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LA PASSIONE DI CRISTO

Titolo
originale: The passion of the Christ
Genere:
Storico
Nazione:
Usa/Italia
Anno:
2003
Durata:
130'
Regia
:
Cast
: James Caviezel, Maia Morgenstern, Monica Bellucci, Ivano Marescotti, Rosalinda Celentano, Claudia Gerini, Sergio Rubini
Produzione
: Bruce Davey, Mel Gibson, Stephen McEveety
Distribuzione
: Eagle Pictures
Sito
Internet : http://www.thepassionofthechrist.com/splash.htm
Uscita
al cinema: 4/7/2004
Trama
: Il film rivive le ultime 12 ore compresa la crocifissione di Gesù Cristo.
Discutine
nel Forum: SEZIONE
CINEMA
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Recensione a cura di
JohnTrent
(
inserita il
mercoledì 14 aprile 2004
)
Sgombriamo il campo da inutili discussioni: quello di Mel Gibson è parso subito un film che divide nettamente, che piace molto o non piace per niente. Tutto il vespaio mediatico che ci si è scatenato dietro (scatenato o meno dallo stesso regista/produttore, non ha molta importanza) è, deve essere, del tutto ininfluente rispetto al giudizio su un’opera cinematografica.
Ma com’è questa “Passione” del ventunesimo secolo? Questo evento, tra i primi ad essere preso come soggetto cinematografico sin dalla fine dell’Ottocento (con attori che diventavano addirittura specializzati nel ruolo di Cristo, come Lionel Salem, poi apparso ancora sardonicamente in quelle vesti in “L’age d’or” di Bunuel), negli ultimi anni è scivolato un po’ nel dimenticatoio. Il cattolico Gibson si riallaccia, per la sua rappresentazione, all’iconografia medioevale, alla raffigurazione gotica della Passione, che mirava a scuotere il fedele a partire dal crudo eccesso.
E crudo ed eccessivo è infatti questo film, che per 126 minuti sottopone lo spettatore ad una prova interiore non indifferente, con alcune delle più efferate scene di tortura mai viste su pellicola, compreso lo straziamento del cadavere di Gesù (un Jim Caviezel impressionante per adesione fisica alla martoriazione: anche se in alcune scene è sostituito da un robot animatronico).
Assurdo cercare pretese di realismo o di filologia in una rappresentazione della Passione, a maggior ragione in questa (anche se sulla canonica raffigurazione del Cristo bello, biondo e pudicamente e coreograficamente sofferente vista in molti film ci sarebbe più da ridire), dal momento che Gibson vuole dare la propria rappresentazione dell’evento, usando quindi una chiave esclusivamente personale. Il suo accento è posto sulla condizione apocalittica di queste ultime ore di vita: e difatti, ciò che l’attore americano mette in scena è la propria personale visione della catastrofe dell’umanità, che coinvolge il mondo intero, senza alcuna distinzione. Un’umanità il cui peccato viene lavato in quella lunga, dolorosissima dissolvenza in nero che precede la scena della resurrezione, come se il mondo in quei tre giorni fosse piombato in un’irrimediabile oscurità.
I mezzi impiegati in questa “Passione di Cristo” sono molti (il budget utilizzato si aggira sui 30 milioni di dollari, pochi, fra l’altro, per la media della grande industria), e spesso efficaci. Magari alcuni attori non sono al meglio (ma tra i migliori c’è la rumena Maia Morgenstern nella parte di Maria e il grande Toni Bertorelli), e magari alcune scelte espressive possono non essere condivisibili (molte antipatie si è attirata la figura di Satana, incarnata da Rosalinda Celentano). Ma quello che c’è sullo schermo è un intero superiore alla somma delle parti, dal forte impatto emotivo (ne sono prova anche le reazioni d’odio verso la pellicola, che come si diceva all’inizio non lascia indifferenti) anche per chi non è credente, un film che merita rispetto, e il cui enorme, travolgente ed imprevedibile successo, visti i canoni rappresentativi adottati, dovrebbe far riflettere sulla natura dei tempi in cui viviamo.
VOTO
: ****
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