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"La speranza scaturisce dal desiderio. Dal desiderio di amore, dal desiderio
di esprimere noi stessi, dal desiderio di libertà
. E in quanto più questo
desiderio è forte e nello stesso tempo, radicato, tanto più la speranza ha
la capacità di trasfigurare il futuro, di presentarcelo radioso,
infinitamente desiderabile
. Ed ha il potere di rasserenare il nostro cuore,
di placare le nostre ansie, di rendere sopportabile il presente e di
rafforzare la nostra volontà di combattere per realizzare ciò che
desideriamo
."



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) quando le uniche risposte ai tuoi sms sono gli addebiti...

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
3) tremare dopo il primo bacio tanto desiderato...
4) Guardare negli occhi la persona a cui si vuole più bene in assoluto, vederla andar via e sapere che potrà accadere qualsiasi cosa tra di voi ma lei sarà sempre lì nel cuore...



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venerdì 13 febbraio 2009 - ore 01:50


...lacrime...
(categoria: " Pensieri ")


Sono diversi giorni che penso di dover scrivere, perchè scrivere, per me, è terapia.
E io sono malata. E quando si è malati è di una cura che si ha bisogno.
Sono malata di un male che mi tengo dentro e che non sò nè voglio buttare fuori. Sono malata dentro, infondo, dove fa davvero più male.

Quello che ho capito, in anni di dialogo con me stessa, è che una parte di me non vuole essere curata e questa parte è, evidentemente, molto più forte di quella che tenta in tutti i modi di aggrapparsi ad ogni appiglio, disperatamente, per arrivare in superficie.

Conosco le cause, le origini, e conosco anche la cura. Paradossale.
Potrei prescrivermi la ricetta in ogni attimo e andare nella farmacia più vicina per iniziare e a stare meglio. Ma non voglio. Una parte di me non vuole...e per quanto cerchi di convincerla, lei vincerà sempre.

Dovrei rassegnarmi, forse.
Poi ogni mattina passo davanti ad un poster che recita: "Viviamo per vivere, non per prepararci a vivere."
Mi martellano nelle orecchie da due mesi almeno queste parole e in due mesi non è cambiato nulla. Forse è troppo presto. Troppo presto davvero? sono oltre 15 anni che io e me stessa ci confrontiamo su questo male.

Sarà che è notte fonda, sarà che ho una strana ansia addosso. Sarà che ho voglia di piangere e nello stesso tempo ho paura di far uscire le lacrime...

Ci sono tre posti dove vorrei essere adesso, oltre a qui, qui inteso come Roma, non qui uguale questa casa vuota.
Tre posti, adesso.

Al mare: silenzio, onde e pace. L’ultima volta che ci sono stata ho pianto, piangerei anche ora. Di sicuro.

Davanti a casa mia, cioè a casa sua, sul suo divano, che già dopo avere suonato quel campanello mi sentirei meglio. E solo per essere guardata dai suoi occhi, mi sentirei meglio, senza, forse, avere bisogno di versare lacrime ma se uscissero, lui saprebbe asciugarle. E capirle, soprattutto.

A Campoleone, con in mano un telefono e la possibilità di chiamare un numero, per farmi venire a prendere da qualcuno in grado di abbracciarmi e farmi sentire "arrivata", non alla stazione, ma a casa.
Ridicolo.

Di solito quando nascono serate così, alimentate da settimane, e anche mesi, di malessere, metto "Disarm" ed esplodo...piango fino ad addormentarmi e mi pare di essere in pace con l’universo...perchè le lacrime buttano fuori il male, lo sporco, il nero, il terrore, il brutto, lo sbagliato, il marcio, il falso, l’errore, l’orrore che ho dentro.

Stanotte non ho fatto partire quelle note. Sono già disarmata, lo sono da anni.
Forse da quella domenica pomeriggio quando il singulto non si fermva nel mio petto, e io ho iniziato a soffrire di claustrobia chiusa in quella stanza, per punizione, nel mio letto.

Quando avevo 3 anni ho rischiato di vedere soltanto per l’ultima volta le piastrelle di una piscina troppo grande per una bimba, e poi ho visto un angelo e ho vissuto, ancora.

E a volte mi sento ingrata per il dono che ho ricevuto perchè io mi sto ancora preparando per vivere, non sto vivendo.



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