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Sunday, October 8, 2006 - ore 15:06


Collaborazioni
(categoria: " Accadde Domani ")


La collaborazione tra uomo e donna non è sempre fattibile:
E’ inutile che ci giri intorno. Sono daltonico. Ma anche voi lo siete, almeno la metà di voi che possiede un pene.
Gli uomini vedono in EGA, a 16 colori. I più dotati possono arrivare a 20, 24, ma non possono competere: le donne hanno una SVGA a 64000 colori, e in più hanno anche integrato uno di quegli apparecchi che usano dai coloristi, quegli analizzatori di colore che ti sgamano una sfumatura giallognola nel bianco più bianco.
Quello che per un uomo è marrone, può variare per una donna dall’ocra al terra di siena, passando per il rosso di Marte. Un banale verde può essere suffissato mare, pisello, acido, mela, smeraldo.
Un uomo riesce a raddoppiare la sua palette soltanto con gli aggettivi "chiaro" e "scuro". La donna invece conosce anche "brillante", "opaco", "tenue", "con una punta di", arrivando a generare una gamma incomprensibile di colori, come il "rosso sandalo scuro opaco che gira a violetto imperiale di rinterzo ritornato con pallino". Io l’avrei chiamato marrone, forse.
Prendiamo il grigio. Il grigio è grigio, punto. E’ solo una via di mezzo tra il bianco e il nero, no?
No.
C’è il grigio fumo, il grigio topo, il grigio argento, il canna di fucile, il fumo di Londra, il bianco grigio, il grigio perla, il grigio cenere, il grigio sabbia, il grigio pietra, il grigio nube, il grigio piombo, il grigio grafite. Che a vederli mi sembrano sì, uno un po’ più chiaro uno un po’ più scuro, ma non saprei mai dargli dei nomi.
Poi ci sono gli estremi, quando un oggetto chiamato a caratterizzare un colore diventa il colore stesso. Il muschio. Il cielo. E poi, il noce, il tortora, il vinaccia. Prugna mattone sabbia senape champagne cammello canarino limone pesca nocciola. Spinterogeno. Tutti colori comunemente usati. Tranne lo spinterogeno.
E’ che le donne vedono diverso, e quindi pensano diverso. E quindi la comunicazione tra uomo e donna è difficile. Talvolta impossibile.

A tutto questo pensai, in un decimo di secondo. L’ultimo decimo di secondo della mia vita. Facevo l’artificiere. Non è un bel mestiere, ma è ben pagato e si fa carriera in fretta, se si sopravvive. Le stronzate dei film, le bombe con il timer che si avvicina a zero, il mondo da salvare, non capitano mai. In genere si tratta di far brillare ordigni della seconda guerra mondiale inesplosi, o banali ventiquattrore dimenticate in un angolo. Talvolta capita un ordigno dimostrativo di qualche gruppo estremista, con tanto esplosivo ma senza innesco, molta risonanza mediatica ma rischio zero. Più raramente, capita una bomba di quelle vere, ma se arriviamo noi in tempo vuol dire che qualcuno ci ha avvertiti, e in genere è lo stesso che ha messo la bomba e voleva che fosse trovata, per avere il brivido di seguire la scena del disinnesco a lontano. Insomma, le bombe con il timer che si avvicina a zero non si trovano mai. Quasi mai. Invece mi capitò proprio quella volta, una bomba con un grosso timer ricavato da una vecchia sveglia digitale, con enormi numeri rossi retroilluminati. In realtà, proprio come quelle dei film. I fili colorati che si intrecciano, ridondanti, corrono da una batteria da 12 volt a un microchip, all’innesco, al timer digitale. Poi, quattro etti di tritolo, tradizionale ma sempre efficace. Il chip di temporizzazione era un modello nuovo. Mai visto. Ci avrei messo mezz’ora per studiarlo, ed il timer segnava pochi minuti. Così feci chiamare la nuova collega, la pivellina appena arrivata dal corso di addestramento.

Dodici giorni di servizio attivo, nessuna esperienza. Ma aveva visto, e da poco, gli schemi elettrici di quasi tutti i microchip utilizzabili nel campo. Era l’unica che poteva sapere la risposta: se no mi sarei affidato all’istinto e vaffanculo. Un filo rosso e un filo blu. Tagliare quello giusto significa fine della storia, tutto si spegne e la bomba diventa un giocattolo inutile. Quello sbagliato, e i numeri sul timer si mettono a correre, e poi bum. E questa bomba avrebbe fatto davvero un bel bum. In genere i colori non sono scelti a caso, il pazzo attentatore assegna loro un valore simbolico, salvezza o perdizione, a seconda del credo politico o religioso. E’ per quello che un paio di volte, con le debite informazioni, avevo tirato ad indovinare, indovinando. Stavolta era diverso, non si sapeva chi avesse messo la bomba e perché. Rosso e blu erano due colori qualunque, almeno per me. Cinquanta e cinquanta, davvero. Come giocare alla roulette con la propria vita: se potevo evitarlo, preferivo. Non che ci si potesse davvero fidare della pivellina, ma almeno avrebbe spostato di un po’ le percentuali di sopravvivenza.
Finalmente, l’artificiera nuova di corso arrivò trafelata, che mancavano poche decine di secondi. Studiò rapidamente il chip e l’innesco. I numeri scorrevano sul pacchiano display rosso. Lei sembrava dubbiosa, ma annuiva con il capo, come se riconoscesse i componenti elettronici. Seguì uno per uno i fili con le dita. Blu e rosso. Dieci secondi. "Presto", le gridai. "Quale filo taglio!" Mancavano ormai due secondi e qualche attimo. Lei sorrise, trionfante. Un secondo. "Taglia quello turchese!".


.....


a parte il farmi bestemmiare negli ultimi 35 decimi di secondo della mia vita che non mi pare carino, ma che cazzo è il turchese?
Posso anche arrivarci per deduzione, turchese...la fata turchina...pinocchio...azzurro...blu, taglio il filo blu, ma ci ho messo 4 secondi, non 2.
Brutta puttana.

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