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C’è
un posto
nel quale non è giorno
e non è notte, dove il mio cuore
riposa e si sfoga, dove l’anima mia danza
e dove rido e piango senza che qualcuno gridi allo scandalo.
E’ qui che corro con i lupi, ululando alla Luna e alla Vita. E’ qui che
aspetto corvi, aquile e stelle ed è qui che tocca al cuore capire, oltre lo scritto, lasciando indietro quel che altrove ha imparato...













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venerdì 20 marzo 2009 - ore 11:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")








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lunedì 22 settembre 2008 - ore 15:26


Punto della bilancia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...l’equinozio di settembre è l’equinozio d’autunno...





All’equatore il Sole sorge in circolo verticale dall’orizzonte est fino allo zenit, e poi tramonta in circolo verticale dallo zenit all’orizzonte ovest.
Al Tropico del Cancro il Sole passa a sud, dove giunge alla sua massima altitudine per quel giorno che è 66°33’
Al Tropico del Capricorno il Sole passa a nord, dove giunge alla sua altitudine massima per quel giorno che è 66°33’
Al polo nord il Sole passa da un dì lungo 6 mesi ad una notte lunga 6 mesi.
Al polo sud il Sole passa da una notte lunga 6 mesi ad un dì lungo 6 mesi.


L’equinozio di settembre segna il primo giorno del Mehr o della Bilancia nel calendario Iraniano. È una delle festività iraniane chiamate Jashne Mihragan, o il festival della condivisione dell’amore nello Zorastresimo.


La morte annuale della natura e il risveglio delle forze interiori di volontà si bilanciano nell’equinozio d’autunno. Esso segna un’inversione di polarità nella manifestazione delle forze divine, che nei mesi precedenti si erano espresse principalmente nelle forme della natura, nella luce trionfante del giorno e che ora incominciano a pervadere la libera volontà dell’uomo. Quando la luce del mondo declina, l’uomo inizia a percepire sé stesso come portatore di una luce invisibile, non soggetta a tramonto. In tal senso il “dramma spirituale” dell’equinozio ricapitola e sintetizza la vicenda della storia sulla Terra: fine dell’età dell’oro, oscuramento del divino nella natura, sorgere dell’autocoscienza, senso individuale di solitudine cosmica e di responsabilità.


***
Quel sentimento di malinconia, suggerito dalle foglie che ingialliscono e cadono, deve essere energicamente bandito. La nostalgia del passato, il lamento “tradizionalista” non si addicono all’uomo nobile (all’“arya”): egli sa che nel cosmo ciò che declina e muore è bilanciato secondo giustizia da ciò che sorge e si afferma. Nell’equinozio di autunno si celebra l’affermazione della volontà, la capacità “faustiana” di porsi obiettivi e di perseguirli.

***

L’elemento alchemico dell’autunno è il Ferro: al ferro materiale che ha forgiato la nostra civiltà tecno-industriale deve corrispondere il ferro spirituale della volontà, concretamente – e razionalmente – esercitata.


Gli Dei benedicono l’azione concreta, la volontà che si afferma in progetti ben definiti o che si volge alla formazione di sé (alla Bildung).


* * *


In autunno, gli spiriti di natura fanno ritorno alla Terra. Riaspirati alle radici del terreno si sottopongono alle forze della gravità. La festa d’estate svanisce, ma nell’animo dell’uomo libero non vi è spazio per la malinconia.


Quando la natura si spegne bisogna volgersi alla coscienza di sé. La festa dell’equinozio che apre l’autunno è la festa dell’autocoscienza forte e libera, è la festa dell’iniziativa piena di energia, della liberazione da ogni timore e da ogni condizionamento dell’animo. Quando la natura esteriore si spegne e la vegetazione appassisce, cresce in compenso tutto ciò che si lega all’iniziativa interiore. Forze di volontà si liberano, l’Anima del Mondo esorta l’individuo a diventare più coraggioso.


Nel giorno dell’equinozio si celebra la festa del forte volere.



Al culmine dell’estate erano divenuti visibili i grandi stormi meteoritici che contengono il ferro cosmico. Quel ferro piovuto dal cielo in direzione della terra contiene l’arma degli Dei contro il drago-Ahrimane che vuole rubare agli uomini la luce animica, avvincendoli tra le sue spire. Allora il sangue umano si pervade di ferro: milioni di sfavillanti meteore turbinano nel sangue donando all’organismo l’energia per combattere ogni paura, ogni terrore, ogni forma degradante di odio. Come il volto dell’uomo quando corre diventa rosso vermiglio, così il corpo sottile dell’uomo irradiato di ferro cosmico comincia a emanare energia.


Nelle antiche mitologie ricorrono figure di divinità solari, giovani divinità dorate che abbattono un drago o un serpente che sale dalle viscere della terra. Quando le giornate di autunno si rabbuiano e si rinfrescano, quando cadono le foglie e le prime piogge, evoca nella fantasia queste figure divine mentre abbattono il drago: esse sono il simbolo della autocoscienza vittoriosa, che si sveglia dal sonno dell’estate, pronta a realizzare con decisione i propri obiettivi.


Si immagini il drago, il cui corpo è formato dalle correnti sulfuree che salgono dalla terra accaldata d’estate: queste correnti gialle e azzurrognole formano le squame, le placche, le spire del drago. Ma ecco sul drago librarsi il dio dal volto di sole: egli brandisce la spada, in una atmosfera satura di saettanti stormi meteoritici. In virtù della luce dorata irradiante dal cuore del dio le meteoriti si fondono in una spada di ferro, che penetra nel corpo dell’antico serpente e lo distrugge. Alimenta con l’immaginazione la corrente che scorre dalla testa verso l’organismo, verso il basso: come uno stormo di meteoriti dal cielo stellato piove sulla terra, così una cascata di energia si riversa dal capo al cuore e seguendo le vie del sangue giunge agli organi e agli arti. Ovviamente all’immaginazione deve accompagnarsi l’azione: se qualcosa è in disordine deve essere ordinato, se qualcosa era stato lasciato in sospeso ora deve essere portato a termine, se qualche timore irretisce il nostro animo bisogna mettersi alla prova e con accortezza superare il timore, se ancora qualche fede, qualche credenza domina l’anima è tempo di dissolverla con la forza della razionalità, se qualche malumore aveva offuscato il rapporto con una persona è tempo di chiarire le cose con cordialità e amore. Così, agendo con energia, si onora lo Spirito dell’Autunno, tanto simile all’Arcangelo Solare venerato dagli antichi Persiani.


Tutta la nostra civiltà è costruita col ferro. Da quando i nostri antenati irruppero da Nord sui loro carri di battaglia brandendo asce di ferro, la nostra civiltà ha trasformato il volto della terra battendo il ferro, forgiando l’acciaio. Si pensi agli aerei che sfrecciano in cielo, ai ponti sospesi tra le sponde, alle strade ferrate, alle grandi navi. Grazie all’elemento del ferro si afferma il dominio della tecnica. Ma ciò che sulla terra si manifesta come ferro, nell’interiorità dell’uomo si esprime come volontà. Per questo si dice: “volontà di ferro”.


Nell’aria dell’autunno, quando le piogge spazzano via la sensualità dell’estate, si compie un processo alchemico: Ferro scaccia Zolfo. La corrente di ferro, fredda e metallica, che piove dal cielo smorza la corrente sulfurea che era fuoriuscita dalle viscere della terra nei mesi caldi d’estate. Respirando la fresca aria dell’autunno l’uomo prende parte a questo processo. Bisogna percepire questa corrente alchemica e alimentarla con la volontà. La divinità solare dallo sguardo metallico, col suo gesto indicante accompagna l’uomo nel cambio di stagione.







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giovedì 18 settembre 2008 - ore 13:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")










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venerdì 1 agosto 2008 - ore 12:26


ECLISSE
(categoria: " Vita Quotidiana ")






Per qualche minuto la Luna nasconderà completamente il Sole lungo una stretta striscia lunga diecimila chilometri dall’estremo Nord del Canada alle regioni più orientali della Siberia per giungere a sfiorare Shangai in Cina, ma senza raggiungerla. Nel cuore del territorio russo cade il punto più favorevole all’osservazione, quello dove si avrà la massima durata dell’eclisse (due minuti e 23 secondi) e l’oscurità sarà più spettacolare. Tra le città più grandi e importanti che saranno testimoni del fenomeno c’è Novosibirsk, con quasi un milione e mezzo di abitanti.

Se la fascia della totalità è larga appena 2-300 chilometri, molto ampia è la parte del nostro pianeta dove si potrà assistere a una eclisse parziale di Sole, e l’Italia del Nord e parte dell’Italia centrale rientrano in questa zona.

L’Alto Adige sarà la regione italiana dove verrà coperta più superficie solare, con inizio alle 11 ora estiva e “ultimo contatto” tra il disco nero lunare e il Sole alle 12 e 20. Si tratterà in ogni caso di una intaccatura più o meno profonda, che renderà il disco solare simile a una mela morsicata, un po’ come quella del marchio Apple. Brunico e Bolzano saranno le città più favorite (con circa il 12 per cento del disco solare occultato). A Torino l’intaccatura sarà come una piccola unghiata con la massima estensione alle 11,30. A Pescara il fenomeno sarà quasi impercettibile. Roma è tagliata fuori dall’eclisse parziale.


... 16 agosto con una eclisse parziale di Luna...


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venerdì 18 luglio 2008 - ore 14:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")






... il giorno arriverà...




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giovedì 3 luglio 2008 - ore 16:56


Sekhmet
(categoria: " Vita Quotidiana ")









Dea di Rehesu, era la dea della salute e del male nello stesso tempo, patrona della guerra della medicina.



Raffigurata in forma leonina è ritenuta sposa di Ptah. Era legata a Bastet, la dea gatta, nella quale si riteneva si fosse trasformata.





Centro del suo culto era Letopolis nel 2° distretto del Basso Egitto

Viene raffigurata come una donna con la testa leonina, sormontata dal sole e dall’ureo.

Dea della guerra, impersonifica i raggi del sole ed è lo strumento della vendetta di Ra contro l’insurrezione degli uomini.

Nella tarda teogonia menfita è membro della triade in qualità di sposa di Ptah e madre di Nefertem.

Molte statue di Sekhmet sono state trovate nel tempio della dea Mut a Karnak.










Quando sconfiggeva i nemici stranieri, il faraone regnante era paragonato alla combattiva Sekhmet dal soffio infuocato. Il collegamento con il fuoco della dea era dato dalla sua associazione con il cobra uraeo presente sulla fronte del re, che corrispondeva all’occhio del dio del sole Ra, avversario dei nemici del sole.


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giovedì 26 giugno 2008 - ore 12:31



(categoria: " Vita Quotidiana ")








1 I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. 2 E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada». Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza». 3 Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. 4 Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. 5 Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!». 6 Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé, 7 disse: «No, fratelli miei, non fate del male! 8 Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto». 9 Ma quelli risposero: «Tirati via! Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!». E spingendosi violentemente contro quell’uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta. 10 Allora dall’interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente; 11 quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.
12 Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. 13 Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli». 14 Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la città!». Ma parve ai suoi generi che egli volesse scherzare. 15 Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città». 16 Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città. 17 Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». 18 Ma Lot gli disse: «No, mio Signore! 19 Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. 20 Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita sarà salva». 21 Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. 22 Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si chiamò Zoar.
23 Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, 24 quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. 25 Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. 26 Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
27 Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore; 28 contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
29 Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
30 Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme con le due figlie, perché temeva di restare in Zoar, e si stabilì in una caverna con le sue due figlie. 31 Ora la maggiore disse alla più piccola: «Il nostro padre è vecchio e non c’è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l’uso di tutta la terra. 32 Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre». 33 Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò. 34 All’indomani la maggiore disse alla più piccola: «Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e va’ tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro padre». 35 Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò. 36 Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre. 37 La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il padre dei Moabiti che esistono fino ad oggi. 38 Anche la più piccola partorì un figlio e lo chiamò «Figlio del mio popolo». Costui è il padre degli Ammoniti che esistono fino ad oggi.



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martedì 10 giugno 2008 - ore 12:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")





In agguato su un’ enorme roccia che dominava la strada di Tebe, viveva ai tempi dei tempi la Sfinge. Era un terribile mostro dalle ali di aquila, dal volto e il petto di donna e il corpo simile a quello di un feroce leone. Si appostava notte e giorno sul Citerone in attesa dei viandanti, e appena li avvistava, li fermava e proponeva loro un enigma. Quelli che non sapevano rispondere venivano immediatamente divorati dal mostro

Innumerevoli erano le vittime della Sfinge, e la città di Tebe e i suoi dintorni erano desolati da tale sciagura, inflitta da Giunone ai Tebani per punirli di aver trascurato i sacrifici in suo onore. Purtroppo nessuno mai era riuscito a sciogliere gli enigmi proposti dal mostro alato e, passare sotto il Citerone, significava andare incontro a morte sicura.

Il re di Tebe Creonte, fratello di Giocasta, sperando di metter fine a questo tragico flagello aveva pubblicato un bando che diceva: "Il re concederà la mano di sua sorella Giocasta e offrirà la corona di Tebe a colui che libererà il paese dall’incubo della Sfinge". Proprio in quel tempo Edipo si trovava presso la città di Tebe e gli venne il desiderio leggendo il bando di tentare l’impresa. "Straniero ardimentoso!" disse con voce rauca il mostro. "Fermati! Devo proporti un enigma: Sai dirmi qual sia l’animale che il mattino cammina su quattro piedi, a mezzodì su due e la sera su tre?" Edipo stette un momento sopra pensiero, poi con un sorriso di trionfo rispose: "Quell’animale è l’uomo. egli infatti da bambino si trascina sulle mani e sui piedi, diventato grande, cammina sui due piedi, infine da vecchio si appoggia sul bastone."

Aveva proprio indovinato! La Sfinge, vedendo per la prima volta risolto il suo enigma, si precipitò rabbiosa dall’alto del roccioso Citerone e si uccise. E il popolo festante gridò per le vie di Tebe: "Uno straniero ci ha liberati dal terribile flagello! Gloria a lui. A lui il trono e la mano della regina Giocasta!" Ed Edipo entrò nella città dalle sette porte come trionfatore, e come il destino volle sposò la propria madre.







La fantasia è più importante della conoscenza
La cosa più bella con cui possiamo entrare in contatto è il mistero.
E’ la sorgente di tutta la vera arte e di tutta la vera scienza








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martedì 20 maggio 2008 - ore 16:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")





Il Museo delle antichità egizie di Torino, meglio conosciuto semplicemente come Museo egizio, è considerato, per l’importanza dei reperti, il più importante del mondo dopo quello de Il Cairo.

Ha sede nello storico Palazzo dell’Accademia delle Scienze, sede dell’omonima Accademia e che ospita anche la Galleria Sabauda, eretto nel XVII secolo dall’architetto Guarino Guarini.

Nel 2006 è stato visitato da 554.911 persone, con un aumento del 93,8% rispetto al 2005.

Il museo è stato fondato nel 1824 da Carlo Felice, che acquistò la Collezione Drovetti, composta dai ritrovamenti di Bernardino Drovetti, console francese in Egitto. Fu in seguito ampliato con i reperti provenienti dagli scavi di Ernesto Schiaparelli proveniente da Barbania.

Nel museo sono presenti circa 30mila pezzi che coprono il periodo dal paleolitico all’epoca copta. I più importanti sono:

la tomba intatta di Kha e Merit
il tempio rupestre di Ellesija
il Canone Reale, conosciuto come Papiro di Torino, una delle più importanti fonti sulla sequenza dei sovrani egizi
la Mensa isiaca, che i Savoia ottengono dai Gonzaga nel XVII secolo
la tela dipinta di Gebelein
i rilievi di Djoser
le statue delle dee Iside e Sekhmet e quella di Ramesse II scoperte da Vitaliano Donati nel tempio della dea Mut a Karnak





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