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Questo blog appoggia e sempre lo farà: scevolabattaglia.tumblr.com
domenica 19 maggio 2013 - ore 14.29 .Tre. Le immagini di questi ultimi due mesi si mettono in fila di fronte a me. Come se avessero polpastrelli, mi camminano sulle mani. Si arrampicano sulle braccia. Si prendono gli occhi. Entrano. Nella mente. E dalla mente. Al cuore. Alle arterie. Alle vene. Ai capillari. Non c’è un solo spazio. Rimango senza ossigeno. E vorrei chiedere ai pesci come respirare. Abbiamo talmente sviscerato tutti i nostri problemi che si sono prosciugati e ora c’è siccità, penso. Ma quando non si sa respirare, pensare diventa un meccanismo complicato, se non impossibile. Allora provo a giocare con quelle immagini e come nelle scene di SeMiLasciTiCancello, corro più forte di loro e torno dove cè aria. Dove respiro. Dove tutto è ancora intatto. Tocco i mattoni della casa. Le pareti solide. Mi sdraio su quei divani perfetti. Che altro non sono che quegli abbracci che più volte ho detto essere ad incastro congeniale. Cuciti su misura. Sono tre anni oggi. Tre anni da quando siamo Noi. Per me questa data avrà sempre un sapore speciale, sarà sempre al di sopra del bene e del male, del bello e cattivo tempo. Tre anni fa coltivavo ortiche e caffè avvelenati. Poi sei arrivato tu. Gli ac/dc parlavano di satana e di debiti da pagare. Ed io sentivo che era arrivato il mio momento, dopo tanto schifo. Come mi sento, oggi, tre anni dopo? Alla vigilia di un aereo che ci porterà a Barcellona, penso che siamo ancora qui. Sì, lo siamo. E penso che questo faccia la differenza. Penso alla settimana scorsa quando ci siamo trovati anche solo per due ore di fronte ad un caffè. Penso a quei piccoli passi come tornare a chiacchierare al telefono. E sento che ci sei. Inequivocabilmente tu sei sempre qui. Penso alle difficoltà nellentrarci dentro. Ai muri. Alle colpe. A quel senso di apatia. A quellinterruttore che non si preme. E mi sento male. Mi sento spaventata. Mi sento brutta. Ma nonostante tutto, cè la volontà. Di camminare. Ancora. Tra un anno ci rideremo sopra, dicevi poche settimane fa. Io ci credo. Ora, come allora. Grazie per questi tre anni. Per queste tonnellate damore. Per queste tonnellate dodio. Per queste tonnellate di G&C. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 29 aprile 2013 - ore 14.37 Cè scritto sopra. questo blog appoggia scevolabattaglia e sempre lo farà. E così sarà. Sempre. Abbiamo passato un periodo denso, noi due. Le conversazioni chilometriche su msn, quando a suon di trilli reclamavi la mia attenzione. Gli sms mattutini, alle cinque, a vicenza, quando ogni martedì e ogni venerdì ero in ospedale e tu sapevi sempre quale bestemmia usare. Le discussioni. Musicali. Adolescenziali (mie). Paternali (tue). Mi hai fatto conoscere un sacco di cose. Mi hai fatto scoprire comè abbracciare lorrore di essere vivi, dandomi in pasto ai Joy Division. Mi hai fatto sentire fragile. Quando tastandomi i lobi dicevi che sono importanti, ma che soffrono. Mi hai fatto sentire valida. Quando starti accanto prendendoti in giro, sembrava la cosa più pura e naturale che ci potesse essere. Nessuna porcheria dasilo, dicevi. Poi il tempo è quello che è. Ti scombina, si scombina, allontana le persone, non i pensieri. Ironico, pensare a come ti ho cercato poco tempo fa, a distanza di qualche anno. Brutto. Non trovarti. E saperti doveri. Mi sono detta che tanto ce lavresti fatta, di nuovo. Sei sempre stato così. Alla fine fregavi la morte e le rispondevi a tono. Ma questa volta. A volte mettiamo le persone dentro a dei cassetti. Le lasciamo lì. Pensando che basta aprire quel cassetto e trovarle. Intatte, perfette, pronte a darti quello che ti hanno sempre dato. Voglio continuare a pensare che tu ci sarai. Ciao, Silvio. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 9 aprile 2013 - ore 01.46 credere che se lo butto fuori scrivendo, tutto questo schifo che mi circola dentro, magari se ne va. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK lunedì 8 aprile 2013 - ore 01.04 tanto.io.per.te.io.non.esisto. L’ho cantata forse più di sempre. ieri. In un locale vuoto. Mi sembrava un concerto privato. Che voi siete stati la mia linfa vitale. La mia uscita d’emergenza. L’onnipresenza. Poteva mancare qualsiasi cosa. Ma voi, eravate sempre lì. Con me. Senza saperlo. Sotto le luci al neon nelle sale d’attesa. Nell’auto in un parcheggio di Vicenza. In camera mia. In bagno, mentre mi asciugavo i capelli e il phon è esploso. C’eravate e ci siete sempre, thegiornalisti. E quando ieri, con Tommaso, parlavo di quelle luci al neon e della forza che a volte si trova in quella cosa piccola ma grande che è la musica, pensavo solo che tu non c’eri. Sì ok. Siamo ancora qui. E probabilmente, anzi, sicuramente, ci saremo sempre. Ma è una questione di adattamento. Io devo adattarmi. A non essere più qualcosa che viene messo prima di tutto. Io devo adattarmi. A non metterti più sopra a tutto. Cose che forse non imparerò mai. Pensi che io non sia in grado di vedere prospettive diverse dalle mie. Il problema è che non so come farle combaciare. Magari non le vedessi. Sarebbe molto semplice, vivere nel più totale egoismo. E mentre in una cena con V dico che ho bisogno dello psicologo e lei mi risponde che le so da me, le vie della guarigione, ritaglio domande che pongono bivi. è meglio la continuità o l’intensità? non so rinunciare a nessuna delle due. ingorda. impaziente. stupida. tre aggettivi che mi rappresentano. ma rischierò sempre, su quelle cose che fanno bene. e di questi due giorni. voglio tenermi solo quel momento lì. quando alla fine di una canzone, dal nulla, qualcuno ha detto "daniela, questa è per te, daniela". E non ti avevo ancora detto ciao. del resto, lhai detto anche tu, è un amore folle il nostro. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 5 aprile 2013 - ore 14.12 dimenticai.di.colpo.un.passato.folle.in.un.tempo.piccolo. Franco lo diceva, che ingannava il dolore con del vino rosso. Ed è la prima cosa che mettiamo. Tra Me e Te. Perché, dopo tanto tempo, siamo tornati ad essere Me e Te e non più Noi. Almeno, all’inizio di un venerdì sera che apriva tre giorni in cuui si provava sul serio, a morire per rinascere. E si cambiano i posti e anche il tipo di vino. Ripasso. Come se dovessimo Ripassarli tutti, i motivi che ci hanno portato fino a qui. Con la pioggia che non smette di scendere, perché ci sono troppi danni da lavare e disperdere nel mare. E chissà quanto sole servirà, ad asciugare i nostri panni. Ma ora non c’è tempo per pensare al dopo. C’è tempo solo per raccontarsi. S-piegarsi. S-ferirsi. S-cucirsi e Ricucirsi. E quando il vino scorre più forte nelle vene, quando arriviamo alla cena, quando le nostre pance sono talmente piene da esplodere e tu mi prendi la mano in quel modo che conosco come le mie tasche, come le mie dita, come le tue, capisco che anch’io sono un po’come Franco e che riesco a dimenticare un passato folle in un tempo piccolo. Quando in quel tempo, c’è tutto quello di cui ho bisogno per sentirmi Viva. Tu riesci sempre a farlo. Detti i miei tempi di vita e morte. E lo sai. E sappiamo pure che infondo, questo non è neppure giusto, se dovessimo parlare di identità e blabla, ma è così. Perché la felicità non è niente se non è condivisa. Così come tutto il resto. E se c’è qualcuno con cui vorrei condividere sempre tuutto, beh, quello sei tu. Nonostante il bene. Nonostante il male. Nonostante quelle strane mosse che reputiamo fatte solo per proteggerci. E che ci portano a nasconderci. Così lascio che la vita faccia quello che più sa fare: prendersi ciò che vuole. Lascio che si prenda i nostri abbracci, i nostri silenzi, le nostre parole, i nostri sorrisi, le mie lacrime, gli incastri che sì, penso siano terribilmente perfetti. Le perdite dell’inter. La spesa. Le cene con V. I film sulle questioni di cuore. Il mio dormire beata. Le cene pasquali. I tagli della torta. Le feste anni 90. I numeri appiccicati sulle magliette. Le maschere di Dawson. Closing Time e tutto quello che rappresenta. Ed io che ti ascolto, appoggiata con la testa su di te, guardando il soffitto, mentre mi dici che il cambiamento non è per forza radicale, penso solo che mi fa paura. Allora non parlo più. Rimango zitta. Tu mi abbracci talmente forte che non riesco a non piangere. Ma quel SiamoAncoraQui. Mi si incastra tra le orecchie. Mi si infila sotto pelle. E so, che non andrà più via. Perché quando tutto sembra crollare, c’è sempre qualcosa che sa tenere unite le cose. La famosa cartilagine. Ché io devo ancora capire se è lei a tenerci insieme, o se è quello che siamo a formarla e quindi a tenermi unita. Non lo so proprio e mi incarto. Mi incarto spesso. I dove, i come, i perché non so dove ci porteranno e mi fanno davvero paura. Ma sai che c’è. è che non escludo il ritorno, neppure io. E siamoancoraqui. [ci sono modi di mentire differenti.per quanto mentire sia un’azione simile.non importano le cause.tutti ne abbiamo di legittime.tutte vanno a colmare insicurezze,bisogni,protezioni.ma poi ci sono le conseguenze.e lì,lì si capisce di che pasta siamo fatti.Ciao,Rossella.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 19 marzo 2013 - ore 00.52 When you’re out there doing what you’re doing Are you just getting by? Tell me are you just getting by by by Torno a casa alle otto di sera e la pioggia picchia ancora sui finestrini. La radio trasmette una canzone di Pink ed io sono troppo stanca per cambiare canale. La lascio scorrere. Tra i semafori e i fari troppo abbaglianti. Sulle palpebre mi si ripresenta quel “ti devo dire una cosa: mi piace la canzone di Pink.” Il mio prenderti in giro, per poi accorgermi che anche nel mainstream, la malinconia è sempre il tuo ingrediente preferito. Non mi rendo neppure conto, del sale che mi riga le guance e del fatto che sono arrivata a casa e che rimango lì. a finire la canzone. perché non voglio staccarmi dalla sensazione piacevole che quell’istante mi provoca. Ho paura della consapevolezza che mi nasce giorno per giorno sotto la pelle. che da oggi in poi, saranno solo questi i momenti che passerò con te: Ricordi. Non ho neanche più la forza di cercarti ancora. Consapevole anche del fatto che non si può obbligare qualcuno a ritornare ciò che si era, se ciò che si era non è più condizione naturale. Se ciò che si era è scivolato dalle mani nel mio tentativo di non farlo mai andare via. Ci ho soffocati. Non ho provato mai un dolore simile. Non lo conosco. Sto imparando a farlo. ne sento la consistenza massiccia. Il sapore intenso. La mancanza di colore. La profondità. Non era solo quotidianità, la nostra. Era la sua amplificazione e esaltazione. Era guardarmi allo specchio. Era vivermi il doppio. Mi sento sola. E anche questa per me è una sensazione nuova. Hai saputo lasciarmi nel modo in cui sei arrivato: facendomi provare cose che non avevo mai vissuto né immaginavo potessero esistere davvero. Anche l’inadeguatezza che mi si cuce addosso, ha una forma diversa. Una cosa, però, continua a rimanere invariata. Questo maledetto e costante sapere di essere Supplente. Lo sono stata anche per te. ho acceso la luce a tempo determinato, credendo fosse per sempre. Ora si è spenta. Ma questa volta, non so proprio se sarò mai in grado di riaccenderla. E non è la solita frase fatta. Magari lo fosse. Magari. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK sabato 16 marzo 2013 - ore 17.23 And I need to know how To live my life as it’s meant to be È stato come ripercorrere tutto a ritroso. Seduta sul treno che viaggiava in senso contrario a me. Guardavo le cose dal finestrino, che si allontanavano. Non le lasciavo dietro, ma davanti a me. Erano tutte lì ma io mi muovevo veloce e non riuscivo più ad afferrarle. Ho rivisto a ritroso tutto. il silenzio in macchina. Le mie lacrime che scendevano. La strada nuova. I capelli di Fabiola, troppo elettrici. Il mio viso allo specchio. La notte fredda attaccata alle lenzuola. La stanza che mi ricordava apri bottiglie comprati al supermercato, bottiglie di vino e partite misericordiose dell’inter. L’ascensore. Sorin al posto di Schultz. I miei piedi stanchi. Il vento. Il gin lemon. Le tue dita sempre a digitare. Il concerto. Le lampadine. Che se ci sono sempre. Perché si accendono così poco? E a ritroso. Di nuovo. Ogni cosa. l’abbraccio di Bologna. La telefonata di quel giovedì. Quella settimana. In bilico tra verità che non sapevo gestire. Sanremo. Le risate. I due minuti e mezzo più intensi di questa parte di Noi. Tutti quei per sempre. Tutte quelle tradizioni. Quei mai. quelle facce non dovrebbero mai cambiare. Nelle foto appiccicate alle nostre pareti. Noi due. Le nostre estati i nostri inverni. Le delusioni e le vittorie. Le paure. Le ansie. Le solitudini. Lo stare bene qua. Quando il Qua non si sapeva e non si è mai saputo cosa fosse. Come si fa a limitare qualcosa che di confini non ne ha mai avuti? E a ritroso. Di nuovo. Rivedo quei due si comprano lo stesso cd. E forse non sanno, che quasi tre anni dopo si ritroveranno insieme a quel concerto e che il cerchio, in qualche modo, si chiude. Rivedo quei due che si abbracciano nel centro di una piazza che lui ancora non lo sa, ma imparerà a conoscere. Rivedo quei due che prendono il caffè mentre Luciano canta alla radio. E rivedo quei due. Che lo spazio del tavolino era troppo grande per stare seduti uno di fronte all’altra e che ancora non sanno, che sarà spesso così e che per questo decideranno di sedersi quasi sempre vicini. Rivedo quei due. Mi si accolla tutto addosso e allo stesso tempo mi si stacca. Lentamente. E vedo che se ne va. Lo vedo andare via, ma non lo lascio dietro. Come il paesaggio, dal finestrino del treno. È questa. Quella che chiamano la Fine di qualcosa? Ho sempre pensato che il rumore di una corda che si spezza fosse un rumore netto e breve. Questo rumore è assordante. E continua, inesorabile a rimbombarmi nelle orecchie. Vorrei davvero, fosse solo Melodramma, come lo chiami tu. Invece è la fottuta e logorante Realtà, quella che mi ricorda, attraverso le mani di un altro, che non sei tu, quello che mi sta toccando. Che non sei più tu. Ed io so solo spezzarmi dentro. Una volta in più. Nel rendermi conto che sei davvero la persona che amo più al mondo. E che ti ho davvero perso. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 25 febbraio 2013 - ore 01.38 Ma dov’è il limite fra le nostre forze e le nostre debolezze? Dove quel confine sottilissimo fra il dovere di lottare e il diritto di arrendersi? Non lo so, Chiara. Io non lo so dov’è il confine tra il lottare l’arrendersi. Sarà che ho sempre sentito un diritto anche lottare. Sarà che ad arrendermi, non ne sono mai stata capace. Non so lasciare andare. Non so lasciare andare nulla ed è proprio la mia mania ad accumulare tutto, ad attaccare ogni cosa, a non essere in grado di separarmi, ad avermi portata alla distruzione. Avrei dovuto impararla, la raccolta differenziata. E non so neppure dove sia il limite tra le mie forze e le mie debolezze. Che quello che ho sempre pensato forza, si è trasformato in debolezza. E viceversa. Riesco a mentire anch’io. Non sono così pura come pensavi. Ed è inutile ribadire che certe bugie non sono come altre. È inutile ribadire che a volte quello che si fa è solo un risultato. Un risultato di paure, di insicurezze. Non sapevo perderti. E ti ho perso proprio quando cercavo l’esatto contrario. Tu che per me sei stato un pianeta e ogni satellite. Tu che per me sei ancora tutto questo. tu che forse non te ne accorgevi e non te accorgi neppure ora. Perché quando ci si sente feriti, si dimentica di guardare. E tu non lo vedi proprio. Non lo vedi più. Chi sono io. Che di te, ho fatto un mondo. L’unico in cui so vivere. E ora? LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 4 gennaio 2013 - ore 21.57 Give.me.Rock’n’Roll. Non ci credo ancora sia già passato Natale. Che sia già finito Dicembre e che siamo ben al 4 di Gennaio. che gennaio, si sa, è un mese di merda. Quindi, che dire di Dicembre? Dicembre è stato come le montagne russe. È iniziato in Lombardia, ballando Lonely Boy a Torino, ridendo in un circolo arci bellissimo e sperduto, bevendo vino mentre il gruppo che ha segnato tutto questo anno cantava, si divertiva, un po’anche ruttava. È continuato con la prima neve dell’inverno, in un venerdì sera casalingo che sapeva di giochi in scatola, di bottiglie di vino e di sanbuca, di risate con le lacrime agli occhi, quelle che ci piacciono tantissimo e di cui non ne abbiamo mai abbastanza. Si è sviscerato tramite concerti a cui non sono potuta andare, con l’ansia che mi attanagliava lo stomaco, con gli incontri per quella maledetta tesi che si rivela perfettamente anti-statistiche, come me. Me, che per una volta, vinco. Riesco persino a far parte di quel 30% e passo la prima prova del concorso docenti. Quanta angoscia nel parcheggio dello stadio a Vicenza, quello stesso stadio che da piccola mi accoglieva felice e per mano di papà. E che quella mattina, tra la nebbia, mi teneva stretta tra le braccia e mi ripeteva “ce la fai, ce la fai”. Così è stato. Stranamente. Mentre quell’uomo mi segnava la scritta verde e quel “hai superato l’esame.” Che poi alla fine. È solo un passo. Ma come si fa a iniziare a camminare se non con un passo? E poi non si tirano sospiri di sollievo mai. arrivano altre preoccupazioni, tra un panettone e un calice di vino, un pacco da scartare, una notte di Natale che non sapevo gestire, mentre V stava seduta sulla poltrona a condividere stati di agitazione femminili. E tu. Che continuavamo a ripeterci che questa volta, il Natale doveva essere Nostro. Che non c’era più tempo per quella sensazione di futuro vacillante o per quell’altra di silenzio pesante e di incomprensioni. Era il momento di stare sdraiati, sereni, con le braccia spalancate a tutta questa cosa qui, che non so chiamare, ma che c’è tra di Noi. Che è più grande, più matura, più solida e più dannatamente leggera. Così riusciamo a sciogliere le nuvole nere. laviamo via tutto con i gin lemon. Con le canzoni dei FooFighters, con i colpi di danza, con le giornate a letto e i film che durano tre ore o che si rimettono a ripetizione. Le tette di Mila e la gnoccaggine di Justin. Il mio parlare con la televisione, il tuo lavare le stoviglie e farti caffè lamentosi da solo. i pranzi con la mia famiglia e gli addetti al taglio-torta. i capodanno quasi perfetti. Quelli in cui tutto sembra messo al posto giusto, al momento giusto, con la canzone giusta. Che gli occhi che vedi sono quelli che non smetteresti mai di guardare. E i sorrisi. Le risate. Le urla da deficienti. Il formaggio alle sei del mattino. Quel nostro modo di essere. che mi fa sentire così BELLA. Sì. Perché quando ci guardo. Io vedo solo bellezza. E ora che tutto è finito, inizia. Ché lo sai, che non voglio fare buoni propositi. Voglio solo tenermi le cattive abitudini. E direi che ho iniziato bene, quando continuo, inesorabilmente, ad ascoltare la solita canzone da due giorni. Buon DuemilaeCredici. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK giovedì 22 novembre 2012 - ore 00.26 You.CAN.choose.what.stays.and.what.fades.away. Ne succedono di cose. Obama torna presidente, Renzi rischia, purtroppo, di essere eletto, Giovinco segna in una partita di champion, Carmen Russo rimane incinta, Arisa diventa la bandiera dellalternative in televisione. Ne succedono. Di cose. Ho la casa addobbata. Sì. A casa mia è già Natale. Da una settimana, più o meno. In camera mia lalbero esiste 365 giorni allanno, del resto. Lanno scorso ho perso un Natale. Sarà per questo che questanno lo aspetto trepidante. Ansiosa. Come una bambina. Sarà per quello che mi viene da sorridere quando Francesca chiede di disegnarle la cometa sopra labete. O che ti indico tutte le lucine che vedo, nel percorso Milano-I-hotel-stazione centrale. Che questo Novembre non è per nulla freddo. Né fuori, né dentro. E anche se le cose quando vanno bene, non vanno mai bene del tutto. Anche se quando vanno bene, non si dice che poi succede qualcosa di brutto. E anche se succede qualcosa di brutto, incredibilmente sembra che lo possiamo affrontare, meglio rimanere zitti. Rimaniamo zitti. E godiamo. Di concerti che ci piovono addosso. Di progetti che non vediamo lora di fare. Di tempo che si perde e si confonde e delle giornate passate a capire come il bilinguismo incide sullacquisizione dellalfabetizzazione. Di cioccolate con la panna e di compleanni. Di regali scelti in due minuti. Di partite dellinter che ci fanno esaltare e poi penare e poi arrabbiare. Di canzoni che partono a caso nelle orecchie, mentre il treno mi sta portando da te, e mi ricordano di quanta strada è passata, sotto i nostri piedi. E quanti cieli sono cambiati, sopra le nostre teste. Che pioggia, sole, neve e tempesta. Giusto perché se non cito Ciano ogni volta, non sto bene. Oggi leggevo che sono le cose che non succedono, quelle che ci stanno attorno per tutta la vita. E oggi pensavo che probabilmente, due anni fa, mi sarei sentita compresa da questa frase. Lavrei toccata con le dita per tracciarne i confini e memorizzata attraverso i polpastrelli. Ora penso che tutto quello che è successo, invece, è tutto quello che non finirà mai di restarmi attorno. E tutto questo Nulla che ci portiamo appresso, tutte queste ansie planetarie, futuri inverosimili, loft che non avremo mai, lavori a tempi indeterminati che non arriveranno mai e relazioni sane che forse non conosceremo o non esistono. Tutti questi Forse, Mai, Niente. Fanno meno paura. Da quando li combatto con i miei PerSempre. Calici di vino, abbracci, musica, Casa. Sì, ci sono dei sempre, che diventano per. Si moltiplicano. Ti amplificano. E tu con loro, non sarai mai sola. Ai miei inverni più duri. Ai tuoi di inverni più duri. A questa canzone, che per me ha sempre saputo di solitudine profonda. Ma che alla fine, abbiamo condiviso insieme. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
BLOG che SEGUO: SEMPLICEMENTE VA.IN.FIGA.: marcoalb SENZA BLOG MA SENZA DI LEI CHE FAREI???? diobon CI SIAMO: apina DISARMATAMENTE CASO ECCEZIONALE-L.-: Roth INEQUIVOCABILMENTE SEMO. E NICHILISTA.: il_ciak VECCHIAMENTE: Mirò FICA: Luce.. SALVA IL GIOVANE DALLO STRESS E DALL’AZIONE CATTOLICA: violante IL SACCENTONE: Hellblazer NO BOLLE-NO MAGIA: incazzosa TU CHE ABITI IL SILENZIO DEL TUO RUMORE: paroxysm IL MIO COMMENTATORE MUSICALE PREFERITO: Pogues! NOI ABBIAMO VISTO I RAGE!!!: Dr.Dido Jackie UNA SERA DALLE LUCI: daisychain SEMPLICEMENTE GOOSE!!!: marco85 L’OBIETTIVITà è BORGHESIA: cielonero THE BLOWERS DAUGHTER: siriasun PER NOI CHE NON CI CONOSCIAMO MA CHE CI STRAPPIAMO SORRISI LEGGENDOCI E CI INCURIOSIAMO: uèuè ALLA FINE ABBIAMO TUTTI UN LAVORO-ARREDATORI DI INTERNI ALTRUI: dramaqueen COME UNA CONTAMINAZIONE: superbeing COME CUCIRSI ADDOSSO: laAlice L’ATTIMO PRIMA DI RIVEDERTI: m.organ NUOVI NOMI.E NUOVI MODI PER PERDERLI.ANCORA. : Rimini NOI SIAMO LE CORISTE: PESMA FOLLOW THE WHITE RABBIT BUT WHO IS THE REAL WHITE RABBIT? Ferio SIMILMENTE: misia PREZZOLATO: JohnTrent POSSIBLY MAYBE PROBABLY LOVE: Norin QUELLE COME NOI.. : Swamy PRENSENZE SILENZIOSE: biankaneve Squalonoir Grezzo *hide* harlok caravita Darkmind .sidhe. Saltatempo Sampy malasangre TANIST Blink Aurin nacho82 sanguez Panocia ice scream crusca DrBenWay mobbasta prottola Nico AGORAFOBIC sporzia hailie DAMA21 momo tarzi Yavanna catg Miknesiac Queen .TU. BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
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