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WINDTALKERS

Titolo
originale: Windtalkers
Genere:
Bellico
Nazione:
Usa
Anno:
2002
Durata:
Regia
:
Cast
: Nicolas Cage, Christian Slater, Peter Stormare, Noah Emmerich.
Produzione
: Lion Rock, Metro-Goldwyn-Mayer.
Distribuzione
: 01 Distribution
Sito
Internet : http://www.windtalkers.it/
Trama
: Saipan 1942 seconda guerra mondiale. Il sergente Joe Enders viene incaricato di proteggere a tutti i costi il codice segreto conosciuto dal soldato navajo Ben Yahzee...
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nel Forum: SEZIONE
CINEMA
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Recensione a cura di
JohnTrent
(
inserita il
lunedì 23 settembre 2002
)
Dopo mesi di rinvii (doveva uscire originariamente ad Ottobre in USA, a Novembre in Italia), il nuovo, attesissimo film del maggiore cineasta hongkonghese di tutti i tempi (almeno, per quel che di hongkonghese si è visto in Occidente: ma a ben guardare il titolo glielo dovrebbe contendere un altro grande, Tsui Hark) arriva anche in Italia. Nei primi weekend di programmazione, il film ha dato molte preoccupazioni alla MGM che l’ha prodotto: in madrepatria, in tre settimane, ha incassato circa 33 milioni di dollari (a fronte di un costo di 100). Purtroppo c’è da dire che é difficile dispiacersi di questo flop al botteghino guardando l’ultimo lavoro di Woo. E si potrebbe addirittura pensare che, più che alle ragioni di opportunità (la preoccupazione della major era di non far uscire la pellicola a ridosso dell’11 Settembre: ma perché poi?), il ritardo del film sia imputabile ad un nuovo montaggio per renderlo più commerciabile.
Cosa c’è che non va in questa pellicola di guerra (“Black Hawk Down” di Scott rimane il migliore della stagione nel filone)? Sintetizzando in maniera estrema, si potrebbe definire un “Salvate il soldato navajo”, triste per come utilizza male gli attori (gli unici a proprio agio sono Stormare e Ruffalo), irritante per come spaccia per pacifismo una retorica patriottica degna di un depliant dell’esercito. Ma ci si potrebbe soffermare a lungo sulla mancanza di nerbo di un film che non riesce mai a dire nulla di originale, a sfruttare il tema dell’orrore della guerra visto nella sua incomunicabilità (e di questo i code talkers, come vengono chiamati i soldati navajo del film, sarebbero una perfetta metafora), e nemmeno a sfruttare a dovere un tema che a Woo probabilmente interessava moltissimo, quello dell’amicizia tradita (alla base del suo capolavoro “Bullet in the head”): ma tutto il film è dominato da una superficialità disarmante, che non risparmia nulla e nessuno. La prima vittima è proprio Woo: il suo stile fiammeggiante e originale è appiattito e ridicolizzato da dialoghi inascoltabili, caratteri inutili (l’infermiera Rita), lampi di beceraggine che lasciano stupefatti (il figlio del navajo che si chiama George Washington!).
E’ vero, molta della colpa della debacle è del copione di John Rice e John Batteer; ed in effetti ogni tanto si intravedono dei lampi di autorialità tutt’altro che appannata (una delle prime scene ci presenta un fiume in cui la limpidezza del corso d’acqua viene macchiata dal sangue, quindi un cadavere: bellissima immagine che sintetizza come l’orrore dell’idea stessa di guerra si riflette sul quotidiano; la scena in cui il navajo Yahzee si fa passare per giapponese riflette la poetica delle maschere cara al regista), mentre le scene di battaglia sono appassionanti e girate con la foga che già si riconosce all’autore. Ma dove sono finite la poesia, il melodramma, la dimensione dei personaggi? Woo non è solo un regista di action movie, ma qualcuno che ha saputo reinventare il concetto stesso di azione piegandolo a tematiche personali e ad un concetto di pathos che deve molto alla morale del cinema western. Ma qui è arduo appassioanrsi: la zavorra è tantissima, e il finale, in cui Woo si autocita (esso è ricalcato infatti su quello di uno dei suoi capolavori, “The killer”) in maniera pesante, bolsa, calligrafica, lo testimonia.
Fosse girato da un qualsiasi shooter di Hollywood (registucoli spocchiosi provenienti dai videoclip e dalla pubblicità: questo nomignolo è un’invenzione del grande John Carpenter, il regista di “Fantasmi da Marte”), “Windtalkers” non farebbe la rabbia che fa: ma con quella firma sopra è solo una delusione davvero cocente, che prova come ancora una volta l’industria americana tenda a fagocitare talenti e a restituirli spersonalizzati.
Un antidoto alla cattiva visione del film: fiondatevi in una videoteca ben fornita e noleggiate “A better tomorrow” I e II, “Hard boiled”, “Face/Off” e “The killer”, quello si è il vero John Woo.
VOTO
: **
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