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UN VIAGGIO CHIAMATO AMORE

Titolo
originale: Un viaggio chiamato amore
Genere:
Drammatico e romantico
Nazione:
Italia
Anno:
2002
Durata:
96’
Regia
:
Cast
: Laura Morante, Stefano Accorsi, Alessandro Haber
Produzione
: Cattleya, Rai-Cinema, Stream.
Distribuzione
: 01 Distribution
Sito
Internet : http://www.unviaggiochiamatoamore.it/
Trama
: La vicenda umana e sentimentale della narratrice e poetessa Sibilla Aleramo viene ripercorsa attraverso un arco narrativo e temporale che va dall’adolescenza alla maturità, soffermandosi sul biennio 1916-18, periodo in cui la donna conobbe ed amò il poeta Dino Campana. Sono questi gli anni più intensi e tormentati del passionale e discontinuo rapporto tra i due...
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nel Forum: SEZIONE
CINEMA
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Recensione a cura di
JohnTrent
(
inserita il
martedì 24 settembre 2002
)
Relegato, come attore, alla TV o a ruoli che al cinema vedono in pochi (il suo ultimo film per il grande schermo è “Liberate i pesci”, 2002), Placido ha sviluppato in parallelo, da una decina d’anni, una carriera di regista molto interessante. L’ultimo frutto è questo “Un viaggio chiamato amore”, che racconta della storia d’amore fra i poeti Sibilla Aleramo e Dino Campana (più giovane di lui di 9 anni). Gli ingredienti per un’indigesto e calligrafico esercizio di stile c’erano tutti, sulla carta: non sono poche le pellicole, soprattutto straniere (il genere in Italia è poco frequentato), che hanno buttato via soggetti di questo tipo a causa di messe in scena ingessate e pretenziose (per rimanere nell’ambito di “amor fou con poeti”: gli orribili “Tom & Viv” su T.S. Eliot e “Poeti dall’inferno” su Rimbaud e Verlaine).
Placido invece evita le trappole dei film di questo tipo: la narrazione è asciutta ed evita la retorica tipica di questo genere, limitando le ricostruzioni d’ambiente (anche per ragioni di budget) e stringendo invece l’obbiettivo sui due attori protagonisti, che si sforzano, in maniera davvero encomiabile, di entrare nei panni di due grandi della letteratura del ‘900. Accorsi (non ingiusta la Coppa Volpi al Fsetival di Venezia per l’attore simbolo del cinema italiano degli ultimi anni, anche se c’erano attori ben più meritevoli in altri film in competizione: vedi Jean Rochefort nel bellissimo “L’homme du train” che speriamo di vedere presto in Italia) e la Morante cercano una recitazione interiorizzata e nervosa, che se non evita scene madri sul rapporto tormentato tra i due, fa dei tentativi di sfumatura non disprezzabili. Placido dimostra infatti ancora una volta, dopo il suo bellissimo “Del perduto amore” (da recuperare assolutamente, per apprezzare una delle migliori pellicole italiane degli ultimi anni), di saper dirigere bene gli attori e di saper raccontare con leggerezza di tocco i drammi di personaggi fuori dal proprio tempo (la Aleramo è una specie di protofemminista, Campana, genio e sregolatezza, finisce in manicomio). Anche se stavolta i personaggi conoscono qualche cliché in più (ma questo non ha nulla a che fare con la recitazione dei due protagonisti), e se quest’opera è meno appassionante della precedente, ne vale la pena. E pensa lo stesso anche il pubblico italiano, che sta amando molto il film (oltre mezzo milione di spettatori in tre settimane) e sta riscoprendo, grazie ad esso, la poesia dei due artisti che vi sono ritratti.
VOTO
: ***
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