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mercoledì 18 gennaio 2012 - ore 15:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")


una rapida premessa: non ho palle di cercarmi il codice ascii per la grafia turca esatta ma si dovrebbe capire tutto comunque. le cose smaccatamente turistiche le tralascio che c’è già la lonely planet per questo. segnalo in maniera sommaria le cose secondo me imperdibili:


bazzicare il venerdì mattina nella zona dell’ippodromo per vedere le famiglie che si affrettano ad entrare nella moschea blu, i gruppi che seguono il rito del venerdì su distese di tappeti sulle aiuole del parco, la gente venuta da fuori con negli occhi lo sgomento per la sua prima visita alla grande città.

la moschea blu, perlappunto

la visita alla cisterna. chiedete di yerebatan. non osate andare via da istanbul senza aver visto yerebatan

la tomba (che poi in realtà è un cenotafio) di alessandro magno al museo archeologico

santa sofia, avere 1500 anni e non dimostrarli

una passeggiata nel quartiere di cukurcuma, quartiere degli antiquari, a lato della istlikal caddesi, zona taksim

passare una giornata senza una meta precisa nel lato asiatico della città

il prepuzio del profeta al topkapi



da evitare

lo spettacolo dei dervisci dentro la ex stazione di partenza dell’orient express

le crociere turistiche sul bosforo; c’è un ottimo servizio pubblico che fa la stessa cosa e anche meglio

i centri commerciali nella zona di taksim: sono uguali ai nostri con qualche zingarella in più a rovistare nelle vostre tasche



comprare

andate al gran bazar (Kapali carsi) ma non comprate nulla; è la solita trappola per turisti ma l’esperienza merita davvero, anche per mettere alla prova il vostro orientamento. sedetevi in un caffè, mettetevi comodi, ordinate da bere, magari un ayran (yogurt salato e speziato) e gustatevi lo spettacolo della gente che passa. appena fuori dal bazar, in direzione università c’è una via dove si concentrano i venditori di roba taroccata, nike, ralph lauren, lacoste, etc etc. io credevo fosse da pirla comprare una polo taroccata ma poi, un paio di anni fa, ho conosciuto un tizio che lavorava in una fabbrica tessile il quale mi ha spiegato che lui dalle 8 alle 18 produceva per mr. lacoste e dalle 18 alle 22.00 produceva per sé stesso, d’accordo con il capofabbrica, utilizzando gli stessi materiali. fate le vostre valutazioni
scendendo la collina del bazar al bosforo transiterete nella mia zona preferita di tutta la città. si tratta di un enorme mercato all’aperto, un intero gigantesco quartiere commerciale riservato alla clientela locale; qui affluiscono ogni giorno per fare acquisti decine di migliaia di persone provenienti anche da lontano. se siete mattinieri potreste veder arrivare i pullman alla vicina otogar (autostazione); alcuni di essi hanno viaggiato tutta la notte per essere a istanbul la mattina presto. la caratteristica più interessante di questa zona è la suddivisione per zone commerciali ben distinte. ci sono le vie dove si vende solo abbigliamento, le vie dove si vendono solo casalinghi, etc. etc. c’è anche una via molto interessante dove si vendono solo armi, dal manganello al fucile mitragliatore. in questa zona, prima del 2001 si poteva tranquillamente acquistare una granata da un ambulante senza alcuna formalità. adesso le cose sono cambiate e per vendervi un kalashnikov vi chiedono addirittura il passaporto. la zona è piena di ambulanti che vendono cose tecnologiche tipo ipod e telefonini: diffidate assolutamente. nota di colore del quartiere sono i facchini: il dedalo di viuzze che compone il quartiere è sostanzialmente inaccessibile ai mezzi meccanici per cui le merci vengono spostate a spalla da individui poco raccomandabili che indossano un basto ricavato da brandelli di tappeto cuciti assieme a scampoli di cuoio. in genere si muovono in gruppi rumorosi ma rigidamente inquadrati e controllati da un capo che li conduce dove sono richiesti. occhio che questa zona non è disneyland e richiede un po’ più di attenzione delle zone turistiche; occhi aperti, datevi da fare per confondervi con la folla e non avrete problemi.
alla base della collina si trova il mercato egiziano noto anche come mercato delle spezie. anche qui c’è l’invasione dei turisti e l’offerta commerciale ne ha tratto le conseguenze. si può comprare comunque con una certa tranquillità. la parte esterna del mercato è la più pittoresca perché vi si vendono animali di ogni tipo, dalla capra alla sanguisuga.

per voi giovinastri sarà di sicuro interesse la zona che circonda la stazione di arrivo della teleferica di galata; nelle viuzze circostanti troverete un sacco di negozi di strumenti musicali e di liutai. il prezzo dei prodotti in negozio, almeno nel campo che seguo di più (chitarre), non mi sembra da strapparsi i capelli mentre dai liutai credo si facciano buoni affari. un amico batterista mi assicura che ci sono dei piatti di fabbricazione turca che costano la metà che in italia.

mangiare

a istanbul si mangia bene più o meno dappertutto. in certi posti è meglio avere lo stomaco allenato ma in genere nel menù si trova sempre qualcosa di compatibile con il conformismo di uno stomaco occidentale.
in turchia mangiano dappertutto e ad ogni ora del giorno, ci sono un sacco di ambulanti che vendono cibi per strada ma il più delle volte è sconsigliabile per le condizioni igieniche un po’ così. in una delle mie prime visite a istanbul ho mangiato kokorec (interiora di capretto e peperoncino) da un ambulante e la sera stessa mi sono cagato alcuni tratti, per fortuna non vitali, dell’intestino.

zona galata-taksim: molto probabilmente ci arriverete con la teleferica. proprio di fronte alla stazione si trova il cicek pasaj, dove servono principalmente pesce. cucina un po’ pretenziosa ma di livello alto e prezzo conseguente. il migliore per me è il konak, lungo la istitklal caddesi. ristorante di livello medio-alto, ottimo servizio, cucina tipica turca con una nota di merito per le carni cotte alla brace in una cucina a vista.
risalendo la istiklal caddesi, poco prima del liceo galata, sulla sinistra c’è una stradina parallela piena di locali interessanti e molto affollati, ultimamente molto turisticizzati. per il resto tutta la passeggiata lungo la istiklal offre molti fast food da evitare. consiglio invece la visita a uno dei caffè pasticceria per un sahlep (bevanda a base di latte e farina ricavata dal tubero dell’orchidea da cui si ottiene la vaniglia) e una porzione di profiterol. c’è una pasticceria in particolare, sul lato destro dove il dolce di bignè panna e cicoccolato lo producono da oltre 100 anni. il nome ora mi sfugge, una cosa tipo le bon (non simon, froci) ma è famosissima, basta chiedere.

i famosi locali sul ponte di galata: se volete un consiglio, scordatevi di mangiare qua. i vostri amici che hanno visitato istanbul in tempi lontani vi avranno sicuramente parlato di quelle deliziose bettole sotto il ponte in cui si mangiava banissimo a prezzi ottimi. beh, quel ponte ha preso fuoco e con lui se ne sono andate anche quelle bettole. oggi sotto al ponte ci sono localini pseudo chic per giovani fighetti, qualche ristorante di pasce un po’ pretenzioso e null’altro di cui valga la pena parlare.

sultanahmet: è il cuore della vecchia istanbul, il centro storico. è la zona più frequentata dai turisti e l’offerta dei locali si è adeguata. i locali meritevoli si trovano lungo la divan yolu caddesi, l’arteria che collega la zona topkapi/santa sofia/moschea blu alla zona del gran bazar. ce ne sono molti specializzati nelle kofte, sorta di polpettine speziate che sono la vera specialità del quartiere. lungo questa strada si trovano anche dei locali così smaccatamente turistici (ma con quel tocco di ruspante levantino) che vale la pena visitarli solo come esperienza antropologica. ce n’è uno sul lato della strada che da verso il corno d’oro dove puoi mangiare merda surgelata vestito da sultano mentre una sorta di entreneuse abbigliata da danzatrice del ventre ti spalma le tette sulla faccia. il locale non ha nome ma è inconfondibile.

per una buona mangiata di pesce consiglio di prendere uno dei traghetti che partono da eminonu e percorrono il bosforo, scendere all’ultima fermata e fiondarsi in una delle trattorie del villaggio.


per finire alcuni fattoidi

in turchia vige una sorta di malcelato lassismo sulle prescrizioni mediche il che tradotto significa che in farmacia vi venderanno di tutto, dal viagra alle anfetamine. tutti i farmaci costano meno quindi se non vivete senza vivin c potete farvene una scorta

le donne di istanbul, nella mia pur modesta esperinza, non sono tanto diverse da quelle a cui siamo abituati qui da noi. anzi, per chi arriva a istanbul da un piccolo paese o da una realtà di provincia, gli sembrerà di stare in un luogo di perdizione. l’unica cosa da segnalare è che alla villica piace il corteggiamento un po’ più melodrammatico rispetto alle donne italiane, oramai rotte ad ogni esperienza. occhio comunque al turco, sempre pronto a difendere il patrimonio locale.

se siete in vena di stranezze percorrete il ponte di galata in direzione taksim, alla fine del ponte girate a sinistra, fate 300 metri e vi troverete nel luogo al mondo con la più alta concentrazione di negozi di ferramenta e di attrezzi. dal mio ultimo viaggio ho portato come souvenir un avvitatore della bosch pagato esattamente la metà che all’obi.

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