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IL PIANISTA


Titolo originale: Le pianiste
Genere: Drammatico e romantico
Nazione: Francia/Germania/Polonia/Gran Bretagna
Anno: 2002
Durata:
Regia :
Cast : Adrien Brody, Thomas Kretschmann, Julia Rayner, Jessica Kate Meyer.
Produzione : Studio Canal
Distribuzione : 01 Distribution
Sito Internet : http://www.thepianist-themovie.com/


Trama : Un uomo riesce a sopravvivere alla distruzione del ghetto di Varsavia a alla barbaruie dei campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale...

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il martedì 29 ottobre 2002 )

La vera storia del pianista Szpilman, ebreo polacco, che riesce a sfuggire ai campi di concentramento dopo lo smantellamento del ghetto di Varsavia nel 1943. Basato sull'autobiografia di Szpilman, uno straordinario film su un dramma umano, prima che sull'Olocausto, con cui Polanski fa i conti direttamente, per la prima volta, con uno dei più tetri fantasmi del suo passato (quando era ancora piccolo la sua intera famiglia fu deportata da Cracovia e decimata: impossibile non riconoscere lo sguardo diretto del regista nei numerosi bambini presenti nella prima parte del film). Il regista punta tutto sul protagonista, e sull'empatia che esso crea con lo spettatore, toccato dal destino di un uomo costretto a vivere fuggitivo o rinchiuso nell'ombra, avendo il coraggio dell'assoluta brutalità, ma riuscendo contemporaneamente a raccontare il ghetto di Varsavia, la sua quotidianità, lasciandolo sullo sfondo della storia principale, con un’avvincente capacità di racconto. Parecchi hanno storto il naso alla sua presentazione a Cannes: ma Polanski, con un rigore estetico, e soprattutto morale, encomiabile, non abbassa mai la testa, ed ha il coraggio di interrogarsi, anche nell'ambito di temi per lui così dolorosi, sul limite tra bene e male senza cercare mai l'effetto, la commozione o il patetico. E firma un film pudicamente commovente, forse unico nel suo genere, con un sublime divario tra prima (in cui Szpilman vive con la famiglia i primi drammi della guerra) e seconda parte (tendenzialmente muta o affidata agli effetti sonori e alle grida, dove egli è rimasto solo, isolato, prigioniero di un mondo sull'orlo del collasso) che sprigiona l'autentica magia del cinema. La scena in cui Szpilman e l’ufficiale tedesco si incontrano e si comprendono attraverso il suono del pianoforte, lungi dall’essere kitsch o banalmente poeticheggiante, è una delle più toccanti viste di recente. La Palma d’Oro a Cannes, contestata dalla stampa al Festival, è strameritata, e premia anche lo sforzo produttivo (40 milioni di euro di coproduzione, tanti quanti ne ha spesi Benigni per “Pinocchio”) di un film bellissimo che ci restituisce un autore grandissimo, che negli ultimi dieci anni si è messo molto in disparte.


VOTO : **** 1/2

 




 
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