente, laconicità cronica,
è un personaggio da noir veramente memorabile nel suo
essere attonito di fronte ad avvenimenti (e più in generale,
ad un mondo) che non capisce e che finiscono per non comprenderlo
spazialmente, come indica il bellissimo titolo originale, "The
man who wasn't there". E il risultato finale, di una raffinatezza,
bellezza visiva e ironia che molti film d'oggi si sognano, è
una specie di contraltare se possibile ancor più amaro
de "Il Grande Lebowski": se li al beneamato Drugo
si rifugiava nella droga e in un nichilismo assoluto, a Ed Crane
non resta nulla con cui combattere la propria solitudine, per
fronteggiare l'insensatezza di una realtà che sfugge
a qualsiasi controllo umano.
L'unico suo sollievo è sentir suonare una pianista adolescente,
figlia di un avvocato alcolizzato: ma Crane, man mano che la
storia avanza, finisce per trascinare nel suo baratro anche
alcuni personaggi collaterali, innanzitutto sua moglie. E in
un finale stilizzato e secco riesce a muovere il cuore dello
spettatore, che finisce per parteggiare per questo personaggio
banalmente malvagio.
Lo stile dei fratelli Coen è imprescindibile dai contenuti:
impossibile non individuare il loro tocco nella voce fuori campo
di Crane, in alcuni personaggi di contorno come il costosissimo
avvocato di successo interpretato da Tony Shaloub (cinico e
senz'anima, perché ingranaggio dello stesso sistema sociale
che si contrappone al protagonista). E che questo stile rigorosissimo
non sia fine a se stesso, nel suo continuo gioco, intellettualmente
raffinatissimo, di rimandi e citazioni, lo dimostra l'estrema
coerenza con cui questi due autori espongono, film dopo film,
una visione del mondo disincantata e amarissima dove l'uomo
non può che accettare il destino che indirettamente si
è procacciato.
Il premio per la regia a Cannes (vinto ex aequo con "Mulholland
Drive" di Lynch) non poteva andare a miglior film.
VOTO
: *****
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