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![]() violante, 24 anni spritzina di città invisibili CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO ONLINE! ][ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO il matrimonio HO VISTO cadere il muro di Berlino STO ASCOLTANDO Lotus, Lula, Non voglio che Clara, Norman ABBIGLIAMENTO del GIORNO armata STO STUDIANDO... laici e normali OGGI IL MIO UMORE E'... caterpillar
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[Passare dalle farfalle nello stomaco a vomitare bruchi]
venerdì 3 settembre 2010 - ore 00.37 Anche se piove, soprattutto se piove. "Mi stai a sentire?" mi dice a un certo punto offesa. "Sembra non te ne freghi niente di quello che ti sto dicendo". "Ti ascolto, Sonia", rispondo senza convinzione. "La tua è una storia terribile e non ci sono parole per...". Lei non aspetta che io le trovi. "Ci sono state le tue". "Ma io non ti conosco neanche", le dico senza guardarla negli occhi. "La mia storia non parla di te". Lei si tira immediatamente indetro. Gli occhi lucidi. "Che c’entra?", dice con la voce rotta dal pianto. "Che c’entra se non parla di me?" (E.C.) La testa ficcata dentro al cesso. Le tue parole fanno male, suggerisce Cremonini. Io ci sento dentro le tue mani. Io ci sento dentro te. Io ci sento dentro madame Keglevich e la sera che hai fatto scivolare una carezza sul mio viso, e che mi tenevi la mano dallaltra parte del tavolo. [Il pomeriggio, a scarpinarti dietro. Tu che ti arrendi. Tu ed io da soli e baci senza doppiofondo, e il sole che cala e tu che mi resti a guardare e mi abbracci da dietro, che sono tutta arancione. E poi la luna che cresce. Tonda, grande, la inseguo con un dito dal finestrino, incrocio le gambe sul sedile. Sono felice.] Dirai che non è vero. Dirai che quelle parole le ha scritte Mario e non sono per me. Non parlano di me. Litigheremo ancora a forza di pronomi possessivi e recriminazioni. Waterloo è arrivata. Ha disseminato nausea, lacrime, voglia di te e una disperazione che tenevo sopita da giorni dentro. Io ho perso. Violante non riesce a staccare dagli alberi Cosimo. Violante non riesce nemmeno a farti scrivere una canzone. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 2 settembre 2010 - ore 21.16 True love leaves no traces Ho scritto a lui per primo, sperando che Erika fosse già atterrata in Italia. Non ci riuscirai mai, tu sei completamente pazza, mi ha risposto. Lunica cosa che non riesco a fare è farmi amare da te. La tua stizza mi spezza una gamba. E non sta bene una ballerina invalida nei carillon. E non sta bene sgridare la fatina dei denti. E non sto bene. E allora si fottano anche i clap clap e gli igloo. Se pensi che si chiami devozione. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 2 settembre 2010 - ore 01.50 Col dopobarba che sa di pioggia, a Firenze. La tua cordialità finirà per uccidermi. Inshallah. Un giorno mi hai scritto che non sai se lamore basta. Arrivo fino a Firenze. Arrivo fino a sentire le ossa. Nei quaranta giorni nel deserto lui gli dice. Buttati dalla rupe e il tuo dio ti salverà. Lui risponde che non bisogna mai provare il proprio dio. Io arrivo fino a Rieti. Arrivo fino alle ossa. Cresce una peluria sottile e aspetto il giorno che lorologio si ferma, che non cè più nulla da tenere dentro. Se vuoi salvami, dio delle città. Dio dei Pooh. O battimi le mani almeno tu. Come si deve. Prima che lArno mi scenda dagli occhi. E il sale uccida tutti i pesci. Di Mururoa o di cittadinanza italiana. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 2 settembre 2010 - ore 00.03 Hey, thats no way to say goodbye. Parte male, lo so, questo settembre. Faccio finta di non aver versato una lacrima. E controllo se hai lasciato un dente sotto al cuscino. Ma io sono così. Non ho desideri. Non ho distanze. Non ho altro dio allinfuori. Un anno fa erano inventari e valigie. La notte dormivo con De Min nelle orecchie. Lumidità climatica del cuscino mi disturbava i sogni che per molto tempo non sono arrivati più. Tutti mi dicevano che lEuropa continentale mi avrebbe disteso i nervi. E invece. E invece a Berlino cercavo le tue mani dentro alle tasche. A Lipsia guardavo sempre fuori dalla finestra. A Lisbona sbagliavo sempre electrico per tornare a casa. La mia. Non la nostra. In ogni ovunque, in ogni fuga, in ogni vita che potrò crearmi vicino o lontano da qui, io resto di chi sono. E solo con di chi sono, riesco ad essere intera. A ridere se ti infili i miei occhiali. A desiderare che labbraccio che sancisce tutta la mia remissività e la mia disperazione, non finisca mai. E che tu non abbia paura e che continui a pensare che sia meraviglia, quando passa la fatina dei denti. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 1 settembre 2010 - ore 17.27 Settembre. Un altro dito sprofonda in gola. Alla fine è arrivato. Stanotte ho ripensato ad aprile. Lavavo i piatti, e ti ho sentito cantare quella frase. E poi ti ho scritto che mi piaceva la nove. E che non mi ricordavo il titolo. Mina. Già. Tutto torna nei miei incubi. Ieri girava una canzone, mentre andavamo incontro ai vecchi, allosteria. Bestemmie e Leopardi. Io sbronza dopo due bicchieri di raboso. Tu fai sempre così. Dici che non si potrebbe, poi mi fai sentire musica che gli altri ascolteranno fra chissà quanti mesi. Tanto che dovrei sempre girare con un registratore. Beraldo si infila ancora nella mia vita. Mentre guidavi ti sei accorto che parlava di me? Mi sono ripetuta qualche strofa in testa. Poi mi sono persa a guardarti. E la mattina ovviamente, non ricordavamo niente. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 31 agosto 2010 - ore 21.25 Ricordati di me. Sai. La notte fatico ad addormentarmi. Ma poi sogno. Sogno di te che hai sessantacinque. settant’anni. Ti svegli una mattina e succede che ti innamori di me, dopo il tg5 delle 7.30 e il secondo caffè. E mi chiami. E dici che devi vedermi. Devi, capisci? E io metto le scarpe col tacco basso da catechista, compro il giornale e dei fiori sulla strada verso casa tua. Avrò ancora la due cavalli sgangherata di mia madre e un rosario in tasca. E le grinze sul collo e le calze color carne. Ma saprò che è il momento giusto. Saprò che dentro a quell’abbraccio di braccia rilassate e pigiama in flanella, c’è l’amore che è rimasto imbottigliato sulla Salerno Reggio Calabria, adesso. Adesso che non vedo che te. Che resto incastrata in tutte le canzoni che ascolto, come tanti testacoda. Comincia con la A e in quella lettera fatta a pezzi si ripeterà minimo dieci volte. Battimi le mani quando puoi, e non lasciare che nessuna ti ami più di me. Non dubitare mai che possa succedere. E’ tutto quello che mi resta. Tre calici di vino e una coccarda. Oltre a non riuscire a smettere, Max. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 31 agosto 2010 - ore 15.16 E se poi te ne penti? Sai cosè. Non so che faccia farti. Ci potremmo incontrare dentro una cabina telefonica. Aria a sufficienza per dirsi ciao. Tante monetine per chiamarti al cellulare. E restare così. Senza guardarsi. a raccontarci a vicenda che agosto è finito da un capo allaltro del telefono. Fiabe, no, Italo. E Cosimo che si aggrappa alla mongolfiera e vola via, dopo che la Sinforosa Violante non è riuscita a salire sugli alberi e a tenerlo per sè. Forse dovrei farmi la frangetta. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 31 agosto 2010 - ore 00.45 E lei sempre senza mutande. Trentun giorni dopo. Non sono più bella come quando mi hai lasciato, sai? Uso le forbici e sempre meno la testa. Se ti tagliassero a pezzetti, io ti metterei nel freezer, come la Dellera. Sono giorni che controllo dalla finestra. Niente cicogne. Solo una gran voglia di stare qui dentro. Che alle favole di Brunori non ci è dato credere più. ![]() [pardon. niente di personale. ma mi faceva troppo ridere-] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 30 agosto 2010 - ore 01.20 Fac iu, agosto. Come back settembre. Giochiamo al dottore, con il cuore degli altri. Le diagnosi sono prevedibili. I futuri no. Scrivi di quella canzone, se puoi. A dicembre il mare sembra non finire più. Come labbraccio di chi ti ci ha portato il giorno dopo Natale. E ti fotografa su una giostra con la faccia di Biancaneve. Forse Beraldo pensava ad un pomeriggio pieno di vento. Allunica pasticceria aperta. Alla mia bocca sporca di zucchero a velo. E a quando si capisce che non si può più essere felici di così. Per quello decidi che ti conviene. Che la distanza alla fine fa bene. ![]() LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK domenica 29 agosto 2010 - ore 13.02 anche.a.dicembre.se.ti.pare. Preferisci i silenzi. Io li so contare e li accudisco ancora, i tuoi. Dal primo allultimo. Da quella carezza sulla fronte. Non sei più la strega della mia casetta di marzapane. Hai lasciato posto ad un altro dolore. E allora cambiamo favola, no? A me è sempre piaciuto il gatto con gli stivali, e il conte di Carabas. Quando riascolto quella canzone è muerte. Emiliano scivola giù dal lavandino. Come il bambino sottovuoto. Ma io sorrido, se penso che è stato davvero. Che mi hai resa una persona migliore. E che non ho paura. No, non mi fa paura, la verità. Anche se la musica con te non si è fermata. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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