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domenica 14 ottobre 2012 - ore 22:16


Giorno 4
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Daje, questa volta sento che ce la posso fare ad essere più rapido e indolore.
giorno quattro, sabato mattina. il mio sabato mattina fino a settimana scorsa iniziava verso le due e mezza del pomeriggio. bene, oggi la sveglia è stata (naturale) alle otto e dieci. ho anticipato la sveglia sul cell di ben mezz’ora! programma del mattino: raggiungere casa di Gio, prendere la bici, ragguingere il parco, giocare a calcetto, eventuale gitarella in bici a zonzo.

la giornata procede abbastanza in linea con il programma. Mi perdo a Civic Center arrivando con mezz’ora di ritardo da Gio, per il resto tutto bene. Prendo possesso di quello che sarà uno dei miei mezzi fondamentali qui a SF, la bicicletta. e capisco da subito che sono fuori forma! qualche avvisaglia l’avevo già avuta negli ultimi periodi, però ora è palese. certo, la tracolla con tutto il cambio per calcetto non facilita il compito, però è proprio una questione di fiato. rimedierò.

Arriviamo al parco ed è una cosa enorme. penso che potrei perdermi tranquillamente per almeno un anno senza capire come uscirne. Anche qui, grazie alla mia guida troviamo agilmente la zona dove si gioca a calcetto. Certo, il campo non è dei migliori, disseminato di buche e mini irrigatori "mimetici", però è gratis e nessuno è di un livello troppo avanzato. quindi sto campo è pure troppo per cominciare a tornare in forma. Il fatto che ci aggreghiamo alle squadre viene preso come una delle cose più naturali del mondo. l’unica accortezza è nell’ingrandire leggermente il rettangolo di gioco. Mano a mano che si gioca le persone si presentano, si fanno i complimenti per qualche giocata e si pigliano in giro per le (molte) vaccate fatte! dopo un’oretta, forse più, si decide che può anche bastare... a parte un paio, gli altri son tutti distrutti, io in primis! stesi sull’erba umida ci riscaldiamo al sole meraviglioso che ci regala questa giornata d’ottobre. Fa un caldo assurdo rispetto agli altri giorni, chissà quanto durerà.
Iniziamo a chiacchierare con un paio di ragazzi. Uno si è sposato da poco, gli altri lo prendono in giro. arriva un cane a farci le feste, è da solo. uno dei ragazzi si preoccupa di chiamare il numero della targhetta. un po alla volta ognuno prende la propria strada di casa. alcuni vengono raggiunti dalle ragazze, uno da moglie con carrozzina. avranno tutti più o meno la mia età eppure sn già sistemati, casa, lavoro, famiglia.... mi piglia un po a male... Alla fine facciamo amicizia con un ragazzo della costa rica e decidiamo di andare a bere qualcosa lì in zona.
Entriamo in uno dei tanti tipici locali americani, lungo bancone, tv appese sintonizzate sui canali sportivi, tavolo da biliardo in fondo al locale, vicino al bagno.
ordino una coca alla ragazza al bancone, molto carina. gli altri mi sfottono e prendono della birra. Iniziamo a parlare del più e del meno, tanto poi si va sempre a parare nei soliti discorsi. io cerco di parlare in inglese. Gio cerca di parlare in spagnolo, Victor, il costaricano, risponde in una delle due lingue e ci invita a parlare pure in italiano perchè gli piace molto. passiamo un paio d’ore così e sembra che ci si conosca da sempre. è strano, ma non troppo. Ci salutiamo dandoci appuntamento online quanto prima per organizzare una serata alcolica.
La pausa m’ha tagliato le gambe, temo di non riuscire a tornare a casa in bici. Mi faccio forza, Gio mi suggerisce le zone da evitare per le salite e un percorso ideale da seguire. Sono quasi sicuro di perdermi, ma non importa. C’è il sole, si sta bene, è un buon giorno per morire.

Inizio la "traversata" e tutta la mia attenzione è focalizzata sui nomi delle strade, sulle precedenze, gli stop, l’evitare quei bestioni abnormi che qui chiamano macchine. preso da tutto questo, attraverso quartieri e quartieri e quasi non mi accorgo di essere già arrivato vicino a casa. sulla cartina sembrava una specie di tour de france, mò in 10 minuti son già arrivato, cos’è sta storia?!
Le gambe vanno da sole e la testa è bella concentrata. fila tutto liscio, se non per un vecchio in una plymouth che decide di accostare per far scendere la sua bella novantenne, ovviamente senza preoccuparsi minimamente di frecce, pedoni o ciclisti. per poco non ne mette sotto 7, compreso il sottoscritto. Gli improperi vari non sembrano colpirlo più di tanto. ammesso che non fosse sordo, il che non è da escludere.
torno a casa e trovo la solita coinquilina simpa. chiacchieriamo un bel po e scopro che è sposata e ha almeno un bimbo. non chiedo dove sono e cm mai lei vive qui da sola. poi ognuno torna al suo daffare. io finalmente mi lavo e mi riposo. Gio pare sia abbastanza provato dalla settimana e non sembra intenzionato ad uscire. però ha la gentilezza di avvisare una sua amica e così mi organizzo con lei per uscire la sera. Melissa mi passa a prendere in macchina, con un’altra amica. siamo diretti a casa di un suo amico che da una festa, non troppo distante da casa mia. arriviamo e cerchiamo parcheggio. è difficile trovare parcheggio in questa zona perchè ogni casa ha il proprio garage, quindi gli spazi liberi a bordo strada sn pochi e troppo piccoli per parcheggiare. cmq, dopo un bel po troviamo posto e passiamo da un 24/7 per prendere una confezione di birra. Melissa mi vuol far provare la Big Daddy, birra locale. Perchè no?

arriviamo alla festa. E’ in un appartamento all’ultimo piano, non troppo grande ma accogliente e spazioso quanto basta. troviamo un bel po di gente, più o meno della stessa età ma dalla provenienza chiaramente differente. Melissa sembra conoscere quasi tutti, io e la sua amica ovviamente non conosciamo nessuno, ci sentiamo in imbarazzo così fraterniziamo tra noi. Nel giro di poco comunque quasi tutti i presenti passano a salutare e presentarsi. Non ricordo nemmeno un nome, anche perchè per la maggior parte sono nuovi per me. Nomi indiani, africani, coreani ed ebraici. Tra tutti il più simpatico e predisposto al dialogo è il padrone di casa. Non ho capito perfettamente il nome, suonava come una specie di Dauid. E’ un ragazzo Kenyota con una selva di dread in testa e un viso duro ma allo stesso tempo buono. Parliamo pure con lui del più e del meno, soprattutto della disponibilità sentimentale delle presenti alla festa. scopro che l’unica che mi interessa è sposata, poco male. Il clima interno, già a livelli di estate tropicale, birra dopo birra si alza sempre di più. Non ne soffro pure io, tutti sudano in modi indecenti. l’abbiocco è dietro l’angolo, anche se la musica è alta (tra l’altro la selezione di Dauid non è niente male. e ha due casse da concerto con tanto di windup per alzarle fino al soffitto).
quasi in contemporanea, gruppetti di persone decidono di lasciare la festa. c’è chi ha altri impegni, chi è stanco, chi ha troppo caldo e deve uscire. Noi facciamo parte delle due ultime categorie. salutiamo persone a caso e c’avviamo verso casa. Melissa e Stefany si scusano per questa festa-fiasco e mi promettono serate migliori il prima possibile. Io le ringrazio perchè comunque è gia tantissimo per me. Ricordo i primi tempi a roma, quando prima di uscire per una festa ho dovuto aspettare almeno un mese abbondante. Qui sono arrivato da 4 giorni e sempre uscito! insomma, in effetti non è stato un sabato sera strepitoso, ma se penso agli ultimi 4 giorni, non mi posso assolutamente lamentare!

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