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LE BICICLETTE DI PECHINO


Titolo originale: Shiqi sui de dan che
Genere: Drammatico e romantico
Nazione: Cina/Taiwan/Francia
Anno: 2001
Durata: 103'
Regia :
Cast : Lin Cui, Xun Zhou, Yuanyuan Gao, Shuang Li, Yiwei Zhao.
Produzione : Arc Light Films, Asiatic Films, Beijing Film Studio, Eastern Television, Public Television Service Foundation, Pyramide Productions.
Distribuzione : Teodora
Sito Internet : http://www.pyramidefilms.com/beijingbicycle/


Trama : Guo Liang lavora come fattorino, per lavorare gli occorre la bici, ma quando questa gli viene rubata, perde il lavoro. La stessa bici viene acquistata al mercato delle pulci da Li Bin. Tra i due nasce una disputa su chi deve tenere la bicicletta.

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il lunedì 23 settembre 2002 )

Nella moderna Pechino, un ragazzo venuto dalla campagna si conquista una bicicletta col suo lavoro di corriere espresso. Quando gliela rubano, rischia di essere licenziato. Forse l'ha rubata un liceale stanco delle tante promesse del padre, ma una cosa è sicura: riavrà il suo lavoro solo ritrovandola. Vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino, "Le biciclette di Pechino" è uno sguardo insolito sulla Cina di oggi (tanto insolito da meritarsi l'ostracismo del suo paese e da aver costretto il regista a cercare finanziamenti stranieri), dove il benessere ha cominciato a diffondersi nelle grandi città. Il film di Wang è una prosecuzione ideale di "Non uno di meno" di Zhang Yimou, che mostrava l'enorme, abissale, e per certi versi criminale divario tra l'estrema povertà delle campagne e la lussureggiante città. E guardandolo viene anche in mente "Keep Cool", sempre di Zhang, sempre ostracizzato dal governo cinese per lo sguardo acido e divertito sulla vita metropolitana. Nella pellicola, simbolo del benessere come obbiettivo da raggiungere (e poi conquistato) è, appunto, la bicicletta, senza cui non è possibile lavorare (nel caso del corriere Cui Lin), senza la quale non ci si sente in grado di far parte di un gruppo sociale (nel caso di Li Bin). E che diventa l'unico motivo di vita, tanto importante che ci si può far pestare a sangue (a Cui Lin succede per ben tre volte, a Li Bin una) per rivendicarne il possesso. La bicicletta è anche l'unico segno della modernità per i due protagonisti, che per i primi tre quarti di film si scontrano aspramente per impossessarsene, arrivando, nella scena più bella del film, a comprendersi di fronte al loro comune bisogno e a diventare amici. E' un film davvero bello quello di Wang, che da un lato fa tesoro delle modalità espressive della generazione precedente di cineasti orientali (Zhang Yimou, appunto, in testa), ma dall'altro cerca nuove strade, con un utilizzo intelligente della macchina a mano, che si introduce nei vicoli di Pechino spiandone, quasi di nascosto, la vita, e tenendola ai margini della storia principale. Alcuni critici hanno trovato questo gusto compositivo estetizzante, ma questo tipo di cinema, fatto di silenzi espressivi, di volti sofferenti (straordinari i due protagonisti, entrambi esordienti), di campi lunghi mozzafiato (bellissimo quello del secondo pestaggio di Cui) non è affatto fine a se stesso.


VOTO : ****

 




 
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