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BLACK HAWK DOWN

Titolo
originale: Black Hawk Down
Genere:
Bellico
Nazione:
Anno:
2001
Durata:
Regia
:
Cast
: Josh Hartnett, Tom Sizemore, Ewan McGregor, Sam Shepard, Jason Isaacs
Produzione
: Jerry Bruckheimer, Ridley Scott
Distribuzione
: Columbia Tristar
Sito
Internet : http://www.spe.sony.com/movies/blackhawkdown/
Trama
: Mogadisho 1993. 100 tra i migliori soldati americani vengono spediti in Somalia per catturare due tenenti che si trovano nel bel mezzo di una disperata battaglia contro una potente armata somala.
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nel Forum: SEZIONE
CINEMA
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Recensione a cura di
JohnTrent
(
inserita il
lunedì 23 settembre 2002
)
3 Ottobre 1993: una squadra di Rangers ha la missione di catturare un gruppo di luogotenenti del sanguinario generale Aidid. L’incursione prevede una rapida azione nel centro di Mogadiscio che dovrebbe richiedere quindici minuti: invece la battaglia si prolunga per diciotto estenuanti ore, col risultato di un’immane carneficina.
Scott trova finalmente una sceneggiatura nelle sue corde. Lontano da psicologie che non gli sono congegnali o da film con messaggi vari (negli ultimi dieci anni il regista ha firmato i suoi film peggiori, dall’ignobile “L’albatross”, al pubblicitario “Soldato Jane”, al decorativo “1492 la conquista del Paradiso”), “Black Hawk Down” gli offre finalmente la possibilità di scatenare il suo genio visionario. John Carpenter sostiene che nella Hollywood d’oggi non contano l’inizio e la fine di un film, ma solo ciò che c’è nel mezzo: bene, nella pellicola di Scott in mezzo ci sono due ore tra le più mozzafiato viste di recente in un film di guerra. Quello dei film di guerra è oggi una specie di “revival”: nel 1998 i 500 milioni di dollari incassati nel mondo da “Salvate il soldato Ryan” hanno riportato in auge questo genere, anche se i tempi di lavorazione piuttosto lunghi di questo tipo di film ci hanno consegnato i primi war movie solo negli ultimi mesi. Questo “Black Hawk Down” è, finora, il migliore: le quasi due ore della battaglia nel mezzo di Mogadiscio sono uno dei pezzi di cinema più potenti e mirabili visti di recente, in cui Scott scatena la sua fantasia visionaria in una ricchezza visiva che lascia esterrefatti. Sarebbe ingiusto citare solo l’ideologia tagliata con l’accetta: meglio considerare i personaggi solo un mero espediente narrativo per descrivere il caos immane della guerra. Caos che Scott ricostruisce con un uso della macchina a mano che toglie il fiato, per come si insinua nei vicoli di Mogadiscio, per come rende palpabile la fatica, il sudore, il sangue di una guerra lampo che non lascia scampo a nessuna delle due parti. Si può facilmente obbiettare che appena l’azione si ferma per un attimo avvertiamo l’incapacità del regista a gestire la situazione: in questi momenti affiorano infatti dialoghi affettati e un po’ forzati che sembrano inventati solo per reggere la parte moralistica della storia.
Ma il film, all’uscita dalla sala, lascia qualcosa; sarà perché deve qualcosa alla visione che un grande cineasta, di nome Samuel Fuller, aveva della guerra: questa è vista infatti soprattutto come un fenomeno di corpi che stanno male, che soffrono, e su cui vengono appiccicati degli ideali. Senza voler considerare il film più di quel che è (grande intrattenimento ed un buon pezzo di cinema), “Black Hawk Down” ci ricorda di questi corpi e arriva a scavare (letteralmente) dentro di essi.
VOTO
: *** 1/2
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