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domenica 14 ottobre 2012 - ore 04:55


Giorno 3
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il risveglio post sbronza non è così traumatico quanto temevo. Noto una cosa, non solo non ho avuto il jet lag, ma non faccio nemmeno più gli orari assurdi di prima. Ok, sono appena arrivato e probabilmente potrei stockare adrenalina per l’intera Madagascar, però bho, ho orari umani adesso. Mi alzo al mattino verso le 8emezza,9 e la sera comincio ad avere sonno verso mezzanotte l’una. Chi mi conosce sa benissimo che è una cosa dalirante per me, abituato a fare le 4emezzo,5 di notte e svegliarsi per il dopo pranzo. Va a finire che sn nato proprio dalla parte sbagliata del Mondo.

Detto questo, oggi è il giorno del Test. Non ho studiato. Ah, giusto! non dovevo studiare. e non devo nemmeno preparare i bigliettini!Esco di casa e comincio già ad avere i miei automatismi. So dove girare per far prima, dove prendere il bus per arrivare una zona o per un’altra, evitare di togliere le cuffiette per capire cosa mi sta dicendo il matto di turno. E, vi assicuro, è fottutamente pieno di gente skizzata. Il guaio è che molte volte si mimetizzano con il resto della popolazione. Perchè, diciamo, il senso estetico non è contemplato nella grande potenza americana (almeno, qui.) e confondere il proprietaro di un negozio con un barbone matto e contento è abbastanza facile.

Arrivo a scuola con un tempismo perfetto. Sembra una stronzata, ma anche iniziare a capire le tempistiche per spostarsi da una parte all’altra della città è importante. Infatti quando mi do appuntamento con i miei nuovi "conoscenti" in posti che non conosco arrivo puntualmente o con ore di anticipo o con decine e decine di minuti di ritardo. Che, per uno puntuale come me, corrispondono a macigni di vergogna da portare sul groppone al mio arrivo.

Il test è lungo ma facile da capire. Ci sono 100 domande a crocette con esercizi di varia natura (comprensione, grammatica, lessico, struttura...), un tema di una facciata e un colloquio con il Direttore della scuola. Che si rivela un uomo molto simpatico e alla mano. Lo so, per tutto il tempo ha analizzato il mio modo di parlare e probabilmente fingeva più interesse del necessario, però è stato molto carino e m’ha raccontato un bel po di cose.
Cmq. Risultato, livello 5 su 7. avrò lezioni tutte le mattine, da lun a gio, con una lezione facoltativa venerdì pomeriggio tenuta dal direttore e riguardante la Cultura Americana. Da quel che si è capito si tratterà di piccole gite in giro per la città facendo cose all’apparenza fiche. vedremo.
Una volta espletate le burocrazie varie, entro in possesso del mazzonatto travestito da libro scolastico. e scopro che entrerò in possesso di un ID stuentesco. il che mi fa molto ridere, anche se non so perchè. di sicuro dovrebbe tornarmi utile per sconti vari ed eventuali. Lavooraaatoooooriiiii.... PPPPRRRRRRRRRRR. Scherzo. Vorrei i vostri soldi. Solo quello, vorrei i vostri soldi.


Esco dalla scuola e vado a pagare in banca (si, in banca...bho..) il libro che m’ha dato la scuola, passando davanti ad una ragazza che lava una vespa rossa. (scoprirò poi che nn era proprio una vespa, ma na cosa simile. però più fika perkè va ad energia Elettrica. Sapevo pure il nome ma, stranamente l’ho dimenticato!) Torno dalla banca per consegnare la ricevuta alla scuola e la ragazza della vespa mi intercetta chiedendomi una cosa. mi tolgo le cuffiette e scopro che vuole sapere se ho visto la partita la sera prima. Che partita? quella di baseball. mmm...no, mi sa che no. Ah, ma non sai neanche il risultato? mmm, si, mi sa che dovremmo aver vinto. (avremmo chi?!?! non ricordo nemmeno il nome della squadra del posto!) Oh, fiko! e adesso come sono i playoff quindi?! mmm, guarda, devo esser sincero...io sono arrivato giusto due giorni fa e non ne ho la più pallida idea.... aaaah...scusa... ma sai mica se oggi gioca Oakland?! eh, guarda, non so nemmeno di che sport stai parlando purtroppo... oooh, scusa...buona giornata e ben venuto in città! buona giornata anche a te!
ancora adesso mi chiedo se era un tentativo di abbordaggio o veramente questa alle due del pomeriggio voleva sapere da un perfetto sconosciuto il bollettino sportivo. Nel primo caso, mi spiace per lei ma deve allenarsi di più. Nel secondo, dovrebbe allernarsi di più a provarci con i ragazzi. In ogni caso, apprezzo sempre più questa città.

Sento i miei contatti per pranzo, ma ormai sono già sazi. Decico di tornare a casa e provare a far la spesa. Sono quasi arrivato a destinazione quando uno dei miei piccoli sogni a stelle e strisce mi si palesa al di la del finestrino. Scendo di corsa e, come un bimbo che vede il regalo dei propri sogni alla vigilia di natale, mi attacco alla vetrina del ristorante che porta l’insegna "Colazione tutto il giorno".
Entro e mi siedo. non ai tavolini. al bancone. e non i banconi alti da bar italiano, ma quelli bassi, quelli che danno direttamente sulla cucina, con i bussolotti di sale e ketchup tra una persona e l’altra, i menù infilati orizzontali nell’apposito porta menù tra il bancone e la cameriera. che non è esattamente come nei sogni-usa (la cameriera di un posto del genere me la immagino molto simile a mia nonna, solo più magra e più scattante. Capelli grigi/bianchi, divisa arancio con traversa bianca sul davanti e brocca di caffè nero bollente sempre in mano, mentre s’aggira tra i clienti dispensando sorrisi, consigli ed ettolitri di caffeina.) Si tratta in realtà di una donna latina come ne è pieno il messico. cerco di ordinare ma ricordo di non sapere come si dice Uova Strapazzate in inglese. la mia mimica compensa e nel giro di poco mi trovo davanti al tesoro del Capitano J. Flint. Riflessi dorati provenienti dal piatto illuminano il mio volto (almeno, nella mia fantasia). Uova strapazzate, patate, bacon, pane bianco imburrato e un bicchierone di coca cola (non bevo il caffe...). Ora vivrò molto molto meglio. (il mio colesterolo applaude.) La cameriera sembra molto simpa e provo a parlarle in spagnolo: Genio. Quando scopre che so parlare anche in spagnolo la situazione cambia incredibilmente. ora sono a casa. comincia a trattarmi come se fossi suo nipote. ogni tot passa a controllare se ho abbastanza coca cola nel bicchiere e che mi piaccia tutto e mi racconta perchè il becon què così buono rispetto agli altri posti dove ha lavorato e parliamo del più e del meno e quando scopre che sto cercando casa chiede ad altri lì nel ristorante dove posso andare in cerca. E dopo aver pagato mi accompagna fino a fuori dalla porta stringendomi la mano e augurandomi tutto il meglio. Insomma, non credo sia una strategia astutissima per acquisire un nuovo cliente (anche perkè le ho spiegato che nn abito proprio a due minuti a piedi...) più che altro le faceva piacere. credo veramente piacere. tutto qui. Aver realizzato cn un niente il mio piccolo sogno ha reso la giornata la migliore ad entrambi quindi.


Dopo un po di meritato riposo, raggiungo (in ritardo) il mio amico Giovanni in una nuova (per me) zona della città. Devo essere sincero, le premesse con Gio non erano delle migliori. Siamo amici dall’università, ma naturalmente il fatto di vivere in due continenti diversi da un bel po di anni c’aveva divisi, tanto è vero che nn si è fatto sentire molto prima del mio arrivo. Eppure credo di dover ringraziare un miliardo di volte lui per questo mio adattamento così veloce in città. Senza il suo appoggio sarei stato perso e non avrei fatto il 90% delle cose che vi sto raccontando. o meglio, se avrei fatte ugualmente, ma chissà in che modo e quando. invece poche dritte, un paio di serate cn qualche amico, una mini guida a Sf cn nozioni random... insomma, tante piccole cose, ma che agilitano enormemente l’adattamento. Superare lo step di sentirsi soli. In una città nuova. con una lingua diversa. probabilmente me ne rendo conto solo adesso ma si, può essere una grande sfida. eppure, bho, ancora oggi io nn la vedo così. se poi hai anche una sola persona che conosci, hai vinto. Ringrazio Gio quindi, e spero di poter contraccambiare in qualche modo quanto prima.
Cmq, dicevo, lo raggiungo in un centro commerciale in centro città. Qui pare che non esista l’idea di metter fuori città questi bestioni onnivori, anzi, l’idea è di metterli in zone "malfamate" e riqualificarle. e sembra funzionare. Se non me l’avesse detto Gio non avrei mai pensato che solo un paio d’anni prima quella fosse una zona in stile bronx! Facciamo un giro per le corsie e i miei occhi non sanno più dove guardare. Prodotti nuovi ovunque. Stili differenti eppure conosciuti grazie a film e telefilm, la mia quotidianità parallela. Marche sentite nominare e mai provate. oggetti abituali riscoperti da occhi vergini. insomma, dovrei scrivere un post solo su quel che si trova in un supermercato. altra cosa che farò probabilmente. come scriverò un post sulla "viabilità".
Usciamo da lì e andiamo a una festa in stile Oktoberfest vicino a dove vivo, nel quartiere Messicano. I dubbi a riguardo sono molti.
Eppure, il cibo e la birra sono proprio in stile oktoberfest. ma il tutto si ferma lì. schermi e maxischermi monopolizzano l’atmosfera trasmettendo una partita di baseball, mentre musica r&b sostituisce la voce dei commentatori e rende complicato parlare. Infatti, nn capisco una parola di quel che dicono tutte le nuove persone che mi vengono presentate. però è un gruppo ben consolidato, tutti americani non californiani che si conoscono da tempo e , pare, non molto propensi ad avere nuovi membri. in perfetto stile americano penso, who cares e mi metto a guardare la partita. Rispolvero quindi le mie conoscenze in materia e nel giro di un inning mi appassiono dimenticando di essere in una specie di oktoberfest. Viste le quantità indecente di partite di tutti gli sport che trasmettono qui ogni giorno, potrei impazzire molto presto.
Il gruppo ha rimbalzato con molta più gentilezza pure Gio ed Ed, così decidiamo di andare al cinema all’insegna del "who cares". Vediamo Taken 2 e poi a casa per la ninna. Per chi fosse interessato ecco il link: taken 2 - recensione

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