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ogni giorno ha il suo o i suoi cidì




... E il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

sono un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic, o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



ma suggerirei sciatta, soprattutto sciatta... c’è da dire poi che sono maldestra e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..




ORA VORREI TANTO...

Mascarpone...










STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo



OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco...



... ma con stile.








PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************





*** I miei libri ***



"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".




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giovedì 4 febbraio 2010 - ore 19.56


Automobile telefono tv nella scatola del mondo io e tu
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Paura, ma anche no. Diciamo che ce n’è, ma sta calando. Respira forte, dentro, fuori, dentro, fuori, ecco così, e conta fino a mille. Uno, due, tre, quattro, cinque…
Odio i numeri. Facciamo che conto un’altra volta.
Ma solo perché sei tu.



Fino a ieri non mi faceva dormire, la paura, e adesso comincio a prenderci la mano. Alla fine, diciamocelo, sono grande. Devo cominciare ad avere reazioni adulte ai cambiamenti. La cacarella per un paio di settimane, non di più.
È che non c’è solo paura in quello che mi sta succedendo. Ci sono tante sensazioni, dopotutto, mescolate in un sogno che si avvera. Gioia, solitudine, paura, angoscia, terrore, estasi suprema della riuscita. Esaltazione per la fine di una ricerca infinita. Per un anno, almeno, finita.



Ho una casa. Ho un appartamentino poco fuori Treviso. Soffitto e pavimento al terzo piano. Cucina con divano, camera da letto, bagno, stop. E qualcosa che sembra un corridoio cubico con due porte. Finestre, portoncino blindato. Tende, anche. Affitto, spese, acquisti straordinari, quel materasso è troppo morbido - ma non ho i soldi per cambiarlo, stoviglie biancheria pentole cuscini e la trapunta? Me la dà la mamma, grazie al cielo. E i detersivi? È l’unica cosa che l’inquilino precedente non si è portato via. Per carità, era tutta roba sua, non è un’accusa.
Ah, no, ha lasciato anche la carta igienica.

Entro fra una settimana, qualcosa di più. Ho cominciato portando via due scatoloni zeppi di libri ieri. Li ho svuotati negli scaffali dell’appartamento, li ho riportati a casa e riempiti di nuovo. Ho guardato la mia libreria: è ancora piena. Com’è possibile? È possibile, ho investito risparmi e risparmi, in quella libreria. Ho investito in carta scritta.
Ho portato via anche qualcosa di concretamente utile per la casa. Qualche accessorio per il bagno (tipo shampo balsamo e altri aggeggi di cui avevo fatto scorta). E anche per la cucina, fra acquisti e regali – la mamma e la nonna verranno a trovarmi spesso, stando a vedere i regali che mi hanno fatto.
Un anno, dicevo. Un anno è il tempo per cui rimarrà libero il mio appartamentino vista strada ma retro Sile. Sile, acqua, passeggiata, verde. Ma tu odi la natura! Sì, ma posso dire che abito in riva a un fiume, che non è male.
Libertà, intimità, indipendenza. Non vedo l’ora. A 29 anni non è male.

Considerato anche il fatto che ho appena ammesso di avere 29 anni, ben 20 giorni prima il mio compleanno. Che, ovviamente, se mi conoscete, non festeggerò. Quest’anno meno degli altri.

A volte mi chiedo se è più bello rincorrere i sogni, o vederli avverati. È come quando fai un viaggio. A volte è più bello organizzarlo, studiare itinerari e tappe, immaginare i posti che vedrai e tuffatrici con la testa. La realtà a volte non è colorata come speravi.
Non sempre avverare i sogni è quello che va veramente fatto. Spesso ti resta dentro quella cosa strana, come se non avessi più niente da cercare.


Per cui la quale
cicale cicale cicale

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domenica 31 gennaio 2010 - ore 11.19


La prima cosa bella che ho avuto dalla vita
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Incanto. E straordinaria colonna sonora. Un film italiano come Dio comanda. Toccante, brillante, coinvolgente.

Lo so che i film non si giudicano in base alle lacrime versate, ma credo che se un’immagine arriva a commuovere ed emozionare vuol dire che è arrivata in fondo, e ritengo sia un metro di giudizio, questo, che vale quanto gli altri. Poi, magari, io sono incompetente e non faccio testo, ma uscire dalla sala col magone mi fa sempre sentire bene. Anche se sto male.

Il primo film in cui mi piace la Sandrelli.
Mastandrea uber alles, come sempre.

Andate a godervelo finché siete in tempo e lo trovate al cinema.


La prima cosa bella - Nicola di Bari

Ho preso la chitarra
e suono per te
il tempo di imparare
non l’ho e non so suonare
ma suono per te.
La senti questa voce
chi canta è il mio cuore
amore amore amore
è quello che so dire
ma tu mi capirai
I prati sono in fiore
profumi anche tu
ho voglia di morire
non posso più cantare
non chiedo di più
La prima cosa bella
che ho avuto dalla vita
è il tuo sorriso giovane, sei tu.
Tra gli alberi una stella
la notte si è schiarita
il cuore innamorato sempre più
sempre più

La senti questa voce
chi canta è il mio cuore
amore amore amore
è quello che so dire
ma tu mi capirai
I prati sono in fiore...
La prima cosa bella
che ho avuto dalla vita
è il tuo sorriso giovane sei tu
Tra gli alberi una stella
la notte si è schiarita
il cuore innamorato sempre più
La senti questa voce
chi canta è il mio cuore
amore amore amore
è quello che so dire
ma tu mi capirai
ma tu mi capirai







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domenica 24 gennaio 2010 - ore 15.40


Listen to my voice, it’s my disguise
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Basta.
Sono stanca di essere sempre sola. Mi fa male. Mi annebbia la vista.
Sono stanca di dover pagare con la solitudine scelte di vita e lavorative nelle quali sto investendo e impegnando tutto quello che ho di più caro.
Sono stanca di rimanere a imbruttirmi davanti a scadenti programmi tv domenicali, di non poter cercare soluzioni fuori da queste mura che non sono mie, e che mi fanno sentire sempre ospite.
Cambieranno le cose? Forse. Credo poco nel futuro e nelle prospettive.
Un mese, poi sarai lontana. Quanto? Poco. Cambiano i luoghi, non sempre è sufficiente.
Sono una scettica. Disillusa quel tanto che mi permette di non fidarmi ciecamente dei desideri con le dita incrociate. Credo nel destino, nella nemesi che si compie giorno dopo giorno e contro la quale non ci si può opporre. Gli uomini fanno – hanno il diritto di fare - solo una parte del loro destino. Il resto è segnato da coincidenze fortunate o sfortunate che si ripetono a circolo chiuso. E noi restiamo intrappolati in mezzo. Abbiamo potere solo su quell’area ristretta, ma il cerchio intorno a noi va da sé e nessuno può farci niente.
Sbattere la testa serve a rallentarlo, ci metti il piede in mezzo quando la porta si chiude, a costo di schiacciarti un mignolo. L’ematoma si riduce in pochi giorni, un mese e te lo sei dimenticato. Ma le porte sempre quelle sono. Il circolo chiuso ruota e davanti a te vedi sempre qualcosa di diverso, mai uguale. Il vecchio però torna quando meno te lo aspetti. È sempre la stessa porta. E sarà sempre lo stesso ematoma.
A volte è la stanchezza di aspettare a vincere la partita.



Hey there Delilah - Plain white t’s
Hey there Delilah
What’s it like in New York City?
I’m a thousand miles away
But girl, tonight you look so pretty
Yes you do
Times Square can’t shine as bright as you
I swear it’s true
Hey there Delilah
Don’t you worry about the distance
I’m right there if you get lonely
Give this song another listen
Close your eyes
Listen to my voice, it’s my disguise
I’m by your side
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
What you do to me
Hey there Delilah
I know times are getting hard
But just believe me, girl
Someday I’ll pay the bills with this guitar
We’ll have it good
We’ll have the life we knew we would
My word is good
Hey there Delilah
I’ve got so much left to say
If every simple song I wrote to you
Would take your breath away
I’d write it all
Even more in love with me you’d fall
We’d have it all
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
A thousand miles seems pretty far
But they’ve got planes and trains and cars
I’d walk to you if I had no other way
Our friends would all make fun of us
and we’ll just laugh along because we know
That none of them have felt this way
Delilah I can promise you
That by the time we get through
The world will never ever be the same
And you’re to blame
Hey there Delilah
You be good and don’t you miss me
Two more years and you’ll be done with school
And I’ll be making history like I do
You’ll know it’s all because of you
We can do whatever we want to
Hey there Delilah here’s to you
This ones for you
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
Oh it’s what you do to me
What you do to me





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domenica 10 gennaio 2010 - ore 14.42


Ho imparato a sognare che non ero bambino...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È già passato un anno, giusto tre giorni fa.



Era il giorno dell’Epifania. Avevo il cuore in gola quando sono arrivata sotto la redazione. E se mi dicono di no? L’avevo detto solo a due persone che avevo il mio piccolo colloquio di presentazione. Una era la mamma, e gliel’avevo detto solo perché mi vedeva gironzolare per la casa con la testa bassa e gli occhi puntati sui piedi, e mi si stava agitando. Io lo ero più di lei: dopotutto stavo puntando tutto su una professione che quel giorno, se mi avessero detto no, mi sarebbe stata preclusa per sempre. Era la mia ultima possibilità.

CV: Ti va di scrivere per noi?
S: (Oddio stanno parlando con me…, dietro non c’è nessuno, guardano proprio me) Sì.
CV: Quando puoi cominciare?
S: (Fatti desiderare, Silvia, non sembrare troppo entusiasta, tiratela il giusto) Quando volete voi.
CV: Domani?
S: (No, Silvia, dì che ci devi pensare, e poi cosa racconti a Max? Prendi tempo devi prima parlarne con gli altri) Ok, a che ora?
CV: Ci sarebbe da fare un salto lì […] per capire cosa faranno per via di […]. Ci vai tu?
S: (Oddio cristosanto non ho seguito quell’argomento, non so se è il caso) Certo.
CV: Benissimo. Ci sentiamo domani allora.
S: (Non mi stanno mandando via vero? Hanno detto ci sentiamo domani vero?) Ok, a domani.

Un anno. Era il sette di gennaio quando mi sono presentata per la prima volta alla gente per il mio nuovo datore di lavoro. Faceva un effetto strano. Adesso lo direi anche al fruttivendolo per compare l’insalata.
Ci credevano in pochi, onestamente. Non la mia famiglia, che si ostinava a dirmi di lasciar stare, che schifava quello che avevo fatto per un anno. Scrivere gratis tutti i giorni, facendo altri tre lavori per poter guadagnare qualche soldo per mangiare, per loro non era segno di impegno e dedizione, ma di nullità. Ero un fallimento. E non ci credeva neanche lui, che mi diceva di mollare perché l’azienda per cui scrivevo prima non poteva darmi niente. Amici, parenti, conoscenti. Ci credevano in pochi, e meno di tutti io. Dubitavo di me stessa e delle mie capacità, tanto che stavo per cambiare strada. Colloqui in uffici e agenzie interinali, perché sembrava tutto perduto. Eppure qualcosa dietro c’era, perché non mi sono fermata, alla fine ho tentato l’ultima carta, ho insistito. E ce l’ho fatta.



Poche volte nella mia vita sono stata così testarda, cocciuta, determinata e convinta di quello che stavo facendo. Io, la fragilità. Io, l’insicurezza. Io, l’indecisione nevrotica, la personificazione del pessimismo e l’allegoria dell’autocommiserazione. A dire il vero mi è servita una piccola spinta d’amore, di qualcuno che mi dicesse “puoi farcela, vai”. Io piangevo e davo tutto per perso. Non sono capace, non ce la posso fare, c’è di meglio. Invece ce l’ho fatta.
Non è finita, e anzi sono appena all’inizio, la strada è lunga e lunghissima, piena di ostacoli e spesso in salita. Ma ogni giorno è un regalo e una lezione, e io mi sento felice. Stanca, a volte demoralizzata, a volte addirittura vorrei mollare tutto, lasciare alle spalle tutto quanto e avere una vita normale, come le persone normali, che tornano a casa dal lavoro e hanno una vita. Ma è una vita che non so se mi piacerebbe.



A me piace questa vita, e sono qui a raccontare un anno di lavoro, sudore e soddisfazioni, di sacrifici fatti sempre col sorriso, di notti in bianco, di ansia da buco, di adrenalina per notizie straordinarie, di indagini e analisi, di storie da raccontare. “Lo facciamo per questo il mestiere, no?” mi ha detto un giovane saggio. Sì, raccontiamo storie. E io le assaporo tutte, le gusto con passione.
Vabbeh, tutte no – bisogna essere onesti prima di tutto con se stessi – ma la maggior parte. Soprattutto quando sono figlie mie. È bello leggere una pagina di giornale e sapere che stai comunicando qualcosa, raccontando la tua storia con le tue parole, a tanti occhi e tante menti. Che la conoscono attraverso me, attraverso questa Silvia caparbia e decisa. Per una volta, in vita sua, questa Silvia è riuscita a realizzare qualcosa. Tanti fallimenti alle spalle ma un obiettivo raggiunto.
A volte non ci credo, dico che non ce la faccio più, è vero. Ma non potrei rinunciare a nulla di tutto questo, non ora.
Un anno di fatica, di corse, di nervi a fior di pelle, di rimproveri e rinunce. Vita sociale azzerata, amici che vedi una volta al mese, cene saltate e sabati sera nella campagna trevigiana a raccogliere testimonianze, o nottate nella pioggia torrenziale per sapere se una foto c’è oppure no.

Ma in tutto questo, ripeto, mi sento una privilegiata. Le rinunce non sono nulla se paragonate a una sola, piccola questione da sottolineare: io faccio il lavoro che volevo fare da bambina, e non ce ne sono molti che possano dirsi altrettanto fortunati. O che abbiano diabolicamente perseverato fino ad arrivarvi.

È la stampa, bellezza, sì.




PS: Grazie.



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sabato 9 gennaio 2010 - ore 09.25


Don’t you forget about me
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non so voi. Ma io era tanto che non piangevo per un libro.

E’ meraviglioso quando un libro ti riempie così.

Ed è meraviglioso innamorarsidi un personaggio letterario.
Ieri sera, quand’ho finito il romanzo, mi sembrava di aver perso un compagno. Finire un libro così bello lascia amarezza infinita.



Fruttero e Lucentini
"L’amante senza fissa dimora", Mondadori 1986



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venerdì 1 gennaio 2010 - ore 12.10


2010
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ un altro anno nuovo. Proprio com’era nuovo quello che è finito.
E ha due zeri come l’altro, solo che sono separati da un uno.
Però può segnare il cambio di direzione, non una folata di vento ma un soffio leggero. Accontentiamoci e prendiamo tutto quello che dà.



L’oroscopo di Massimo Gramellini

Pesci

Nuoti in un acquario costruito dalle tue paure. Rompilo e scoprirai di essere molte più cose di quelle che credi. Le pareti dell’acquario le ha partorite la tua mente e il loro nome comincia sempre per Non. "Non posso". "Non ce la farò mai". "Non dipende da me", la più estesa di tutte. Ma in alto c’è la quarta da cui ti parlo e si chiama "Non ci credere". Le pareti del Non sembrano infrangibili, eppure basta che tu decida di oltrepassarle perché si sbriciolino. Ricorda, Pesci: non hai maggiori limiti di quelli che ti poni da solo.


Buon 2010 a tutti voi.


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martedì 29 dicembre 2009 - ore 20.47


I wish i were blind
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi guardo allo specchio con la collana che mi hai regalato, e capisco perché non ho mai amato i gioielli.

Ti ascolto parlare, intervenire su tutto e giudicare tutti, e capisco perché sono così timida e dimessa.

Rifletto sui tuoi gusti musicali, televisivi e politici, e capisco perché tanti personaggi mi sono ostili o amici pur non avendomi mai incontrata sul loro cammmino.

Ripenso al fare solo quello che vuoi tu, al pensare come pensi tu, al fatto che a tutti debba piacere solo quello che piace a te. E capisco il perché dei miei gusti, strani e normali.

Penso alle differenze, all’uso della ragione, a cosa ci ha separati e ancora ci separa. Tanto, tutto.

Eppure dicono che ci somigliamo nella carnagione, negli occhi, nel profilo, nelle gambe, nel fisico forte che supera traumi senza sentire dolore.


Ma sono tutte somiglianze d’apparenza, tutte in superficie, quelle dettate da un cromosoma invece di un altro.


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domenica 27 dicembre 2009 - ore 11.09


Shaule varie
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La vita ci riserva straordinarie sorprese.
Una è che esistono ancora gli asciugamani bianchi con i fiori stampati su un lato solo, e i bordi a uncinetto. Per esempio.
E io ne posseggo un rarissimo esemplare. L’ho già installato nel mio bagnetto in attesa di portarlo con me nella mia nuova magione, della quale prometto che parlerò a breve, molto a breve.

Un’altra sorpresa è che la domenica mattina Rai Due trasmette ancora il cruciverbone con le telefonate da casa. E lo conduce Tiberio Timperi.

Un’altra sono i capelli lisci, che dal 2010 saranno sempre più una sorpresa: tornerò infatti a raccontarvi, entro breve, del dramma dei miei ricci ribelli, in quanto l’anno nuovo porterà un taglio alle spese di parruccheria e per lo stiraggio. So che siete già eccitati all’idea di assistere nuovamente alle mie lamentele sui miei capelli. Lamentele tipo questa, per intenderci.

Curly again. Mi vengono i brividi solo a pensarci.



Oddio. Un incubo che ritorna. Non so mica se ci riesco. Ma facciamolo, se non altro per amore del nostro bancomat.

Ebbene sì, ho scelto una foto in cui oltre che riccia sono pure venuta male.
Ovviamente, l’ho fatto per esasperare ancor più il mio animo già frustrato all’idea di tornare sciatta e trasandata. Con questa orribile foto posso lamentarmi con maggiore precisione e cognizione di causa. Non me li ricordavo più, i miei ricci.

Sono stravolta dal terrore.


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domenica 20 dicembre 2009 - ore 14.33


Nevismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ovvero
Nevica, governo ladro

Vuoi mica sminuire il valore della neve in confronto a quello della pioggia. Perché, dico io, perché la pioggia con le sue semplici gocce d’acqua dovrebbe godere di un insulto di stampo politico istituzionale? Ed essere portata ad esempio di mala amministrazione, di catastrofe naturale e impedimento viabilistico? Perché non anche la neve, dico io, questo dramma umano che invade le nostre città e stimola sentimenti di ipocrita ammirazione? La neve ha un impatto decisamente più devastante. A parte che si nota subito perché il panorama cambia colore, ma vuoi mettere fra una goccia di pioggia e un fiocco di neve? Non c’è proprio paragone.


Neve con cane

Io, che non amo fare distinzioni, le odio entrambe. Ma mentre nell’odio verso le cascate d’acqua dal cielo mi trovo sostanzialmente concorde con la parte sana dell’italica popolazione, quando nevica il paradosso emerge in tutta la sua potenza. La gente ama la neve.
La gente ama la neve in città. Forse è per potersi incavolare col Comune o chiunque possa avere avuto ruolo in merito alla pulizia delle principali arterie automobilistiche, e quindi una valvola di sfogo dopo aver cercato regali per prozie antipaticissime nel caos infernale del porfido all’interno delle mura. Non vedo altra soluzione. Capisco la casalinga con il supermercato sotto casa, comprendo i bambini che fanno palle e pupazzi di neve nel cortile della scuola, simpatizzo con i nonni davanti al caminetto, affacciati a una finestra che trasmette un unico canale bianco, con interruzioni di macchine nei fossi e presuntuosi fuoristrada quattro ruote motrici; offro la mia spalla al rappresentante, al commerciante, al barista del mattino, a ogni lavoratore, autonomo e dipendente, che si sveglia la mattina pronto a subire un’altra giornata di otto o più ore. E vede la neve.
Piove governo ladro, si usa dire. La pioggia, fenomeno meteorologico fastidioso quanto più sottile e invadente, scende in campo per la polemica contro parlamento, camera, senato e commissioni. Piove governo ladro, diciamo lamentandoci di qualche centimetro d’acqua sotto i piedi, del dover tenere l’ombrello, degli stivali di gomma. Ma c’è di peggio, ed è la neve.

Sì, sono un’inguaribile polemica intollerante.

Sono intollerante ai bambini in balia di genitori incapaci, che guardano la loro percuotibile prole mentre spegne e accende con vigliacche manine gli interruttori della pizzeria, come se quei bambini e nessun altro fossero padroni del mondo e unici, incontrastati sovrani della luce.
Sono intollerante alle comitive in gita turistica all’Acqua & Sapone, che si fermano all’ingresso perché “ommioddioilbagnoschiumaa99cent”. Ignorando il paese dal quale la dozzina proveniva (la scoperta dell’igiene personale può essere traumatica), mi sono limitata a un’occhiata di sdegno invitando la guida (Cristo santo la guida li ha portati all’Acqua & Sapone) di farsi più in là perché c’è gente che ha da fare.
Sono intollerante alle attese fuori misura, ai battibecchi inutili, alle spese superflue, a chi si lamenta per piaggeria, al servilismo e al paraculismo.
Sono intollerante alle suonerie idiote del cellulare, agli automobilisti arroganti in centro storico, alle commesse che cercano di venderti quello che non vuoi, alle ragazzine con le ballerine quando c’è la neve.


Neve con mamma

E sono intollerante alla neve se non posso stare in casa a guardarla scendere con un bicchiere di vino rosso in mano. Magari un brulè, va’. È bella la neve, mica dico di no. È bella se sono in vacanza in montagna, ad esempio, e non devo mettermi in strada se non prima di due giorni. È bellissima il giorno di Natale, che ti svegli e sembra che abbiano sparso cotone su tutta la campagna intorno, ma non più di 10 centimetri. Ci sono momenti e occasioni perfetti, per la neve. Non dovrebbe nevicare quando vado a lavorare. Quando devo prendere un autobus. Quando mi mancano ancora una buona parte di regali. Non dovrebbe nevicare semplicemente quando ho da fare.

Treviso con neve



Interpellatemi, prima, signori emissari dell’Eterno. Se poi è tutta una scusa per mettermi in difficoltà e rendermi ancora più invisa agli occhi della gente, io maledetta cinica odiatrice di nevi, allora ditelo, eh.


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venerdì 30 ottobre 2009 - ore 09.12


Giornatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Avevo scritto un bel post di sfogo.
L’ho cancellato perché troppa gente legge il mio blog.
I cui utenti sono vorticosamente calati, nell’ultimo anno.
Ma che ad ogni modo devo tenere celato, come da un barlume di dignità.

Ho per questo deciso che renderò il mio stato di merda attuale con una simpatica emoticon.



A che età si smette di fare casini e inciampare in un errore dietro l’altro? No, è che io a 28 anni sarei un po’ stufa. Anzi, a dirla tutta mi sarei un po’ rotta i coglioni.

Ops. Ho detto una parolaccia.




Soul Asylum

Runaway Train


Call you up in the middle of the night
Like a firefly without a light
You were there like a blowtorch burning
I was a key that could use a little turning
So tired that I couldn’t even sleep
So many secrets I couldn’t keep
Promised myself I wouldn’t weep
One more promise I couldn’t keep
It seems no one can help me now
I’m in too deep there’s no way out
This time I have really led myself astray
Runaway train never going back
Wrong way on a one way track
Seems like I should be getting somewhere
Somehow I’m neither here nor there
Can you help me remember how to smile
Make it somehow all seem worthwhile
How on earth did I get so jaded
Life’s mystery seems so faded
I can go where no one else can go
I know what no one else knows
Here I am just drownin’ in the rain
With a ticket for a runaway train
Everything is cut and dry
Day and night, earth and sky
Somehow I just don’t believe it
Bought a ticket for a runaway train
Like a madman just a laughin’ at the rain
Little out of touch, little insane
Just easier than dealing with the pain
Runaway train never comin’ back
Runaway train tearin’ up the track
Runaway train burnin’ in my veins
Runaway but it always seems the same



Il Treno Fuori Controllo


Ti telefono nel cuore della notte
Come una lucciola in cerca di luce
Tu eri luna fiaccola che bruciava
Io ero una chiave che gira appena appena
Stanca come se non avessi mai dormito
Per i troppi segreti da mantenere
Mi ripromisi di non piangere
Un’altra promessa che non potei mantenere
Sembra che ora nessuno possa aiutarmi
Ho toccato talmente il fondo che non ho via d’uscita
Stavolta sono davvero andata fuori strada
Il treno fuori controllo non tornerà mai indietro
La via errata su una sola via possibile
Sembra che io debba andare in qualche luogo
In un modo o nell’altro non sono né qui né là
Aiutami a ricordare come sorridere
Fallo in qualsiasi modo e tutto acquisterà un senso
Come ho potuto ridurmi così
Il mistero della vita sembra così banale
Posso andare dove nessun altro può andare
So quello che nessun altro sa
Qui sto solo perdendo il mio tempo
Con un biglietto per un treno senza controllo
Tutto è rovinato e arido
Il giorno e la notte, la terra e il cielo
Comunque non posso credere
Di aver comprato un biglietto per un treno senza controllo
Come un pazzo che ride sotto la pioggia
Leggermente folle, leggermente pazzo
Comunque più semplice che sopportare il dolore
Il treno fuori controllo non tornerà mai indietro
Il treno fuori controllo sta cancellando la sua traccia
Il treno fuori controllo sta bruciando nelle mie vene
Fuori controllo ma che sembra sempre lo stesso



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