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OASIS

Titolo
originale: Oasis
Genere:
Drammatico e romantico
Nazione:
Korea del Sud
Anno:
2002
Durata:
132'
Regia
:
Cast
: Sol Kiung-ku, Moon So-ri
Produzione
: East Film Company
Distribuzione
: Revolver
Sito
Internet :
Trama
: Uscito di prigione, Jong-du trova un lavoro come magazziniere in una fabbrica ma non riesce affatto ad integrarsi. Divorato dal rimorso, decide di far visita alla casa della vittima dell'incidente che ha causato. Lì conosce la sorella del morto, Gong-ju, affetta da paralisi. Nonostante il suo aspetto, Jong-du la trova attraente e in un impeto di desiderio finisce per violentarla...
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nel Forum: SEZIONE
CINEMA
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Recensione a cura di
JohnTrent
(
inserita il
venerdì 4 luglio 2003
)
E’ uscito ufficialmente ad Aprile questo capolavoro, ammiratissimo al Festival di Venezia 2002 (dove ha vinto due premi: il Mastroianni all’attrice Sol Kyung-gu e il Premio per la Regia), che a Padova purtroppo non è stato mai programmato, e che ora troverà la sua rivincita in qualche arena estiva.
La storia è importante fino ad un certo punto: un delinquentello forse un po’ ritardato familiarizza con una disabile fino ad innamorarsene. E’ tutto qui. Ma ciò che è straordinario, in “Oasis” è la limpidezza di sguardo di Lee (che nel 2000 divenne, esordiente, famosissimo al Festival di Cannes con “Peppermint candy”), che porta a tuffarsi in questa semplice storia riscoprendo il gusto per i personaggi, mostrandoci la loro atipica storia d’amore con una mancanza di giudizi morali tonificante per la mente, e lo sguardo, dello spettatore. Perché attorno ai due protagonisti c’è un mondo tutto da scoprire, che ci viene mostrato con un equilibrio e una distanza tali da permetterci di apprezzarne la tragicomica umanità, consentendoci di accedere ad un mondo lontano, eppure così vicino, in quel modo in cui solo la forma più alta di cinema riesce a fare.
“Oasis” é un film cristallino e magico, fatto di una sostanza pura, che riesce a commuovere ed a stupire facendoci scavare appena un pochino sotto il mondo che tutti vediamo; e che ci permette, fra l’altro, anche di apprezzare un modo di raccontare diverso, formalmente ed espressivamente ineccepibile, come quello che viene dall’estremo Oriente.
VOTO
: **** 1/2
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