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LOST IN TRANSLATION - L'AMORE TRADOTTO

Titolo
originale: Lost in translation
Genere:
Drammatico e romantico
Nazione:
Usa
Anno:
2003
Durata:
105'
Regia
:
Cast
: Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris
Produzione
: Sofia Coppola, Ross Katz
Distribuzione
: Mikado
Sito
Internet : http://www.mikado.it/lostintranslation
Uscita
al cinema: 11/28/2003
Trama
: I destini di due americani, un attore televisivo ormai sulla china discendente, che sta lavorando ad una pubblicità, e la giovane moglie di un fotografo,si incrociano a Tokio, dove sono entrambi per lavoro. Finiranno per passare insieme una bizzarra settimana, durante la quale si aiuteranno reciprocamente a ritrovare se stessi e a gustare lo spaesamento in una terra così diversa dalla loro.
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nel Forum: SEZIONE
CINEMA
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Recensione a cura di
JohnTrent
(
inserita il
martedì 16 dicembre 2003
)
Il primo film di Sofia Coppola era un dramma sospeso nel tempo di grande effetto, “Il giardino delle vergini suicide”. A distanza di 4 anni, la figlia del maestro Francis Ford è tornata con una commedia in cui due americani, un attore strapagato e disilluso e una neosposina, si incontrano nella Tokio del Terzo Millennio, fanno amicizia, forse si amano.
La Coppola, anche sceneggiatrice, divide nettamente in due parti il suo film: se nella prima prevalgono i toni della commedia, nella seconda “Lost in translation” si immalinconisce in maniera coerente, mostrando lo spaesamento e l’amarezza di chi è fuori del mondo già di suo, e lo è ancora di più perché si trova in un luogo straniero. La scrittura evita sbrodolature e dialoghi banali, nonché quella dialettica dei sentimenti banale e trita che troppo spesso vediamo riproposta senza alcuna originalità. Tokio è ripresa con un talento particolare nel tirarle fuori un suo lato caoticamente cartolinesco che ben s’appaia con lo straniamento recitativo a cui gli attori danno corpo. Perché, nonostante la regia conosca bene sia i tempi della commedia che quelli del dramma intimista, riuscendo a fonderli con una grazia inusitata (e negli ultimi tempi davvero rara in un film americano) in un insieme delicato e caratterizzato da un encomiabile pudore dei sentimenti, non si sarebbe ottenuto lo stesso risultato senza due attori principali così affiatati: se Scarlett Johansson (nemmeno 20 anni,a ma già molto promettente) ha le physique du rol, Bill Murray (un attore da sempre sottovalutatissimo) si produce in una performance straordinaria per fisicità, improvvisazione e sottrazione. La scena in cui gira la pubblicità ed è costretto più volte a ripetere la stessa scena, per fare un esempio, è contemporaneamente divertente e amarissima, e dona allo spettatore il ritratto toccante di un uomo che è arrivato al proprio personale capolinea. E che forse sta solo aspettando l’occasione per ricominciare.
Un film aggraziato che si contrappone alla volgarità odierna, che è possibile leggere come una commedia sullo schiacciamento interiore prodotto dalla globalizzazione. In USA è stato un inaspettato successo (30 milioni di dollari incassati a fronte di un costo di 4), ed in Europa meriterebbe altrettanto, anche perché esce a Natale confrontandosi con film di grana ben più grossa.
VOTO
: ****
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