

NICK:
Leonida
SESSO:
m
ETA': 23
CITTA': Caldogno (Vi)
COSA COMBINO: Studente, aspirante giornalista, cantante
STATUS: sistemato
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STO LEGGENDO
Gli occhi di chi incontro.
HO VISTO
Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)
STO ASCOLTANDO
Il suono del mondo.
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
E’ già tanto che ci sia l’abbigliamento...
ORA VORREI TANTO...
Volere davvero.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Un putsch mondiale
OGGI IL MIO UMORE E'...
Il migliore che mi venga di avere.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
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4)

MERAVIGLIE
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4)
5)
6)
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Messaggio
di Leonida da commentare:
La Scalinata di Odessa
Sulla scalinata di Odessa sta una bimba, con le mani intrecciate di neve e violenza.
Se guarda il mare, vede ragnatele. Se guarda la città, vede un polipo freddo.
Sulla scalinata di Odessa sta un giovinetto, coi piedi d'edera e la schiena lustra.
Se guarda il mare, vede la folla. Se guarda la città, vede rose bianche.
Sulla scalinata di Odessa sta un generale, con il collo di capra e sulle spalle stelle inchiodate.
Se guarda il mare, vede sospiri. Se guarda la città, vede un labirinto di croci.
Sulla scalinata di Odessa sta una vedova, con un singhiozzo d'incubi e i capelli come cavalieri andalusi.
Se guarda il mare, vede ricami d'uccelli. Se guarda la città, vede un canovaccio logoro.
Sulla scalinata di Odessa sta un vecchio, coi piedi di polvere e gli occhi disillusi.
Se guarda il mare, non riesce a pensare. Se guarda la città, riesce solo a ricordare.
Sulla scalinata di Odessa stanno la città e il mare. Si guardano da lontano come corvi antichi, e con gli occhi al cielo i loro polmoni si gonfiano di livore.
Urlano: "Viva la Rivoluzione!" "Viva la rivoluzione!"

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Strane corrispondenze
Quando la notte è bianca come le interiora di un pesce e scende verticale proprio sopra il quartiere più oscuro, la gente sospira con le finestre aperte difendendosi dall'assalto delle stelle.
Il sandalo e l'acero preparano una culla di nocciola per la ballerina morta con una rosa sulla schiena.
I grilli giocano ai cavalli bai e crivellano la strada del sale, ma le colonne della sera hanno l'acanto nelle vene.
Sangue femminile rinsecchisce sulle architravi dei portoni notarili e un sussurro lieve scava buche profonde come ciotole.
Il beone e la taverna intraprendono un ballo cosmico col fumo e la bottiglia accartocciati come Medusa e la sua rete.
Fagioli scendono sul fondo cadenzati da mani di latte nelle notturne verande dell'edera degli amori invisibili.
Mura alte ed asso di bastoni sul fiume bianco e sacro vi è un non so che di limone giallo e chitarra.
Un gallo nero agita il candeliere della notte; strane corrispondenze danzano nell'aria come fiamme oblique di banderuole nel vento di garza.
Strane corrispondenze. Questa sera il mondo come un carciofo si spoglia; foglia dopo foglia dopo foglia.
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Redenzione
Dite al cielo che non mi servono più né albe né tramonti perché lei sa spremere l’anima dalle rose.
Ditegli che non mi serve più né pioggia né arcobaleno, perché il suo petto è gonfio di pianto e di colori.
Che si buttino via le stelle e che bruci la Luna, lei ha un sorriso dietro ogni guanto bianco, e cicatrici per ogni mia ferita.
Che la musica si estingua, il suo costato turbina di cuore di mandolino, e che gli alberi tutti si pieghino, che lei passa e l’aria la porta con sé.
Evaporino le acque e si quietino gli animali, quattro fiumi percuotono le sue membra e il suo collo rugge di ferina dolcezza.
Che gli uccelli perdano pure le ali, la libertà non è più loro, e che gli oceani si svuotino e le tempeste si chetino, che la profondità risiede nella sua pelle secca d’uva.
Che le città vengano distrutte e le terre dissipate, i misteri li colgo nel suo ventre teso di tamburo e che il sole tramonti e non faccia più ritorno, che la luce ulula nei suoi capelli.
Che gli uomini spariscano per sempre e che si seppellisca Dio: la mia redenzione è iniziata dentro i suoi occhi di oblio.
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La Notte Verde
La luna è una costola di balena tra le carni della sera, e anello di camelie infilato fra le dita nere della notte.
E' gesso furtivo di fanciullo sulla pena dell'uomo perduto.
Quando vedo l'orto risplendere della luce del rosmarino, e i grilli fare il suono del legno vecchio, sento la notte pulsare come ventre d'elefante, e il frumento frusciare come mare di lontano.
Catene d'acqua arruffata scendono dal pozzo, e il vento si fa una garza di muschi e di erbe.
La banderuola digrigna vorticando le stelle, felci di zucchero e menta sopra i tetti di una canzone triste.
La schiena bianca della strada frusta di gelsomino la collina e le ultime voci si spargono come corolle d'api.
E allora stringo il carro delle quattro notti, apro la finestra e odoro il silenzio provenire dai cosmici seni di una notte di verde.
 ---------------------------------------------------------------------- Un diavolo ha preso la mia donna
(pensata come canzone blues)
Un diavolo ha preso la mia donna. Lei ama attorcigliare le note sul mento e scioglierle sulle strade come trecce. Lei vola sulle acque e cammina sulle braci. Lei scende con il giorno e sorge con la sera fa una corona di spine alla Luna e riempie di stracci un vuoto dentro chiamato Dio.
Un diavolo ha preso la mia donna. Lei gira e balla al ritmo del silenzio e si mischia di colori in viscere di passi. Lei pasteggia di sguardi e graffia la porta quando si sente libera. Lei ammette la colpa ma non l'errore, e accetta la virtù ma odia l'amore.
Un diavolo ha preso la mia donna. Lei spalma sul marciapiede le sue spezie e gioca coi capelli come fossero cavalli. L'ho vista ieri notte scendere il fiume contando i denti con la lingua e lanciando grida coi sospiri.
Sì, un diavolo ha preso la mia donna, fa ballare le pareti con le risa e arrotola uomini con lo sguardo. Lei inciampa con le dita nel fango ma si scompiglia i capelli al cielo.
Ma Dio sa cosa ha fatto e, se è buono, sa dove sta andando. Ma Dio cosa ha fatto e, buon Dio, se sei buono, falla andare via dalla mia testa.
 ---------------------------------------------------------------------- Destino
Una falena violenta il buio aleggiando tra le lame della luce metallica.
E lo fa solo in ossequio dell'ordine ineluttabile della sua perduta inconsistenza indefinita.
![]() ---------------------------------------------------------------------- Solitudine
Come una pietra calda e nera sotto il sole d’agosto, come un taglio di vetro o la polvere del mondo, come un olmo gettato dal vento, come una foto strappata, come il profumo della testa di un bambino, come la neve sui tetti del mondo, come il suono del giogo e come il segno dell’aratro, come una veste di ragni e come sogni di porto;
Come pioggia sul grano e come luna sul tornio viene la solitudine;
Come il ricordo viene dopo il ricordo e il giorno che viene dopo il giorno.
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Se bastasse...
Se bastasse appendere un diamante Al collo delle colombe che volano su di te, O se bastasse che ti dicessi che il sole gira Solo per poterti vedere da ogni angolazione; Se riuscissi a scriverti una sola canzone E portartela tra le mani, E se solo bastasse un petalo di rosa O dei versi abbandonati Tra le pagine della tua vita; Se solo fosse sufficiente Spegnere i suoni della notte per un attimo E farti ascoltare il respiro della sera, o regalarti una farfalla nera o una valigia piena di viaggi per ogni volta che mi guardi, Se bastasse condurti su una casa vuota sul mare Per farti contare le onde del mio cuore, o, se io fossi uno scultore, e bastasse che ti costruissi un tempio per preservarti alla vecchiaia e dal rimorso; Se bastasse legare con fili di ragno i tuoi pensieri Ad ogni petalo che si alza nel vento, e se fosse sufficiente rinchiuderti in una chiesa dorata d’estate per vedere il colore della tua pelle, Se bastasse tempestarti i capelli di note d’argento E di rampicanti e grano d’oro, o fosse sufficiente portarti su di un albero e invocare due lune per rispecchiare i tuoi occhi; E se fosse possibile cogliere il frutto della vita E donartelo prima che appassisca, o stenderti sulla sabbia e ricoprirti le orecchie di conchiglie; se solo bastasse il tuo nome su questi versi o se ci fosse una pozione per l’eternità e bastasse donartene una metà; Se tutto questo bastasse, per dirti che sopporto la fine del giorno solo nella speranza di vederti sorridere domani, se bastasse questo, per farti avere con me, lo farei.
Ma il mio solo dono sono queste parole, E se bastano, sono per te.
 ---------------------------------------------------------------------- A tua immagine
Non dimenticai il fascino dormiente dei tuoi occhi Dopo aver visto la notte risalire le spalle dei monti in un sentiero d’argento; Né sentii nostalgia del profumo di rivolta dei tuoi capelli Sotto i lievi presagi degli aghi di pino sulla mia fronte nuda.
Non scordai il clangore sottile delle tue ossa d’avorio Quando vidi dita di pianista scendere sulle facili vie dei una musica malinconica; Né il pozzo ardente e scuro delle tue lacrime dimenticai Quando ascoltai il suono discreto di un lago notturno.
Non scordai il tumulto segreto di notte d’oriente del tuo seno Dopo aver spazzato via le spezie all’aria della sera; Né il gusto aspro del tuo collo di statua santa potei scordare Dopo aver percorso con le mie dita la schiena della Luna.
Un vortice asperso di foglie spezzate non poté farmi dimenticare Dell’avviluppo tempestoso delle tue cosce; Né indiscrete zampe di mosca sul velluto mi obliarono Dalle tue ciglia irrequiete di sfrontatezza.
E questo perché non v’è suono mortale, né cosa viva che non mi ricordi il tuo nome.
E se mi chiedessero una sola cosa Da far sopravvivere alla morte A manifesto dei solchi profondi di questa terra E a ricordo del rigoglio profondo delle rughe del mare Altra cosa al creato non riuscirei a chiedere se non l’immagine di te.
 ---------------------------------------------------------------------- Notturno
Ascolta.
Non odi la notte con la sua corona di spine Avanzare silenziosa e timida Nell’aria umida di silenzio?
Non v’è che suono eterno nel suo lascivo declino Fino al terreno delle menzogne Dove alberga il nostro spirito.
Oh, ascolta.
Le note del mattino suonano lontane e profane, come promesse di peccatori. I sospiri delle gocce di rugiada Si alzano in un coro Di vizi squisiti.
Oh, senti la notte che ci allatta Dalla sua cosmica mammella Imperlata di sudore.
Sentila scendere, pregna e altera, fertile di oblio sulle grida sterili delle piogge e dei venti.
Sentila sussurrare alla finestra. Sentila scorrere via tra le correnti nascoste delle stelle.
Ascoltala. Grida e geme e strepita, con le catene ai piedi e l’infinito nell’anima
Ascoltala. E raccontami il suo sguardo. Dacchè ella non posa più si di me i suoi occhi di feltro Da quando tu te ne sei andata.

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Il mare si accocola tra al sabbia e il cielo. Il suo alito di conchiglia sciacqua e sciaborda sulla bagnasiuga. Nel suo ventre di correnti sottomarine accudisce echi di mondi lontani; destini di sogni leggeri. Restituisce corpi fragili alla vita, e deposita stralci di morte in una striscia lieve sulla terra.
Oh, perdizione dei naviaganti e consolazione dei sognatori. Dimmi: cosa ne faresti di me, se cadessi nelle tue mani? Perchè qui, nel tuo odore di corpo grande e nell'occhio dell tuo orizzonte, non so più se il mio corpo sia cosa morta o viva.
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Sui prati freschi si spiega la tua forma e la tua pelle di pesca si fa oro.
La tua bocca d'anguilla sguscia via al mio pensiero sussurrando nomadi versi.
Sembra che la luce ti avvolga in un dolce ed eterno sudario, e che una brezza si annidi nel tuo ventre e un'onda lamentosa risieda nei tuoi fianchi.
Nel tuo petto v'è tutto il profumo della risacca e il tuo collo ha tutto il fascino di una città di confine.
Nei tuoi capelli vivono le antiche spire della notte, nel tuo cuore sciogli neve spruzzata di gelsomino e nelle tue cosce si avviluppa il tuono.
Tu sei il mio nord e il mio sud, il mio profumo e la mia brezza.
E naufrago nei tuoi occhi, opali screziati d'ambra e nella seta dei tuoi sguardi.
Silenziosa e lucente, come sei bella, quando al tuo cuore di sabbia mi leghi e di continuo mi struggi.
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COMMENTI:
Autore:
Leonida
( sabato 18 dicembre 2004, ore 12:11
)
Ah, ah! Molto poetico Akira!
Autore:
AkiraFudo
( sabato 4 dicembre 2004, ore 21:28
)
perchè il tuo blog ci mette sempre più tempo degli latri a caricarsi???
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