Nel
1979 alla prima pubblica a Cannes Coppola avvertì: il
mio film non è cinema. Si situa altrove, in un altro
mondo. Non è un film sul vietnam. E' il vietnam.
Ma
non è neanche quello. E' la fine dell'orgoglio della
civiltà occidentale. Che ci ha sempre fatto sentire migliori
degli altri. Perchè abbiamo costruito con secoli di sovrastrutture
ideologiche politiche e morali una civiltà progredita,
così ci piace credere, rispettabile.
Ecco,
la guerra, la nostra guerra rientra in questo meraviglioso marchingegno.
E' una guerra civilizzata, rispettabile, fatta da uomini che
sanno quello che fanno, che hanno un codice morale, che seguono
una procedura razionale, che obbediscono coscienziosamente a
degli ordini.
E
invece, Coppola viene a servirci l'apocalisse.
La
rivelazione (perchè apokalypsis è greco e vuol
dire proprio questo, rivelazione): la nostra civiltà,
meravigliosa di ingegno e bellezza, è una mascherina
di cartapesta. Dietro, il vero volto è solo violenza
e follia. Perchè i nostri generali attaccano i villaggi
vietnamiti solo per farci il surf sulla spiaggia, perchè
quando i comandanti di un plotone muoiono i soldati continuano
a combattere senza direttive come perfetti automi sanguinari.
La
nostra guerra non è migliore, più giusta. E' una
guerra che ha lo stesso perchè della guerra di quelli
che noi ci compiaciamo di definire selvaggi, procura anch'essa
cadaveri, mutilazioni, devastazioni. Soltanto la nostra brillante
ipocrisia fa la differenza. "Noi radiamo al suolo interi
villaggi con il napalm ma non vogliamo che i nostri ragazzi
scrivano fuck you sulla fusoliera degli aerei perchè
è osceno". Quanto falso, ottuso moralismo. I nostri
eroi non sono altro che assassini.

Perchè
gli americani andarono in vietnam? Dopo 22 anni Coppola può
finalmente domandarselo in una delle sequenza aggiunte, quella
della piantagione francese, per bocca dell'ospite del capitano
Willard. Non c'è risposta. Gli americani hanno ficcato
il naso in faccende che non concernevano loro. Per mantenere
i loro ragazzi in esercizio? Per ribadire la loro supremazia
culturale e militare? Forse nessuna risposta politica può
illuminare, forse la chiave sta nell'ineliminabile essenza della
natura umana, che la nostra società cerca di nascondere,
che i militari americani riscoprono in vietnam in sè
stessi e nei loro nemici, vivida e imbattibile, quella che Kurz
riconosce, di cui si fa testimone: l'orrore.
L'orrore
dell'oscurità violenta, primordiale, ("senza giudizio",
come la definisce Kurtz, perchè si pone prima di ogni
moralità, prima del bene e del male e perciò ingiudicabile,
incomprensibile, spaventosa) che alberga in ognuno di noi, anche
nel cuore che si pretende più candido.
La
rivelazione. Che si è offerta a Kurtz. Che tormenta Kurtz
fino a fargli "chiudere con il mondo, e infine anche con
se stesso". Che Willard conquista, che noi con Willard
conquistiamo, attraverso una allucinante catabasi lungo il fiume,
dalla luce al buio, dalla ragione alla follia.
this
is the end, my friend.