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momo
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CITTA': Padova / Little Bucarest (Arcella)
COSA COMBINO: quello che non c'è
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di momo da commentare:
C’era la musica commerciale, e c’erano i locali di città, le discoteche, i pub da concerti. C’erano le cover band e c’erano i dj che mettevano la musica commerciale. Contemporaneamente, fuori dai confini urbani, qualche piccolo club viveva inseguendo un sogno: fare conoscere altre realtà musicali, di "nicchia". Poi il Signore dei Dischi (grazie a Roberto "Freak" Antoni per codesta definizione) decise che era finito il tempo delle vacche grasse. I locali notturni per eccellenza entrarono in crisi, l’era dell’acquario non riguardava più solo quattro stravolti invasati dal musical Hair e sembravano tornati di moda gli anni ’70. Consideriamo infatti lo strano fenomeno culturale degli anni ’80, decennio che vedeva per la prima volta la musica adattarsi alle mode, e non viceversa: si vocifera infatti che Simon Le Bon si trovasse in condizione ispirata per comporre solo annusando a lungo le Timberland di John Taylor. Lo stesso Joey Tempest trovava vena creativa in ogni suo nuovo ricciolo, ed i risultati quando andarono di moda i capelli corti furono disastrosi. Era necessario un return to innocence, ma gli Enigma dovevano ancora nascere: Michael Cretu, infatti, stava tentando di spremere fino all’ultima goccia di dollaro (in Romania il denaro era veramente liquidità) la moglie Sandra, con le sue Everlasting love e Maria Magdalena). Nacquero quindi realtà alternative, band spesso organizzate da giovani leggermente sfigati con un solo obiettivo in mente. Se pensate alla musica, sbagliate di grosso. Ebbene sì, proprio quella parte anatomica. Questi coltivatori intensivi della vagina in erba componevano musica allo scopo (non giocate con gli accenti, vi sento) di contrastare il latifondismo pop con le sue stesse armi. Il pop, infatti, è una musica fondamentalmente triste, lo ha detto pure Hornby, involontario fornitore di assiomi. E l’indie voleva esserlo. Pensiamo ai primi R.E.M., che non sono diventati belli e famosi in tutto il mondo con la splendida Fall on me o Don’t go back to Rockville. Il mondo era destinato ad una sola, scioccante verità: giovani uomini magri, introversi e con gli occhiali tentano di scoparsi giovani donne magre, introverse e con gli occhiali tramite l’ascolto comune dei belle & sebastian. Se, a questo punto, state pensando ad un cane bianco con un bambino, andate a vedere un concerto dei Beehive. L’abbigliamento è fondamentale. La donna indie vuole luccichio. Ovunque. L’uomo indie vuole essere tristemente serio e, contemporaneamente, dare segni di allegria. Un po’come un apprendista suicida che, una volta sul ponte, si fa di Prozac per tornare dagli amici. Le Adidas stanno al Britpop come le Converse stanno all’indie. Molteplici sono le motivazioni originarie di tutto questo: erano finiti i soldi per la droga, ed i frequentatori dei locali trovavano i dindi solo per residuati anni ’80, questo è certo. Ma Derek Zoolander ed i suoi nemici-amici ci hanno insegnato che dietro ogni misfatto mondiale c’è il mondo della moda e così è (anche se non vi pare): Julian Casablancas degli Strokes è il figlio di John Casablancas. Fortuna che certe mode nascono all’estero, in Italia cosa avremmo fatto con Franco Battaglia e la sua New Faces? Probabilmente un uso massiccio di chirurgia plastica, a furia di cercare volti nuovi. Ho bisogno però di aiuto. Voglio parlare con il gran visir dell’indie. Un uomo che ha abolito i termini italiani per quanto gli sia possibile, che quando trova i sofficini sul piatto li rifiuta in quanto mainstream. Intervisterò quindi il dj Mist - Ciao, Riccardo Hi - Che cos’è per te l’indie? "Indie" è un grande equivoco: chi l’indie l’ha visto nascere storce il naso di fronte a chi abusa del termine, indie sono i clap your hands say yeah, gli amusement parks on fire, gente che - come si può notare - continua a chiamare la propria band con nomi uncool - E l’Amusement Park, in zona Guizza a Padova? La piscina è mainstream, le rampe sono indie - Io ho il camper in una rimessa lì davanti. Il camper è valido solo se Volkswagen, immatricolato prima del 1980 - Parlami ancora dell’indie il termine indie è stato sradicato ai suoi creatori da una generazione di giovani proto-fighetti che non sapevano come chiamarsi ed erano troppo pigri per inventarsi un nome, chiedete ad uno qualsiasi di essi cosa significhi indie, vi risponderà in modo vago, confuso, farfugliando qualcosa tipo "musica indipendentsdghajdgj" - Quindi non sa / non dice? Proprio cosìndie - Indietro tutta? a suo modo - I più Indie d’Italia? Paolo Meneguzzi e Paolo Limiti Vado a farmi prescrivere del Prozac. Da un medico indie. Ci vediamo sull’argine del Brenta a Pontevigodarzere.
GLAMOUROUS INDIE ROCK N’ROLL - THE KILLERS Glamorous indie rock ’n’ roll is what I want It’s in my soul, it’s what I need Indie rock ’n’ roll, it’s time
Two of us, flipping through a thrift store magazine She plays the drums, I’m on tambourine Bet ya your bottom dollar on me
It’s indie rock ’n’ roll for me It’s indie rock ’n’ roll for me It’s all I need It’s indie rock ’n’ roll for me
In a clutch, I’m talking every word for all the boys Electric girls with worn down toys Make it up, break it up, what do you care Oh what do you care?
I take my twist with a shout A coffee shop with a cause, man I’ll freak you out No sex, no drugs, no life, no love When it comes to today
Stay if you wanna love me, stay Oh don’t be shy, let’s cause a scene Like lovers do, on silver screens Lets make it, yeah, we’ll cause a scene
It’s indie rock ’n’ roll for me It’s indie rock ’n’ roll for me It’s all I need It’s indie rock ’n’ roll for me
In a clutch, I’m talking every word for all the boys It’s indie rock ’n’ roll for me It’s all I need
Make it up, break it up, what do you care It’s indie rock ’n’ roll for me
Two of us, flipping through a thrift store magazine It’s indie rock ’n’ roll for me It’s all I need
Make it up, break it up, what do you care It’s indie rock ’n’ roll for me |
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COMMENTI:
Autore:
momo
( mercoledì 9 novembre 2005, ore 02:23
)
radio birikindie
Autore:
lucadido
( mercoledì 9 novembre 2005, ore 00:27
)
adessio si dice rochenrolle
Autore:
calimero
( mercoledì 9 novembre 2005, ore 00:12
)
shaula... se scrive rogherò!!!!!
Autore:
shaula
( martedì 8 novembre 2005, ore 18:11
)
spritz è lento. momo è rock.
shaula è rockandroll!!!
Autore:
momo
( martedì 8 novembre 2005, ore 14:50
)
ok, la testa è la tua .)
Autore:
fAiRy*
( martedì 8 novembre 2005, ore 14:49
)
sto ridendo tantissimo. e ballando/cantanto glamorous indie rock n roll nella mia testa. *
Autore:
Vanessssa
( martedì 8 novembre 2005, ore 14:39
)
neanche io a dire il vero
Autore:
renato
( martedì 8 novembre 2005, ore 14:32
)
no go capio un casso
Autore:
alex1980PD
( martedì 8 novembre 2005, ore 14:32
)
Lo stesso Michael Cretu ha avuto un modesto successo perfino da noi (Samurai) prima di avventurarsi con sua moglie nel progetto Enigma. Sandra ha fatto un disco solista nel 2002, ma non se lè filato nessuno.
Autore:
sizan
( martedì 8 novembre 2005, ore 13:54
)
Post indiscutibilemnte indicativo sullindie, perdinidirindina! (Traduzione="bel post"! )
Autore:
momo
( martedì 8 novembre 2005, ore 13:37
)
Autore:
lucadido
( martedì 8 novembre 2005, ore 12:53
)
Sandra gazzo!Qualche settimana fa ho sentito alla radio "maria magdalena" e non mi ricordavo il nome della cantante. Sandra! e che figa.
Si, ho iniziato ad ascoltare musica quando ero bocia negli anni 80 e allora? Radio rigorosamente mono e dito pronto sul tasto "REC" per la cassettina.
Autore:
ilbradipo
( martedì 8 novembre 2005, ore 12:52
)
Indi per cui, abbaimo capito che, indipendentemente dal suono, le indicazioni dellIndie vanno, indivisibilmente, in direzioni indiscutibilmente rogherò.
Autore:
Mist
( martedì 8 novembre 2005, ore 12:48
)
Per laffermazione sui sofficini mi farò vivo tramite il mio avvocato.
Per tutto il resto: ahahahaha 
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