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NICK: D R A G O
SESSO: m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single

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STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate.
Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.


HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.


STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato.
E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita.
E grazi al cielo capita sempre qualcosa.


ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può.
E allora mi faccio bastare il resto.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!


OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto.
Quello che si adatta a tutte le situazioni.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)

 


MERAVIGLIE

1)


Messaggio di D R A G O da commentare:
Brandello N°2


“Caffè?”
“Mmh… ti dispiace se ora continuo a studiare un altro po’ e lo prendiamo dopo?”
“Ma no… figurati… non volevo distoglierti… intendevo chiederti: se ti va un caffè te lo porto…”
“Che gentile… grazie…”
“Due minuti e sarai servita!”

Si alzò e si avvicinò alla macchinetta del caffè. Una macchinetta che il più delle volte era rotta, ma a cui lui era affezionato perché da ormai un paio d’anni abbondanti era la sua principale fonte di caffeina durante la sua vita da studente. Fonte di caffeina e non solo, dato che quella macchinetta preparava anche un ottimo thé al limone, per quanto ottimo possa essere del thè preparato da una macchinetta al costo di pochi spiccioli.
Lui poi era sempre rimasto affascinato dalle macchinette come quella. In particolare dalle macchinette che davano il resto. Si era sempre chiesto con quale sistema la moneta inserita veniva riconosciuta e con quale meccanismo venisse calcolato il resto da dare senza mai sbagliare. Vero è che non ci sarebbe voluto molto ad indagare per scoprirlo, ma lui preferiva essere pigro e non farlo, potendo così continuare a perdersi nelle sue fantasticherie su avveniristici sensori laser, bilancini per la rilevazione della massa o misuratori di dimensione ultratecnologici. Questi pensieri aiutavano a trascorrere quei trenta o pochi più secondi necessari alla preparazione del caffè.

Ma quel giorno non ci furono elucubrazioni tecnologiche: arrivato davanti alla macchinetta vi trovò sopra il fin troppo familiare biglietto su cui qualcuno aveva scritto con mano frettolosa e pessima calligrafia la parola “GUASTO”.
Uno sbuffo rassegnato e si diresse fuori dall’aula studio per andare al bar accanto. Salutò col sorriso il gestore che ormai conosceva benissimo. Il sorriso del barman era particolarmente accentuato quella mattina. Era sempre particolarmente accentuato, quando la macchinetta del caffè dell’aula studio non funzionava. Impossibile non pensare che lui avesse qualcosa a che fare con i malfunzionamenti improvvisi.
In realtà non c’entrava niente; il suo sorriso accentuato dipendeva più che altro dal fatto che essendo il suo bar pieno di studenti caffeinomani, quando la macchinetta non funzionava, lui aveva almeno due motivi per sorridere sempre: c’era ovviamente il fatto che guadagnava di più; ma soprattutto era costretto a sorridere per accogliere i clienti e quindi man mano che la giornata andava avanti, il sorriso gli si stampava sul volto come fosse una paresi.
R., dopo aver ricambiato la paresi del barman con un sorriso sinceramente divertito, ordinò un caffè macchiato per sé e uno da asporto per l’angelo studioso che lo aspettava.
Mentre i caffè erano in preparazione R. si ritrovò a pensare che era finito ad offrirle un caffè servendoglielo al tavolo e facendo la figura del galantuomo, nonché del cavalier servente. Del servo. Del cagnolino. Perché un cagnolino lui si sentiva. Le aveva chiesto scodinzolando se voleva prendersi un caffè per poter così giocare (chiacchierare) con lei qualche minuto e invece era finito a portarle il caffè (la palla) senza ottenere la sua attenzione per più di qualche secondo.
La palla l’aveva lanciata lui stesso; stava giocando da solo. Anche stavolta.
E si accorse che davvero poteva non essere una splendida giornata. Il gioco poteva finire presto e il cagnolino sarebbe dovuto tornare a cuccia con la coda tra le gambe.

Buttò giù il caffè in un sorso, senza zucchero. Perché il caffè va bevuto amaro: così sostengono i puristi del caffè. Ma lui non era un purista e si pentì di aver ancora dato ascolto ai puristi del caffè. Gli avrebbe spaccato la faccia, al primo purista che avesse incontrato. Oppure gli avrebbe dato tanto di quel caffè “puro” da bruciargli le papille gustative.
Inoltre buttando giù il contenuto della tazzina senza aver perso i secondi necessari a far sciogliere lo zucchero che non aveva voluto mettere per chissà quale stupido motivo, si era anche scottato, essendo il caffè ancora bollente. Per quel giorno aveva finito di sentire i sapori.

Infastidito pagò i due caffè e uscì dal bar mentre il barman accentuava ancora la sua paresi. In mano aveva l’altro bicchiere tiepido con l’altro caffè. Che strano, pensò, il bicchiere non scottava. Valutò che dipendesse dalle proprietà isolanti dello strano materiale, a metà tra la plastica e il polistirolo, di cui il bicchiere era fatto.
Apprezzava la propria capacità di perdersi in spiegazioni, approssimative nella loro credibilità, della realtà che lo circondava. Però questo suo perdersi in ragionamenti improvvisati a volte lo distoglieva troppo da ciò che stava facendo.
Lo zucchero! Si era dimenticato di prendere una bustina di zucchero per lei! Si voltò per tornare al bar e inciampò in una mattonella leggermente fuori posto. Il caffè gli si rovesciò sulla mano e scoprì che le proprietà isolanti del bicchiere erano davvero ottime.
Imprecando tra sé e sé si ripulì la mano semiustionata con un fazzoletto di carta. Bevve quel po’ di caffè rimasto nel bicchiere. Amaro. Ma meritava una punizione.
Tornò in bar e si accorse di quanto poteva essere sarcastica la paresi del barman che aveva visto tutta la scena dalla vetrata.
“Mi fai un altro caffè? Sono un imbranato…”
“Tranquillo… è già in macchina. Offro io.”
Così scoprì anche quanto bella era la persona dietro a paresi.

Uscì dal bar col caffè, una bustina di zucchero bianco ed anche una di zucchero di canna, così che lei potesse scegliere e lui fare la figura del premuroso.
Entrò in aula studio e tornò al suo posto.
“Ecco qui… scusa se ci ho messo tanto, ma oggigiorno prendere un caffè è più arduo di quanto possa sembrare…”
“Ma che carino… era rotta la macchinetta e sei andato apposta al bar! Grazie!”
“Figurati! Ed ecco lo zucchero… normale o di canna?”
“Anche lo zucchero… però io il caffè lo bevo amaro… grazie lo stesso!”
Una purista del caffè. La più bella purista del caffè mai esistita sotto il suo stesso cielo. E poi del resto il caffè amaro non era poi tanto male, anzi, quasi ottimo, pensò lui.
“Attenta che scotta…”
Ma lei lo aveva già buttato giù senza batter ciglio.

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COMMENTI:


Autore: fiordiluna
( domenica 5 ottobre 2008, ore 22:31
)

mi piace. complimenti!




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