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DOLLS - MARIONETTE


Titolo originale: Dolls
Genere: Drammatico e romantico
Nazione: Giappone
Anno: 2002
Durata: 113'
Regia :
Cast : Miho Kanno, Hidetoshi Nishijima, Tetsuya Mihashi
Produzione : Office Kitano
Distribuzione :
Sito Internet :


Trama : Tre storie venate di malinconia nel Giappone contemporaneo: una coppia alle prese con le pressioni e le aspettative della fimiglia, un boss Yakuza nostalgico della sua vita di contadino povero e innamorato, e una celeberrima pop star, un incidente le ha deturpato il volto e lei non fa che trascorrere ore a guardare il mare. Finchè un giorno le fa visita un suo grande ammiratore.

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Recensione a cura di
JohnTrent
( inserita il martedì 29 ottobre 2002 )

Senza voler togliere nulla al bellissimo “Magdalen” e al suo meritato Leone d’Oro, il film più bello del concorso all’ultimo Festival di Venezia è stato senza dubbio “Dolls” di Takeshi Kitano, che proprio grazie al Leone vinto nel 1997 con “Hana-Bi” è riuscito a farsi finalmente apprezzare in tutto il mondo, mentre in patria trova ancora delle resistenze (ma rimane comunque una star della TV). Dopo la parentesi americana di “Brother”, accolta freddamente anche dalla critica che più gli era stata fedele in passato, con “Dolls” Kitano è tornato alla ribalta con uno dei suoi film più belli. La trama che racconta di due amanti infelici, lui ha dovuto abbandonare lei per sposarsi con la figlia del suo capo, che poi ha abbandonato in extremis sull'altare, fa da cornice alla storia di uno yakuza che ritrova la ragazza di cui era innamorato da giovane, e a quella di una cantante giovanissima e del suo più accanito fan. Un trittico sulla forza ambivalente dell'amore, forza generatrice e distruttrice capace di ingoiare personaggi tipici ispirati al teatro bunraku (il teatro delle marionette giapponesi). Kitano trova una nuova profondità di sguardo, potentissima, creando una dimensione topica alternativa in cui non ci sono compromessi per il sentimento: le stilizzazioni fortissime, l'insistito iperrealismo, fuso con profonde ed improvvise ellissi, le caratterizzazioni ridotte all'osso, servono al maestro giapponese per arrivare all'astrazione, alla parabola, e contemporaneamente all'essenza potente di un cinema che é soprattutto stupore di fronte alla vita, e che non è limitato in nessun modo da ragioni narrative od estetiche. Questo non vuol dire che la forma tecnica non sia ineccepibile (la superba fotografia, che attraversa le quattro stagioni della vita, è di Katsumi Yanagijima), ma che un film, per Kitano, è qualcosa che supera i limitati canoni dell'attuale concezione occidentale. Per la prima volta dai tempi di “Kid’s return” (1996), il regista non è anche protagonista del film.


VOTO : *****

 




 
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