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Carlos Castaneda


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Chiudo gli occhi e li tengo stretti, spaventato da quel che porta il mattino, aspettando un domani che non arriva mai. Nel profondo di me, ciò che mi lascia la notte è la sensazione del vuoto, e tre ragazzi immaginari che cantano nel mio sonno dolce di bambino. THE CURE, Three Imaginary Boys

STO ASCOLTANDO

Incubus, Queen of the Stone Age, Peeeearl Jaaam..E molti altri..(Claudio Bluesman!)



ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

Se solo fossimo capaci di amarci e vivere il più a lungo possibile nell’onestà, invece di recitare dei ruoli sulla base dell’idea che ci siamo fatti di come dovrebbe essere una relazione perfetta. non mentire mai. poterci sedere uno di fronte all’altra, guardarci negli occhi e dare voce liberamente ai nostri pensieri.Guardare l’altro con obbiettività e non giudicarlo unicamente rispetto a noi stessi.



STO STUDIANDO...




OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Il Bruco e Alice si guardarono a vicenda per qualche tempo in silenzio; finalmente il Bruco staccò la pipa di bocca, e le parlò con voce languida e sonnacchiosa:

Chi sei? - disse il Bruco.

Non era un bel principio di conversazione. Alice rispose con qualche timidezza: - Davvero non te lo saprei dire ora. So dirti chi fossi, quando mi son levata questa mattina, ma d’allora credo di essere stata cambiata parecchie volte.

- Che cosa mi vai contando? - disse austeramente il Bruco. - Spiegati meglio.

- Temo di non potermi spiegare, - disse Alice, - perchè non sono più quella di prima, come vedi.




domenica 30 luglio 2006 - ore 18:30


FEEDBACK ENTERTAINMENT
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Basta pensare ai giorni andati, è tempo di fare qualcosa di grande.
Thom Yorke – Atoms for Peace – The Eraser


Le risposte che non vorrei mai sentire in genere arrivano sempre nel preciso istante in cui tutti i rumori in sottofondo salgono sul carro dei vincenti per la grande coalizione che porta inevitabilmente sulla strade battute e polverose delle giuste frequenze. Quell’attimo, spigoloso e ben definito, è proprio quello durante il quale il tutto circostante e sovrastante assume le sembianze di un acutissimo ed assordante feedback. La scuola è solo un ricordo vago e sbiadito e per la tragedia di settembre impersonata dagli zaini nuovi di zecca c’è ancora un bel po’ di tempo. Di rimando le anziane signore che amano trascorrere la calde notti di luglio sui balconi a conversare o a contemplare il cielo cercando invano l’Orsa maggiore e qualche stella incandescente in mezzo alle violente ed invadenti luci della città, accennano qualcosa riguardo la bastarda e beata gioventù che non tornerà mai più. Nel frattempo Lou Reed attacca il giro di chitarra di I’m waiting for the man e le pale del ventilatore blu fanno talmente rumore che sarebbero capaci di segare la grata di metallo e di finirmi addosso. Quel rumore e la sua monotona cadenza sostanzialmente mi distruggono ed insieme mi distraggono. Però poi all’improvviso e come d’incanto arriva sempre l’attimo in cui tutte le voci cominciano ad affievolirsi. L’orgoglio è una bestia fottuta ed io ne ho abbastanza. Delle cose non dette. Dell’ironia sbagliata. Dei gesti rinfacciati. Di tutto quello che giace sulla scrivania senza alcun senso. Così osservo il me stesso più giovane sorprendendomi del fatto di aver finalmente trovato il tempo di rinnovare la mia identità. Però se mi guardo bene sembro decisamente più vecchio nella fototessera di cinque anni fa. Ero anche più pallido a ben vedere. D’altronde avevo addosso un fardello niente male.Allora ero pieno di stoltezza perché credevo nell’amore eterno e nell’amicizia inossidabile. Ora che tutto sembra sull’orlo di un precipizio, ciò che pare sopravvivere e contare più di ogni altra cosa è la lucidità. La lucidità di ciò che siamo e di ciò che stiamo facendo. Tanto sbaglieremo sempre qualunque cosa faremo. Syd Barrett per esempio era un genio fragile e visionario ed è morto murato vivo. Un “diamante pazzo” che se ne è andato con la mente a pezzi. Non male come fine. Anche se credo che sia sempre meglio rendersi conto che tutto quanto tende ad andarsene alla malora con una certa regolarità: affetti, oggetti e vicende. il nuovo disco di Thom Yorke a fare da colonna sonora alla vita reale e l’antologia di Spoon River da consultare prima che arrivi il nuovo giorno. Quelle infauste è che bisogna mettersi il cuore in pace perché tanto la vita è molto più forte degli uomini che si illudono di controllarla. Soprattutto perchè le cose più temute succedono lo stesso così come i sogni più desiderati si avverano sempre.

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martedì 25 luglio 2006 - ore 20:59


**INTEGRAZIONE.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non sono né Kerouac né Hemingway né Bukowski, eppure sono qui. A riflettere sulle cose che cominciano e sulle cose che finiscono. A brandire la penna cercando le risposte che non ci sono. A inseguirmi dentro il complicato labirinto fatto con le siepi. A personificare la speranza di venirne fuori con uno stato mentale atletico e in forma.
Un’epoca è finita e questo lo so da un pezzo. Ma soprattutto credo che non ci sia davvero più tempo per niente. O forse, lì nascosto da qualche parte, riverso su un bel piatto d’argento, c’è ancora un mucchio di tempo a nostra disposizione. Per distruggersi, per rinascere, per innamorarsi, per piangere, per ridere, per guardare in alto o anche solo per restare seduti ed aspettare. Il ghiaccio si scioglie lentamente e forse la vita è come il ghiaccio. All’inizio è dura, solida e splendente. Dopo non resta più nulla di lei. Diventa come il fondo del bicchiere appena svuotato, triste e asciutta e con poco senso se non viene riempita di nuovo con qualcosa che renda maledettamente ebbri. A volte può far compagnia anche il ronzio del frigorifero, l’urto dei vetri che si toccano, il fogliaccio degli eventi aperto davanti agli occhi. E le visioni che provengono dall’esterno sono fin troppo eloquenti. I vecchi nella piazza di fronte che parlano, ridono, sputano a terra un po’ di catarro e ritornano bambini. I vecchi che camminano lentamente e ad occhi bassi o guardando fisso davanti a loro e perdendosi dentro i solchi profondissimi delle loro stesse rughe. I vecchi che mi lanciano un’occhiata indagatrice, che incrociano le mani dietro la schiena, che si rivolgono al mare come farebbero con un caro e folle compagno di avventure, che socchiudono gli occhi mettendo a fuoco un punto indefinito dell’orizzonte. I vecchi che sono consapevoli della morte che presto verrà come una dolcissima e bellissima fanciulla, e non più ingenui come me, che a volte credo di poter vivere per sempre. Così più li guardo e più mi convinco che devo scrollarmi di dosso alcune convinzioni. Più li osservo e più capisco che devo acquistare semplicità, abbandonare il superfluo, mettere da parte qualcosa. Non so bene cosa ma credo che dovrei farlo.


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venerdì 14 luglio 2006 - ore 13:13



(categoria: " Vita Quotidiana ")


A volte invece le parole gli sembrano solo degli stupidi contorni, delle inutili appendici dei loro comportamenti di individui bisognosi di conferme e soddisfazioni di richieste. E così si domanda se riusciranno mai a comunicare senza aver bisogno di parlare. Vorrebbe chiederglielo. Prova a fare il primo tentativo e glielo domanda senza aprire bocca. Glielo domanda mentre lei gli cammina accanto, mentre diventa così facile assaporare la calma che satura l’aria estiva avvolgendoli e rallentando il fluire dei loro pensieri. Ed è una calma che potrebbe andare avanti all’infinito oppure finire subito. Lo sanno bene. Come sanno perfettamente che le circostanze li inchiodano inevitabilmente dentro i loro ruoli. Quasi senza poter opporre resistenza. È così e forse ne h anno paura entrambi.


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martedì 11 luglio 2006 - ore 10:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Li vedo per strada camminare incerti...

La mente lontana, lo sguardo assente...poi di colpo si fermano. Frugano nella tasca, tirano fuori un fazzoletto tutto stropicciato e si asciugano il naso.

In ogni ruga, in ogni macchia della pelle...una storia...

Che forza hanno dentro...


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giovedì 6 luglio 2006 - ore 19:03



(categoria: " Vita Quotidiana ")



È che il vino da un euro e ottantacinque al litro
scorre rapido, possente ed incalzante
fuori dal collo delle bottiglie trasparenti dell’acqua minerale,
quelle con su attaccata ancora l’etichetta di carta
con il disegno bluastro del vulcano innevato
che è in grado di confondersi con la contemplazione
sonnolenta e distratta della vita immaginata,
quelle che hanno il compito di sputare fuori il sacro nettare
per scaraventarlo dentro i bicchieri di plastica
e sul fondo dello stomaco disfatto e attorcigliato,
quelle che lasciano penzolare banali gocce prive di senso
senza opporre resistenza al pesante e mesto schiacciamento
operato dalle forze residue che restano nelle braccia.
Ed è che io mi sento dentro il gusto denso ed amaro dei momenti indecifrabili
che scandiscono il suono frammentato di un presente assente,
è che resto disteso sotto la limpida immobilità dell’esistenza
che mi fa osservare solamente le facce ed i sorrisi e gli occhi e le mani
ed il mare in lontananza leggermente ruvido e lattiginoso
e la sabbia finissima e le sue dune soffici
ed una lavatrice arrugginita che dorme placidamente
e leggermente sepolta per durare fino alla fine dei tempi
ed i flaconi di detersivo perfettamente integrati nel paesaggio
e fusi con l’indomabile ruggito della Natura.

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martedì 4 luglio 2006 - ore 00:22


L’ONDA PERFETTA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Credo che nel nostro cervello ci sia un luogo riservato alla "tristezza per le storie d’amore finite", che cresce e si sviluppa con il passare degli anni, costringendoci alla fine a farci piacere, contro la nostra volontà, la musica country. Kary Mullis - Ballando nudi nel campo della mente

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sabato 17 giugno 2006 - ore 10:20


materasso ad acqua..
(categoria: " Vita Quotidiana ")


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martedì 30 maggio 2006 - ore 14:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")




"Sono molto guardingo ad amare la vita, perchè può prendermi in giro se comincio ad amarla"
C. Bukowski

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giovedì 25 maggio 2006 - ore 12:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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martedì 9 maggio 2006 - ore 21:55


SAI COS’E’ UN AMICO?
(categoria: " Vita Quotidiana ")



"Sai cos’è un amico? Uno che non ti vede come un rosario su cui sgranare le proprie assoluzioni, ma come qualcosa di complicato e doloroso che cammina insieme a te, qualcosa che non capisci mai fino in fondo e che ti invade. Mentre tu parli io mi alzo da quella sedia e vado a vedere il mondo. Mentre io parlo tu ti siedi e scopri che sei muto e senza fiato, con la testa inchiodata e le mani incapaci di parare i colpi. Poi la vita ci darà strade diverse. Tu prenderai tutta la gioia che puoi, io mi accontenterò di sognare a una finestra, tu soffrirai per piccoli grandi dolori, io ti invidierò per questo. Il luogo ove si incontrano la nostra amicizia e la nostra invidia è un luogo raro, e basterebbe che tu lo ricordassi sempre perché io sia, una volte per tutte, rispettato.”

STEFANO BENNI


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