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GOSFORD PARK


Titolo originale: Gosford Park
Genere: Commedia
Nazione: Gran Bretagna/Usa/Germania
Anno: 2001
Durata: 137'
Regia :
Cast : Jeremy Northan, Emily Watson, Kristin Scott Thomas, Maggie Smith, Stephen Fry, Ryan Phillippe, Helen Mirren
Produzione : Capitol Films, Chicagofilms, Film Council, Medusa Produzione, Sandcastle 5 Productions, USA Films
Distribuzione : Medusa
Sito Internet : http://www.medusa.it/gosfordpark


Trama : Ispirato a "La Regle du Jeu" di Jean Renoir, un giallo a enigma ambientato negli anni trenta in un lussuoso maniero inglese popolato da nobili, parvenue, attori hollywoodiani e affascinanti dame. Le differenze di classe e un misterioso omicidio raccontati dal punto di vista di una colorita servitù.

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il lunedì 23 settembre 2002 )

Se esiste un autore di cinema capace di maneggiare storie corali, quello é senza alcun dubbio Robert Altman. Nella sua lunga carriera Altman ha diretto alcuni film affresco bellissimi: “Nashville” e “America oggi”, “La fortuna di Cookie” e “I protagonisti”, “Un matrimonio”. Proprio a quest’ultimo somiglia “Gosford Park”, la sua ultima pellicola, osannata dalla critica e amata persino dal pubblico che negli ultimi anni ha snobbato questo grande autore; gli somiglia nel rispetto dell’unità di luogo (una grande tenuta della campagna inglese) e di tempo (circa tre giorni), ma anche nell’impietosa descrizione dei personaggi, ben 36, quasi tutti descritti con una ferocia in cui si ritrova facilmente l’asprezza del regista. Che, a 77 anni suonati, possiede una lucidità di sguardo invidiabile, mescolando le diverse storie con perizia e agilità narrativa; l’intreccio principale, una battuta di caccia a casa di un burbero aristocratico inglese da cui dipende tutta una serie di personaggi minori, si concatena ad un altro, apparentemente secondario, che vede per protagonista la sterminata servitù del luogo. Il film di Altman si fa apprezzare per l’acuto approccio sociologico, la direzione degli attori, la capacità di parlare di una classe sociale e di un epoca con pochi cenni (i venti minuti iniziali ci presentano tutti i personaggi con pochissimi accenni, dei movimenti di macchina che sono quasi degli accennati tick nervosi, dialoghi brevi, spezzettati e logorroici). Si intravede, al di là degli eventi narrati, un progetto di cinema forte e saldo, che Altman porta avanti da anni con coerenza, e non si fa fatica a rintracciare il suo tocco d’autore in una descrizione d’ambiente che non puzza di vecchio, come in molti film d’epoca laccati e stucchevoli, ma sa parlare anche del presente, con impagabili unghiate ironiche. Ciononostante, va detto che “Gosford park” non possiede quel che di memorabile che lo equiparerebbe ad opere altmaniane di più ampio respiro. Questo è il suo limite maggiore, anche se uno spettacolo come quello offerto dai suoi numerosi personaggi merita di essere visto e goduto fino in fondo.


VOTO : *** 1/2

 




 
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