
JohnTrent, 27 anni
spritzino di ovunque
CHE FACCIO? Guardo il fiume scorrere
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STO LEGGENDO
Letti:
"Incendi" di Alessandro Stellino
"Pura anarchia" di Woody Allen
"Questa è l’acqua" di David Foster Wallace
"Trilogia della città di K" di Agota Kristof
"Il tamburo di latta", Gunter Grass
"Gli inconvenienti della vita", Peter Cameron
"Macerie prime", Zerocalcare
"A proposito di niente", Woody Allen
"Cercando la luce", Oliver Stone
"Nel contagio", Paolo Giordano
"Lavoro a mano armata", Pierre Lemaitre
"Il sarto di Panama", John Le Carré
"Ogni maledetto lunedì", Zerocalcare
"Scheletri", Zerocalcare
e parecchi libri per l’infanzia
al momento sto leggendo parallelamente:
"Ninfee nere", Michel Bussi
"Ragazzi che odiano la scuola", Marco Vinicio Masoni
"Le vie dei canti", Bruce Chatwin
Dopo tantissimi anni, leggere libri è ritornato tra le mie priorità.
HO VISTO
Di tutto, ma non ancora abbastanza.
STO ASCOLTANDO
La pioggia, un rumore lieve.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Tute, tute, nient’altro che tute. Ma va bene così.
ORA VORREI TANTO...
Bene così.
STO STUDIANDO...
Ratei e risconti.
OGGI IL MIO UMORE E'...
Da un po’, sempre uguale: logica dell’attendismo.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
Nessuna scelta effettuata
MERAVIGLIE
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Sunday, June 9, 2013 - ore 00:22
Il capitolo capitolino
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Solitamente, sfogliare le pagine dei miei libri (in particolare di quelli che ho letto) è una pratica rilassante, che mi consente sovente di fare qualche scoperta interessante. Nei libri, in passato, ho messo di tutto, schiavo com’ero di un morboso feticismo per la pagina scritta (da me, ma anche da altri).
Stasera sfogliavo "Il cacciatore di draghi" di Tolkien, forse uno dei libri più inutili in cui mi sia mai attardato, e ad un certo punto cade un foglietto. Non è scritto da me, e in fondo c’è una sigla che mi riporta ad un passato che ora mi pare piuttosto remoto. Ammetto che negli ultimi tempi sono piuttosto cambiato.
Leggo questo foglietto, che ha chissà quanti anni, per la prima volta. E’ una specie di macchina del tempo, che mi riporta in un altrove in cui potrei tornare, comunque, quando voglio (anche se per tornarci serve una spinta). Mi fa quasi tornare voglia di creare cose e persone, come facevio da giovinetto, una pagina di Microsoft Word(TM) aperta davanti ai miei occhi, bianca, lì ad ispirarmi fantasie sconfinate di mondi paralleli, romanzi incompiuti, racconti che ho riscritto decine e decine di volte.
Nel foglietto c’è scritto questo:
"Ciao JT, ma in che avventura ti sei imbarcato? Per quante acque avessi solcato, non ti facevo un lupo di mare a questi livelli. Se qualche volta ti va di parlare di questa cosa scrivimi, io ti risponderò sempre. Parlare con te mi fa stare bene. M.d.C."
Cara M.d.C., sospetto che tu venga da Carbonara, un sagrato in provincia di Padova in cui proprio quest’anno hanno issato un palo del telegrafo. Vorrei rispondere subito alla tua domanda principe. Tu forse scrivevi queste righe quando avevo solo 14, 15 anni, tu forse ora non sei nemmeno più tra noi. Non so nemmeno se ci siamo mai incontrati di persona: spero, ti dico solo questo, che tu stia bene, ovunque tu sia. Per arrivare finalmente al nocciolo della questione, ciò che voglio dirti è: non ho mai incontrato qualcosa di vivente che non potesse morire, ma ho conosciuto idee e sentimenti capace di vivere in eterno.
Ho amato dei foglietti scritti infilati nei libri più dei libri stessi in cui erano infilati. Ho venerato delle persone proiettate nella luce più di persone vere. Ho provato un maggior rispetto per una riga scrittami e lasciatami da uno sconosciuto, che per tante parole ascoltate da un amico.
Tutto questo per farti capire, M., che io sono in grado di amare anche te, senza averti mai vista né conosciuta realmente.
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