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lunedì 19 maggio 2014 - ore 00:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")


[per.una.magia.così.vale.la.pena.vivere.]

Hai ragione, quando parli di un anno fa, di noi seduti a terra, di Nick Cave che si faceva attendere, del vento, del freddo mai stato così freddo a Barcellona.
Hai ragione, quando associ a quel momento la consapevolezza che sì, potevamo ritrovarci sempre.
Ed io, credo davvero che il segreto sia stato nel sapersi perdere.
Non avevo mai capito, da quel momento fino ad oggi, quanto sia stato importante saperti perdere a poco a poco per ritrovarti.
Ora non è più un parlare di cambiamenti, non siamo più immersi in quei processi complicati che non si sanno gestire, che angosciano, che sono tutti un recriminare fette di quello che doveva essere mio, che doveva essere tuo, che doveva essere e basta.
Ora è davvero ora, e allora è veramente Passato.
Le cose non stanno cambiando, ma Sono cambiate.
Noi, siamo cambiati.
Ma.
Sappiamo ritrovarci sempre.
Sei stata la persona più importante della mia vita.

Lo sei ancora.

Sono tanto contenta di aver digitato quel numero, quattro anni fa.
A ciò che siamo stati, che ci ha permesso di essere come siamo oggi.
E alle promesse, che non smettiamo di farci.
Perché quando si vuole camminare, di cose sulla strada se ne trovano sempre.

BuoniquattroannidiG&C.







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sabato 18 gennaio 2014 - ore 01:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"È.tutto.sedimentato.sotto.il.chiacchiericcio.e.il.rumore.Il.silenzio.e.il-sentimento.L’emozione.e.la.paura."

[take this moment to think, what might have been.]


Scrivo. Scrivo tanto. Di cose che non ho mai scritto. Infermiere dedite, babbi natale strampalati. Studio. Ancora. La psicologia scolastica non finisce mai e io colleziono master nel presente e mi preparo per quelli futuri. Scelgo. Di non continuare con l’insegnamento. Faccio un passo indietro per andare avanti. I tirocini professionalizzanti per un anno, non retribuiti, mi attendono a braccia spalancante. Tra venti giorni. (ri)organizzo. La mia vita. Le do una forma. Progetto quello che sono e quello che vorrei diventare. Un anno in neuropsichiatria. L’esame. La partita iva. Il mio studio. La scuola con Helga e chissà chi altro. Progetti, progetti, progetti.
Questa sembra già la parola di questo inizio 2014.
Ché gli anni pari li ho sempre odiati e che tu mi hai ricordato che nel 2013 la parola chiave è stata BISOGNI.
Io penso a come siano sempre il motore di ogni cosa, i bisogni.
Ho bisogno di bere. Bevo. Ho bisogno di mangiare. Mangio. Ho bisogno di dormire. Dormo. Ho bisogno di scopare. Forse per alcuni diventa più complicato. Ho bisogno di amare. E le cose si confonde con la precedente. Ho bisogno di sentirmi. E inizia una catastrofe.
È stato l’anno dei bisogni e l’anno delle persone. Che andavano. Che venivano. Che cambiavano. Che perdevamo per ritrovare. Che abbiamo conosciuto per ritrovare noi stessi. Nascosti in altri occhi. In altre labbra. In altre mani.
Mi avevi detto di non scrivere più di te. Io non conoscevo un mondo senza il tuo nome. Come potevo scrivere? Mi sono spenta e ho spostato lo sguardo altrove. Tu sei rimasto esattamente lì. Ci siamo tenuti la mano da distante. Entrambi impegnati in posti diversi. Le nostre solitudini condivise. Il mio mondo. Il tuo mondo. Che sarà sempre il nostro. L’ho già detto del resto. No?
Ci siamo tenuti così stretti, rimanendo lontani. Anche se lontani non lo siamo mai stati per davvero.

Tu.
costruisci, senza poche fatiche, la tua storia d’amore. Con la A maiuscola. Ché quando l’hai vista, hai sentito. che è Lei. Che quel verde si accende di una luce che non avevo mai visto prima, quando dici il suo nome.
Ma che odi, il fatto di essere sempre l’unico a non avere il diritto di sentirsi solo. perso. brutto. disperato.

Io.
Raccolgo i pezzi. Faccio fatica a fidarmi di tutti.
Però. Il cuore batte nuovi colpi.
Coltivo momenti clandestini con chi sa farmi venire gli occhi più grandi, sorridere tutta la faccia, sciogliere ogni cellula del corpo e allo stesso tempo sa tormentarmi. Con le lontananze che non posso colmare. Con le telefonate che vorrei fare e non posso.
Sono sempre stata brava a scegliermeli, d’altronde.

Gli altri.
Chi viaggia, torna a casa, viaggia ancora e non si ricorda più, che le case sono fatte, appunto, per essere case.
Chi non sa se ama oppure no o forse crede che l’amore non esista, se non fa male.
Chi si accontenta. E forse gode più di tutti quelli che dicono che non lo faranno mai.

Mika alla tv diceva alla Bignardi che l’amore con gli anni cambia. .
Il mio cambia, ogni giorno, per rimanere.
Come?
Sì. Bello.
Che Noi
Siamo, ancora, sempre belli, G.







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martedì 5 novembre 2013 - ore 00:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ti.fidi.di.me?.Cosa.sei.disposto.a.perdere?. [youcantstartafirewithoutaspark.]

Oggi ho compilato una lista. Una lista che conteneva quattro punti. Quattro punti che mi appartengono. Quattro cose che devo gestire. Quattro cose su cui farsi una ragione.
Se guardo sotto, vedo che sono passati due mesi appena.
Se guardo sotto la mia pelle, invece, di tempo ne è passato molto di più.
E scopro una volta ancora che il tempo è metro di contenuto, non di lunghezza.
Mi sento in perdita.
Morgan si auto citerebbe dicendo che alla fine, è solo questione di vuoti a (P)rendere.
Qualcun altro direbbe che sono stanca, che c’è sempre qualcuno con cui devo giustificarmi, qualcuno che vuole cambiarmi, o che devo cambiare io per tenermelo stretto.
Di fondo. Quella sensazione.
Sempre la stessa maledetta sensazione. Di essere sbagliata.
E sorrido quando penso a quella famosa riflessione sulla canzone di Adele e su quel senso di rassegnazione agrodolce. Quando semplicemente ci si arrende, si lascia andare e si ama così da vicino da rimanere lontani.
Quella sensazione non mi è nuova. Mi passa attraverso da anni. Ma.
Per la prima volta in questi tre anni io sento tracciarsi confini. Per la prima volta in questi tre anni io traccio davvero il contorno tra le mie braccia e le tue e metto distanze. Distanze piccole. Distanze banalotte. Distanze che fanno la differenza. Quella differenza che concede spazi e non permette repliche. E qui sarebbe facile citare pure Chris Martin e dire che si piange tanto quando perdi qualcosa che non capiterà più.
Io ho perso tante cose in questi mesi.
Ma sono sempre e ancora Pollyanna.
E so giocare al guadagno. Nonostante tutto.
Ho acquistato la consapevolezza che le cose belle cambiano davvero per rimanere tali.
Che altre non le puoi riavere. Ma che è stato tanto bello, farne parte, amarle, tenerle strette.
Che tu G. C’eri. Ci sei. Ci sarai. E che con te il gioco vale sempre la candela.
Ma l’amore non è sottrazione, no?
È avere il cuore doppio. E io voglio che il tuo si moltiplichi.
Il mio rimane un po’stropicciato. Accartocciato.
Ma.
Passano alcune musiche, quando passano la terra tremerà. Sembrano esplosioni inutili, ma in certi cuori qualche cosa resterà. Non si sa, come si creano, costellazioni di galassie di energia.
Giocano.a.dadi.gli.uomini.resta.sul.tavolo.un.avanzo.di.







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giovedì 19 settembre 2013 - ore 12:16



(categoria: " Vita Quotidiana ")


But.all.things.change.let.this.remain.

Torno a scrivere qui dopo un’estate intera. Complice la morte di spritz, sia chiaro. Torno nella mia casadeipernsieriedelleparole proprio oggi. E mi viene da sorridere, quando guardo giù e vedo che l’ultima volta ci sono stata per un compleanno, il mio.
Torno per un altro compleanno, il tuo.
È il quarto tuo compleanno che festeggiamo insieme.
È la quarta volta che per prima ti dico happy birthday G.
che sia in macchina, in camera tua, al telefono o questa volta in videochiamata.
W la tecnologia che colma le distanze ma che non sa crearlo, un abbraccio.
Per questi 29 anni, maledetto, ne hai ancora 29, ti auguro quello che ti auguro ogni giorno, del resto.
Ti auguro di stare bene sempre.
Di trovare la felicità nelle piccole cose che le rendono grandi.
Ti auguro di riempire la nuova scatola. Dove dentro ci sei solo tu.
Ché per stare bene in due dobbiamo stare bene in uno. E lo capisco ogni giorno che passa.
Ma ti auguro pure di continuare a riempire la nostra, di scatola. Che di momenti meravigliosi non sono di certa stanca e ne voglio ancora e ancora.
Ti auguro di scrivere tutte quelle recensioni che non hai il coraggio di fare scorrere tra cervello e dita.
Ti auguro di superare tutti quei blocchi che non ti fanno mai sentire quanto è bello entrare anche dentro la paura e sporcarti con essa. Lasciarla scivolare sulla pelle per poi lasciarla cadere.
Ti auguro di sentire che riesci a lasciarti dormire [cit.]
Ti auguro un mutuo da accendere e uno stipendio fisso.
Mille concerti e altrettante cene e bottiglie di vino.
Ti auguro una personalità letterale ben definita e due spalle belle grosse, degne di tutta quella palestra.
Ti auguro la costanza, la pazienza ed un pizzico di fiducia.
Fiducia in te stesso, negli altri e nelle possibilità che la vita non smette di darci, anche quando sembra scordarsi di Noi.
Ti auguro un presente Vivo, un futuro che scalpita e un passato che non si dimentica.
Ma soprattutto, ti auguro di riuscire un giorno a vederti come ti vedo io.
Saresti proprio felice di essere quello che sei.
Grazie. Per avermi dato un nuovo giorno da vivere con gioia: il 19 settembre.
Ché il giorno che ti ha visto nascere, ha visto anche cambiare la mia vita.
E come quando ascolto i Pearl Jam e provo quella cosa strana ma certa che mi fa dire che sono loro, il mio gruppo preferito, quando sto con te io provo quella cosa, strana, indefinibile ma allo stesso tempo senza ombre di dubbio: tu sei la mia Casa.
Ti Di.
Buon compleanno, G.






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venerdì 12 luglio 2013 - ore 14:35



(categoria: " Vita Quotidiana ")


And.If.You’re.still.breathing.You’re.the.Lucky.Ones.


Negli ultimi tre mesi, ho dormito in tre alberghi diversi.
Ho preso aerei, treni, metropolitane. Cambiato nazione, cambiato regione.
Negli ultimi tre mesi, ho passeggiato sulla sabbia a piedi nudi, ammirato il mare e la sua calma.
Sono tornata di fronte a quel lago, senza post-it ma con tanta voglia di esserci e basta.
Negli ultimi tre mesi mi sono laureata di nuovo. In una giornata di giugno bollente, con i tacchi rotti prima della discussione, le ballerine a 9euroe90 rimediate all’ultimo secondo e le bottiglie d’acqua fresca portatemi con tanta cura. Con gli occhi felici di tutte le persone che amo. Con l’esorcizzazione dei miei brutti momenti, il Tavernello prima e il buonissimo vino dopo. Con la ma logorrea da sbronza e la tua santa pazienza.
Negli ultimi tre mesi, ho passato l’ultima prova del concorsone docenti e sono diventata una maestra anche per lo stato italiano, non solo per il mio cuore, che già era abbastanza.
Ho scritto qualche racconto. Ho ballato. Ho cantato.
Ho saltato con Damon Albarn e venerato Nick Cave da sotto palco.
Ho pianto con i National, mentre una canzone mi ricordava il mio inferno personale e tutto quello che sono davvero riuscita a vivere.
Negli ultimi tre mesi ho Riempito bicchieri di mille emozioni diverse.
Mi sono sentita brava. Come forse non mi capitava dai tempi delle medie.
Mi sono sentita competente. Efficiente. Efficace.
Mi sono sentita fortunata, e anche questo non mi capitava da tempo.
In questi ultimi tre mesi, Noi, siamo rinati.
Ed è stata una nascita talmente lenta, ma naturale, che a guadarci mi riempio di orgoglio.
Perché quello che mi rende più fiera non è la laurea, non è il concorso, è il nostro Progetto. La nostra Casa.
Scrivevo che la mia vita senza di te non sarebbe Vita. Lo ribadisco.
Perché ora so esattamente com’è vivere con te, com’è vivere senza te, e com’è TORNARE a vivere con te: (ep)purA gioia.
L’amore a 30 anni si inabissa e poi risale, dice una canzone.
Cazzo, se è vero.
Soprattutto, risale.
Buoni 30 anni a me.









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domenica 19 maggio 2013 - ore 14:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


.Tre.


Le immagini di questi ultimi due mesi si mettono in fila di fronte a me. Come se avessero polpastrelli, mi camminano sulle mani. Si arrampicano sulle braccia. Si prendono gli occhi. Entrano. Nella mente. E dalla mente. Al cuore. Alle arterie. Alle vene. Ai capillari. Non c’è un solo spazio. Rimango senza ossigeno. E vorrei chiedere ai pesci come respirare.
Abbiamo talmente sviscerato tutti i nostri problemi che si sono prosciugati e ora c’è siccità, penso. Ma quando non si sa respirare, pensare diventa un meccanismo complicato, se non impossibile.
Allora provo a giocare con quelle immagini e come nelle scene di SeMiLasciTiCancello, corro più forte di loro e torno dove c’è aria.
Dove respiro. Dove tutto è ancora intatto.
Tocco i mattoni della casa. Le pareti solide. Mi sdraio su quei divani perfetti.
Che altro non sono che quegli abbracci che più volte ho detto essere ad incastro congeniale. Cuciti su misura.
Sono tre anni oggi.
Tre anni da quando siamo Noi.
Per me questa data avrà sempre un sapore speciale, sarà sempre al di sopra del bene e del male, del bello e cattivo tempo.
Tre anni fa coltivavo ortiche e caffè avvelenati. Poi sei arrivato tu. Gli ac/dc parlavano di satana e di debiti da pagare. Ed io sentivo che era arrivato il mio momento, dopo tanto schifo.
Come mi sento, oggi, tre anni dopo?
Alla vigilia di un aereo che ci porterà a Barcellona, penso che siamo ancora qui.
Sì, lo siamo. E penso che questo faccia la differenza. Penso alla settimana scorsa quando ci siamo trovati anche solo per due ore di fronte ad un caffè. Penso a quei piccoli passi come tornare a chiacchierare al telefono. E sento che ci sei. Inequivocabilmente tu sei sempre qui.
Penso alle difficoltà nell’entrarci dentro. Ai muri. Alle colpe. A quel senso di apatia. A quell’interruttore che non si preme.
E mi sento male. Mi sento spaventata. Mi sento brutta.
Ma nonostante tutto, c’è la volontà. Di camminare. Ancora.
Tra un anno ci rideremo sopra, dicevi poche settimane fa.
Io ci credo. Ora, come allora.
Grazie per questi tre anni.
Per queste tonnellate d’amore.
Per queste tonnellate d’odio.
Per queste tonnellate di G&C.








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lunedì 29 aprile 2013 - ore 14:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")




C’è scritto sopra.
questo blog appoggia scevolabattaglia e sempre lo farà.

E così sarà. Sempre.


Abbiamo passato un periodo denso, noi due.
Le conversazioni chilometriche su msn, quando a suon di trilli reclamavi la mia attenzione. Gli sms mattutini, alle cinque, a vicenza, quando ogni martedì e ogni venerdì ero in ospedale e tu sapevi sempre quale bestemmia usare.
Le discussioni. Musicali. Adolescenziali (mie). Paternali (tue).
Mi hai fatto conoscere un sacco di cose. Mi hai fatto scoprire com’è abbracciare l’orrore di essere vivi, dandomi in pasto ai Joy Division. Mi hai fatto sentire fragile. Quando tastandomi i lobi dicevi che sono importanti, ma che soffrono.
Mi hai fatto sentire valida. Quando starti accanto prendendoti in giro, sembrava la cosa più pura e naturale che ci potesse essere. Nessuna porcheria d’asilo, dicevi.
Poi il tempo è quello che è.
Ti scombina, si scombina, allontana le persone, non i pensieri.
Ironico, pensare a come ti ho cercato poco tempo fa, a distanza di qualche anno.
Brutto. Non trovarti. E saperti dov’eri.
Mi sono detta che tanto ce l’avresti fatta, di nuovo.
Sei sempre stato così. Alla fine fregavi la morte e le rispondevi a tono.

Ma questa volta.

A volte mettiamo le persone dentro a dei cassetti. Le lasciamo lì. Pensando che basta aprire quel cassetto e trovarle. Intatte, perfette, pronte a darti quello che ti hanno sempre dato.
Voglio continuare a pensare che tu ci sarai.

Ciao, Silvio.







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martedì 9 aprile 2013 - ore 01:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")




credere che se lo butto fuori scrivendo, tutto questo schifo che mi circola dentro, magari se ne va.

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lunedì 8 aprile 2013 - ore 01:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


tanto.io.per.te.io.non.esisto.

L’ho cantata forse più di sempre. ieri. In un locale vuoto. Mi sembrava un concerto privato. Che voi siete stati la mia linfa vitale. La mia uscita d’emergenza. L’onnipresenza. Poteva mancare qualsiasi cosa. Ma voi, eravate sempre lì. Con me. Senza saperlo. Sotto le luci al neon nelle sale d’attesa. Nell’auto in un parcheggio di Vicenza. In camera mia. In bagno, mentre mi asciugavo i capelli e il phon è esploso. C’eravate e ci siete sempre, thegiornalisti. E quando ieri, con Tommaso, parlavo di quelle luci al neon e della forza che a volte si trova in quella cosa piccola ma grande che è la musica, pensavo solo che tu non c’eri. Sì ok. Siamo ancora qui. E probabilmente, anzi, sicuramente, ci saremo sempre. Ma è una questione di adattamento. Io devo adattarmi. A non essere più qualcosa che viene messo prima di tutto. Io devo adattarmi. A non metterti più sopra a tutto. Cose che forse non imparerò mai.
Pensi che io non sia in grado di vedere prospettive diverse dalle mie. Il problema è che non so come farle combaciare. Magari non le vedessi. Sarebbe molto semplice, vivere nel più totale egoismo.
E mentre in una cena con V dico che ho bisogno dello psicologo e lei mi risponde che le so da me, le vie della guarigione, ritaglio domande che pongono bivi.
è meglio la continuità o l’intensità?
non so rinunciare a nessuna delle due.
ingorda. impaziente. stupida.
tre aggettivi che mi rappresentano.
ma rischierò sempre, su quelle cose che fanno bene.

e di questi due giorni. voglio tenermi solo quel momento lì. quando alla fine di una canzone, dal nulla, qualcuno ha detto "daniela, questa è per te, daniela". E non ti avevo ancora detto ciao. del resto, l’hai detto anche tu, è un amore folle il nostro.






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venerdì 5 aprile 2013 - ore 14:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")


dimenticai.di.colpo.un.passato.folle.in.un.tempo.piccolo.

Franco lo diceva, che ingannava il dolore con del vino rosso.
Ed è la prima cosa che mettiamo. Tra Me e Te. Perché, dopo tanto tempo, siamo tornati ad essere Me e Te e non più Noi. Almeno, all’inizio di un venerdì sera che apriva tre giorni in cuui si provava sul serio, a morire per rinascere.
E si cambiano i posti e anche il tipo di vino. Ripasso. Come se dovessimo Ripassarli tutti, i motivi che ci hanno portato fino a qui. Con la pioggia che non smette di scendere, perché ci sono troppi danni da lavare e disperdere nel mare. E chissà quanto sole servirà, ad asciugare i nostri panni. Ma ora non c’è tempo per pensare al dopo. C’è tempo solo per raccontarsi. S-piegarsi. S-ferirsi. S-cucirsi e Ricucirsi. E quando il vino scorre più forte nelle vene, quando arriviamo alla cena, quando le nostre pance sono talmente piene da esplodere e tu mi prendi la mano in quel modo che conosco come le mie tasche, come le mie dita, come le tue, capisco che anch’io sono un po’come Franco e che riesco a dimenticare un passato folle in un tempo piccolo. Quando in quel tempo, c’è tutto quello di cui ho bisogno per sentirmi Viva.
Tu riesci sempre a farlo. Detti i miei tempi di vita e morte. E lo sai.
E sappiamo pure che infondo, questo non è neppure giusto, se dovessimo parlare di identità e blabla, ma è così. Perché la felicità non è niente se non è condivisa. Così come tutto il resto. E se c’è qualcuno con cui vorrei condividere sempre tuutto, beh, quello sei tu. Nonostante il bene. Nonostante il male. Nonostante quelle strane mosse che reputiamo fatte solo per proteggerci. E che ci portano a nasconderci.
Così lascio che la vita faccia quello che più sa fare: prendersi ciò che vuole.
Lascio che si prenda i nostri abbracci, i nostri silenzi, le nostre parole, i nostri sorrisi, le mie lacrime, gli incastri che sì, penso siano terribilmente perfetti. Le perdite dell’inter. La spesa. Le cene con V. I film sulle questioni di cuore. Il mio dormire beata. Le cene pasquali. I tagli della torta. Le feste anni 90. I numeri appiccicati sulle magliette. Le maschere di Dawson. Closing Time e tutto quello che rappresenta.
Ed io che ti ascolto, appoggiata con la testa su di te, guardando il soffitto, mentre mi dici che il cambiamento non è per forza radicale, penso solo che mi fa paura. Allora non parlo più. Rimango zitta. Tu mi abbracci talmente forte che non riesco a non piangere. Ma quel SiamoAncoraQui. Mi si incastra tra le orecchie. Mi si infila sotto pelle. E so, che non andrà più via.
Perché quando tutto sembra crollare, c’è sempre qualcosa che sa tenere unite le cose. La famosa cartilagine. Ché io devo ancora capire se è lei a tenerci insieme, o se è quello che siamo a formarla e quindi a tenermi unita. Non lo so proprio e mi incarto. Mi incarto spesso.
I dove, i come, i perché non so dove ci porteranno e mi fanno davvero paura.
Ma sai che c’è. è che non escludo il ritorno, neppure io. E siamoancoraqui.

[ci sono modi di mentire differenti.per quanto mentire sia un’azione simile.non importano le cause.tutti ne abbiamo di legittime.tutte vanno a colmare insicurezze,bisogni,protezioni.ma poi ci sono le conseguenze.e lì,lì si capisce di che pasta siamo fatti.Ciao,Rossella.]






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