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NICK: D R A G O
SESSO: m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single

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STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate.
Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.


HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.


STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato.
E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita.
E grazi al cielo capita sempre qualcosa.


ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può.
E allora mi faccio bastare il resto.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!


OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto.
Quello che si adatta a tutte le situazioni.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)

 


MERAVIGLIE

1)


Messaggio di D R A G O da commentare:
Brandello N°3


Mentre mandava giù il suo caffè, Stella rifletteva su quanto facesse schifo berlo in quei bicchieri da asporto fatti di quel materiale indefinibile. E’ importante che si beva il caffè, come qualsiasi altra bevanda, nel giusto contenitore. E per lei il caffè andava nella sua bella tazzina di ceramica. C’era chi sosteneva che il caffè andasse bevuto in vetro, ma secondo lei la classica tazzina era l’ideale. Invece in quel momento aveva dovuto buttarlo giù da un bicchiere qualunque. Senti una certa differenza nel gusto, ma sicuramente non poteva lamentarsi, visto che le era stato offerto e servito da una delle persone più gentili che avesse mai conosciuto.
Ah…se solo qualcun altro si comportasse come lui…
“Grazie mille, ci voleva proprio!” disse a R.
“Ma figurati!”
Si sorrisero e lei tornò a fissare il libro. Sentì ancora gli occhi di lui addosso per qualche istante, poi notò che si era tuffato a testa bassa sul libro, con i capelli che gli ricadevano davanti e gli coprivano completamente il volto dandogli un aspetto un po’ buffo. L’aveva sempre viso coi capelli lunghi e lui le aveva rivelato che erano anni che li portava così. Disse che lo facevano sentire protetto dal resto del mondo, che si sentiva al sicuro dietro i suoi capelloni. Lei allora rise, ma la risata le morì in gola, quando vide che lui sorrideva ma era serio.

Sorrise e provò a concentrarsi sul libro. Ma ci provò soltanto, perché un pensiero la distolse nuovamente: di lì a poco sarebbe arrivata una persona che portava notizie probabilmente brutte.
Stella si trovava in una brutta situazione che sicuramente sarebbe andata peggiorando. Era molto giù di morale, sempre persa tra preoccupazioni più grandi di lei e per trovare la forza di affrontarle si era buttata nello studio, in modo da distrarsi quanto più possibile e contemporaneamente fare qualcosa di utile.
Ma negli ultimi giorni, con tutto quello che era successo, non le sembrava più una soluzione valida. Era distratta. Tutto si era fatto così grosso e complicato che lei non riusciva a pensare ad altro, si sentiva perseguitata. E la sua facciata da ragazza studiosa stava perdendo consistenza.
Alzò leggermente lo sguardo e vide R. tutto chino sul libro che ci dava dentro di evidenziatore. Lo invidiava profondamente: spensierato, sempre sorridente, con la battuta pronta, quasi iperattivo, incapace di stare sui libri per troppo tempo. Eppure, anche se a intervalli, studiava molto. Quando era seduto era concentratissimo. Avrebbe voluto avere un po’ della sua energia. Uno come lui, i problemi dovevano evitarlo, spaventati dal suo sorriso e dalla sua spigliatezza dirompenti.
R. alzò la testa e sembrò fissare il vuoto. Incrociarono gli sguardi e lui fece un’espressione strana, come se si fosse appena accorto di qualcosa.
“Eh? Non prendermi per pazzo se fisso il vuoto… è così che ripeto…”
“Ma no… tranquillo!”
Stava ripetendo. Lui sì che ci dava dentro. E lei doveva fare lo stesso. Tornò con la testa sul libro e cercò di scacciare i cattivi pensieri.

Stava ripetendo. Che stronzata. L’aveva sparata grossa. In realtà da quando le aveva portato il caffè e lei lo aveva bevuto, non era riuscito a capire una sola parola di quel che stava leggendo. Aveva sottolineato il libro praticamente a caso.
Quando, dopo averlo ringraziato per il caffè, Stella era tornata a studiare, l’aveva fissata per un po’, giusto per innamorarsi di più. Poi, sentendosi stupido, si era chinato sul libro coprendosi il viso con i capelli lunghi abbastanza da nasconderlo agli sguardi degli altri.
Dopo un po’ alzò nuovamente la testa perché voleva guardarla. Non che fosse un desiderio del tutto cosciente, era un qualcosa di istintivo, una necessità, tipo quella di respirare. Lei però in quel momento stava fissando nella sua direzione, quindi dissimulò le sue intenzioni fissando il vuoto e sfoderando dopo pochi istanti una faccia sorpresa da vero imbecille giustificandosi e spiegando che era perso tra sé e sé mentre ripeteva.
Stella lo aveva tranquillizzato e lui tornò a fingere di concentrarsi, mentre pensava di aver collezionato l’ennesima figura da deficiente.

Continuarono a studiare, a dopo un po’ si avvicinò al tavolo un ragazzo. Alto, slanciato, vestito con jeans larghi, una felpa rossa e un giubbino da motociclista. In mano aveva un casco. Si abbassò vicino a loro e saluto Stella che ricambiò con un sorriso meraviglioso.
Troppo meraviglioso, secondo R. Chi diavolo era quello?
“Vieni fuori?”
“Certo…”
E uscirono entrambi, sorridendosi. R. era pietrificato. Chi diavolo era quel tipo? Gli sembrava di non aver mai visto stella sorridere così. E poi lei gli aveva negato la sua compagnia per un caffè e poi poco dopo era uscita a far chiacchiere con quel ragazzo come se niente fosse. Che diavolo voleva dire? Che lui non contava quanto quel fighetto? Che quel maledetto contava qualcosa per lei? Comunque era stata davvero indelicata… davvero stronza! Lo aveva messo da parte… bene! Lui avrebbe messo da parte lei! Avrebbe aspettato che fosse rientrata per poi mettere via i libri e andarsene.
Sì… avrebbe fatto così. Le avrebbe fatto vedere che non ci si comporta in quel modo! L’avrebbe lasciata lì da sola!
Era furioso, ferito. Attese che lei rientrasse. Attese a lungo. Ma lei aveva molto da dirsi con il bellimbusto, evidentemente. Stronza. Era solo una stronza.

Dopo un’eternità, a parer suo, R. la vide rientrare tutta sorridente. Nervosamente mise le sue cose nello zaino.
“Vai via?”
“Sì.”
Rispose con un monosillabo, per sembrare incazzato al punto giusto.
“Ah, ok. Buona giornata!” E sorrise stupenda.
Come mai non gli chiedeva perché andasse via? Lui… voleva essere fermato… ma lei… perché non lo fermava? Non gli importava proprio nulla allora? Non voleva più andar via… ma ormai era fatta.
“Beh… ciao ciao.”
“Ciao!” E sorrise ancora.

Lui se ne andò, con i capelli sugli occhi. Con le lacrime che un po’ facevano pressione e lui se ne vergognava. Con il cuore che batteva fortissimo anche in quel momento che era in frantumi.

Arrivò a casa ancora stravolto. Si chiuse in camera anche se nell’appartamento non abitava nessun altro. Era sempre da solo, ma in quel momento aveva bisogno di isolarsi anche fisicamente dal resto del mondo chiudendo la porta della stanza e rintanandosi nei pochissimi metri quadrati dove si sentiva davvero solo con sé stesso.
Un pochino gli capitò di piangere. Più di quanto in seguito volle ammettere. Poi, fissando il soffitto dal suo letto, si fece una risatina rivolta a sé stesso. Contro sé stesso. Contro la sua banalità, la sua infantilità.
Razionalizzò la situazione e si accorse di quanto l’esclusivo dolore che provava, di esclusivo aveva ben poco. Si trovava solo ad affrontare una situazione in cui una tipa non era interessata a lui, mentre lui stravedeva per lei. Come se non avesse mai avuto a che fare con situazioni simili. Come se gli fosse mai capitato di vivere situazioni diverse.
Era tutto come era sempre stato. E sarebbe passata.
Ma intanto, come poteva essere una splendida giornata?

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COMMENTI:


Autore: D R A G O
( lunedì 14 novembre 2005, ore 10:08
)

fico.
che bella immagine.
e nel prossimo episodio...
arriva un nuovo personaggio!




Autore: Allanoon
( lunedì 14 novembre 2005, ore 10:03
)

è una storia che secondo me va ascoltata da qualcuno che sappia leggere..Mi immagino la scena:un vecchio pub inglese, luce soffusa, un pò cupa ma nn eccessivamente, un tavolino per due appartato dal resto della sala, il fantomatico lettore e io seduto difronte che ascolto e ascolto e ascolto..questo darebbe ancora più enfasi ai sentimenti. Mi piacerebbe proprio ascoltarlo così.
Prosegui messere.




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