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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

CLICCA QUI





60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



MUSICA E RECENSIONI

KLAXON

CONTR-AZIONE

SCHIZO

EINSTURZENDE NEUBAUTEN

WIM MERTENS - EINSTURZENDE NEUBAUTEN

DEEP PURPLE

STIGMATHE

NABAT

BASTA

OPERATION IVY

STOOGES



SVAGO (Aneddoti, curiosità, storie di vita quotidiana, vacanze, escursioni, ecc...)

Er Buchetto

Stream of Consciousness

Jobs & Careers - II

Jobs and Careers - I

Le dodici fatiche di Asterix

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Versace ... n’artro goccio (di plasma)

Makalu

Roma meeting

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domenica 12 luglio 2009 - ore 12:10


CARO DIARIO ...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



... da tempo non scrivevo più. Il motivo principale è che da poco più di un paio di mesi la mia vita è di nuovo cambiata, decisamente in meglio, ma a causa di questo cambiamento non ho più avuto il tempo materiale per aggiornare il blog. Il secondo motivo è che facebook è davvero una trappola, assorbe quel poco tempo che hai a disposizione per prendere in mano un PC. Internet, nato come strumento di ricerca e condivisione di informazioni, sta diventando sempre più uno strumento di alienazione, una "second life" che reprime i tuoi stimoli e ti chiude in una gabbia fatta di contatti, chat, foto, giochini idioti. E facebook è il portabandiera dell’alienazione virtuale.

Ma da dove comincio, o riprendo? dall’ennesimo trasloco ovviamente, l’ennesimo cambio di città che ho fatto nel corso della mia vita, e spero l’ultimo, o quantomeno spero che un eventuale prossimo cambio avvenga in un futuro abbastanza lontano (a meno che il sottoscritto non vinca al superenalotto, nel qual caso la sua eterogenea famiglia farebbe probabilmente i bagagli e se ne starebbe costantemente in giro, ma perché ciò accada dovrei decidermi a giocare).

Via da Genova. Due anni di carcere. Se penso ai posti in cui ho vissuto prima: Pesaro, la cittadina in cui sono cresciuto, mare e spiagge pulite, tutti in bicicletta, campagna e colline; Roma, in cui ho vissuto nove anni, la Capitale, inutile tentare di descriverla è troppo grande in tutti i sensi; tutte e due mi hanno lasciato un’impronta. Ricordi (belli e brutti), esperienze ... ma soprattutto in qualche modo mi hanno aiutato a crescere e a cambiare.
Genova non mi ha lasciato niente. E’ una città povera. Povera di stimoli, povera di verde, povera di luoghi di ritrovo e socializzazione. Povera perché abitata da gente povera di spirito (detesto generalizzare, non ho conosciuto tutti i genovesi, ma il 99 per cento di quelli che ho incontrato sono così), gente che sputa nel piatto dove mangia perché non vede di buon occhio i turisti, quasi tutti lombardi e piemontesi, che affollano le spiagge della Liguria portando lavoro e soldi, gente che ama la propria città di un amore insano, quasi a volerla tutta per sé, al punto da mantenerla poco curata e invivibile affinché "gli altri" non ne godano, come se la bellezza di un luogo fosse una torta da spartire e non un bene collettivo fruibile da tutti, come se fosse qualcosa di finito, misurabile, come se non ce ne fosse per tutti.
E quindi, come in una storia d’amore passionale di altri tempi o di altre culture, sfregiano e deturpano il volto della propria amata affinché altri non la guardino. Questa è l’impressione che ho avuto, l’esperienza che ho vissuto a Genova e l’opinione che mi sono fatto.

Un’autostrada che da decenni sventra la città e corre in mezzo alle case a pochi metri dai balconi. A poco servono le barriere fonoassorbenti, presenti qua e là solo in alcuni tratti. Un rumore assordante senza soluzione di continuità.
Una strada principale che, parallela all’autostrada, la percorre in tutti i suoi venti chilometri di lunghezza. La Via Aurelia, che forse una volta offriva spettacoli impagabili di vista sul mare, ma che adesso è in gran parte soffocata da edifici, fabbricati industriali e infrastrutture portuali che ergono un muro tra la città e un mare torturato e ucciso dagli scarichi e dall’inquinamento, non più balneabile (anche se alcuni genovesi si ostinano a voler credere che lo sia e si tuffano nelle acque torbide di Pegli o Boccadasse come quei pazzi che a capodanno si tuffano nel Tevere). La via Aurelia rappresenta l’unico percorso alternativo all’autostrada per andare da un quartiere all’altro della città, pertanto se c’è un incidente su una delle due strade si blocca anche la viabilità della seconda, rendendo inutile ogni sorta di programmazione: non sai mai quanto tempo impiegherai per andare da un punto a un altro, in qualunque ora della giornata. E poi: mezzi pesanti che attraversano le strade cittadine per caricare e scaricare al porto; una sopraelevata costruita come opera provvisoria negli anni ’60 che si erge, costantemente attraversata da un fiume di macchine, davanti alle case del centro ostruendone la vista su quel che rimane del porto; interi quartieri che una volta vedevano il mare e le barche dei pescatori ingabbiati dai capannoni di Ansaldo e Fincantieri e dal cemento delle opere portuali, un muro di cemento tra la città e il mare; un territorio impervio, arroccato su colline che sembra che spingano verso il mare, su cui l’uomo si è ostinato a voler costruire a tutti i costi, pagando il prezzo del rischio di frane e allagamenti ogni volta che piove a dirotto, pagando il prezzo di una viabilità caotica, della difficoltà di parcheggiare pressoché ovunque al punto di litigare per un parcheggio e al punto da farti passar la voglia di uscire di casa a trovare gli amici solo perché sei certo che quando tornerai non sai quanto tempo dovrai passare sotto casa a girare per trovare un posto; verde pubblico praticamente inesistente, così come le piste ciclabili; maglia nera nella raccolta differenziata, e cassonetti dell’immondizia sempre pieni, sporchi e maleodoranti in mezzo a quartieri fatti da palazzine di otto piani costruite una accanto all’altra, senza un cortile o un giardino condominiale; facciate di edifici con intonaci che cadono a pezzi o annerite dallo smog, ma mai ristrutturate (perché l’importante è che siano pulite e tirate a lucido le case che ci sono dentro)... E ce ne sarebbero tante altre di cose da dire, dato che volutamente non parlerò di quella che è invece stata la mia esperienza con i genovesi.
Per riassumere il tutto usando un eufemismo: una città di merda, probabilmente la più brutta che io abbia mai visto, un posto in cui ho vissuto come un carcerato. Anche se ... resta comunque legato a ciò che di più bello mi sia capitato in tutta la mia vita. Forse, a ben vedere, è l’unico segno che mi lascerà impresso.

Ora siamo in Brianza, terra di leghisti e di lavoro che trasuda da tutto ciò che vedi. Ho trovato lavoro in un’azienda vicino Monza, e non posso più usare internet come facevo prima, dato che la navigazione è limitata e controllata.
Perciò non scriverò più con la stessa frequenza con cui scrivevo una volta, ma solo nei ritagli di tempo, al mattino quando aspetto che il caffè salga nella moka, o alla sera prima di andare a letto.
Con facebook ho chiuso. Sono rimasto iscritto, per ora, ma sto lentamente cancellando tutti i post e le applicazioni alle quali ho dato il consenso.
Preferisco il mio vecchio blog, che ha quasi 4 anni, il mio "caro diario" al quale, da un certo punto di vista, devo tanto, forse tutto.
Da un po’ di giorni vedo che il numero delle presenze qui su spritz è calato. Forse è solo l’estate, o forse facebook sta distraendo molti altri che qui hanno un blog.
Io vi ho ritrovato persone delle quali non avevo notizie da anni, e forse grazie a facebook riallaccerò qualche rapporto che si era perduto nelle numerose svolte della mia e dell’altrui vita. Ma per il resto, con quei giochini ripetitivi come pet society o happy farm, dove son tutti felici, guadagni facilmente e non more mai nessuno, mi stavo quasi alienando. Perciò, si torna a casa.
Almeno, poter scrivere qualcosa di più che poche righe per rappresentare il tuo stato d’animo dà un po’ più di senso al tempo trascorso davanti al PC.



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martedì 10 febbraio 2009 - ore 11:55


MORTA 17 ANNI FA ...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


... ma imprigionata in una gabbia di finta vita artificiale.
E ora, finalmente, libera.

Orgoglioso di essere ateo, e di non avere niente da farmi perdonare da una dispotica entità in cui ho smesso di credere pochi anni dopo aver smesso di credere in babbo natale, nel frattempo (non si sa mai) inizio a preparare il mio testamento biologico


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giovedì 5 febbraio 2009 - ore 14:29


FUORI DAL GREGGE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A dire il vero avrei dovuto decidermi già da tempo, da anni. Forse vent’anni. Sicuramente nella seconda metà della mia vita trascorsa ho fatto parecchi errori, e questo è uno dei tanti.

Ma andiamo con ordine.
Cominciamo.... vediamo... sì, cominciamo dalla dichiarazione dei redditi, anzi, per la precisione dall’otto per mille.
Come tutti saprete, è possibile destinare l’8 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche alla chiesa cattolica, o allo stato italiano, o a un’altra manciata di confessioni religiose tipo chiesa valdese, o comunità ebraica o altro, semplicemente firmando in un apposito spazio che siamo abituati a vedere in uno dei quadri della dichiarazione. E fin qui ci siamo, son cose che sanno praticamente tutti, anche perché tra un paio di mesi saremo bombardati dalla pubblicità dell’8 per mille alla chiesa.

Le domande alle quali non tutti sanno rispondere sono invece:
- A chi va l’8 per mille se non esprimo scelte?
- A chi va l’8 per mille se non presento la dichiarazione dei redditi?

Qualcuno penserà: "allo Stato"
E invece no.
Il meccanismo è semplice: si prendono tutti quelli che hanno espresso una scelta, si fa una classifica percentuale (es. 70 % alla chiesa, 30% allo Stato), dopo di che l’8 per mille di tutti i soggetti che non hanno effettuato alcuna scelta viene ripartito in base a questa stessa percentuale.

Quindi, se non volete che l’8 per mille delle tasse che pagate vada alla chiesa, nemmeno in parte, dovete per forza scegliere mettendo una firma in uno dei campi proposti.

Qui sta il vero business, il vero guadagno della chiesa. Per questo insistono tanto con la pubblicità, perché più aumenta la percentuale dell’8 per mille destinato alla chiesa, più loro si accaparrano l’8 per mille di chi non sceglie o di chi non presenta la dichiarazione.

E chi è che non presenta la dichiarazione dei redditi?
Ad esempio, tutti quelli che hanno solo redditi di lavoro dipendente, o redditi da pensione.
Questi soggetti ricevono dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico il CUD, che certifica i redditi e le ritenute operate nel corso dell’anno, e se non hanno altri redditi o non hanno spese da detrarre che possono recuperare in dichiarazione, non si prendono la briga di fare il 730.

Ma se qualcuno dei miei pochi lettori è un lavoratore dipendente, e va a curiosare nei riquadri del CUD, noterà che anche lì è presente un riquadro in cui esprimere la propria scelta, pertanto potrà, se lo vorrà, potrà fare la sua scelta spedendo poi la scheda al ministero delle finanze tramite poste italiane.

Come impiega la chiesa l’8 per mille?
sul sito www.8xmille.it trovate i rendiconti, l’ultimo è del 2006, e questo è il link diretto:
RENDICONTO 2006

Come si può notare ci sono parecchie voci di spesa denominate "sostegno al clero" o simili. Non ho fatto i conti in percentuale perché non mi interessa, non voglio entrare nel merito di come la chiesa gestisce i suoi soldi. Divertitevi voi se volete a vedere quanto va a opere di beneficenza o ai Paesi del terzo mondo, e quanto invece va a ingrassare le parrocchie e i preti.

Io, per quel che mi riguarda, metto la mia firma sul riquadro "Stato". Odio la chiesa, odio l’ipocrisia di chi in questi ultimi giorni si accanisce su uno stupido concetto di vita che a bene vedere vita non è (mi riferisco ad Eluana), con la difesa a tutti i costi di un vegetale, mentre l’ultima volta che il papa è stato negli Stati Uniti non si è nemmeno sognato di dire una parola sulla pena di morte.
Mentre sto scrivendo, la notizia che questo governo ha varato il decreto "ad personam" per Eluana Englaro, a riprova se mai ce ne fosse bisogno che è schiavo della chiesa.

Ma soprattutto, sono ateo. E qui torniamo all’errore di cui all’inizio del post.
Ho fatto una cosa che avrei dovuto fare anni fa: mi sono fatto sbattezzare.
In pratica, ho inviato una raccomandata alla parrocchia in cui sono stato battezzato, quasi 38 anni fa, chiedendo l’annotazione a margine dell’atto di battesimo che non appartengo più alla confessione religiosa denominata "Chiesa cattolica apostolica romana".

Un aiuto per la procedura, per chi fosse interessato, si trova sul sito della UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti)

LINK SBATTEZZO

contenente anche un fac simile di lettera da inviare.

Perché farsi sbattezzare?
dal sito UAAR:

Per coerenza: se non si è più cattolici non v’è alcuna ragione per essere considerati ancora tali da chi non si ritiene più degni della propria stima;

Per mandare un chiaro segnale a tutti i livelli della gerarchia ecclesiastica;

Per non essere considerati, dalla stessa legge italiana, «sudditi» delle gerarchie ecclesiastiche. Il Catechismo della Chiesa cattolica rammenta (nn. 1267 e 1269) che il battesimo «incorpora alla Chiesa» e «il battezzato non appartiene più a se stesso […] perciò è chiamato […] a essere «obbediente» e «sottomesso» ai capi della Chiesa». Qualora non lo siano, le autorità ecclesiastiche sono giuridicamente autorizzate a “richiamare” pubblicamente il battezzato. Nel 1958 il vescovo di Prato definì «pubblici peccatori e concubini» una coppia di battezzati sposatasi civilmente. La coppia subì gravi danni economici, intentò una causa al vescovo e la perse: essendo ancora formalmente cattolici, continuavano infatti a essere sottoposti all’autorità ecclesiastica. Ogni prelato può dunque tranquillamente permettersi esternazioni denigratorie nei confronti dei battezzati: perché rischiare?


FUORI DAL GREGGE, UNA VOLTA PER TUTTE




LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



lunedì 2 febbraio 2009 - ore 16:58


LAVORATORIIIII
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Come ci si sente dalla parte dell’"immigrato che viene a casa tua e che ti fotte il lavoro?"





E allora ... ciascuno a casa sua! Perché se vogliamo che gli stranieri tornino a casa loro dobbiamo per coerenza anche accettare le critiche dall’estero. Quindi, italiani all’estero: tutti a casa, tornate a lavorare in Italia e non rubate il lavoro a chi vi ospita.

Ma quanti sono gli italiani all’estero?
Nel 2007 secondo una statistica del Ministero dell’Interno erano 3.649.377, di cui più di due milioni in Europa: mezzo milione in Svizzera a fottere il lavoro agli svizzeri, 171.000 in Gran Bretagna a fottere il lavoro agli inglesi, 350.000 in Francia a fottere il lavoro ai francesi, 582.000 in Germania a fottere il lavoro ai tedeschi, 235.000 in Belgio a fottere il lavoro ai belgi; più altri "spiccioli" negli altri Paesi.

LINK

E gli stranieri in Italia?

Sempre nel 2007 secondo dati della Caritas (fonte: Corriere.it) circa 3.700.000
LINK

E quindi più o meno siamo sugli stessi valori

Facciamo a cambio? Mandiamo a casa gli extracomunitari che qui occupano posti da manovale, badante, colf, nelle imprese di pulizie a pulire i cessi, o al mercato a scaricare la frutta, e facciamo rientrare i nostri che probabilmente occupano ruoli "di concetto" e se fossero qui farebbero quasi tutti gli impiegati o i lavoratori specializzati?

Mi vien da ridere



UPDATE: Per chi proprio non ci arriva da solo a capirlo (ma bisogna proprio esser limitati eh), questo è un post palesemente ironico.
Bah, roba da matti




LEGGI I COMMENTI (11) - PERMALINK



domenica 1 febbraio 2009 - ore 12:38


CON PREGHIERA DI "FAR GIRARE"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tempo fa, in un post della serie su Israele (di cui ho messo i link in testata) ho elencato le numerose risoluzioni ONU che quello Stato, a torto ritenuto democratico, non ha mai rispettato.
L’idea prevalente in tutti i miei post sulla questione palestinese è che l’unico modo per iniziare a porre le basi per un serio processo di pace è cominciare a condannare Israele per i suoi crimini.

I problemi che si incontrano nel perseguire una strada del genere sono due, concatenati tra loro:
- I media sono estremamente riluttanti nel pubblicare informazioni e idee che mettano a nudo la reale natura della politica di Israele, così come quasi nessuno affronta la questione palestinese dal punto di vista storico, essenziale per capire come stanno le cose;
- La maggior parte delle persone non conosce quindi i termini del problema, e di conseguenza NON SA che Israele ha commesso e continua a commettere crimini e violazioni dei diritti umani.

Se l’opinione pubblica è tenuta all’oscuro, è più difficile condannare Israele, che forte della disinformazione dilagante semplicemente non risponde alle accuse o, quel che è peggio, non deve rendere conto a nessuno perché nessuno chiede risposte.

Se i mezzi di informazione ufficiale nascondono la verità, allora siamo noi che dobbiamo sostituirci a loro e divulgare la verità.
Se la gente "sa", inizia a farsi domande, e se più persone inizieranno a farsi domande, inizieranno a chiedere risposte, e Israele non potrà nascondersi tanto facilmente, così come i media non potranno ignorare che le informazioni in qualche modo circolano lo stesso.

E allora ... non lasciamoci sfuggire la minima opportunità di agire, questa volta in tempo reale, e, se siamo sensibili a questo problema, divulghiamo le notizie taciute dai media.

Dal sito "Peacereporter"
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La Spagna incrimina Israele per un omicidio mirato a Gaza nel 2002. Morirono quattordici persone

Mentre in tutto il mondo infuria il dibattito sulla possibilità o meno di incriminare lo stato d’Israele per crimini di guerra e contro l’umanità per l’operazione Piombo Fuso che ha causato la morte di almeno 1300 persone, in Spagna viene aperta un’inchiesta rispetto a un omicidio mirato del 2002.

In mezzo ai civili. L’obiettivo del caccia bombardiere F-16 era Salah Shehadeh, ritenuto il capo e fondatore delle brigate Izzedine al Qassam, braccio armato di Hamas. Arrestato dagli israeliani negli anni Ottanta, il militante era stato poi dato in custodia all’Autorità palestinese che l’aveva liberato nel 1990. Nel 2002, in piena Seconda Intifada, l’aviazione israeliana sganciò una bomba da una tonnellata sulla sua abitazione, ma con lui persero la vita anche 14 civili, fra cui nove bambini. I feriti furono 150. L’alta densità abitativa della zona dell’attacco, secondo il Centro palestinese per i diritti umani (Pchr), un’organizzazione non governativa di Gaza del network International Commission of Jurist, era un elemento noto alle forze armate israeliane che hanno deliberatamente deciso di agire lo stesso. Questo elemento configurerebbe, per lo stato d’Israele, un crimine contro l’umanità e il ricorso è stato presentato in Spagna, per la giurisdizione universale che lo stato iberico riconosce alla materia.

Dura motivazione. Il giudice Fernando Andreu dell’Audiencia Nacional, tribunale speciale spagnolo, ha accolto oggi il ricorso presentato dal Pchr e da alcuni parenti delle vittime palestinesi. Andreu, nel depositare l’istanza, ha motivato la sua decisione dichiarandosi competente in base alla Ley organica del Poder Judicial che, all’articolo 23, ritiene i magistrati spagnoli competenti in casi di terrorismo, genocidio e altri reati commessi anche fuori dal territorio nazionale ma che violano trattati internazionali. Andreu ha citato anche lo Statuto della Corte penale internazionale che, all’articolo 8, definisce ’crimine di guerra’ un attacco premeditato contro civili o non militari o un attacco contro un obiettivo militare sapendo in anticipo che ci saranno vittime civili. Andreu conclude che nel caso di Shehadeh lo stato d’Israele ha commesso ’’un attacco contro la popolazione civile che ha come origine un altro fatto illecito e cioè l’omicidio del dirigente di Hamas, che rientra in una decisione eccessiva e sproporzionata’’.

Scarse aspettative. Adesso, secondo procedura, l’ordinanza sarà notificata alle parti, l’Autorità Nazionale Palestinese e lo stato israeliano. Il giudice spagnolo ha presentato una rogatoria internazionale e, tra gli inquisiti, figurano personaggi di primo piano come l’attuale ministro delle Infrastrutture, allora titolare della Difesa Benyamin Ben Eliezer, e l’ex capo di Stato maggiore Dan Halutz. Andreu ha anche aggiunto che, appena possibile, verrà inviata a Gaza una commissione d’inchiesta per raccogliere le testimonianze di persone che erano presenti al momento dell’attacco. Le possibilità che l’inchiesta vada in porto sono poche, tanto che lo stesso giudice Andreu ha ricordato come già in passato ha presentato al governo d’Israele notizia dell’indagine e non ha ottenuto risposta. E oggi, giusto per capire che aria tira, Benjamin Netanyahu, leader del partito Likud, in testa ai sondaggi per le prossime elezioni in Israele, ha definito ’’ridicolo’’ il procedimento.




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lunedì 19 gennaio 2009 - ore 14:28


LO STATO FASCISTA DI ISRAELE - Parte VI - Epilogo: The new holocaust
(categoria: " Vita Quotidiana ")


By stepping up Qassam rocket attacks on Israel ’Palestinians will bring upon themselves a bigger holocaust because we will use all our might to defend ourselves,’ says Deputy Defense Minister Vilnai says.

"Aumentando gli attacchi ad Israele con i razzi Qassam i palestinesi attireranno su di loro un più grande olocausto", queste le parole del ministro della difesa israeliano Matan Vilnai.

Questa notizia è reperibile sia sul sito di informazione israeliano ynetnews

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sia sul sito dell’agenzia di informazione internazionale Reuters

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Se il termine "olocausto" fosse stato usato da un leader arabo, i media di tutto il mondo avrebbero fatto a botte per essere i primi a diramare la notizia, senza lesinare sui commenti e le dichiarazioni di indignazione dei leaders politici occidentali.

Ma ad averlo utilizzato è stato un ministro israeliano, e la notizia è passata praticamente sotto silenzio.
Già, perché come conferma l’autore dell’articolo pubblicato su ynetnews, "olocausto" è un termine che in Israele viene utilizzato molto raramente al di fuori del contesto dello sterminio nazista.

"Olocausto" è oggi utilizzato in modo generico, l’uso del termine denota la precisa volontà di riferirsi ad una intera popolazione, indiscriminatamente, ed è sconcertante e grave che sia un leader del mondo ebraico ad utilizzarlo.

"Olocausto" vuol dire volontà di farla finita con un intero popolo, vuol dire considerare se stessi superiori, popolo eletto.

A che serve istituire un giorno della memoria per ricordare le vittime dell’olocausto, per scongiurare il pericolo che la storia si ripeta, se sono le stesse vittime a trasformarsi in carnefici?




LE VITTIME DI IERI ...











... SONO I CARNEFICI DI OGGI
































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lunedì 12 gennaio 2009 - ore 18:08


IL TRADIMENTO DEGLI INTELLETTUALI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Riporto integralmente (con richiesta di divulgazione fatta dall’autore) una pubblicazione dal blog di Paolo Barnard

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IL TRADIMENTO DEGLI INTELLETTUALI
(Di Paolo Barnard)


Marco Travaglio ha appena scritto un commento su Gaza, diramato dalla sua casa editrice Chiarelettere, che inizia così: “Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani”.

Bene.

Il compianto Edward Said, palestinese e docente di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York, scrisse anni fa un saggio intitolato “The Treason of the Intellectuals” (il tradimento degli intellettuali). Si riferiva alla vergognosa ritirata delle migliori menti progressiste d’America di fronte al tabù Israele. Ovvero come costoro si tramutassero nelle proverbiali tre scimmiette - che non vedono, non sentono, non parlano - al cospetto dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra che il Sionismo e Israele Stato avevano commesso e ancora commettono in Palestina, contro un popolo fra i più straziati dell’era contemporanea.

E di tradimento si tratta, senza ombra di dubbio, e cioè tradimento della propria coscienza, delle proprie facoltà intellettive, e del proprio mestiere. Gli intellettuali infatti hanno a disposizione, al contrario delle persone comuni, ogni mezzo per sapere, per approfondire. Ma nel caso dei 60 anni di conflitto israelo-palestinese, con la mole schiacciate e autorevole di documenti, di prove e di testimonianze che inchiodano lo Stato ebraico, non sapere e non pronunciarsi può essere solo disonestà e vigliaccheria. Poiché in quella tragedia la sproporzione fra i rispettivi torti è così colossale che non riconoscere nel Sionismo e in Israele un “torto marcio”, una colpa grottescamente e atrocemente superiore a qualsiasi cosa la parte araba abbia mai fatto o stia oggi facendo, è ignobile. E’ un tradimento della più elementare pietas, del cuore stesso dei Diritti dell’Uomo e della legalità moderna. E’ complicità, sì, com-pli-ci-tà nei crimini ebraici in Palestina. Leggete più sotto.

I traditori nostrani abbondano, particolarmente nelle fila dell’ala ‘progressista’. Marco Travaglio guida oggi il drappello, che vede Furio Colombo, Gad Lerner, Umberto Eco, Adriano Sofri, Gustavo Zagrebelsky, Walter Veltroni, Davide Bidussa et al., affiancati dell’instancabile lavoro di falsificazione della cronaca di tutti i corrispondenti a Tel Aviv delle maggiori testate italiane. E ci si chiede: perché lo fanno? Personalmente non mi interessa la risposta, e non voglio neppure addentrarmi in ipotesi contorte del tipo "il potere della lobby ebraica", la carriera, o simili.

iò che conta è il danno che costoro causano, che è, si badi bene, superiore a quello delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del terrorismo. Molto superiore.

Perché una cosa sia chiara a tutti: l’unica speranza di porre fine alla barbarie in Palestina sta nella presa di posizione decisa dell’opinione pubblica occidentale, nella sua ribellione alla narrativa mendace che da 60 anni permette a Israele di torturare un intero popolo innocente e prigioniero nell’indifferenza del mondo che conta, quando non con la sua attiva partecipazione. Ma se gli intellettuali non fanno il loro dovere di denuncia della verità, se cioè non sono disposti a riconoscere ciò che l’evidenza della Storia gli sbatte in faccia da decenni, e se non hanno il coraggio di chiamarla pubblicamente col suo nome, che è: Pulizia Etnica dei palestinesi , mai si arriverà alla pace laggiù. E l’orrore continua. Essi, di quegli orrori, hanno una piena e primaria corresponsabilità.

L’evidenza della Storia di cui parlo è in primo luogo: che il progetto sionista di una ‘casa nazionale’ ebraica in Palestina nacque alla fine del XIX secolo con la precisa intenzione di cancellare dalla ‘Grande Israele’ biblica la presenza araba, attraverso l’uso di qualsiasi mezzo, dall’inganno alla strage, dalla spoliazione violenta alla guerra diretta, fino al terrorismo senza freni. I palestinesi erano condannati a priori nel progetto sionista, e lo furono 40 anni prima dell’Olocausto . Quel progetto è oggi il medesimo, i metodi sono ancor più sadici e rivoltanti, e Israele tenterà di non fermarsi di fronte a nulla e a nessuno nella sua opera di Pulizia Etnica della Palestina. Questo accadde, sta accadendo e accadrà. Questo va detto, illustrato con la sua mole schiacciante di prove autorevoli, va gridato con urgenza, affinché il pubblico apra finalmente gli occhi e possa agire per fermare la barbarie.

In secondo luogo: che la violenza araba-palestinese, per quanto assassina e ingiustificabile (ma non incomprensibile), è una reazione, REAZIONE , disperata e convulsa, a oltre un secolo di progetto sionista come sopra descritto, in particolare a 60 anni di orrori inflitti dallo Stato d’Israele ai civili palestinesi, atrocità talmente scioccanti dall’aver costretto la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani a chiamare per ben tre volte le condotte di Israele “un insulto all’Umanità” (1977, 1985, 2000). La differenza è cruciale: REAGIRE con violenza a violenze immensamente superiori e durate decenni, non è AGIRE violenza. E’ immorale oltre ogni immaginazione invertire i ruoli di vittima e carnefice nel conflitto israelo-palestinese, ed è quello che sempre accade. E’ immorale condannare il “terrorismo alla spicciolata” di Hamas e ignorare del tutto il Grande terrorismo israeliano.

Le prove. Non posso ricopiare qui migliaia di documenti, citazioni, libri, atti ufficiali e governativi, rapporti di intelligence americana e inglese, dell’ONU, delle maggiori organizzazioni per i Diritti Umani del mondo, di intellettuali e politici e testimoni ebrei, e tanto altro, che dimostrano oltre ogni dubbio quanto da me scritto. Quelle prove sono però facilmente consultabili poiché raccolte per voi e rigorosamente referenziate in libri come “La Pulizia Etnica della Palestina”, di Ilan Pappe, Fazi ed., o “Pity The Nation”, di Robert Fisk, Oxford University Press, e “Perché ci Odiano”, Paolo Barnard, Rizzoli BUR, fra i tantissimi. O consultabili nei siti

http://www.btselem.org/index.asp;

http://www.jewishvoiceforpeace.org;

http://zope.gush-shalom.org/index_en.html;

http://www.kibush.co.il;

http://rhr.israel.net;

http://otherisrael.home.igc.org;

O ancora leggendo gli archivi di Amnesty International o Human Rights Watch, o ne “La Questione Palestinese” della libreria delle Nazioni Unite a New York.

E torno al “tradimento degli intellettuali” nostrani. Vi sono aspetti di quel fenomeno che sono fin disperanti. Il primo è l’ignoranza in materia di conflitto israelo-palestinese di alcuni di quei personaggi, Marco Travaglio per primo; un’ignoranza non scusabile, per le ragioni dette sopra, ma anche ‘sospetta’ in diversi casi.

Un secondo aspetto è l’ipocrisia: l’evidenza di cui sopra è soverchiante nel descrivere Israele come uno Stato innanzi tutto razzista, poi criminale di guerra, poi terrorista, poi Canaglia, poi persino neonazista nelle sue condotte come potere occupante. Ricordo il 17 novembre 1948, quando Aharon Cizling, allora ministro dell’agricoltura della neonata Israele, sorta sui massacri dei palestinesi innocenti, disse: “Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa”. Ricordo Albert Einstein, che sul New York Times del dicembre 1948 definì l’emergere delle forze di Menachem Begin (futuro premier d’Israele) in Palestina come “un partito fascista per il quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti”. Ricordo Ephrahim Katzir, futuro presidente di Israele, che nel 1948 mise a punto un veleno chimico per accecare i palestinesi, e ne raccomandò l’uso nel giugno di quell’anno. Ricordo Ariel Sharon, che sarà premier, e che nel 1953 fu condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 101, dopo che ebbe rinchiuso intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni facendole esplodere. Ricordo l’ambasciatore israeliano all’ONU, Abba Eban, che nel 1981 disse a Menachem Begin: “Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia alle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome”. Ricordo la risoluzione ONU A/RES/37/123, che nel dicembre del 1982 definì il massacro dei palestinesi a Sabra e Chatila sotto la “personale responsabilità di Ariel Sharon” un “atto di genocidio”. Ricordo le parole dello Special Rapporteur dell’ONU per i Diritti Umani, il sudafricano John Dugard, che nel febbraio del 2007 scrisse che l’occupazione israeliana era Apartheid razzista sui palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia dell’Aja. Ricordo le parole dell’intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, i cui genitori furono vittime dell’Olocausto: “Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.” Ricordo che esistono prove soverchianti che Israele usa bambini come scudi umani; che lascia morire gli ammalati ai posti di blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari medici nei derelitti ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati senza processo e con loro centinai di innocenti; che punisce collettivamente un milione e mezzo di civili esattamente come Saddam Hussein fece con le sue minoranze shiite; che massacra 19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano (1982, 2006) e poi reclama lo status di vittima del ‘terrorismo’. Ricordo che il Piano di Spartizione della Palestina del 1947 fu rigettato da Ben Gurion prima ancora che l’ONU lo adottasse, e che esso privava i palestinesi di ogni risorsa importante (dai Diari di Ben Gurion). Ricordo che la guerra arabo-israeliana del 1948 fu una farsa dove mai l’esercito ebraico fu in pericolo di sconfitta, tanto è vero che Ben Gurion diresse in quei mesi i suoi soldati migliori alla pulizia etnica dei palestinesi (sempre dai Diari di Ben Gurion); che la guerra dei Sei Giorni nel 1967 fu un’altra menzogna, dove ancora Israele sapeva in aticipo di vincere facilmente “in 7 giorni”, come disse il capo del Mossad Meir Amit a McNamara a Washington prima delle ostilità, e mentre l’egiziano Nasser tentava disperatamente di mediare una pace (dagli archivi desecretati della Johnson Library, USA); che gli incontri di Camp David nel 2000 furono un inganno per distruggere Arafat, come ho dimostrato in “Perché ci Odiano” intervistando i mediatori di Clinton; che i governi di Israele hanno redatto 4 piani in sei anni per la distruzione dell’Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo mentre fingevano di volere la pace (nomi: Fields of Thorns, Dagan, The Destruction of the PA, ed Eitam); che la tregua con Hamas che ha preceduto l’aggressione a Gaza fu rotta da Israele per prima il 4 novembre del 2008 (The Guardian, 5/11/08 – Ha’aretz, 30/12/08), con l’assassino di 6 palestinesi. E queste sono solo briciole della mole di menzogne che ci hanno raccontato da sempre sulla ’epopea’ sionista.

Ricordo infine Ben Gurion, il padre di Israele, che lasciò scritto: “Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba”. E ancora: “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti”. Quell’uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della nascita dell’OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni prima dell’esplosione del primo razzo Qassam su Sderot in Israele.

Ricordo ai nostri ‘intellettuali’ di andarle a leggere queste cose, che sono in libreria accessibili a tutti, prima di emettere sentenze.

E l’ipocrisia sta nel fatto che questi negazionisti di tali orrori storici possono scrivere le enormità che scrivono sulla tragedia di Gaza, sulla Pulizia Etnica dei palestinesi, e possono dichiararsi filo-israeliani “appassionati” (Travaglio) senza essere ricoperti di vergogna dal mondo della cultura, dai giornalisti e dai politici come lo sarebbe chiunque negasse in pubblico l’orrore patito per decenni dalle vittime dell’Apartheid sudafricana, o i massacri di pulizia etnica di Srebrenica e in tutta la ex Jugoslavia.

Il mio appello a questi colti mistificatori è: continuare a seppellire sotto un oceano di menzogne, di ipocrisia, sotto l’indifferenza allo strazio infinito di un popolo, sotto la vostra paura o la vostra convenienza, la grottesca sproporzione fra il torto di Israele e quello palestinese, causa e causerà ancora morti, agonie, inferno in terra per esseri umani come noi, palestinesi e israeliani. Sono più di cento anni che il nostro mondo li sta umiliando, tradendo, derubando, straziando, con Israele come suo sicario. Sono 60 anni che chiamiamo quelle vittime “terroristi” e i terroristi “vittime”. Questo è orribile, contorce le coscienze. Non ci meravigliamo poi se i palestinesi e i loro sostenitori nel mondo islamico finiscono per odiarci. Dio sa quanta ragione hanno, cari ’intellettuali’.

Paolo Barnard

Gennaio 2009





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domenica 11 gennaio 2009 - ore 11:52


GOVERNANTI CON LE PALLE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"In quest’ora tragica, indignato il popolo del Venezuela manifesta la sua illimitata solidarietà all’eroico popolo palestinese, partecipa al dolore che colpisce migliaia di famiglie per la perdita dei loro cari e tende loro la mano affermando che il governo venezuelano non si stancherà di chiedere che vengano severamente puniti i responsabili di questi crimini atroci… Il governo venezuelano denuncia l’utilizzo pianificato del terrorismo di Stato con il quale questo paese si colloca al margine della comunità delle nazioni."

(Hugo Chavez, all’atto dell’espulsione dal Venezuela dell’ambasciatore israeliano e di parte del personale dell’ambasciata).

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venerdì 5 dicembre 2008 - ore 20:48


QUALE COERENZA!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Notizia dell’ultima ora
(Dal sito del Corriere della sera)

"La Chiesa cattolica si schiera contro il governo a causa della riduzione delle risorse per le scuole cattoliche."
Beh, in un’ottica di riassetto del sistema scolastico volto a non gravare eccessivamente sui conti dello Stato, la riduzione di cui sopra sembra essere in linea con i tagli alla scuola promossi dalla Gelmini.

Ma....

"Ma la minaccia non ha bisogno di essere messa in pratica. Nel giro di qualche ora infatti il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas tranquillizza i vescovi: «Possono stare tranquilli, possono dormire su quattro cuscini. C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie». Verranno quindi ripristinati i fondi per le scuole private."

Visto come si fa ragazzi? altro che cortei e striscioni! ai vescovi basta scoreggiare per far tornare le cose al loro posto.


Sempre più servi della chiesa, alla faccia dello Stato laico



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giovedì 25 settembre 2008 - ore 18:21


DI RITORNO ...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


... in questa città di merda, dopo 18 giorni di vacanza che inizialmente dovevano essere 15 ma si sono prolungati a 18 causa lutto. L’ultimo "regalo" di mio padre, cioè 3 giorni in più lontano dal caos del traffico e dell’ufficio.

Nel frattempo, non è successo "quasi" niente, a giudicare dal solito clima di imbecillità ed apatia che si percepisce guardando i TG.
Ah no, pardon, mi correggo: abbiamo due nuove veline cazzo! e anche miss italia cazzo!

Per il resto, il mondo non è stato inghiottito dal famigerato buco nero che si sarebbe potuto generare al cern, una banca tra le più grandi del mondo è fallita, mentre un’assicurazione tra le più grandi del mondo è stata aiutata dal governo, così come sono state aiutate altre due banche, tanta gente non ha quasi più i soldi per comprare il pane, le borse sono a picco e bruciano miliardi, "ma tanto noi in Europa siamo più stabili e possiamo star tranquilli".

Non è successo quasi niente, è solo entrato in crisi il modello del libero mercato. È già successo in passato ma di solito quando capita interviene lo Stato e risolve tutto, un po’ come un deus ex machina.
Quindi tutto sommato non è vero che non funziona. Funziona, però quando ci si spinge troppo in là serve l’aiutino. Un po’ come una macchina che per un po’ va, poi si ferma e devi farla ripartire a spinta. Poi si ferma di nuove e devi spingere ancora. Alla fine possiamo dire che funziona ... o no?

Boh... e se si ferma su una strada in salita? chi spinge?

Idem per l’Alitalia. Com’è bella la privatizzazione!
Però se le cose vanno male e non stai sul mercato allora no, ci vuol l’aiuto.

Non è successo quasi niente.
È solo fallito il capitalismo, il nostro modello di sviluppo, il migliore dei mondi possibili.




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