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ALI


Titolo originale: Ali
Genere: Azione e avventura
Nazione: Usa
Anno: 2001
Durata:
Regia :
Cast : Will Smith, Jamie Foxx, Jon Voight, Mario Van Peebles, Ron Silver, Jeffrey Wright, Mykelti Williamson
Produzione : Paul Ardaji, A. Kitman Ho, James Lassiter, Michael Mann, Jon Peters
Distribuzione : Cecchi Gori
Sito Internet : www.spe.sony.com/movies/ali


Trama : Basato sulla storia del campione peso massimo Cassius Clay diventato poi Muammad Ali.

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il lunedì 23 settembre 2002 )

Un mito vivente: Mohammed Alì si potrebbe considerare questo. Michael Mann, uno dei più grandi cineasti americani di oggi, ne riproduce tutta la statura mitica in un film grandioso, come si addice a questo autore fino a qualche anno fa pressoché ignorato dalla critica (almeno fino ai tempi di “Heat-la sfida” e “Insider”). Meglio sgombrare però il campo da equivoci: questo non è un biopic (film che racconta la vita di qualcuno), come la maggior parte dei media ha erroneamente affermato. Il film prende infatti una porzione ben precisa della vita del campione di boxe (dal 1964, anno della vittoria su Sonny Liston con la prima conquista del titolo di campione del mondo dei pesi massimi, fino al 1974, con la riconquista del titolo con la sconfitta di George Foreman), ne lascia fuori il passato e il futuro (eccettuato qualche brevissimo flashback, compresso nei 10’ iniziali) per concentrarsi proprio, come si diceva sopra, con la statura del suo mito. L’Alì di Mann è un personaggio a tutto tondo, interpretato con impressionante adesione da un Will Smith che meriterebbe davvero quell’Oscar a cui è candidato; il pugile è assunto come emblema, motore di un universo palpitante di vita, quello dell’America che sta cambiando, della lotta per i diritti civili da parte degli afroamericani (Malcolm X, qui interpretato da Mario Van Peebles, fu grande amico di Alì), della guerra del Vietnam (Alì rifiuta di arruolarsi compromettendo la sua carriera e rischiando di finire in prigione). La visione che il film offre su questa parte di storia è davvero epica ed appassionante, e il protagonista cavalca questi anni con la consapevolezza di un eroe western (“Io non ho paura di essere quello che voglio essere, e non devo essere ciò che gli altri vogliono che io sia” ribatte a chi lo vuole convincere a partire per il Vietnam) solo di fronte al suo destino. Ma non si tratta di un eroe monolitico: di lui Mann ci tiene a mostrare tutte le sfaccettature, dalla debolezza nei confronti delle donne fino al contrasto con la religione islamica a cui si è convertito da giovane. Finora si è parlato poco della boxe: e qui viene la parte migliore, perché le scene degli incontri, sostanzialmente tre, sono girate con una foga e una perfezione tecnica (grazie anche a dei controcampi di una potenza inaudita) che le rendono più “fisiche” di qualsiasi cosa vista di recente sullo schermo. Grandissimi tutti gli attori, grazie anche ad una sceneggiatura a quattro mani (di Stephen J. Revele, Chris Wilkinson, Eric Roth, già dietro a “Insider” e premio Oscar per “Forrest Gump”, e Mann stesso) e ad una regia che riesce a descrivere un personaggio anche con una sola battuta o una sola scena (come capita al laconico Angelo, interpretato da un’irriconoscibile Ron Silver). Vale la pena di tuffarsi in questo film in cui si riscopre il gusto del racconto cinematografico.


VOTO : **** 1/2

 




 
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