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Tuesday, January 30, 2007 - ore 23:01
ROBE DA MATTI!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E vorrebbero farci anche seguire la guida della chiesa?

Che mattacchioni questi preti! E...che figo questo dio! Un burlone, anzi. Un buontempone quasi...
Infallibilità papaleDa Wikipedia, l’enciclopedia libera.Il dogma dell’infallibilità papale (o infallibilità pontificia) afferma che il Papa, essendo sostenuto e ispirato dallo Spirito Santo nel suo incarico di Vicario di Cristo,
non può sbagliare (avete letto bene, ndDM). Ciò non si applica tuttavia a tutti gli atti e le parole pronunciate dal Papa, ma vale solo quando egli proclama un nuovo dogma o comunque afferma una dottrina in modo definitivo. I documenti ordinariamente emanati dal Papa, come le encicliche, normalmente non sono coperti dall’infallibilità.
DefinizioneIl dogma dell’infallibilità papale fu definito con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus.
Questo è il testo tradotto in italiano dell’ultima parte della Pastor Aeternus, dove si trova la definizione del dogma:
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«Richiamandoci dunque fedelmente alla tradizione, come l’abbiamo assunta dalle prime epoche del Cristianesimo, noi insegniamo, ad onore di Dio, nostro Salvatore, per gloria della Religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio, e dichiariamo quale dogma rivelato da Dio: ogni qualvolta il Romano Pontefice parla ex cathedra, vale a dire quando nell’esercizio del Suo Ufficio di pastore e Maestro di tutti i cristiani, con la sua somma Apostolica Autorità dichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa, allora egli, in forza dell’assistenza divina conferitagli dal beato Pietro, possiede appunto quella infallibilità, della quale il divino Redentore volle munire la sua Chiesa nelle decisioni riguardanti la dottrina della fede e dei costumi. Pertanto, tali decreti e insegnamenti del Romano Pontefice non consentono più modifica alcuna, e precisamente per sé medesimi, e non solo in conseguenza all’approvazione ecclesiastica. Tuttavia, chi dovesse arrogarsi, che Dio ne guardi, di contraddire a questa decisione di fede, sarà oggetto di scomunica. Dato in Roma, in solenne pubblica assemblea nella Basilica Vaticana, nell’anno del Signore 1870, il 18 Luglio, nel venticinquesimo anno del nostro pontificato.»
(Pastor Aeternus)
Secondo tale dottrina il Papa deve quindi essere considerato infallibile quando egli parla ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani» [...] e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi». Pertanto quanto da lui stabilito, sotto queste condizioni, «vincola tutta la Chiesa».
StoriaQuesto dogma fu definito nel 1870, nel momento in cui la Chiesa di Roma stava perdendo il proprio potere temporale. Per proclamarlo fu convocato un Concilio, il Vaticano I, il 18 luglio 1870, poi sospeso il 20 ottobre in seguito alla presa di Roma che segnò la fine del potere temporale dei papi.
Il dogma, voluto fortemente da Papa Pio IX su prevalente ispirazione dei Gesuiti, suscitò le proteste degli ambienti laici del tempo e anche di una parte di quelli religiosi (esisteva pur sempre - benché fortemente avversato dalla curia romana - un cattolicesimo liberale), tanto che una significativa minoranza dei padri del Concilio (prevalentemente francesi e tedeschi) preferì abbandonare Roma per non dare il voto contrario al momento dell’approvazione, pur non potendo sottrarsi all’accettazione - pena l’uscita dalla Chiesa cattolica romana - una volta approvato. Invece una piccola parte di vescovi dell’Europa centrale diede vita allo scisma "Vecchio cattolico", basato sul rifiuto del dogma dell’infallibilità.
Come già era accaduto con il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato dallo stesso Pio IX nel 1854, ancor oggi esso non è accettato dalle altre confessioni cristiane, sia per ragioni teologiche sia perché esse non riconoscono l’autorità suprema del Papa. Alcune chiese (in particolare quelle evangeliche) reputano anzi che lo stesso istituto papale non sia in accordo con le Sacre Scritture.
La proclamazione del dogma costituì il fondamento teologico della scomunica già impartita a Vittorio Emanuele III e ai liberali italiani nel 1855, che si trasformò in attiva opposizione politica dei cattolici al Regno d’Italia con il "Non expedit" del 1874, attraverso la scomunica comminata per la partecipazione al voto e all’attività politica.
Critica teologicaTra i teologi critici dell’infallibilità papale troviamo Hans Küng, Brian Tierney, e August Bernhard Hasler, un discepolo di Küng.
Nel commentare la formula dell’infallibilità questi parlò di "vaghezza" e "indeterminatezza" della formula ex-cathedra in modo che "quasi mai si può dire quali decisioni debbano essere ritenute infallibili":
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«La vaghezza dei concetti consente sia un’applicazione estensiva del dogma in modo da aumentare il potere del papa, sia un’interpretazione più ristretta che, di fronte a errati insegnamenti del passato, possa sempre permettere di sostenere che essi non rientrano nel cosiddetto "magistero infallibile".»
(Come il papa divenne infallibile. Pio IX e la Politica della Persuasione, Claudiana, 1982, pp. 241-242)
Le argomentazioni di Hasler sono basate essenzialmente sul fatto che, durante i cinque anni che ha lavorato nel Segretariato per l’Unità dei Cristiani della Curia romana, egli aveva accesso agli archivi segreti della Biblioteca Apostolica Vaticana. Di fatto i documenti su cui si sarebbe basato Hasler non sono stati ancora pubblicati, per cui nessun teologo è stato in grado di stabilire la veridicità delle sue tesi.
Applicazioni dell’infallibilitàNel 1950 papa Pio XII ha definito il dogma della Assunzione della Vergine Maria, usando delle parole "tecniche", cioè solenni ed esplicite, che non lasciano spazio a dubbi o discussioni dottrinali:
«pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.»
(Munificentissimus Deus)
Secondo vari teologi, anche tre insegnamenti della enciclica Evangelium Vitae devono essere considerati dogmi non modificabili; ma la mancanza di un testo così esplicito e diretto spinge molti altri a negare il loro carattere dogmatico. La questione è tuttora aperta.
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