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Ho appena divorato Middlesex...

ora come ora riviste varie, rileggo un po’di Calvino e Pennac.
Ho sul comodino libri sul design automobilistico, fotografia e "Storia della Morte in Occidente", che forse non finirò mai.
Nel frattempo compro libri nuovi e li impilo.
E sto ore in libreria ad immaginare le mie storie, sulle altrui copertine...

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PAZZA
PAZZA
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mercoledì 25 luglio 2007 - ore 23:10


Vacanzucola
(categoria: " Viaggi ")


ATTENZIONE
post lunghissimo, per chi ha fretta in fondo c’è il riassunto



Occhei: avevo detto che non sarei andato in vacanza fuori PD quest’estate, ma quando i miei cuginastri mi han proposto un edonistico, epicureo, uicchendone sibaritico al mare...
Beh, con 40 gradi padanamente umidi, come resistere?

I tre baldi consanguinei si apparecchiano quindi per la spedizione in Terra Irredenta.
Dall’alto della mia esperienza di multiple calate dal Carso, decido la meta, valuto le proposte, e prenoto.

I tre baldi giovini partono Sabato scorso ben prima dell’alba all’uopo d’evitare inumani ammassamenti d’automobili.
Ritrovo ore 4:30.
Il Cuggì maggiore, già provato dalla giornata precedente trascorsa tra Genova in commemorazioni giottiane e la rive gauche pioveghina, mi si presenta con micidiale fucile subacqueo ancora incartato.
"Faccio una strage", biascica.
Poi collassa.

Incastriamo membra e bagagli e via.

Per vincere le iniziali perplessità di siffatta levataccia avanzate dai Cuggini, il vecchio Pal si era offerto alla guida.
E si becca un autovelox.
A 100m da casa.
"Toh, guarda: la polizia, che ci farà mai qui a quest’ora di notte?"
"Ah, ecco: telelaser"
Guardo ingenuo il tachimetro.
65.
Alzo gli occhi in tempo per vedere la luce della luna riflessa dai denti nel ghigno malefico del solerte agente.

Cominciamo bene.

Tutto liscio però dopo: prima di Trieste evitiamo gli insensati km di coda godendoci in solitaria la Panoramica.

Infilo la Punticina azzurrognola in terra slovena e poi croata, esibendo ad ogni frontiera la mia padronanza della Lingua.
Che, per inciso, va poco oltre "Dobardan" e "Hvala", ma quanto bastava a stupire i compagni di viaggio.

Deviazione per Parenzo: due passi fino in cima al Campanile, poi colazione in riva al mare con un litro di birra e piatto di polposissime sardele ai ferri.

In un attimo poi raggiungiamo la Meta, che si annuncia in lontananza col suo campanile.
Una città che adoro in -quasi- ogni sua declinazione.

Si fan rigurgitare alla Punticina tutti i bagagli, si ammassano le cose non tecniche nel monolocale (peraltro carinissimo) e si cerca la strada per il mare.
Strada che, memore delle mie visite precedenti, trovo in un paio di tentativi.
Strada che faremo spesso.
Scopriremo poi che si facevano 2km di macchina per parcheggiare a 50m da casa…

Via nella spiaggetta di ghiaino, quella con alle spalle il bar con le amache.
Amache sfruttate in pienezza dopo il bagno con un boccalone tronfio di spuma maltata.

La location di Punta corrente è adorabile: una pineta verdissima che si protende fino al mare.
Pini e cipressi.
Adoro i cipressi.
E gli scogli di pietra bianca.
E i ciottoli.

Però il fondale non è COSI’ eccezionale, e pure la quantità di pesce che ti attornia pinneggiando.
D’altro canto si era praticamente in città…

Quindi ci prenderemo in seguito un giorno per esplorar le calette di Capo Promontore.
Che descriverò poco oltre.


Dopo doccia + biira & patatine di prammatica ci fiondiamo nella città vecchia.
Cena a base di calamari ai ferri e Malvazija.
Grappa etanolica offerta dalla casa chiude degnamente il pasto.
Rapida paseggiata e via al Monvi.

Ecco, il Monvi.
Immaginate una decina di locali tipo discobar, ognuno col suo genere (si va dal latinamericano al UZTUNZ croato. Brrrrrr) riuniti in un unico piazzale, il tutto ricolmo di gente ventenne in mood allegrotto.
Calcolate una proporzione di 2 pulzelle per ragazzo.
Pulzelle pittate come sciantose.
Se voi, fanciulli che leggete, avete già fatto un giro in terra croata potete capire di cosa sto parlando.
Altrimenti, andate e storditevi gli occhi.

Per mia fortuna la gambalunga croata non è il mio tipo, qindi sono riuscito a mantenere quella lucidità che i miei coavventurieri hanno vergognosamente perso appena posati le pupille sulla moltitudine.
Visto che ero in piedi da 23 ore, non senza aver prima seccato un paio di pivo, ho avuto un leggerissimo crollo psicofisico quindi la branda m’è stata benedizione.

Il dì dopo altra spiaggettina.
Lo maggior de li cugini tenta invano di far funzionare l’arpione.
Ci si tiene comunque a prudente distanza.

Si va in center a godersi la sfacciata bellezza del tramonto rovignese e l’assurda magia dei colori quando il sole è già inghiottito dal mare.
Si passeggia in lungo e in largo.
Rovigno va a toccarmi certe corde che mi mandano in risonanza psichica.

Ci beviamo un paio di calici di buona Malvasia in un’osteria carinissima quasi quanto la cameriera.
Avvistiamo un ristorantino dove, sbirciando dalla finestra, ci accorgiamo che in cucina ci son due signore che sembrano ben sapere il fatto loro.
Con una certa fiducia attendiamo sui gradini del palazzo di fronte che si liberi un tavolo, accarezzando un cagnolino che spunta scodinzolando da una finestra e sorseggiando un altro calice.
Sarde "in savor" e skampi alla busara DAVVERO eccezionali.
Ci si ferma a bere una slivoviza godendoci il Fulmine Rosso, imprendibile pure nel Cavatappi.
Poi nanna.

L’indomani si punta a Capo Promontore.
Li ci sono scogli doverianamente candidi, acqua di cristallo, turchesità trasparenti declinate per tutto lo spettro, che all’imbrunire diventano abbacinanti.

Il mare è pieno di pesce.

Il Cugino era nel frattempo riuscito a montare il fucile.
Ha infilzato un cefaletto di 10cm, distrutto un povero granchietto e spappolato una seppia.
Poi ha rotto la punta della lancia.
Ci siamo tenuti a sempre maggior distanza.


Ritorno sul tardi e cena al ristorante Orka.
C’ero stato un paio d’anni prima ed ero un po’timoroso.
Quella sera si era finito con lanciarci ubriachi pezzi di scampo fino all’una e mezza e a fare scenette da teatrino dei pupi con teste i dentice e resti di animali marini vari.
Temevo ci fosse ancora la mia foto segnaletica.
Tolta!

E per fortuna: dopo una cofana di conchiglie varie, identificabili e non, skampi a volontà, ci è arrivato un dentice al forno con patate che, diamine, meritava da solo la vacanza...
Il tutto accompagnato da abbondante, questa volta eccellente davvero, Malvasia.

Causa giornata densissima e cena moolto impegnativa, nonostante le mie timide proposte di un proseguio di nottata alcolico-danzante, si va a collassare su branda.

Dopo un’ultima notte impegnativa, conseguente al bagordiccio enogastronomico della sera prima, ci si prepara a tornare.
La mattina è nuvoloso e il mare molto mosso si può solo ammirare.
Pranzo di sardele, poi giro in center e giro di grappa nell’osteria della bella cameriera.
E si parte.

Viaggio piacevole, zero traffico, allegria in abitacolo, vino & patatine, colonna sonora: Afterhours, Giuliano Palma, Roy Paci e un po’di sano trash ogni tanto.


Per cena una pasta dai Cuggini.
Si aggiungeunpostoatavola per un’amica del cugino Scannapesci.
Ve la ricordate la fanciulla pisano-padovana che faceva la lapdance nella metro a Milano?
Lisa.
Lisa Dalla Via.
Su, non facciamo battutaccie dozzinali, suvvia!

Francamente si era creata una situazione ciacoliccia piuttosto piacevole.
Inaspettatamente.

Poi nanna.
E sei ore dopo ero in ufficio.

E questo è più o meno quel che s’è fatto negl’ ultimi giorni.
Per quei pochi a cui possa interessare.

Ho preso una multa
Ho guidato via liscio snza pensieri
Ho rivisto Porec
Ho rivisto Rovinji
Ho rivisto un mare stupendo
Ho nuotato tanto
Ho evitato l’arpione del Cugino
Ho mangiato pesce
Ho bevuto buon vino
Ho bevuto tanta birra
Ho fatto un incontro pop


Ossequi







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