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Wednesday, January 19, 2005 - ore 16:08


Closer - in quattro per giocare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’ULTIMA FATICA DI NICHOLS, RIPERCORRE L’ALIENAZIONE
DELLA VITA ATTUALE, VISSUTA TRA INTERNET ED IL NIENTE.

Una pièce teatrale di successo rappresenta un ottimo punto di partenza per la realizzazione di un film, ed un regista come Mike Nichols, ultimamente troppo versato ai buoni sentimenti, con un testo così riacquista quel pizzico di cinismo necessario per descrivere i rapporti sentimentali del terzo millennio.
Closer, tratto da una commedia di Patrick Marber, è la storia di quattro persone, le cui vite si scontrano generando una sequenza a catena di relazioni, flirt, bugie, tradimenti, gelosie, sesso, mettendo in luce la vacuità dei legami, la debolezza nel saperli gestire, fornendo uno spaccato di vita altamente realistico nella civiltà di internet. Romanticismo, materialismo ed egoismo sono sinonimi di piacere e dolore. Il film di Nichols potrebbe rivelarsi una delle sorprese della stagione. Sostenuto da un cast di tutto rispetto: Julia Roberts, Jude Law, Natalie Portman, Clive Owen, i quali interpretano con convinzione i propri ruoli. Clive Owen si erge su tutti, mentre la Roberts sostituta della gestante Kate Blanchett, appare meno risoluta di quanto il suo ruolo esigerebbe.
Nel gioco in chat, fra Jude Law e Owen, i due si divertono a rappresentare il cinismo della società, nella ricerca ossessionante delle emozioni, ad innamorarsi dell’amore, per perdersi poi, nella realtà della costruzione del rapporto quotidiano. I quattro protagonisti: Dan scrittore destinato all’insuccesso, Alice, giovane spogliarellista migrata a Londra che vive del proprio corpo, Larry, dermatologo affermato, spavaldo e sicuro di sé ed Anna, fotografa in ascesa incline ai sensi di colpa. Poveri di mezzi i primi due, mentre i secondi sono agiati borghesi. Tra i due uomini è in atto una gara, in cui la posta in gioco è l’umiliazione dell’altro. L’irriducibilità dei sentimenti femminili, rappresenta l’unico faro nella guerra dei sessi, combattuta senza esclusione di colpi. Le situazioni si rimescolano spesso, fino a giungere all’ambiguità del finale, dove tutti, più o meno, risultano perdenti. Nichols non dà giudizi, mostra e racconta, lasciando allo spettatore l’onere di formulare una valutazione“personale”. Il regista si esalta nell’enfatizzare la teatralità dell’azione, pochissimi gli esterni, il passaggio del tempo viene segnalato solo dal racconto di nuovi eventi, dai dialoghi o dal cambiamento di abiti, che accompagnano le emozioni del momento. Tutto si incastra in una struttura estremamente curata, nella quale ogni elemento è un tassello del puzzle. Nei quadretti che si susseguono a ritmo incalzante, i personaggi si confrontano sempre a coppia, due alla volta, i quattro non si incontrano mai contemporaneamente. Solo due le scene in cui i “rivali” hanno la possibilità di conoscersi. Un’ architettura ben congegnata da Mike Nichols. La fotografia nitida, bella nei primi piani, la musica ricorda Mozart e Rossini, con qualche tocco moderno qua e là, completano il quadro di un film nel quale tutto è lasciato alla riflessione interiore dello spettatore.


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