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LOONEY TUNES BACK IN ACTION

Titolo
originale: Looney Tunes back in action
Genere:
Animazione
Nazione:
Usa
Anno:
2003
Durata:
90'
Regia
:
Cast
: Brendan Fraser, Jenna Elfman, Timothy Dalton, Heather Locklear, Steve Martin, Joan Cusack.
Produzione
: Allison Abbate, Chris De Faria, Christopher DeFaria, Larry Doyle, Bernie Goldmann, Joel Simon, Paula Weinstein
Distribuzione
: Warner Bros
Sito
Internet : http://looneytunes.warnerbros.it/bia/index_flash.html
Uscita
al cinema: 19/12/2003
Trama
:
Discutine
nel Forum: SEZIONE
CINEMA
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Recensione a cura di
JohnTrent
(
inserita il
martedì 16 dicembre 2003
)
All’ultimo Festival di Torino la co-direttrice Giulia D’Agnolo Vallan presentava Joe Dante come “Un regista che gira appassionatamente, come se fosse un bambino”. E in questo risiede il segreto di questo grande cineasta americano, che continua a girare film con un’innocenza di spirito che lo rende a suo modo unico in mezzo al cinismo dell’industria di Hollywood: e questo è il motivo per cui negli ultimi 10 anni vi ha potuto girare solo 3 film, tra cui il suo capolavoro, “Matineé”.
Forse il suo cinema è persino fuori dal nostro tempo, nella sua vaga nostalgia: ne è la riprova che, nonostante il battage pubblicitario, questo “Looney Tunes” in USA è stato un fiasco. Immeritato, ovviamente: la tramina esile esile (Duffy Duck viene licenziato dalla Warner Bros., e Bugs Bunny, con l’aiuto di quel simpatico carciofo di Brendan Fraser, vengono mandati a cercarlo dai produttori che si accorgono di essersi sbagliati) serve a Dante per una girandola di situazioni da cartoon che omaggiano i personaggi di Chuck Jones, scomparso prima di poter dare il suo contributo al film, rispettandone lo spirito cattivello.
Non solo: trattandosi di Dante, come è auspicabile, ci ritroviamo le sue piccole ossessioni (le citazioni dalla fantascienza degli anni ’50: da “Cittadino dello spazio” a “L’invasione degli ultracorpi”, con le risate che grondano in sala quando Kevin McCarthy entra in bianco e nero con un bacellone verde in mano), i suoi attori feticcio (Dick Miller, Roger Corman in un cammeo), un buon ritmo, un umorismo surreale personale e un’allegria contagiosa. Senza contare la convinzione del messaggio contro la stupidità dell’avidità, incarnata perfettamente da Steve Martin, che, calzoncini corti e taglio di capelli punitivo, ha come unico scopo nella vita trasformare l’umanità in scimmie che acquistino. Il risultato è caotico, sovraccarico, divertente, ed intelligente, un film per famiglie che non insulta l’intelligenza di nessuno.
Un miscuglio di cultura pop scaltro, lesto e affettuoso, a rischio di sottovalutazione preventiva.
Lo sceneggiatore Larry Doyle, anche tra i produttori, si è fatto le ossa con “I Simpson” e “Daria”.
VOTO
: ***½
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