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NICK: D R A G O
SESSO: m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single

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STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate.
Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.


HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.


STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato.
E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita.
E grazi al cielo capita sempre qualcosa.


ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può.
E allora mi faccio bastare il resto.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!


OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto.
Quello che si adatta a tutte le situazioni.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)

 


MERAVIGLIE

1)


Messaggio di D R A G O da commentare:
Brandello N°8


Una settimana passò senza che succedesse nulla. R. studiò pochissimo; Stella si ostinava ad essere bellissima; Mario era sempre lui da anni e non c’era modo che cambiasse (per fortuna, pensò R.); Fra non si fece vedere, o almeno R. non lo vide.
E le cose sarebbero andate avanti così per un po’, se al Destino non fossero piaciuti i colpi di scena.
R. e Mario non ci credevano, nel Destino. Ma quando la sfiga li esortava ad essere fatalisti, volentieri sdrammatizzavano prendendosela con entità metafisiche, o astrusi concetti filosofici verso i quali fare battute di bassa lega, per due come loro, che avevano fatto delle stronzate virtù.
E poi a volte non si poteva non credere nel Destino, che si impone con tutta la sua straordinaria (e il più delle volte malvagia) evidenza.

Era un mercoledì come tanti, per il resto del mondo, ma non per Mario, che sentì la sua sveglia suonare alle 08:00 di mattina. Erano mesi che la sveglia non suonava. O meglio, erano mesi che lui non la ascoltava. Ma quella mattina doveva alzarsi necessariamente. Aveva un appuntamento con un’amica. Una persona a cui voleva molto bene, anche se non tanto da combattere il suo bisogno di dormire di mattina.
Il vero motivo era che finalmente quel giorno avrebbe conosciuto la “sua Stella”, come la chiamava R., un’amica di un’amica dell’amica con cui doveva vedersi. Di lei non sapeva nulla, se non che gli aveva risvegliato gli ormoni e la voglia di innamorarsi dopo che faticosamente si era rintanato dentro sé stesso per non star male più come era stato in passato. Doveva quindi conoscerla, se non per innamorarsi, almeno per capire come aveva fatto a svegliarlo dal suo torpore sentimentale.
E di lì a poco avrebbe fatto colazione con la sua amica, che gli aveva promesso di portarsi dietro la tipa che conosceva la “sua Stella” e quindi ovviamente anche quest’ultima.

Non lo avrebbe ammesso neanche a sé stesso, ma appena suonò la sveglia lui la spense e saltò in piedi. Non perché fosse rapido a passare dal sonno alla veglia (in realtà non c’era nessuno più lento di lui nel farlo), ma perché era già sveglio da parecchio. Trovò interessante la forza che le emozioni avevano di rompere anche le sue routine più radicate. E si sentì vivo. Si stupì anche di essersi stupito, di non essere stato prevedibile neanche a sé stesso.
Sono le emozioni che danno all’uomo l’imprevedibilità di cui ha bisogno per non sentirsi un automa. Perché molte emozioni (tutte?) possono sfuggire al controllo e l’assenza di controllo fa paura e affascina allo stesso tempo; perché una persona senza controllo si muove nell’ignoto e l’ignoto è notoriamente affascinante. Anche se va preso a piccole dosi, come l’assenza di controllo, appunto.
Perché il troppo stroppia, recitava un proverbio.

Alle 08.30 Mario era in garage per tirar fuori la sua Peugeot 307 nuova di zecca, comprata dal babbo due mesi prima, con cui contava di far bella figura. Inserì nel lettore cd di serie un vecchio album dei Metallica (non un vecchio album qualunque, avrebbe commentato lui, ma il Black Album, l’album per eccellenza, l’album che ha fatto la storia del Metal) e mise in moto.
Mise in moto la macchina e anche la Ruota del Destino: così avrebbe detto a R. nel suo racconto in seguito, tanto per fare una delle loro solite battute ad effetto.

Salì la rampa che conduceva fuori dal garage e non ebbe modo di evitare, ma neanche di veder arrivare, la ragazza in bicicletta che stava sfrecciando proprio in quel momento davanti al garage, troppo vicina all’ingresso.
Mario frenò di colpo, facendo spegnere la macchina, ma anche se non violentissimo, l’impatto sbalzò la “sua Stella” dalla bici e la fece cadere di schiena, due metri più in là.
Mario rimase con gli occhi sbarrati e non riuscì a muoversi, in un primo momento. Alcune persone stavano accorrendo dalla ragazza stesa per terra, che non si muoveva. Poi sollevò un attimo la testa e quel movimento ridestò Mario che aprì di colpo la portiera dell’auto, non accorgendosi che non era ancora del tutto fuori dal garage e quindi sbatté contro il muro raschiandola.
“Ma porca puttana!”
Richiuse lo sportello e provò ad accendere il motore, ma per il nervosismo gli sudavano le mani e la chiave gli scivolò dalle dita. Imprecò ancora e riuscì ad avviare la macchina per spostarla di mezzo metro in avanti e poter uscire dall’abitacolo.
Corse dalla ragazza e quando la riconobbe trasalì. La “mia Stella”.
Cristo, era lei. Aveva gli occhi aperti e respirava un po’ affannosamente.
“Come stai?” chiese qualcuno.
“Bene… non sento niente… ma… non riesco ad alzarmi…”
“Sarà lo shock…” disse un signore in abito con in mano una ventiquattrore.
“Scusami… io… non ti ho vista…”
“E’ colpa mia, tranquillo…”
Lucida. Nonostante fosse appena stata investita. E bellissima. Non aveva nessuna ferita… forse se l’era cavata con una bici ammaccata… forse Mario non si sarebbe dovuto sentire in colpa di niente; forse si sarebbero conosciuti così, in un modo un po’ estremo, ma tutto è bene quel che finisce bene… ma tutti questi forse, non tenevano conto di una regola fondamentale: il Destino è uno stronzo.

“Ti fa male?” chiese una vecchietta.
“Che cosa?”
“Il ginocchio… è tutto gonfio…”
Tutti se ne accorsero, allora. La ragazza indossava pantaloni molto larghi, eppure si vedeva chiaramente un rigonfiamento. Doveva fare malissimo. Ma lei non sentiva niente.
“Riesci a muovere la gamba?”
Mario sbiancò in volto.
“No… non la sento più…”
Non voleva crederci. La voce di lei ebbe un tremito. Tutti stavano iniziando a temere. Nessuno lo disse. Ma tutti lo pensavano. Qualcuno stava già chiamando il Pronto Intervento. Mario si sedette in mezzo alla strada e prese a fissare un punto indistinto nel cielo. Le voci concitate attorno a lui erano diventate parte dello sfondo. Indistinte, come il resto del mondo.
Come sé stesso.

“Non è colpa mia… lo ha detto anche lei. Non è colpa mia, non è colpa mia.”
Ma c’è solo una cosa più stronza del Destino: il Senso di Colpa.
E se sono le emozioni che fanno sentire vivo un uomo, Mario in quel momento avrebbe preferito sentirsi morto. E invece era vivo come non mai. Ed era viva anche la “sua Stella”, anche se di lì a qualche giorno, entrambi si sarebbero tormentati chiedendosi se il Destino fosse stato clemente, risparmiandola, o avesse così dato l’estrema prova della sua cattiveria.

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COMMENTI:


Autore: Allanoon
( lunedì 21 novembre 2005, ore 10:41
)

ahnf anfh..pant pant..eppoi?




Autore: cillablack
( sabato 19 novembre 2005, ore 15:48
)

ma dev’essere proprio così stronzo ’sto destino?? cmq tieni conto del fatto che a me piacciono le storie a lieto fine..




Autore: D R A G O
( venerdì 18 novembre 2005, ore 21:40
)

e poi il pathos??
coi buoni sentimenti poi se esagero diventa tutto un grosso grumo di miele...




Autore: dulcinea
( venerdì 18 novembre 2005, ore 20:57
)

..e mappppppppppppppppporca miseria....na storia senza tragedie???è chieder troppo?
mannaggia...




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