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Monday, December 18, 2006 - ore 20:53


La crociata albigese
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(preso in prestito da it.wikipedia.org)

La crociata contro gli albigesi ebbe luogo tra il 1209 e il 1229 contro i gruppi di eretici originari dei Balcani ed insediatisi nella regione di Albi in Francia (regione da cui originò il nome albigesi). Fu indetta da papa Innocenzo III per estirpare l’eresia catara dai territori della Linguadoca.

La tradizione narra che il legato pontificio (Arnauld Amaury, abate di Citeaux), nel decidere chi delle persone rifugiate in una chiesa dovesse essere riconosciuto eretico e quindi bruciato sul rogo, ordinò di uccidere tutti indiscriminatamente, dicendo: "Dio riconoscerà i suoi".

In Italia nel 1277 il movimento fu decapitato. Furono catturati a Sirmione circa 170 fra Vescovi, preti e perfetti Catari che furono imprigionati e posti al rogo a Verona. L’azione fu fatta dagli Scaligeri in concerto con Corradino di Svevia. I Veronesi, ghibellini, assediarono e catturarono i Catari, anche loro ghibellini, al fine di far ritirare la scomunica del 1267 da parte del papa Clemente IV preoccupato dell’alleanza fra Scaligeri e Corradino. In un sol colpo scomunicò Scaligeri, Corradino di Svevia e tutti i cittadini veronesi.

La brutalità del genocidio non lasciò indifferenti i Templari (ufficialmente neutrali) i quali, nelle precettorie presenti sul territorio, offrirono rifugio a molti catari, difendendoli anche con le armi ed accogliendone molti tra le loro fila.


Chi erano i Catari?
(sempre da wikipedia...)

I catari (dal greco antico katharòi, « puri »), detti anche albigesi (dal nome della loro roccaforte, Albi, uno dei luoghi storici dell’Occitània, in Francia), dettero vita ad un movimento ereticale diffuso in Europa tra il XII e il XIV secolo.

La dottrina dualistica degli albigesi

I catari o albigesi propugnavano un’eresia gnostica e dualista che, ammirata persino da san Bernardo di Chiaravalle, aveva teorie ritenute pericolose dalla Chiesa di Roma.

Essi credevano nella gnosi (conoscenza) diretta del divino, senza la mediazione dei prelati, considerati invece indegni a causa del potere temporale che rappresentavano; rifiutando in toto i beni materiali e tutte le espressioni della carne, erano sospettati di praticare il controllo delle nascite e l’aborto, credevano nella reincarnazione e professavano la credenza che il re d’amore (Dio) ed il re del male (Rex mundi) rivaleggiassero a pari dignità per il dominio delle anime umane.

Verso la fine del XI secolo si diffusere nella parte settentrionale della Francia ma, perseguitati come eretici, si stabilirono infine nella provincia semindipendente della Linguadoca e nella città di Albi dove insediarono delle chiese, oltre alle sedi di Carcassonne e Tolosa; quest’ultima si fece promotrice anche di un importante Concilio cataro, a Saint-Félix de Lauragais.

Prassi

La stessa convinzione che tutto il mondo materiale fosse opera del male esitava, inevitabilmente, nel rifiuto del battesimo d’acqua, dell’Eucarestia, ma anche del matrimonio, suggello dell’unione carnale, genitrice dei corpi materiali - prigione dell’anima. Allo stesso modo era rifiutato ogni alimento originato da un atto sessuale (carni, latte, uova), ad eccezione del pesce, di cui in epoca medievale non era ancora conosciuta la riproduzione sessuale.

Pur convinti della divinità di Cristo, gli albigesi sostenevano che egli fosse apparso sulla Terra come un angelo di sembianze umane (di natura angelica era considerata anche Maria) e accusavano la Chiesa Cattolica di essere al servizio di Satana, perché corrotta e attaccata ai beni materiali.

Struttura e aspetti liturgici

Le comunità di fedeli erano divise in "credenti", che si chiamavano « Buoni Uomini », « Buone Donne » o « Buoni Cristiani » e quelli che per l’Inquisizione erano i "perfetti" che praticavano la rinuncia ad ogni proprietà e vivendo unicamente di elemosina. Gli unici che potevano rivolgersi a Dio con la preghiera erano i prefetti, mentre i semplici credenti potevano sperare di divenire perfetti con un lungo cammino di iniziazione, seguito dalla comunicazione dello Spirito Santo, il Consolamentum, mediante l’imposizione delle mani. Questo era uno dei pochi Sacramenti catari, tra cui una sorta di confessione collettiva periodica.

Tra i perfetti esisteva comunque una gerarchia facente capo ai vari vescovi di ogni Provincia (assistiti da coloro che venivano detti il "Figlio Maggiore" e il "Figlio Minore") e ai vari diaconi delle comunità catare.


CHE GENTE PERICOLOSISSIMA!

Preghiamo!


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Don Macro, 26 anni
spritzino di Milano (ma Padovano)
CHE FACCIO? Cerco fatti...non pugnette!
Sono single

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