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A BEAUTIFUL MIND


Titolo originale: A beautiful mind
Genere: Drammatico e romantico
Nazione: Usa
Anno: 2001
Durata: 134'
Regia :
Cast : Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ed Harris
Produzione : Brian Grazer, Ron Howard
Distribuzione : UIP
Sito Internet : http://www.abeautifulmind.com/


Trama : Ispirato alla vita del matematico John Forbes Nash Jr. vincitore, nel 1990, del premio Nobel per l\'economia.

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il lunedì 23 settembre 2002 )

Ingredienti per un film da Oscar: un attore che contro il proprio cliché fa lo schizzato, una storiella edificante, una sceneggiatura, magari tratta da una storia vera, con qualche battuta che aspira ad essere memorabile. Aggiungere a piacere: una colonna sonora ruffiana e un lieto fine sotto cui si nasconde l’avverarsi del sogno americano del self-made man, anche se l’uomo in questione è un sociopatico schizofrenico che scrive formule matematiche che nessuno ha la pazienza di leggere sulle finestre di una biblioteca. Cosa si può avere contro un film del genere? Ecco la trama del film: John Nash è un matematico a suo modo geniale, con pochi amici ma molte idee (formulerà la rivoluzionaria Teoria dei Giochi, che nel 1994 gli farà vincere il Premio Nobel). Dopo un’ora un colpo di scena ci svela la malattia del protagonista. E qui arrivano i problemi: Ron Howard avrebbe la possibilità di dare una svolta al suo film, facendo dimenticare i semplicismi psicologici (i personaggi sono tagliati con l’accetta: non ce n’è uno, a parte il protagonista, che non sia un blocco di granito). Invece di dare un colpo di spugna, il regista scivola dapprima nel cliché dei film sulle malattie mentali, con svolte narrative affidate solo a scene madri, quindi nel patetico, con una mezz’ora finale micidiale e senza una ragion d’essere. C’è da dire che, se fosse durato un’oretta di meno, “A beautiful mind” sarebbe stato un curioso, anche se imperfetto, film sulla diversità: così com’è, si tratta soprattutto di un’occasione mancata, priva di spessore drammatico, che riesce a buttar via Russel Crowe in un ruolo che nella seconda metà diventa la triste maniera di se stesso. Mette parecchia rabbia vedere che un filmino modestissimo, completamente “già visto” abbia conquistato 4 Golden Globes (per non parlare delle otto scandalose nomination all’Oscar): se quello per il “miglior film” è un regalo, quello per la “miglior sceneggiatura” è uno schiaffo vergognoso a concorrenti che si chiamano “Il signore degli anelli”, “L’uomo che non c’era” e “Mulholland drive”. Il nome del vero colpevole? Akiva Goldsman: con alle spalle uno dei più brutti film del decennio passato (“Barman & Robin”) e autentici bidoni che fanno a gara per raggiungere il peggio (come “Amori e incantesimi” e “Lost in space”), si candida a diventare una vera e propria garanzia. Sorprendentemente, Ron Howard, che come regista non è mai stato granché (non male i suoi “Ransom” e “Cronisti d’assalto”, ma il resto della sua filmografia non annovera nulla di entusiasmante) rappezza qui e là, anche se con una messa in scena banalmente effettata, le carenze dello script: ma quando si arriva alla scena finale da latte alle ginocchia si rimpiange di non aver impiegato meglio il proprio tempo. Magari guardando “Will Hunting-Genio Ribelle”, che pur con qualche difetto, raccontava una storia simile senza sbavature patetiche. La bella fotografia è di Roger Deakins, candidato all’Oscar per “L’uomo che non c’era”.


VOTO : **

 




 
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