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"Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio" (Mt 22, 15-22). E infatti ora cominceremo a dare a Dio e alla sua ecclesia, quel che spetta loro...








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Chi butti giù dalla torre? Un sondaggio capzioso.

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martedì 30 gennaio 2007 - ore 23:01


ROBE DA MATTI!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E vorrebbero farci anche seguire la guida della chiesa?
Che mattacchioni questi preti! E...che figo questo dio! Un burlone, anzi. Un buontempone quasi...


Infallibilità papale
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il dogma dell’infallibilità papale (o infallibilità pontificia) afferma che il Papa, essendo sostenuto e ispirato dallo Spirito Santo nel suo incarico di Vicario di Cristo, non può sbagliare (avete letto bene, ndDM). Ciò non si applica tuttavia a tutti gli atti e le parole pronunciate dal Papa, ma vale solo quando egli proclama un nuovo dogma o comunque afferma una dottrina in modo definitivo. I documenti ordinariamente emanati dal Papa, come le encicliche, normalmente non sono coperti dall’infallibilità.

Definizione
Il dogma dell’infallibilità papale fu definito con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus.

Questo è il testo tradotto in italiano dell’ultima parte della Pastor Aeternus, dove si trova la definizione del dogma:
Collabora a Wikiquote
«Richiamandoci dunque fedelmente alla tradizione, come l’abbiamo assunta dalle prime epoche del Cristianesimo, noi insegniamo, ad onore di Dio, nostro Salvatore, per gloria della Religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio, e dichiariamo quale dogma rivelato da Dio: ogni qualvolta il Romano Pontefice parla ex cathedra, vale a dire quando nell’esercizio del Suo Ufficio di pastore e Maestro di tutti i cristiani, con la sua somma Apostolica Autorità dichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa, allora egli, in forza dell’assistenza divina conferitagli dal beato Pietro, possiede appunto quella infallibilità, della quale il divino Redentore volle munire la sua Chiesa nelle decisioni riguardanti la dottrina della fede e dei costumi. Pertanto, tali decreti e insegnamenti del Romano Pontefice non consentono più modifica alcuna, e precisamente per sé medesimi, e non solo in conseguenza all’approvazione ecclesiastica. Tuttavia, chi dovesse arrogarsi, che Dio ne guardi, di contraddire a questa decisione di fede, sarà oggetto di scomunica. Dato in Roma, in solenne pubblica assemblea nella Basilica Vaticana, nell’anno del Signore 1870, il 18 Luglio, nel venticinquesimo anno del nostro pontificato.»
(Pastor Aeternus)

Secondo tale dottrina il Papa deve quindi essere considerato infallibile quando egli parla ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani» [...] e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi». Pertanto quanto da lui stabilito, sotto queste condizioni, «vincola tutta la Chiesa».

Storia
Questo dogma fu definito nel 1870, nel momento in cui la Chiesa di Roma stava perdendo il proprio potere temporale. Per proclamarlo fu convocato un Concilio, il Vaticano I, il 18 luglio 1870, poi sospeso il 20 ottobre in seguito alla presa di Roma che segnò la fine del potere temporale dei papi.

Il dogma, voluto fortemente da Papa Pio IX su prevalente ispirazione dei Gesuiti, suscitò le proteste degli ambienti laici del tempo e anche di una parte di quelli religiosi (esisteva pur sempre - benché fortemente avversato dalla curia romana - un cattolicesimo liberale), tanto che una significativa minoranza dei padri del Concilio (prevalentemente francesi e tedeschi) preferì abbandonare Roma per non dare il voto contrario al momento dell’approvazione, pur non potendo sottrarsi all’accettazione - pena l’uscita dalla Chiesa cattolica romana - una volta approvato. Invece una piccola parte di vescovi dell’Europa centrale diede vita allo scisma "Vecchio cattolico", basato sul rifiuto del dogma dell’infallibilità.

Come già era accaduto con il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato dallo stesso Pio IX nel 1854, ancor oggi esso non è accettato dalle altre confessioni cristiane, sia per ragioni teologiche sia perché esse non riconoscono l’autorità suprema del Papa. Alcune chiese (in particolare quelle evangeliche) reputano anzi che lo stesso istituto papale non sia in accordo con le Sacre Scritture.

La proclamazione del dogma costituì il fondamento teologico della scomunica già impartita a Vittorio Emanuele III e ai liberali italiani nel 1855, che si trasformò in attiva opposizione politica dei cattolici al Regno d’Italia con il "Non expedit" del 1874, attraverso la scomunica comminata per la partecipazione al voto e all’attività politica.

Critica teologica
Tra i teologi critici dell’infallibilità papale troviamo Hans Küng, Brian Tierney, e August Bernhard Hasler, un discepolo di Küng.

Nel commentare la formula dell’infallibilità questi parlò di "vaghezza" e "indeterminatezza" della formula ex-cathedra in modo che "quasi mai si può dire quali decisioni debbano essere ritenute infallibili":
Collabora a Wikiquote
«La vaghezza dei concetti consente sia un’applicazione estensiva del dogma in modo da aumentare il potere del papa, sia un’interpretazione più ristretta che, di fronte a errati insegnamenti del passato, possa sempre permettere di sostenere che essi non rientrano nel cosiddetto "magistero infallibile".»

(Come il papa divenne infallibile. Pio IX e la Politica della Persuasione, Claudiana, 1982, pp. 241-242)

Le argomentazioni di Hasler sono basate essenzialmente sul fatto che, durante i cinque anni che ha lavorato nel Segretariato per l’Unità dei Cristiani della Curia romana, egli aveva accesso agli archivi segreti della Biblioteca Apostolica Vaticana. Di fatto i documenti su cui si sarebbe basato Hasler non sono stati ancora pubblicati, per cui nessun teologo è stato in grado di stabilire la veridicità delle sue tesi.

Applicazioni dell’infallibilità
Nel 1950 papa Pio XII ha definito il dogma della Assunzione della Vergine Maria, usando delle parole "tecniche", cioè solenni ed esplicite, che non lasciano spazio a dubbi o discussioni dottrinali:

«pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.»
(Munificentissimus Deus)

Secondo vari teologi, anche tre insegnamenti della enciclica Evangelium Vitae devono essere considerati dogmi non modificabili; ma la mancanza di un testo così esplicito e diretto spinge molti altri a negare il loro carattere dogmatico. La questione è tuttora aperta.

LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK



sabato 23 dicembre 2006 - ore 13:11


PACS in terris et hominibus bonae voluntatis...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


da www.repubblica.it (9/12/06)
LINK

L’Osservatore Romano attacca i Pacs

"Il governo vuole sradicare la famiglia"
Marini auspica "il dialogo più generale" possibile, l’opposizione apprezza ma ribadisce il ’No’
Nella maggioranza i teo-dem contro il Manifesto. La sinistra insorge: "integralisti cattolici"

ROMA - ’’Natale del 2006: sradicare la famiglia è la priorità della politica italiana’’. Attacco frontale dell’Osservatore Romano alla decisione del governo di varare un disegno di legge sulle unioni di fatto. Nell’articolo il quotidiano vaticano critica anche lo "spregevole volantinaggio durante il passaggio del Papa verso piazza di Spagna", ieri, quando dal ’Manifesto’ sono piovuti volantini contro papa Ratzinger.

"Si parla del primo mese del prossimo anno come il traguardo per una battaglia senza senso: una battaglia combattuta purtroppo anche da chi farebbe meglio a meditare, magari di fronte alla rappresentazione della Natività". Scrive L’Osservatore Romano ricordando che "a gennaio, almeno con il buon gusto, a questo punto fortuito, di aspettare che passino serenamente le festività natalizie, si affronterà, ha detto il governo, la questione delle unioni di fatto".

Per il quotidiano vaticano, "con l’annuncio dell’impegno del governo a produrre un disegno di legge sulle unioni civili, si è ribadito nuovamente il carattere ipocrita di queste iniziative che mirano esclusivamente ad accreditare una forma alternativa di famiglia. Si continua a dire che a gennaio si parlerà di diritti individuali e che la famiglia rimarrà una sola, quella tradizionale, che nessuno vuole mettere in pericolo".

Denuncia l’organo ufficiale d’informazione della Santa Sede: "Si tratta di menzogne. Non ha senso parlare di diritti individuali di persone alle quali è riconosciuto uno stato di coppia e ancora di più di diritti che hanno uno spiccato carattere pubblico, come quelli relativi ai temi previdenziali ed assistenziali. La constatazione è talmente immediata da far pensare che chi esprime certe giustificazioni abbia oltre ad assai poco rispetto per la famiglia, anche un certo disprezzo per l’intelligenza degli uditori".

Spiega ancora L’Osservatore Romano: "Quali che siano le norme da inserire in quel disegno di legge, è chiaro che il tutto andrà fatalmente a costituire una legislazione parallela a quella del diritto di famiglia, il quale diventerebbe, come lo stesso matrimonio, un istituto relativo. Chi difende le coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali, spesso afferma anche che riconoscere queste unioni non arreca alcun danno alla famiglia. Anche questa è una, non sappiamo quanto inconsapevole, menzogna. La famiglia eterosessuale, fondata sul matrimonio, diventa inesorabilmente un fenomeno relativo: uno dei diversi fenomeni sociali, una delle diverse forme di accoppiamento".

Per il quotidiano vaticano "il passo verso la completa equiparazioni dei diritti tra coppie di fatto e coppie sposate è brevissimo. Avrebbe fra l’altro qualche chance di essere resa obbligatoria dalla stessa Costituzione. Di doveri all’interno delle coppie di fatto, poi, si parla ben poco. Si vuole dare un riconoscimento pubblico ad uno stato del tutto temporaneo e immediatamente revocabile in forma privata. Insomma, le ipocrisie e le contraddizioni sono evidenti".

Il giornale vaticano ha preso in considerazione anche il volantino di ieri del ’Manifesto’ che rivolgendosi al papa diceva ironicamente ’Lasciaci in pacs’. Durissimo il commento: ’’Neanche il buon gusto invece ha frenato quelli che, durante l’atto di omaggio del Santo Padre in occasione della ricorrenza dell’Immacolata Concezione, hanno voluto chiarire a tutti, con il loro spregevole volantinaggio, quale è la matrice ideologica che è dietro a certi progetti. Questo è il concetto di rispetto, di libertà, di progresso civile che questa gente ha di fronte a manifestazioni esclusivamente religiose’’.

Il mondo politico. E la questione continua a dividere, trasversalmente, il mondo politico. Il centrodestra (con qualche eccezione) si schiera quasi unanimemente contro. Ma è la componente cattolica della maggioranza a esprimere più di una perplessità, suscitando le proteste dell’alla radicale dell’Unione. Per il presidente del Senato, Franco Marini, si tratta di una "materia che merita una discussione completa e complessa", ha detto intervenendo alla conferenza organizzativa delle Acli a Bari, e ha auspicato "un chiarimento di fondo perché si tratta di questioni rilevanti che toccano la vita di molte persone". Riguardo alla possibilità di dialogo con il centrodestra sulla questione, Marini sottolinea che "quello è proprio un argomento dove io auspico il dialogo più generale che ci possa essere".

L’opposizione. Apprezzamento per le parole di Marini vengono dall’opposizione, che però ribadisce il suo ’no’ alla legge. Il coordinatore di FI, Sandro Bondi, chiede che "non si manometta la Costituzione", mentre Renato Schifani, capogruppo di FI al Senato sottolinea che "nulla è stato deciso, come qualcuno a sinistra vorrebbe far credere". Altrettanto secco il ’no’ di Udc, An (anche se Francesco Storace chiarisce che la Cdl ha "comunque il dovere di discuterne") e Lega: "Lo hanno fatto apposta a Natale perché è la festa della famiglia - attacca Umberto Bossi -. Hanno voluto farlo apposta per dare uno schiaffo alla Chiesa e al Cristianesimo, non si spiega altrimenti". Secco il commento di Alessandra Mussolini: "Sono certa che non saranno in grado di Mettersi d’accordo per fare una legge".

La mozione. Alcuni senatori del centrodestra, primo firmatario l’esponente di An Alfredo Mantovano, intendono presentare nelle prossime ore al senato una mozione con la quale si impegna l’esecutivo, nell’ipotesi del varo di un ddl in materia di unioni di fatto, "a escludere qualsiasi parificazione, anche implicita, fra la convivenza e la famiglia".

La maggioranza. La questione non divide solo maggioranza e opposizione, ma evidenzia differenze di vedute nella stessa l’Unione. "Un conto è il matrimonio, un altro la convivenza - avverte Nuccio Cusumano dei Popolari-Udeur - ed è bene chiarire subito che nel programma del centro-sinistra la parola Pacs non è contemplata da nessuna parte". E l’ala sinistra della coalizione alza i toni contro "gli integralisti cattolici" della maggioranza: in un comunicato il gruppo teo-dem del senato parla di "un possibile clima di ostilità nei confronti di valori e tradizioni cattoliche", riferendosi ai giornalisti del ’Manifesto’ che ieri hanno contestato il Papa con alcuni volantini pro-pacs.

"I veti posti dall’ala conservatrice o teo-dem dell’Ulivo - dice Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera - non solo sono fuori luogo, ma farebbero venir meno le ragioni sociali e politiche della coalizione stessa". Duro anche Roberto Villetti, capogruppo della Rosa nel Pugno a Montecitorio: "Gli integralisti cattolici vogliono bloccare qualsiasi riconoscimento delle unioni di fatto, sollevano un fuoco di sbarramento non solo sull’eutanasia ma anche sul testamento biologico, non vogliono neppure ascoltare le parole drammatiche di Welby e, se ne avessero il potere, censurerebbero anche un giornale laico com’è il Manifesto".

(9 dicembre 2006)

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martedì 19 dicembre 2006 - ore 10:21


Per chi non vuole più il battesimo...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dal sito www.uaar.it
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Come cancellare gli effetti civili del battesimo

CHE COS’È IL BATTESIMO

Stando al catechismo della Chiesa cattolica, il battesimo è il mezzo «mediante il quale ci si libera dal peccato e, rigenerati come figli di Dio, si diventa membra di Cristo, ci si incorpora alla Chiesa e resi partecipi della sua missione». Come un bambino di pochi giorni possa essere reso partecipe della missione della Chiesa resta, ovviamente, un mistero della fede.

Va ricordato che il battesimo è un rito largamente estraneo alla narrazione evangelica: gli unici passi espliciti (Mt. 28,19, Mc 16,15) sono spesso considerati dagli studiosi come un’aggiunta posteriore; i passi di Gv. 3,22-26 sono contraddetti da Gv. 4,1. Gesù, pur battezzato da Giovanni, stando al Nuovo Testamento personalmente non battezzò mai nessuno, né tanto meno risulta siano mai stati battezzati gli apostoli.

IL PEDOBATTESIMO

Gesù decise di farsi battezzare solo quando ebbe compiuto trent’anni. Anche agli albori della cristianità il battesimo veniva impartito agli adulti, e solo dopo un congruo periodo di catecumenato. Anzi, molti fedeli rimandavano addirittura il battesimo fin quasi in punto di morte, per presentarsi “puri” nell’aldilà.

Successivamente, con l’affermarsi della nuova religione, il rito venne gradatamente anticipato agli infanti (di qui il nome di “pedobattesimo”), anche in seguito all’elaborazione teologica del peccato originale, tuttora in vigore. Ancora oggi, infatti, la Chiesa ritiene che i bambini «nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale» e hanno bisogno del battesimo «per essere liberati dal regno delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio» (dal Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1250).

Se un neonato non ha la potestà legale di stipulare alcun atto, non si capisce a maggior ragione perché debba compiere, dopo pochi giorni di vita, una scelta che potrebbe pregiudicarne - da un punto di vista religioso - l’accesso al paradiso. La palese assurdità della circostanza ha spinto la maggior parte delle Chiese a istituire la cresima, o confermazione in età adulta della “presunta” volontà del neonato di farne parte. La Chiesa cattolica ha tuttavia, anche in questo caso, giocato d’astuzia, anticipando progressivamente l’età della cresima, che oggi viene somministrata anche a dieci anni.

IL BATTESIMO COME ADESIONE ALLA CHIESA CATTOLICA

La Chiesa cattolica, nel corso della sua storia, ha spesso abusato del battesimo per ottenere “conversioni forzate”, soprattutto nei confronti degli ebrei. Ancora oggi il codice di diritto canonico, al canone 868, stabilisce questa assurda norma: «il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori»! Qualora si verificasse, i genitori dello sfortunato bambino potrebbero denunciare il battezzante per violazione dell’art. 30 della Costituzione.

Ricordiamo che tale articolo stabilisce che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli». Attenzione, però: “istruire” non significa affatto “imporre”. Insegnare ai proprî figli la verità della religione cattolica non deve quindi avere come automatica conseguenza l’adesione vita natural durante alla Chiesa cattolica, così come insegnare ai proprî figli il gioco degli scacchi non deve comportare l’iscrizione vita natural durante al club degli scacchi. Questo infatti comporta il battesimo: il canone 96 del Codice di diritto canonico stabilisce infatti che «mediante il battesimo l’uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo e in essa è costituito persona, con i doveri e i diritti che ai cristiani, tenuta presente la loro condizione, sono propri, in quanto sono nella comunione ecclesiastica e purché non si frapponga una sanzione legittimamente inflitta». E questa condizione assume valore anche per la legge italiana…

La sentenza della Corte Costituzionale n. 239/84 ha invece stabilito che l’adesione a una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà della persona: difficile, a nostro avviso, rintracciare tale volontà in un bambino di pochi giorni.

Infine, secondo la legge 196/2003, l’appartenenza religiosa è considerata un dato sensibile, esattamente come l’appartenenza sindacale e politica, la vita sessuale e alla salute dell’individuo. Non si capisce pertanto perché, se la legge impedisce ai genitori di iscrivere i propri figli a un sindacato, a un partito politico, a un’associazione gay, non debba conseguentemente impedire l’adesione a un’organizzazione religiosa.

L’APOSTASIA

Lo “sbattezzo”, visto dalla parte della Chiesa, si chiama apostasìa. Esistono tuttavia delle differenze: l’apostasia, stando al Codice di diritto canonico, è «il ripudio totale della fede cristiana» (can. 751), e non ha bisogno di essere formalizzato; lo “sbattezzo”, invece, è proprio la formalizzazione, in ottemperanza alla legge italiana, dell’abbandono della Chiesa cattolica.

Ne consegue che, per la Chiesa cattolica, chi si proclama ateo e agnostico, anche se non si “sbattezza”, è da considerarsi un’apostata, e pertanto soggetto alla scomunica latae sententiae (can. 1364), un tipo di provvedimento canonico che si applica automaticamente, anche se la Chiesa non è al corrente del “delitto” commesso (lo stesso provvedimento comminato dal codice, per esempio, alla fattispecie di aborto volontario).

PERCHÉ CANCELLARE GLI EFFETTI DEL BATTESIMO?

Non certo per fare un contro-rito vendicativo: nessuna associazione laica lo riterrebbe una cosa seria.

Ci sono invece motivazioni ben più importanti per “sbattezzarsi”:

* per coerenza: se non si è più cattolici non v’è alcuna ragione per essere considerati ancora tali da chi non si ritiene più degni della propria stima;
* per mandare un chiaro segnale a tutti i livelli della gerarchia ecclesiastica;
* per una questione di democrazia: troppo spesso il clero cattolico, convinto di rivolgersi a tutta la popolazione della propria parrocchia, “invade” la vita altrui (pensiamo alle benedizioni natalizie o, più banalmente, al rumore prodotto dalle campane). Si crea così una sorta di “condizionamento ambientale” e si diffonde la convinzione che bisogna battezzare, cresimare, confessarsi e sposarsi in chiesa per non essere discriminati all’interno della propria comunità. Abbattere questo muro, rivendicando con orgoglio la propria identità di ateo o agnostico, è una battaglia essenziale per vivere in una società veramente libera e laica.
* per la voglia di far crescere il numero degli “sbattezzati”, contrapponendolo alla rivendicazione cattolica di rappresentare il 97% della popolazione italiana;
* perché si fa parte di gruppi “maltrattati” dalla Chiesa cattolica: gay, donne, conviventi, ricercatori…
* per rivendicare la propria identità nei passaggi importanti della propria vita. Non essere più cattolici comporta l’esclusione dai sacramenti, l’esclusione dall’incarico di padrino per battesimo e cresima, la necessità di una licenza per l’ammissione al matrimonio (misto), la privazione delle esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di ripensamento da parte dell’interessato. Significa quindi non dover sottostare alle richieste del proprio futuro coniuge di voler soddisfare la parentela con un rito in chiesa, non vedersi rifilare un’estrema unzione (magari mentre si è immobilizzati), e avere la relativa sicurezza che i propri eredi non effettueranno una cerimonia funebre in contrasto con i propri orientamenti.
* il catechismo della Chiesa cattolica ricorda (nn. 1267 e 1269) che il battesimo «incorpora alla Chiesa» e «il battezzato non appartiene più a se stesso […] perciò è chiamato […] a essere “obbediente” e “sottomesso” ai capi della Chiesa». Qualora non lo siano, le autorità ecclesiastiche sono giuridicamente autorizzate a “richiamare” pubblicamente il battezzato. Nel 1958 il vescovo di Prato definì “pubblici peccatori e concubini” una coppia di battezzati sposatasi civilmente. La coppia subì gravi danni economici, intentò una causa al vescovo e la perse: essendo ancora formalmente cattolici, continuavano infatti a essere sottoposti all’autorità ecclesiastica. Ogni prelato può dunque tranquillamente permettersi esternazioni denigratorie nei confronti dei battezzati: perché rischiare?

Ma tante altre ancora possono essere le motivazioni: non c’è certo bisogno di ricevere suggerimenti da parte dell’UAAR!

L’ASSOCIAZIONE PER LO SBATTEZZO

L’Associazione per lo Sbattezzo nacque negli anni ’80 proprio su queste tematiche. Suo il merito di aver sollevato il problema in Italia: attraverso questa associazione sono partite le prime lettere con le richieste di cancellazione dal registro dei battezzati. Il modulo che presenta sul suo sito, tuttavia, è privo di valore giuridico, non facendo riferimento ad alcuna legge dello Stato italiano. Oggi la parola “sbattezzo” è entrata a far parte dei dizionari.

L’INIZIATIVA GIURIDICA DELL’UAAR

Nel 1995 l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha avviato una campagna per la “bonifica statistica” dei battezzati. Dopo aver verificato le risposte fumose ed evasive alle richieste di cancellazione ricevute dai parroci (le poche volte che costoro si degnavano di rispondere), ha preferito spostare il confronto in sede giudiziaria.

Attraverso un socio individuato ad hoc, ha così intrapreso un ricorso al Garante per la protezione dei dati personali (Stefano Rodotà), chiedendo di intervenire nei confronti delle parrocchie refrattarie alla cancellazione del battesimo.

IL SUCCESSO DELL’INIZIATIVA GIURIDICA UAAR

Il 13 settembre 1999 il Garante per la protezione dei dati personali si è pronunciato sul ricorso del socio UAAR.

Secondo il provvedimento del Garante non si può cancellare il battesimo, in quanto esso documenta un episodio effettivamente avvenuto: inoltre, anche in questo caso, la doppia ragione sociale di Stato estero e di ente religioso permette alla Chiesa di usufruire di privilegî che altre confessioni non hanno.

È però possibile, per chiunque lo desideri, far annotare la propria volontà di non appartenere più alla Chiesa cattolica. Si tratta di un riconoscimento importante, con il quale per la prima volta la giurisprudenza italiana ha stabilito una procedura per l’ottenimento di un elementare diritto civile, quello di non essere più considerati “figli della chiesa”.

Lo sconcerto cattolico deve essere stato notevole, se persino un esponente considerato “illuminato” come don Zega, dalla prima pagina della Stampa del 29 settembre 1999, riusciva a confondere UAAR e Associazione per lo Sbattezzo, cercando poi di buttare tutta la vicenda sul goliardico.

Come conseguenza pratica, però, l’iniziativa dell’UAAR ha costretto la Conferenza Episcopale Italiana a emanare già il 20 ottobre 1999 un Decreto Generale sull’argomento.

L’UAAR, incassato il parziale successo, ha comunque deciso di ricorrere al tribunale di Padova, che con il decreto del 29 maggio 2000 ha in sostanza confermato quanto statuito dal Garante, sancendo tuttavia che «è lo Stato che si riserva il potere di verificare se sussistano i presupposti per escludere il proprio intervento con riguardo agli atti dell’autorità ecclesiastica».

Nel novembre 2002 la Conferenza dei vescovi italiani, riunita in assemblea plenaria, ha dovuto confermare la legittimità delle richieste formulate col modulo UAAR.

L’iniziativa è proseguita negli anni successivi, con lo scopo di allargare questo diritto all’intera popolazione italiana. Nel 2002 è stato presentato e accolto il primo ricorso al Garante contro una parrocchia inadempiente, e nel 2003 è stato presentato e accolto il ricorso al Garante contro la pretesa del Vicariato di Roma di chiedere al richiedente di presentarsi presso i suoi uffici «per dimostrare e controfirmare la sua richiesta in modo inequivoco».

Infine, nel settembre 2006, un nuovo provvedimento del Garante ha permesso a tutti coloro che non conoscono la parrocchia di battesimo (o che sono stati battezzati all’estero) di annotare le proprie volontà di non far più parte della Chiesa cattolica sull’atto di cresima. Il caso ha voluto che il primo vescovo “costretto” ad autorizzare una simile annotazione sia stato il cardinal Camillo Ruini (anche se la prima in assoluto risale al febbraio 2006).

Ma la campagna continua: resta ancora da allargare tale diritto a chi non sa dove è stato battezzato, e non è mai stato comunicato o cresimato.
COSA BISOGNA FARE PER NON ESSERE CONSIDERATI PIÙ CATTOLICI?

* Chi conosce la parrocchia presso la quale si è stati battezzati deve semplicemente scrivere una lettera al parroco con la quale si chiede che sia annotata la propria volontà di non far più parte della Chiesa cattolica. La lettera deve essere inviata per raccomandata a.r. allegando la fotocopia del documento. Non è necessario fornire alcuna motivazione. Disponiamo di una lettera modello, scaricabile in formato *.RTF; ne è altresì disponibile una versione in formato *.PDF.
* Se non si conosce la parrocchia, la prima strada è quella di fare una ricerca sul portale parrocchie.it: qualora vi fossero dubbi tra più parrocchie si può provare a chiedere un aiuto a soslaicita@uaar.it.
* Qualora l’esito fosse infruttuoso bisogna inviare una richiesta al parroco dove è stata impartita la prima comunione o la cresima, chiedendogli di provvedere all’annotazione della richiesta sui documenti che attestano la somministrazione di questi sacramenti.
* In alternativa, se ci si è sposati con il rito concordatario, si può anche inviare una richiesta alla parrocchia delle nozze, chiedendo di conoscere la parrocchia di battesimo.
* “Sbattezzarsi” è rapido e semplice. Nel caso, piuttosto raro, che vengano frapposti degli ostacoli, consigliamo di consultare le FAQ, che contengono le risposte alle domande più ricorrenti sull’argomento: qualora i dubbi persistano, potete inviare un messaggio a soslaicita@uaar.it per ottenere una consulenza sull’argomento. Ricordiamo che - in mancanza di risposta da parte della parrocchia - è possibile presentare ricorso al Garante per la protezione dei dati personali. Tutti i ricorsi presentati finora si sono conclusi con esito positivo.

ALTRE RELIGIONI

Per le altre confessioni cristiane vale lo stesso discorso della confessione cattolica: è sufficiente inviare la lettera modello, sostituendo soltanto “registro dei battezzati” con “elenco dove è stato registrato il battesimo”.

L’appartenenza alle comunità ebraiche è documentata attraverso un’iscrizione: pertanto, per abbandonare l’ebraismo è sufficiente inviare una comunicazione formale con cui si rende palese la propria volontà, chiedendo altresì che venga data conferma per iscritto delle proprie “dimissioni”. Ovviamente, in tal modo si risolve il problema dell’appartenenza, non quello della circoncisione.

Per l’islam le cose sono molto più complicate. Non esiste in Italia alcuna confessione centralizzata islamica, ma tante organizzazioni diverse in competizione fra loro: è quindi impossibile formulare una domanda ufficiale, ma solo apostatare pubblicamente. Il problema, ben noto, è che la dottrina prevalente nel mondo islamico prevede che l’apostata sia punito con la morte. Secondo un detto (hadīth) attribuito a Maometto, è vietato uccidere un musulmano, eccetto che in tre casi: quello di un musulmano che ha ucciso un altro musulmano, quello dell’adultero e quello dell’apostata. Al di fuori dai Paesi di tradizione musulmana sta comunque venendo alla luce un buon numero di apostati dall’islam. Alcuni di essi hanno pure creato un sito: Apostates of Islam. Anche per l’islam resta il problema della circoncisione.

LO “SBATTEZZO” ALL’ESTERO

Il problema dello “sbattezzo” non è solo italiano: lanciato in Belgio alcuni decenni fa da Alternative Libertaire, ha calamitato l’attenzione dell’opinione pubblica soprattutto in Francia.

Qui la legge ha sancito sia il diritto alla cancellazione, sia il dovere dell’ente ecclesiastico di fornire prove della stessa: i vescovi di Carcassone e Mende hanno rischiato pesanti condanne per non aver provveduto nei termini stabiliti (aggiornamenti sulla campagna di “sbattezzo” in Francia: Europe et Laïcité; Vivre au Présent).

In Germania le cose sono ancora più semplici: una legge del 1919 impone alle religioni di “contare” i propri membri in base alla volontà dei propri fedeli di versare una somma variabile tra l’8 e il 10 per cento delle proprie imposte. Se non si vuole pagare questa tassa si è automaticamente fuori dalla Chiesa e cessano gli effetti del battesimo, mentre se si è battezzati si è invece obbligati a pagare le tasse alla propria Chiesa. La dichiarazione ufficiale di uscita dalla chiesa è effettuabile a partire dal raggiungimento della maggiore età (ovvero a quattordici anni, per quanto riguarda l’appartenenza religiosa).

Lo “sbattezzo” in Germania, Austria e Svizzera.

In Spagna, dove il diritto di abbandonare la Chiesa cattolica non è ancora stato giuridicamente sancito, si sono svolte “apostasie di gruppo” davanti ai vescovadi. Un progetto di legge per rimediare alla situazione è stato presentato in parlamento nel corso del 2006.
PERCORSI DI APPROFONDIMENTO

* Il nostro associato Andrea Albertazzi ha discusso nel dicembre del 2003 una tesi di laurea sullo “sbattezzo”, che pubblichiamo con il suo permesso (PDF, 200 Kb).
* Un esempio di annotazione su un atto di battesimo.
* Processo al vescovo di Prato, a cura di Leopoldo Piccardi (Parenti 1958).
* Chi si ricorda del vescovo di Prato?, di Mario Patuzzo (L’Ateo 4/1999).
* Atei alla meta: i vescovi hanno riconosciuto il diritto di non far parte della Chiesa cattolica, di Raffaele Carcano (l’Ateo 1/2003).
* Jenner Meletti, «La mia lunga battaglia per essere sbattezzato», da Repubblica, 13 luglio 2003).
* Della qualità del clero. I risultati di un’indagine e la loro verifica sul campo, di Raffaele Carcano (L’Ateo 5/2003).
* L’aspetto giuridico dello sbattezzo, di Andrea Albertazzi (L’Ateo 2/2004).
* Marina Caffiero. Battesimi forzati (Viella 2004): le vessazioni nei confronti degli ebrei romani tra il XVI e il XIX secolo.
* «Pio XII e i piccoli ebrei battezzati», dal Corriere della Sera, 29 dicembre 2004.
* «Aumenta il popolo degli “sbattezzati”. Atei e agnostici si ritrovano sul web», di Rita Celi, da Repubblica.it, 10 gennaio 2006
* Un volantino sullo “sbattezzo” da fotocopiare e distribuire.

Se vuoi dare visibilità sul tuo sito o sul tuo blog alla campagna UAAR di “sbattezzo”, puoi consultare le istruzioni pubblicate sul nostro sito.

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lunedì 18 dicembre 2006 - ore 23:59


Mondare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mondo la mia anima con la dieta MACRO-biotica.
Purezza.

Parola del signore. Del signor Mazzicchielli stavolta.
Amen!

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lunedì 18 dicembre 2006 - ore 20:53


La crociata albigese
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(preso in prestito da it.wikipedia.org)

La crociata contro gli albigesi ebbe luogo tra il 1209 e il 1229 contro i gruppi di eretici originari dei Balcani ed insediatisi nella regione di Albi in Francia (regione da cui originò il nome albigesi). Fu indetta da papa Innocenzo III per estirpare l’eresia catara dai territori della Linguadoca.

La tradizione narra che il legato pontificio (Arnauld Amaury, abate di Citeaux), nel decidere chi delle persone rifugiate in una chiesa dovesse essere riconosciuto eretico e quindi bruciato sul rogo, ordinò di uccidere tutti indiscriminatamente, dicendo: "Dio riconoscerà i suoi".

In Italia nel 1277 il movimento fu decapitato. Furono catturati a Sirmione circa 170 fra Vescovi, preti e perfetti Catari che furono imprigionati e posti al rogo a Verona. L’azione fu fatta dagli Scaligeri in concerto con Corradino di Svevia. I Veronesi, ghibellini, assediarono e catturarono i Catari, anche loro ghibellini, al fine di far ritirare la scomunica del 1267 da parte del papa Clemente IV preoccupato dell’alleanza fra Scaligeri e Corradino. In un sol colpo scomunicò Scaligeri, Corradino di Svevia e tutti i cittadini veronesi.

La brutalità del genocidio non lasciò indifferenti i Templari (ufficialmente neutrali) i quali, nelle precettorie presenti sul territorio, offrirono rifugio a molti catari, difendendoli anche con le armi ed accogliendone molti tra le loro fila.


Chi erano i Catari?
(sempre da wikipedia...)

I catari (dal greco antico katharòi, « puri »), detti anche albigesi (dal nome della loro roccaforte, Albi, uno dei luoghi storici dell’Occitània, in Francia), dettero vita ad un movimento ereticale diffuso in Europa tra il XII e il XIV secolo.

La dottrina dualistica degli albigesi

I catari o albigesi propugnavano un’eresia gnostica e dualista che, ammirata persino da san Bernardo di Chiaravalle, aveva teorie ritenute pericolose dalla Chiesa di Roma.

Essi credevano nella gnosi (conoscenza) diretta del divino, senza la mediazione dei prelati, considerati invece indegni a causa del potere temporale che rappresentavano; rifiutando in toto i beni materiali e tutte le espressioni della carne, erano sospettati di praticare il controllo delle nascite e l’aborto, credevano nella reincarnazione e professavano la credenza che il re d’amore (Dio) ed il re del male (Rex mundi) rivaleggiassero a pari dignità per il dominio delle anime umane.

Verso la fine del XI secolo si diffusere nella parte settentrionale della Francia ma, perseguitati come eretici, si stabilirono infine nella provincia semindipendente della Linguadoca e nella città di Albi dove insediarono delle chiese, oltre alle sedi di Carcassonne e Tolosa; quest’ultima si fece promotrice anche di un importante Concilio cataro, a Saint-Félix de Lauragais.

Prassi

La stessa convinzione che tutto il mondo materiale fosse opera del male esitava, inevitabilmente, nel rifiuto del battesimo d’acqua, dell’Eucarestia, ma anche del matrimonio, suggello dell’unione carnale, genitrice dei corpi materiali - prigione dell’anima. Allo stesso modo era rifiutato ogni alimento originato da un atto sessuale (carni, latte, uova), ad eccezione del pesce, di cui in epoca medievale non era ancora conosciuta la riproduzione sessuale.

Pur convinti della divinità di Cristo, gli albigesi sostenevano che egli fosse apparso sulla Terra come un angelo di sembianze umane (di natura angelica era considerata anche Maria) e accusavano la Chiesa Cattolica di essere al servizio di Satana, perché corrotta e attaccata ai beni materiali.

Struttura e aspetti liturgici

Le comunità di fedeli erano divise in "credenti", che si chiamavano « Buoni Uomini », « Buone Donne » o « Buoni Cristiani » e quelli che per l’Inquisizione erano i "perfetti" che praticavano la rinuncia ad ogni proprietà e vivendo unicamente di elemosina. Gli unici che potevano rivolgersi a Dio con la preghiera erano i prefetti, mentre i semplici credenti potevano sperare di divenire perfetti con un lungo cammino di iniziazione, seguito dalla comunicazione dello Spirito Santo, il Consolamentum, mediante l’imposizione delle mani. Questo era uno dei pochi Sacramenti catari, tra cui una sorta di confessione collettiva periodica.

Tra i perfetti esisteva comunque una gerarchia facente capo ai vari vescovi di ogni Provincia (assistiti da coloro che venivano detti il "Figlio Maggiore" e il "Figlio Minore") e ai vari diaconi delle comunità catare.


CHE GENTE PERICOLOSISSIMA!

Preghiamo!


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lunedì 18 dicembre 2006 - ore 01:17


Macro #1: La riflessione della domenica notte.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


da BERTRAND RUSSELL: WHY I’M NOT A CHRISTIAN (Perché non sono Cristiano)non ho avuto tempo di tradurla...

Fear, the Foundation of Religion
Religion is based, I think, primarily and mainly upon fear. It is partly the terror of the unknown and partly, as I have said, the wish to feel that you have a kind of elder brother who will stand by you in all your troubles and disputes. Fear is the basis of the wholething -- fear of the mysterious, fear of defeat, fear of death. Fear is the parent of cruelty, and therefore it is no wonder if cruelty and religion have gone hand in hand. It is because fear is at the basis of those two things. In this world we can now begin a little to understand things, and a little to master them by help of science, which has forced its way step by step against the Christian religion, against the churches, and against the opposition of all the old precepts. Science can help us to get over this craven fear in which mankind has lived for so many generations. Science can teach us, and I think our own hearts can teach us, no longer to look around for imaginary supports, no longer to invent allies in the sky, but rather to look to our own efforts here below to make this world a better place to live in, instead of the sort of place that the churches in all these centuries have made it.

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lunedì 18 dicembre 2006 - ore 00:28


10mo visitatore!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fret è il mio decimo ospite! A lui vanno le mie preghiere di questa notte e la benedizione del signore. Il signor Giovannelli per la precisione. Di pescara. Che vince uno splendido I-Pod. Preghiamo fratelli!

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Don Macro, 26 anni
spritzino di Milano (ma Padovano)
CHE FACCIO? Cerco fatti...non pugnette!
Sono single

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