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SIGNS


Titolo originale: Signs
Genere: Drammatico e romantico
Nazione: Usa
Anno: 2002
Durata: 106
Regia :
Cast : Mel Gibson, Joaquin Phoenix, Cherry Jones, Rory Culkin, Abigail Breslin, Patricia Kalember
Produzione : Frank Marshall, Sam Mercer, M. Night Shyamalan
Distribuzione : Buena Vista
Sito Internet : http://www.buenavista.it/signs/


Trama : Nella Contea di Bucks, Pennsylvania, un misterioso disegno fatto di cerchi e linee, viene tracciato sul campo di proprietà di Graham Hess, al quale viene affidato l’incarico di scoprire la verità che si cela dietro il mistero.

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il martedì 29 ottobre 2002 )

Una notte un ex pastore protestante, seguendo le urla del suo cane, scopre che nel campo accanto a casa sua ci sono dei misteriosi cerchi nel grano. Il fenomeno non é isolato: sta accadendo in tutto il mondo. E non è tutto: sono segnali di una futura invasione aliena. Shyamalan ormai é una sicurezza. Dopo due film praticamente inediti (“Praying with anger”, 1992, e “Wide awake”, 1998, quest’ultimo uscito in Italia in VHS) e due successoni della portata di “Il sesto senso” e “Unbreakable” (il primo, uno dei più alti incassi della storia del cinema), il regista di origine indiana è diventato un marchio di un cinema intelligentemente confezionato, con uno stile ben preciso, che si permette addirittura di autocitarsi (la scena di Gibson alle prese con l'alieno rinchiuso in dispensa possiede gli stessi movimenti di macchina di un'analoga sequenza di "Unbreakable", così come la funzione dell’acqua). E il regista, autore come sempre anche del copione e produttore (c'é il suo zampino anche nel sound design), é autore non solo di un'originale rilettura dell'invasione aliena (quasi tutto il film é chiuso nelle larghe pareti della casa di campagna dell'ex pastore), ma anche di un'autentica meditazione sull'11 Settembre (i protagonisti seguono l'invasione in televisione, e poi se la ritrovano in casa, l’alieno riflesso nel televisore che diventa concreto) che comprende una riflessione sulla presa di coscienza di ciò che è reale, e tangibile, e ciò che é fittizio, e degno della sola fede. E se la cornice narrativa alle volte scricchiola (colpa di Gibson, in parte), quello che più rimane impresso, nonostante l’inferiorità verso i precedenti due film dell’autore, è un l'esercizio di tensione ineccepibile, orchestrato con una intelligenza visiva degna di un nuovo maestro. Interessante la rielaborazione delle citazioni filmiche: quella più evidente, da "La notte dei morti viventi" regge sulle sue spalle tutta l'ultima parte di film.


VOTO : ***

 




 
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