... E il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
sono un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic, o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
ma suggerirei sciatta, soprattutto sciatta... c’è da dire poi che sono maldestra e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
Mascarpone...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco...
... ma con stile.
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
********************
Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
***********************
C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
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giovedì 4 febbraio 2010 - ore 19.56
Automobile telefono tv nella scatola del mondo io e tu
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Paura, ma anche no. Diciamo che ce n’è, ma sta calando. Respira forte, dentro, fuori, dentro, fuori, ecco così, e conta fino a mille. Uno, due, tre, quattro, cinque… Odio i numeri. Facciamo che conto un’altra volta. Ma solo perché sei tu.
Fino a ieri non mi faceva dormire, la paura, e adesso comincio a prenderci la mano. Alla fine, diciamocelo, sono grande. Devo cominciare ad avere reazioni adulte ai cambiamenti. La cacarella per un paio di settimane, non di più. È che non c’è solo paura in quello che mi sta succedendo. Ci sono tante sensazioni, dopotutto, mescolate in un sogno che si avvera. Gioia, solitudine, paura, angoscia, terrore, estasi suprema della riuscita. Esaltazione per la fine di una ricerca infinita. Per un anno, almeno, finita.
Ho una casa. Ho un appartamentino poco fuori Treviso. Soffitto e pavimento al terzo piano. Cucina con divano, camera da letto, bagno, stop. E qualcosa che sembra un corridoio cubico con due porte. Finestre, portoncino blindato. Tende, anche. Affitto, spese, acquisti straordinari, quel materasso è troppo morbido - ma non ho i soldi per cambiarlo, stoviglie biancheria pentole cuscini e la trapunta? Me la dà la mamma, grazie al cielo. E i detersivi? È l’unica cosa che l’inquilino precedente non si è portato via. Per carità, era tutta roba sua, non è un’accusa. Ah, no, ha lasciato anche la carta igienica.
Entro fra una settimana, qualcosa di più. Ho cominciato portando via due scatoloni zeppi di libri ieri. Li ho svuotati negli scaffali dell’appartamento, li ho riportati a casa e riempiti di nuovo. Ho guardato la mia libreria: è ancora piena. Com’è possibile? È possibile, ho investito risparmi e risparmi, in quella libreria. Ho investito in carta scritta. Ho portato via anche qualcosa di concretamente utile per la casa. Qualche accessorio per il bagno (tipo shampo balsamo e altri aggeggi di cui avevo fatto scorta). E anche per la cucina, fra acquisti e regali – la mamma e la nonna verranno a trovarmi spesso, stando a vedere i regali che mi hanno fatto. Un anno, dicevo. Un anno è il tempo per cui rimarrà libero il mio appartamentino vista strada ma retro Sile. Sile, acqua, passeggiata, verde. Ma tu odi la natura! Sì, ma posso dire che abito in riva a un fiume, che non è male. Libertà, intimità, indipendenza. Non vedo l’ora. A 29 anni non è male.
Considerato anche il fatto che ho appena ammesso di avere 29 anni, ben 20 giorni prima il mio compleanno. Che, ovviamente, se mi conoscete, non festeggerò. Quest’anno meno degli altri.
A volte mi chiedo se è più bello rincorrere i sogni, o vederli avverati. È come quando fai un viaggio. A volte è più bello organizzarlo, studiare itinerari e tappe, immaginare i posti che vedrai e tuffatrici con la testa. La realtà a volte non è colorata come speravi. Non sempre avverare i sogni è quello che va veramente fatto. Spesso ti resta dentro quella cosa strana, come se non avessi più niente da cercare.
La prima cosa bella che ho avuto dalla vita
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Incanto. E straordinaria colonna sonora. Un film italiano come Dio comanda. Toccante, brillante, coinvolgente.
Lo so che i film non si giudicano in base alle lacrime versate, ma credo che se unimmagine arriva a commuovere ed emozionare vuol dire che è arrivata in fondo, e ritengo sia un metro di giudizio, questo, che vale quanto gli altri. Poi, magari, io sono incompetente e non faccio testo, ma uscire dalla sala col magone mi fa sempre sentire bene. Anche se sto male.
Il primo film in cui mi piace la Sandrelli. Mastandrea uber alles, come sempre.
Andate a godervelo finché siete in tempo e lo trovate al cinema.
La prima cosa bella - Nicola di Bari
Ho preso la chitarra e suono per te il tempo di imparare non lho e non so suonare ma suono per te. La senti questa voce chi canta è il mio cuore amore amore amore è quello che so dire ma tu mi capirai I prati sono in fiore profumi anche tu ho voglia di morire non posso più cantare non chiedo di più La prima cosa bella che ho avuto dalla vita è il tuo sorriso giovane, sei tu. Tra gli alberi una stella la notte si è schiarita il cuore innamorato sempre più sempre più
La senti questa voce chi canta è il mio cuore amore amore amore è quello che so dire ma tu mi capirai I prati sono in fiore... La prima cosa bella che ho avuto dalla vita è il tuo sorriso giovane sei tu Tra gli alberi una stella la notte si è schiarita il cuore innamorato sempre più La senti questa voce chi canta è il mio cuore amore amore amore è quello che so dire ma tu mi capirai ma tu mi capirai
Listen to my voice, it’s my disguise
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Basta. Sono stanca di essere sempre sola. Mi fa male. Mi annebbia la vista. Sono stanca di dover pagare con la solitudine scelte di vita e lavorative nelle quali sto investendo e impegnando tutto quello che ho di più caro. Sono stanca di rimanere a imbruttirmi davanti a scadenti programmi tv domenicali, di non poter cercare soluzioni fuori da queste mura che non sono mie, e che mi fanno sentire sempre ospite. Cambieranno le cose? Forse. Credo poco nel futuro e nelle prospettive. Un mese, poi sarai lontana. Quanto? Poco. Cambiano i luoghi, non sempre è sufficiente. Sono una scettica. Disillusa quel tanto che mi permette di non fidarmi ciecamente dei desideri con le dita incrociate. Credo nel destino, nella nemesi che si compie giorno dopo giorno e contro la quale non ci si può opporre. Gli uomini fanno – hanno il diritto di fare - solo una parte del loro destino. Il resto è segnato da coincidenze fortunate o sfortunate che si ripetono a circolo chiuso. E noi restiamo intrappolati in mezzo. Abbiamo potere solo su quell’area ristretta, ma il cerchio intorno a noi va da sé e nessuno può farci niente. Sbattere la testa serve a rallentarlo, ci metti il piede in mezzo quando la porta si chiude, a costo di schiacciarti un mignolo. L’ematoma si riduce in pochi giorni, un mese e te lo sei dimenticato. Ma le porte sempre quelle sono. Il circolo chiuso ruota e davanti a te vedi sempre qualcosa di diverso, mai uguale. Il vecchio però torna quando meno te lo aspetti. È sempre la stessa porta. E sarà sempre lo stesso ematoma. A volte è la stanchezza di aspettare a vincere la partita.
Hey there Delilah - Plain white t’s Hey there Delilah What’s it like in New York City? I’m a thousand miles away But girl, tonight you look so pretty Yes you do Times Square can’t shine as bright as you I swear it’s true Hey there Delilah Don’t you worry about the distance I’m right there if you get lonely Give this song another listen Close your eyes Listen to my voice, it’s my disguise I’m by your side Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me What you do to me Hey there Delilah I know times are getting hard But just believe me, girl Someday I’ll pay the bills with this guitar We’ll have it good We’ll have the life we knew we would My word is good Hey there Delilah I’ve got so much left to say If every simple song I wrote to you Would take your breath away I’d write it all Even more in love with me you’d fall We’d have it all Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me A thousand miles seems pretty far But they’ve got planes and trains and cars I’d walk to you if I had no other way Our friends would all make fun of us and we’ll just laugh along because we know That none of them have felt this way Delilah I can promise you That by the time we get through The world will never ever be the same And you’re to blame Hey there Delilah You be good and don’t you miss me Two more years and you’ll be done with school And I’ll be making history like I do You’ll know it’s all because of you We can do whatever we want to Hey there Delilah here’s to you This ones for you Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me Oh it’s what you do to me What you do to me
Ho imparato a sognare che non ero bambino...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
È già passato un anno, giusto tre giorni fa.
Era il giorno dell’Epifania. Avevo il cuore in gola quando sono arrivata sotto la redazione. E se mi dicono di no? L’avevo detto solo a due persone che avevo il mio piccolo colloquio di presentazione. Una era la mamma, e gliel’avevo detto solo perché mi vedeva gironzolare per la casa con la testa bassa e gli occhi puntati sui piedi, e mi si stava agitando. Io lo ero più di lei: dopotutto stavo puntando tutto su una professione che quel giorno, se mi avessero detto no, mi sarebbe stata preclusa per sempre. Era la mia ultima possibilità. CV: Ti va di scrivere per noi? S: (Oddio stanno parlando con me…, dietro non c’è nessuno, guardano proprio me) Sì. CV: Quando puoi cominciare? S: (Fatti desiderare, Silvia, non sembrare troppo entusiasta, tiratela il giusto) Quando volete voi. CV: Domani? S: (No, Silvia, dì che ci devi pensare, e poi cosa racconti a Max? Prendi tempo devi prima parlarne con gli altri) Ok, a che ora? CV: Ci sarebbe da fare un salto lì […] per capire cosa faranno per via di […]. Ci vai tu? S: (Oddio cristosanto non ho seguito quell’argomento, non so se è il caso) Certo. CV: Benissimo. Ci sentiamo domani allora. S: (Non mi stanno mandando via vero? Hanno detto ci sentiamo domani vero?) Ok, a domani.
Un anno. Era il sette di gennaio quando mi sono presentata per la prima volta alla gente per il mio nuovo datore di lavoro. Faceva un effetto strano. Adesso lo direi anche al fruttivendolo per compare l’insalata. Ci credevano in pochi, onestamente. Non la mia famiglia, che si ostinava a dirmi di lasciar stare, che schifava quello che avevo fatto per un anno. Scrivere gratis tutti i giorni, facendo altri tre lavori per poter guadagnare qualche soldo per mangiare, per loro non era segno di impegno e dedizione, ma di nullità. Ero un fallimento. E non ci credeva neanche lui, che mi diceva di mollare perché l’azienda per cui scrivevo prima non poteva darmi niente. Amici, parenti, conoscenti. Ci credevano in pochi, e meno di tutti io. Dubitavo di me stessa e delle mie capacità, tanto che stavo per cambiare strada. Colloqui in uffici e agenzie interinali, perché sembrava tutto perduto. Eppure qualcosa dietro c’era, perché non mi sono fermata, alla fine ho tentato l’ultima carta, ho insistito. E ce l’ho fatta.
Poche volte nella mia vita sono stata così testarda, cocciuta, determinata e convinta di quello che stavo facendo. Io, la fragilità. Io, l’insicurezza. Io, l’indecisione nevrotica, la personificazione del pessimismo e l’allegoria dell’autocommiserazione. A dire il vero mi è servita una piccola spinta d’amore, di qualcuno che mi dicesse “puoi farcela, vai”. Io piangevo e davo tutto per perso. Non sono capace, non ce la posso fare, c’è di meglio. Invece ce l’ho fatta. Non è finita, e anzi sono appena all’inizio, la strada è lunga e lunghissima, piena di ostacoli e spesso in salita. Ma ogni giorno è un regalo e una lezione, e io mi sento felice. Stanca, a volte demoralizzata, a volte addirittura vorrei mollare tutto, lasciare alle spalle tutto quanto e avere una vita normale, come le persone normali, che tornano a casa dal lavoro e hanno una vita. Ma è una vita che non so se mi piacerebbe.
A me piace questa vita, e sono qui a raccontare un anno di lavoro, sudore e soddisfazioni, di sacrifici fatti sempre col sorriso, di notti in bianco, di ansia da buco, di adrenalina per notizie straordinarie, di indagini e analisi, di storie da raccontare. “Lo facciamo per questo il mestiere, no?” mi ha detto un giovane saggio. Sì, raccontiamo storie. E io le assaporo tutte, le gusto con passione. Vabbeh, tutte no – bisogna essere onesti prima di tutto con se stessi – ma la maggior parte. Soprattutto quando sono figlie mie. È bello leggere una pagina di giornale e sapere che stai comunicando qualcosa, raccontando la tua storia con le tue parole, a tanti occhi e tante menti. Che la conoscono attraverso me, attraverso questa Silvia caparbia e decisa. Per una volta, in vita sua, questa Silvia è riuscita a realizzare qualcosa. Tanti fallimenti alle spalle ma un obiettivo raggiunto. A volte non ci credo, dico che non ce la faccio più, è vero. Ma non potrei rinunciare a nulla di tutto questo, non ora. Un anno di fatica, di corse, di nervi a fior di pelle, di rimproveri e rinunce. Vita sociale azzerata, amici che vedi una volta al mese, cene saltate e sabati sera nella campagna trevigiana a raccogliere testimonianze, o nottate nella pioggia torrenziale per sapere se una foto c’è oppure no.
Ma in tutto questo, ripeto, mi sento una privilegiata. Le rinunce non sono nulla se paragonate a una sola, piccola questione da sottolineare: io faccio il lavoro che volevo fare da bambina, e non ce ne sono molti che possano dirsi altrettanto fortunati. O che abbiano diabolicamente perseverato fino ad arrivarvi.
Dont you forget about me
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non so voi. Ma io era tanto che non piangevo per un libro.
E meraviglioso quando un libro ti riempie così.
Ed è meraviglioso innamorarsidi un personaggio letterario. Ieri sera, quandho finito il romanzo, mi sembrava di aver perso un compagno. Finire un libro così bello lascia amarezza infinita.
Fruttero e Lucentini "Lamante senza fissa dimora", Mondadori 1986
E un altro anno nuovo. Proprio comera nuovo quello che è finito. E ha due zeri come laltro, solo che sono separati da un uno. Però può segnare il cambio di direzione, non una folata di vento ma un soffio leggero. Accontentiamoci e prendiamo tutto quello che dà.
Loroscopo di Massimo Gramellini
Pesci
Nuoti in un acquario costruito dalle tue paure. Rompilo e scoprirai di essere molte più cose di quelle che credi. Le pareti dellacquario le ha partorite la tua mente e il loro nome comincia sempre per Non. "Non posso". "Non ce la farò mai". "Non dipende da me", la più estesa di tutte. Ma in alto cè la quarta da cui ti parlo e si chiama "Non ci credere". Le pareti del Non sembrano infrangibili, eppure basta che tu decida di oltrepassarle perché si sbriciolino. Ricorda, Pesci: non hai maggiori limiti di quelli che ti poni da solo.
I wish i were blind
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi guardo allo specchio con la collana che mi hai regalato, e capisco perché non ho mai amato i gioielli.
Ti ascolto parlare, intervenire su tutto e giudicare tutti, e capisco perché sono così timida e dimessa.
Rifletto sui tuoi gusti musicali, televisivi e politici, e capisco perché tanti personaggi mi sono ostili o amici pur non avendomi mai incontrata sul loro cammmino.
Ripenso al fare solo quello che vuoi tu, al pensare come pensi tu, al fatto che a tutti debba piacere solo quello che piace a te. E capisco il perché dei miei gusti, strani e normali.
Penso alle differenze, alluso della ragione, a cosa ci ha separati e ancora ci separa. Tanto, tutto.
Eppure dicono che ci somigliamo nella carnagione, negli occhi, nel profilo, nelle gambe, nel fisico forte che supera traumi senza sentire dolore.
Ma sono tutte somiglianze d’apparenza, tutte in superficie, quelle dettate da un cromosoma invece di un altro.
La vita ci riserva straordinarie sorprese. Una è che esistono ancora gli asciugamani bianchi con i fiori stampati su un lato solo, e i bordi a uncinetto. Per esempio. E io ne posseggo un rarissimo esemplare. L’ho già installato nel mio bagnetto in attesa di portarlo con me nella mia nuova magione, della quale prometto che parlerò a breve, molto a breve.
Un’altra sorpresa è che la domenica mattina Rai Due trasmette ancora il cruciverbone con le telefonate da casa. E lo conduce Tiberio Timperi.
Un’altra sono i capelli lisci, che dal 2010 saranno sempre più una sorpresa: tornerò infatti a raccontarvi, entro breve, del dramma dei miei ricci ribelli, in quanto l’anno nuovo porterà un taglio alle spese di parruccheria e per lo stiraggio. So che siete già eccitati all’idea di assistere nuovamente alle mie lamentele sui miei capelli. Lamentele tipo questa, per intenderci.
Curly again. Mi vengono i brividi solo a pensarci.
Oddio. Un incubo che ritorna. Non so mica se ci riesco. Ma facciamolo, se non altro per amore del nostro bancomat.
Ebbene sì, ho scelto una foto in cui oltre che riccia sono pure venuta male. Ovviamente, l’ho fatto per esasperare ancor più il mio animo già frustrato all’idea di tornare sciatta e trasandata. Con questa orribile foto posso lamentarmi con maggiore precisione e cognizione di causa. Non me li ricordavo più, i miei ricci.
Vuoi mica sminuire il valore della neve in confronto a quello della pioggia. Perché, dico io, perché la pioggia con le sue semplici gocce d’acqua dovrebbe godere di un insulto di stampo politico istituzionale? Ed essere portata ad esempio di mala amministrazione, di catastrofe naturale e impedimento viabilistico? Perché non anche la neve, dico io, questo dramma umano che invade le nostre città e stimola sentimenti di ipocrita ammirazione? La neve ha un impatto decisamente più devastante. A parte che si nota subito perché il panorama cambia colore, ma vuoi mettere fra una goccia di pioggia e un fiocco di neve? Non c’è proprio paragone.
Neve con cane
Io, che non amo fare distinzioni, le odio entrambe. Ma mentre nell’odio verso le cascate d’acqua dal cielo mi trovo sostanzialmente concorde con la parte sana dell’italica popolazione, quando nevica il paradosso emerge in tutta la sua potenza. La gente ama la neve. La gente ama la neve in città. Forse è per potersi incavolare col Comune o chiunque possa avere avuto ruolo in merito alla pulizia delle principali arterie automobilistiche, e quindi una valvola di sfogo dopo aver cercato regali per prozie antipaticissime nel caos infernale del porfido all’interno delle mura. Non vedo altra soluzione. Capisco la casalinga con il supermercato sotto casa, comprendo i bambini che fanno palle e pupazzi di neve nel cortile della scuola, simpatizzo con i nonni davanti al caminetto, affacciati a una finestra che trasmette un unico canale bianco, con interruzioni di macchine nei fossi e presuntuosi fuoristrada quattro ruote motrici; offro la mia spalla al rappresentante, al commerciante, al barista del mattino, a ogni lavoratore, autonomo e dipendente, che si sveglia la mattina pronto a subire un’altra giornata di otto o più ore. E vede la neve. Piove governo ladro, si usa dire. La pioggia, fenomeno meteorologico fastidioso quanto più sottile e invadente, scende in campo per la polemica contro parlamento, camera, senato e commissioni. Piove governo ladro, diciamo lamentandoci di qualche centimetro d’acqua sotto i piedi, del dover tenere l’ombrello, degli stivali di gomma. Ma c’è di peggio, ed è la neve.
Sì, sono un’inguaribile polemica intollerante.
Sono intollerante ai bambini in balia di genitori incapaci, che guardano la loro percuotibile prole mentre spegne e accende con vigliacche manine gli interruttori della pizzeria, come se quei bambini e nessun altro fossero padroni del mondo e unici, incontrastati sovrani della luce. Sono intollerante alle comitive in gita turistica all’Acqua & Sapone, che si fermano all’ingresso perché “ommioddioilbagnoschiumaa99cent”. Ignorando il paese dal quale la dozzina proveniva (la scoperta dell’igiene personale può essere traumatica), mi sono limitata a un’occhiata di sdegno invitando la guida (Cristo santo la guida li ha portati all’Acqua & Sapone) di farsi più in là perché c’è gente che ha da fare. Sono intollerante alle attese fuori misura, ai battibecchi inutili, alle spese superflue, a chi si lamenta per piaggeria, al servilismo e al paraculismo. Sono intollerante alle suonerie idiote del cellulare, agli automobilisti arroganti in centro storico, alle commesse che cercano di venderti quello che non vuoi, alle ragazzine con le ballerine quando c’è la neve.
Neve con mamma
E sono intollerante alla neve se non posso stare in casa a guardarla scendere con un bicchiere di vino rosso in mano. Magari un brulè, va’. È bella la neve, mica dico di no. È bella se sono in vacanza in montagna, ad esempio, e non devo mettermi in strada se non prima di due giorni. È bellissima il giorno di Natale, che ti svegli e sembra che abbiano sparso cotone su tutta la campagna intorno, ma non più di 10 centimetri. Ci sono momenti e occasioni perfetti, per la neve. Non dovrebbe nevicare quando vado a lavorare. Quando devo prendere un autobus. Quando mi mancano ancora una buona parte di regali. Non dovrebbe nevicare semplicemente quando ho da fare.
Treviso con neve
Interpellatemi, prima, signori emissari dell’Eterno. Se poi è tutta una scusa per mettermi in difficoltà e rendermi ancora più invisa agli occhi della gente, io maledetta cinica odiatrice di nevi, allora ditelo, eh.
Avevo scritto un bel post di sfogo. L’ho cancellato perché troppa gente legge il mio blog. I cui utenti sono vorticosamente calati, nell’ultimo anno. Ma che ad ogni modo devo tenere celato, come da un barlume di dignità.
Ho per questo deciso che renderò il mio stato di merda attuale con una simpatica emoticon.
A che età si smette di fare casini e inciampare in un errore dietro l’altro? No, è che io a 28 anni sarei un po’ stufa. Anzi, a dirla tutta mi sarei un po’ rotta i coglioni.
Ops. Ho detto una parolaccia.
Soul Asylum
Runaway Train
Call you up in the middle of the night Like a firefly without a light You were there like a blowtorch burning I was a key that could use a little turning So tired that I couldnt even sleep So many secrets I couldnt keep Promised myself I wouldnt weep One more promise I couldnt keep It seems no one can help me now Im in too deep theres no way out This time I have really led myself astray Runaway train never going back Wrong way on a one way track Seems like I should be getting somewhere Somehow Im neither here nor there Can you help me remember how to smile Make it somehow all seem worthwhile How on earth did I get so jaded Lifes mystery seems so faded I can go where no one else can go I know what no one else knows Here I am just drownin in the rain With a ticket for a runaway train Everything is cut and dry Day and night, earth and sky Somehow I just dont believe it Bought a ticket for a runaway train Like a madman just a laughin at the rain Little out of touch, little insane Just easier than dealing with the pain Runaway train never comin back Runaway train tearin up the track Runaway train burnin in my veins Runaway but it always seems the same
Il Treno Fuori Controllo
Ti telefono nel cuore della notte Come una lucciola in cerca di luce Tu eri luna fiaccola che bruciava Io ero una chiave che gira appena appena Stanca come se non avessi mai dormito Per i troppi segreti da mantenere Mi ripromisi di non piangere Un’altra promessa che non potei mantenere Sembra che ora nessuno possa aiutarmi Ho toccato talmente il fondo che non ho via d’uscita Stavolta sono davvero andata fuori strada Il treno fuori controllo non tornerà mai indietro La via errata su una sola via possibile Sembra che io debba andare in qualche luogo In un modo o nell’altro non sono né qui né là Aiutami a ricordare come sorridere Fallo in qualsiasi modo e tutto acquisterà un senso Come ho potuto ridurmi così Il mistero della vita sembra così banale Posso andare dove nessun altro può andare So quello che nessun altro sa Qui sto solo perdendo il mio tempo Con un biglietto per un treno senza controllo Tutto è rovinato e arido Il giorno e la notte, la terra e il cielo Comunque non posso credere Di aver comprato un biglietto per un treno senza controllo Come un pazzo che ride sotto la pioggia Leggermente folle, leggermente pazzo Comunque più semplice che sopportare il dolore Il treno fuori controllo non tornerà mai indietro Il treno fuori controllo sta cancellando la sua traccia Il treno fuori controllo sta bruciando nelle mie vene Fuori controllo ma che sembra sempre lo stesso