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NICK: Leonida
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STO LEGGENDO
Gli occhi di chi incontro.


HO VISTO
Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


STO ASCOLTANDO
Il suono del mondo.


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
E’ già tanto che ci sia l’abbigliamento...


ORA VORREI TANTO...
Volere davvero.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Un putsch mondiale


OGGI IL MIO UMORE E'...
Il migliore che mi venga di avere.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)
4)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)
6)


Messaggio di Leonida da commentare:

Che Giuliana Sgrena, come gli sfortunati Quattrocchi e Baldoni, insiema agli altri ostaggi italiani, donne e uomini, presi con la forza dai guerriglieri iracheni nell’ultimo anno, non siano stati rapiti in quanto il loro paese era coinvolto nelle operazioni militari del contingente internazionale in quel paese, pare ormai cosa assodata. Non si spiegherebbe, altrimenti, il rapimento di cittadini francesi, il cui paese non ha mai partecipato all’azione militare in Iraq e anzi, legittimamente, vi si è opposto con forza. D’altronde, la stessa Luciana Sgrena l’ha confermato, raccontando che i suoi rapitori le avevano detto: “Francesi, italiani, americani, per noi non fa nessuna differenza… siete tutti nemici”. Semmai, a questo punto, (sei ostaggi italiani liberati e tre francesi ancora imprigionati dopo moltissimo tempo dal loro rapimento) può venire il lecito dubbio del contrario: gli ostaggi italiani sono stati liberati perché i rapitori sapevano che c’erano molti loro connazionali sul terreno che, a differenza dei francesi, potevano metter loro il sale sulla coda. Certo, il caso Bigley ne sarebbe una efficace controprova, ma l’ipotesi (visti i casi pro e quelli contro) rimane.

Al di là di queste congetture, quello che non ha senso è utilizzare politicamente questa vicenda a favore di una ipotesi di ritiro delle truppe in Iraq; questo in quanto è si è già dimostrato che non esiste un nesso tra rapimenti e nazionalità dei sequestrati. Chi dunque sostiene che, a maggior ragione a causa dei rapimenti, bisognerebbe ritirarsi dall’Iraq, non solo è in contraddizione, ma esprime un giudizio fazioso, non attento alle circostanze. Inoltre, chi ancora pensa che i guerriglieri stiano solo esercitando un loro diritto di difendere la propria “patria” dovrebbe quanto meno riflettere su tutto questo.

Venendo alla questione più scottante, la sparatoria che ha provocato la morte di Nicola Calipari, i dubbi riguardo alle molteplici “fantasiose interpretazioni” sono molti.

Anzitutto, pone molti dubbi la giustificazione americana alla sparatoria in cui calipari ha peros la vita. Se l’amministrazione Bush intende sostenere il fatto che erano stati sì avvisati, ma troppo tardi, non si capisce quanto tardi avrebbero dovuto essere avvisati per non poter avvisare, con la tecnologia di comunicazioni di cui dispongono, le poche truppe dislocate nella zona dell’operazione di rilascio. Si potrebbero comprendere dei buchi informativi se avessero dovuto mandare un messaggio all’intero contingente Usa in Iraq, ma qui si doveva semplicemente mettere sull’avviso i militari nei paraggi. Direi che la pista della “mancata comunicazione” non può reggere. Semmai è assi più probabile pensare ad un errore umano dei militari statunitensi, di cui non voglio assolutamente giustificare le azioni, ma che bisogna inquadrare nel contesto ostile in cui si trovavano.

Tuttavia, l’interpretazione che non si tratti di un incidente è quantomeno fantasiosa. Qualcuno ha sostenuto che la Sgrena sapeva qualcosa che gli americani non avrebbero voluto che in giro si sapesse. Se fosse vero, data la posizione politica della Sgrena e il suo coraggio (non dimentichiamoci che ci vuole fegato per andare a fare i reporter a Baghdad), dubito che, se avesse avuto in mano delle informazioni scottanti contro il governo americano, avrebbe esitato a renderle pubbliche. Inoltre, un’ipotesi di un omicidio doloso non regge con i fatti; in quanto è stato dimostrato dalla scientifica che Calidari è stato ucciso da una sola pallottola, e che in totale il numero di colpi sparati sono stati tre o quattro. Se avesse voluto uccidere la Sgrena, non avrebbero sparato frontalmente (dato che lei si trovava sul sedile posteriore), ma soprattutto non avrebbero sparato con la macchina in corsa ma avrebbero aspettato che questa si fermasse al posto di blocco. Tutto questo senza dimenticare che manca un vero movente ad un ipotetico omicidio doloso.

Ma il punto che mi interessa di più sottolineare, è questa insopportabile ondata di ingiustificato odio antiamericano, che porta molta gente a condannare un popolo intero per le azioni di alcuni, che non trova alcuna giustificazione a parer mio; neanche di fronte alle molte colpe dell’amministrazione Bush.

Questa poi, di etichettare tutti gli americani come un popolo di assassini per questo spiacevole incidente è quanto meno detestabile. E’ come se una persona entrasse in casa di un altro, inciampasse in un pattino del figlio del padrone di casa, e incolpasse quest’ultimo di essere responsabile di aver messo lì il pattino deliberatamente per farlo cadere. Certo, si può dire al genitore che poteva stare più attento a suo figlio (e così nessuno si sogna di non biasimare il governo americano per quello che è successo) ma incolpare il padre (se non tutta la famiglia) di essere un assassino è quanto meno irresponsabile.

Noto con dispiacere che, anche questa volta, è mancata ad entrambi l’intelligenza di un riavvicinamento tra le parti. Da una parte si è persa l’occasione di valorizzare e stimare un uomo del Sismi, e comprendere che chi esercita un potere istituzionale o di controllo non è sempre una persona da biasimare, ma anzi che tra questi c’è chi si può apprezzare e sostenere. E si è così caduti di nuovo nell’odio insensato verso ogni tipo di istituzione, e nella velenosa volontà di gridare sempre allo scandalo e di pretendere giustizia sommaria. Dall’altra, si è perduta l’occasione di ragionare sull’azione Usa in Iraq, che a questo punto pare poco stabile e affidabile. E si è così scaduti nella sufficienza, senza pretendere che, su una faccenda così grave, si debba agire in maniera forte e determinata, a prescindere dalla buona relazione Usa-Italia, che comunque deve mantenersi tale.

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COMMENTI:


Autore: Leonida
( domenica 6 marzo 2005, ore 20:49
)

ok... sul numero di pallottole forse sono stato trato in inganno dalla notizia della autopsia di Calipari, che era stato colpito da una sola pallottola e la costruzione della frase faceva pemnsatre che fossero stati sparati pochi colpi. ma d qui a dire che la macchina è stata "crivellata" di colpi ce ne vuole... anche perchè solo due colpi sono andati a segno.

E comunque tutto questo non inficia sulle conclusioni di una impossibilità di una interpretazione dei fatti come una attacco voluto. ennesima dimostrazione: sono stati gli stessi americanic he hanno attaccto a portare all'ospedale poi la sgrena e gli altri (la quale, perlatro, si è detta CERTA che l'attacco non fosse premeditato)

Detto questo, riguardo l'impreparazione dell'esercito Usa... anche la mia sensazione è quella che sia molto meno organizzato ed efficiente di quanto lo si dipinga.. ma certo, comuqnue, un caso non può fare legge.




Autore: lucadido
( domenica 6 marzo 2005, ore 17:46
)

Beh, intanto dalle dichiarazioni della stessa Sgrena non era un posto di blocco, ma una pattuglia che, subito dopo una curva li a illuminati e presi di mira senza gli avvertimenti obbligatori in base alle regole d'ingaggio (primo avvertimento verbale, due colpi in aria e POI fuoco sull'obbiettivo).

E poi i colpi sono stati, sempre secondo le sue dichiarazioni, molti di iù di tre o 4. La macchina ne era crivellata e gli occupanti sono stati tutti feriti, tranne il morto. Il fatto che non tutti i colpi fossero andati a segno sugli occupanti è dovuto al fatto che evidentemente si erano rannicchiati sul fondo dell'auto.
Tra l'altro la pattuglia era composta da riservisti statunitensi arrivati in Irak la settimana scorsa. Il che la dice lung asulla professionalità e l'equilibrio delle truppe USA, composte in percentuale rilevante da riservisti e da neoarruolati, spesso stranieri che lo fanno per avere la cittadinanza.




Autore: Leonida
( domenica 6 marzo 2005, ore 16:55
)

Non regge in nessuno dei due casi...
se avessero voluto fare fuori uno dei due (o anche tutti e due) li avrebebro uccisi in modo molto più pulito e avrebbero poi inscenato un incidente. Avrebbero dispero i copri, soprattutto.

Nel caso che avessero voluto uccidere Calipari, la cosa regge ancora meno.
1) perchè se avessero voluto farlo a quel modo avrebbero dovuto trovare un tiratore formidabile che, di notte, con un bersaglio in movimento, avrebbe dovuto uccidere mortalmente con una sola pallottola (i medici hanno detto che con solo un paio di centimentri più in basso, Calipari si sarebbe salvato) ferire a morte Calipari senza colpire le due perosne nei sedili anteriori.
2)La salma è stata restituita
3)Se avessero voluto farlo fuori, quello certo era il momento e il modo più stupido. E anche il più scomodo.

Il tutto senza dimenticare che, non finirò mai di dirlo, manca il movente!




Autore: ariane
( domenica 6 marzo 2005, ore 16:42
)

Mah. Di sicuro come hai detto tu non ha senso ritirare le truppe dall'Iraq per i rapimenti. Però secondo me, ognuno la pensa come vuole, ci sono altri buoni motivi.

Non penso che fosse lei l'obiettivo, ma se fosse, non penso le avrebbero sparato al posto di blocco, altrimenti come potevano dire che era un incidente?

Per il resto, aggiungo anche la mia personale ipotesi: volevano far fuori Calidari




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